Non è facile parlare di Paul Gascoigne. Ad un osservatore poco attento alle cose di casa nostra, potrebbe sembrare curioso il nostro attaccamento a Gazza. Un pugno di partite con la nostra maglia, un paio di sprazzi geniali, forse più che altro birra, mattane, la profonda tristezza del clown. Un sipario che è calato sul giocatore anzitempo, e che ha rischiato più e più volte di calare sull'uomo, altrettanto anzitempo. Ma non troppo, perché lui ha cercato disperatamente e a lungo di accorciarlo, questo tempo.
Gazza mi ha sempre fatto pensare a due grandi, diversissimi ma simili, uomini ingenui, generosi, fors'anco di intelligenza limitata, ma spontanei, sinceri, gradassi, sempre pronti ad affrontare la vita con uno sberleffo, e la vita ha cercato in tutti i modi di farglielo pagare caro, quello sberleffo: Giorgio Chinaglia e Diego Maradona. La vita un gioco, bambini mai cresciuti, tanto grandi sul campo quanto fragili fuori, di una generosità travolgente ma facili prede di compagnie nefaste, occhiuti profittatori, pronti ad idolatrarli quando le cose andavano bene, a scaricarli nel fango quando la sorte li avversò.
La gente non li ha scaricati. La loro gente li ha capiti, li ha amati, li ha perdonati. Tutto si perdona all'eroe, cosa vuoi che sia un investimento sbagliato, un po' o anche tanta coca, un po' o anche tanta birra, di fronte alla carica irresistibile che sapevano dare in campo? Gli eroi cadono, vengono sconfitti, ma restano per sempre nel cuore della gente. Per Napoli Maradona non è stato quello che ha fatto vincere lo scudetto, è stato un sogno divenuto realtà, ha colorato la vita, un breve lampo ma di un fulgore immenso.
Diego è stato di tutti, Giorgione e Gazza sono nostri. Carissimi, incorreggibili, vaglielo a spiegare che si però Giorgione ha fatto un sacco di casini, ma come posso spiegare quel dito alzato verso la sud, come posso spiegare che con quel dito noi siamo diventati grandi, che quel dito, quelle sgroppate, quelle guasconate, hanno creato un fenomeno di identificazione tra calciatore e tifoseria che mai più, né prima ne dopo...
...fino a che non è arrivato Gazza. Il vento stava cambiando, eravamo usciti da un decennio orrendo, e stavamo cercando un posto nelle gerarchie del calcio. Già l'anno prima si era avuto qualche sentore. Dagli Amarildo e dai Dezotti si era passati a Karl-Heinz Riedle. Mi ricordo di esser tornato a casa e aver sventolato il Corriere a mia moglie, dicendole che avevamo comprato uno forte, ma forte davvero, per la prima volta dopo tanto tempo (credo lei mi rispose: esticazzi). Ma Gazza era diverso. Riedle era uno forte, ma Gazza era altro. Gazza accendeva la fantasia. Sentita la notizia, pensai immediatamente al derby. A un altro pronto a correre sotto la Sud, forse non con la rabbia della rivincita, ma con l'ironia di chi non li potrebbe mai prendere sul serio.
Come tutte le storie da Lazio che si rispettino, avvenne quello che non potevamo immaginare. Ma Gazza era Gazza, e lo aspettammo fiduciosi. Senza deflettere, incrollabili nella nostra fede, sicuri che il momento di vederlo sul prato verde con la nostra maglia sarebbe arrivato. Capite? Paul Gascoigne con la nostra maglia, non eravamo la squadra miliardaria del Cragnotti-way, ma lui era con noi... lui, il genio di Pescara, il gol al derby, la corsa folle sotto la Nord, la gioia e l'allegria che contagiavano un popolo, che con lui si identificava e con lui sognava...
E' durato poco. Le statistiche ci consegnano quarantasette partite giocate dal Nostro, con sei gol. Il suo passaggio nel calcio italiano non è stato memorabile, l'uomo sì. Io personalmente ho amato calciatore ed uomo senza discussioni, dal primo momento. Ho seguito la sua carriera anche dopo, e le sue vicissitudini, le sue lotte contro un nemico tanto più grande di lui, hanno sempre lasciato su di me un alone di tristezza. La vita non sopporta chi non la prende sul serio.
Ha sbagliato tanto, Gazza, così come Giorgione e Diego. Ma chissenefrega, venisse qualcuno a farmi il predicozzo sul campione che ha sprecato il suo talento, rovinato dall'alcool e dalle cattive compagnie. Gazza forse non ha pubblicizzato tanta beneficenza come certi pupazzi sull'altra sponda del Tevere, non è stato un esempio, di sicuro. Non ha mai voluto esserlo. Però, laddove i puponi si venerano, nonostante siano stupidi, meschini, antisportivi e rosiconi, noi al nostro buffo sfortunato autolesionista eroe non lo veneriamo, no. Noi gli vogliamo bene. Come ad un fratello.
Le farfalle bruciano tutto in un attimo. Gli altri, finiscono a fare gli spot pubblicitari.
Guyana spettacolare, sottoscrivo pure i granelli di polvere sulla tastiera!
Citazione di: GuyMontag il 19 Nov 2012, 23:54
noi al nostro buffo sfortunato autolesionista eroe non lo veneriamo, no. Noi gli vogliamo bene. Come ad un fratello.
Le farfalle bruciano tutto in un attimo. Gli altri, finiscono a fare gli spot pubblicitari.
grazie Guy
Grazie Guy.
Il mio sogno è sentire Gazza levarsi una zeta e chiedere in eurovisione che cessino il fuoco su quei poveri bambini.
Da un ventunenne che non ha potuto apprezzarlo appieno sul campo a suo tempo, per ovvi motivi, ma che vive nella sua leggenda: standing ovation
ma quanto sei bravo guy , grazie
grazie...
sto trattenendo i lucciconi perche' sono in ufficio.
FORZA LAZIO!
In quello che hai scritto ho letto ciò che rappresenta, e che provo, per Gazza.
Grande Guy.
Grazie per quello che hai scritto.
non vale farmi commuovere in ufficio!!! grazie Guy
Guy,
intanto grazie, perchè quando leggo i tuoi post mi sento bene come quando la Lazio va in vantaggio.
Io non ti conosco, ma quando penso a te mi viene in mente sempre Clark Kent.
Clark Kent nella vita quotidiana, ma quando prendi la tastiera per scrivere di Lazio sei come il Clark Kent che entra nella cabina telefonica da uomo, da man, per poi uscirne con la sua vera identità: Superman.
Il rammarico, ma poi manco tanto(anzi sticazzi), è che questi pezzi li vorrei vedere sui quotidiani Nazionali così che tutti possano capire che vuol dire "vivere di Lazio".
Leggo spesso, non scrivo mai.
Lo faccio ora: GRAZIE.
Citazione di: AquilaLidense il 20 Nov 2012, 10:47
Guy,
intanto grazie, perchè quando leggo i tuoi post mi sento bene come quando la Lazio va in vantaggio.
Io non ti conosco, ma quando penso a te mi viene in mente sempre Clark Kent.
Clark Kent nella vita quotidiana, ma quando prendi la tastiera per scrivere di Lazio sei come il Clark Kent che entra nella cabina telefonica da uomo, da man, per poi uscirne con la sua vera identità: Superman.
Il rammarico, ma poi manco tanto(anzi sticazzi), è che questi pezzi li vorrei vedere sui quotidiani Nazionali così che tutti possano capire che vuol dire "vivere di Lazio".
mi associo al 100 %.
Per lenire il rammarico di non veder questi pezzi raccontati da altri facciamo una cosa: scriviamocelo da soli il pezzo di giornale con la presenza giovedì sera all'olimpico. Lo sò, la crisi, le 19, non ce la faccio dal lavoro, il traffico......ma non fareste tutto questo per un figlio in difficoltà al suo spettacolino di consacrazione ?
Ecco, Gazza è un nostro figlio, sfortunato, immaturo, pazzo ma bisognoso dell'affetto della gente a cui ha dato tutto quello che poteva dopo un terribile infortunio e una croce che lo assillava lo assilla e forse lo assillerà maledettamente ancora......
Dai sù uno sforzo..... tutti quanti fino al limite delle possibilità cerchiamo di esserci.........
Citazione di: GuyMontag il 19 Nov 2012, 23:54
Non è facile parlare di Paul Gascoigne. Ad un osservatore poco attento alle cose di casa nostra, potrebbe sembrare curioso il nostro attaccamento a Gazza. Un pugno di partite con la nostra maglia, un paio di sprazzi geniali, forse più che altro birra, mattane, la profonda tristezza del clown. Un sipario che è calato sul giocatore anzitempo, e che ha rischiato più e più volte di calare sull'uomo, altrettanto anzitempo. Ma non troppo, perché lui ha cercato disperatamente e a lungo di accorciarlo, questo tempo.
Gazza mi ha sempre fatto pensare a due grandi, diversissimi ma simili, uomini ingenui, generosi, fors'anco di intelligenza limitata, ma spontanei, sinceri, gradassi, sempre pronti ad affrontare la vita con uno sberleffo, e la vita ha cercato in tutti i modi di farglielo pagare caro, quello sberleffo: Giorgio Chinaglia e Diego Maradona. La vita un gioco, bambini mai cresciuti, tanto grandi sul campo quanto fragili fuori, di una generosità travolgente ma facili prede di compagnie nefaste, occhiuti profittatori, pronti ad idolatrarli quando le cose andavano bene, a scaricarli nel fango quando la sorte li avversò.
La gente non li ha scaricati. La loro gente li ha capiti, li ha amati, li ha perdonati. Tutto si perdona all'eroe, cosa vuoi che sia un investimento sbagliato, un po' o anche tanta coca, un po' o anche tanta birra, di fronte alla carica irresistibile che sapevano dare in campo? Gli eroi cadono, vengono sconfitti, ma restano per sempre nel cuore della gente. Per Napoli Maradona non è stato quello che ha fatto vincere lo scudetto, è stato un sogno divenuto realtà, ha colorato la vita, un breve lampo ma di un fulgore immenso.
Diego è stato di tutti, Giorgione e Gazza sono nostri. Carissimi, incorreggibili, vaglielo a spiegare che si però Giorgione ha fatto un sacco di casini, ma come posso spiegare quel dito alzato verso la sud, come posso spiegare che con quel dito noi siamo diventati grandi, che quel dito, quelle sgroppate, quelle guasconate, hanno creato un fenomeno di identificazione tra calciatore e tifoseria che mai più, né prima ne dopo...
...fino a che non è arrivato Gazza. Il vento stava cambiando, eravamo usciti da un decennio orrendo, e stavamo cercando un posto nelle gerarchie del calcio. Già l'anno prima si era avuto qualche sentore. Dagli Amarildo e dai Dezotti si era passati a Karl-Heinz Riedle. Mi ricordo di esser tornato a casa e aver sventolato il Corriere a mia moglie, dicendole che avevamo comprato uno forte, ma forte davvero, per la prima volta dopo tanto tempo (credo lei mi rispose: esticazzi). Ma Gazza era diverso. Riedle era uno forte, ma Gazza era altro. Gazza accendeva la fantasia. Sentita la notizia, pensai immediatamente al derby. A un altro pronto a correre sotto la Sud, forse non con la rabbia della rivincita, ma con l'ironia di chi non li potrebbe mai prendere sul serio.
Come tutte le storie da Lazio che si rispettino, avvenne quello che non potevamo immaginare. Ma Gazza era Gazza, e lo aspettammo fiduciosi. Senza deflettere, incrollabili nella nostra fede, sicuri che il momento di vederlo sul prato verde con la nostra maglia sarebbe arrivato. Capite? Paul Gascoigne con la nostra maglia, non eravamo la squadra miliardaria del Cragnotti-way, ma lui era con noi... lui, il genio di Pescara, il gol al derby, la corsa folle sotto la Nord, la gioia e l'allegria che contagiavano un popolo, che con lui si identificava e con lui sognava...
E' durato poco. Le statistiche ci consegnano quarantasette partite giocate dal Nostro, con sei gol. Il suo passaggio nel calcio italiano non è stato memorabile, l'uomo sì. Io personalmente ho amato calciatore ed uomo senza discussioni, dal primo momento. Ho seguito la sua carriera anche dopo, e le sue vicissitudini, le sue lotte contro un nemico tanto più grande di lui, hanno sempre lasciato su di me un alone di tristezza. La vita non sopporta chi non la prende sul serio.
Ha sbagliato tanto, Gazza, così come Giorgione e Diego. Ma chissenefrega, venisse qualcuno a farmi il predicozzo sul campione che ha sprecato il suo talento, rovinato dall'alcool e dalle cattive compagnie. Gazza forse non ha pubblicizzato tanta beneficenza come certi pupazzi sull'altra sponda del Tevere, non è stato un esempio, di sicuro. Non ha mai voluto esserlo. Però, laddove i puponi si venerano, nonostante siano stupidi, meschini, antisportivi e rosiconi, noi al nostro buffo sfortunato autolesionista eroe non lo veneriamo, no. Noi gli vogliamo bene. Come ad un fratello.
Le farfalle bruciano tutto in un attimo. Gli altri, finiscono a fare gli spot pubblicitari.
Un'altra, magnifica e commovente, pagina di Lazio.
Grazie Guy
Bravo Guy, grazie.
Citazione di: GuyMontag il 19 Nov 2012, 23:54
Non è facile parlare di Paul Gascoigne. Ad un osservatore poco attento alle cose di casa nostra, potrebbe sembrare curioso il nostro attaccamento a Gazza. Un pugno di partite con la nostra maglia, un paio di sprazzi geniali, forse più che altro birra, mattane, la profonda tristezza del clown. Un sipario che è calato sul giocatore anzitempo, e che ha rischiato più e più volte di calare sull'uomo, altrettanto anzitempo. Ma non troppo, perché lui ha cercato disperatamente e a lungo di accorciarlo, questo tempo.
Gazza mi ha sempre fatto pensare a due grandi, diversissimi ma simili, uomini ingenui, generosi, fors'anco di intelligenza limitata, ma spontanei, sinceri, gradassi, sempre pronti ad affrontare la vita con uno sberleffo, e la vita ha cercato in tutti i modi di farglielo pagare caro, quello sberleffo: Giorgio Chinaglia e Diego Maradona. La vita un gioco, bambini mai cresciuti, tanto grandi sul campo quanto fragili fuori, di una generosità travolgente ma facili prede di compagnie nefaste, occhiuti profittatori, pronti ad idolatrarli quando le cose andavano bene, a scaricarli nel fango quando la sorte li avversò.
La gente non li ha scaricati. La loro gente li ha capiti, li ha amati, li ha perdonati. Tutto si perdona all'eroe, cosa vuoi che sia un investimento sbagliato, un po' o anche tanta coca, un po' o anche tanta birra, di fronte alla carica irresistibile che sapevano dare in campo? Gli eroi cadono, vengono sconfitti, ma restano per sempre nel cuore della gente. Per Napoli Maradona non è stato quello che ha fatto vincere lo scudetto, è stato un sogno divenuto realtà, ha colorato la vita, un breve lampo ma di un fulgore immenso.
Diego è stato di tutti, Giorgione e Gazza sono nostri. Carissimi, incorreggibili, vaglielo a spiegare che si però Giorgione ha fatto un sacco di casini, ma come posso spiegare quel dito alzato verso la sud, come posso spiegare che con quel dito noi siamo diventati grandi, che quel dito, quelle sgroppate, quelle guasconate, hanno creato un fenomeno di identificazione tra calciatore e tifoseria che mai più, né prima ne dopo...
...fino a che non è arrivato Gazza. Il vento stava cambiando, eravamo usciti da un decennio orrendo, e stavamo cercando un posto nelle gerarchie del calcio. Già l'anno prima si era avuto qualche sentore. Dagli Amarildo e dai Dezotti si era passati a Karl-Heinz Riedle. Mi ricordo di esser tornato a casa e aver sventolato il Corriere a mia moglie, dicendole che avevamo comprato uno forte, ma forte davvero, per la prima volta dopo tanto tempo (credo lei mi rispose: esticazzi). Ma Gazza era diverso. Riedle era uno forte, ma Gazza era altro. Gazza accendeva la fantasia. Sentita la notizia, pensai immediatamente al derby. A un altro pronto a correre sotto la Sud, forse non con la rabbia della rivincita, ma con l'ironia di chi non li potrebbe mai prendere sul serio.
Come tutte le storie da Lazio che si rispettino, avvenne quello che non potevamo immaginare. Ma Gazza era Gazza, e lo aspettammo fiduciosi. Senza deflettere, incrollabili nella nostra fede, sicuri che il momento di vederlo sul prato verde con la nostra maglia sarebbe arrivato. Capite? Paul Gascoigne con la nostra maglia, non eravamo la squadra miliardaria del Cragnotti-way, ma lui era con noi... lui, il genio di Pescara, il gol al derby, la corsa folle sotto la Nord, la gioia e l'allegria che contagiavano un popolo, che con lui si identificava e con lui sognava...
E' durato poco. Le statistiche ci consegnano quarantasette partite giocate dal Nostro, con sei gol. Il suo passaggio nel calcio italiano non è stato memorabile, l'uomo sì. Io personalmente ho amato calciatore ed uomo senza discussioni, dal primo momento. Ho seguito la sua carriera anche dopo, e le sue vicissitudini, le sue lotte contro un nemico tanto più grande di lui, hanno sempre lasciato su di me un alone di tristezza. La vita non sopporta chi non la prende sul serio.
Ha sbagliato tanto, Gazza, così come Giorgione e Diego. Ma chissenefrega, venisse qualcuno a farmi il predicozzo sul campione che ha sprecato il suo talento, rovinato dall'alcool e dalle cattive compagnie. Gazza forse non ha pubblicizzato tanta beneficenza come certi pupazzi sull'altra sponda del Tevere, non è stato un esempio, di sicuro. Non ha mai voluto esserlo. Però, laddove i puponi si venerano, nonostante siano stupidi, meschini, antisportivi e rosiconi, noi al nostro buffo sfortunato autolesionista eroe non lo veneriamo, no. Noi gli vogliamo bene. Come ad un fratello.
Le farfalle bruciano tutto in un attimo. Gli altri, finiscono a fare gli spot pubblicitari.
Come non quotare tutto quello che hai scritto? Grandissimo
Complimenti Guy, a come scrivi .... e a cosa scrivi.
i like it
Applausi Guy
Citazione di: kelly slater il 20 Nov 2012, 15:49
i like it
me too....
Grazie Guy per quest'altra testimonianza di LAZIALITA' che ci fa unici nel mondo.
CM'ON GAZZA!!!!!!
:band11: :band11: :band11: :band11: :band11: :bakar:
Grazie!
Le splendide parole di Guy mi rendono ancora più fiero, se possibile, della mia Lazialità!
Grazie per quello che hai scritto, interpretando i sentimenti di chi ha qualche anno di più e Gazza l'ha fortunamente vissuto.
Grazie e in becco all'aquila grande Gazza!
Pezzo da mettere in home page.
Guy non la racconta giusta: quella penna o quel dito puntato sulla tastiera e' un po' come il dito di Giorgione.
Un fuoriclasse, uno scrittore che ogni tanto frequenta lazionet.
Gazza rappresento' la sintesi di una Lazio che cercava di tornare a volare.
L'infortunio prima di arrivare da noi, la frattura in allenamento causata da un giovanissimo Nesta.....
Poesia e follia insieme.
P.s.: Guy cosa mi hai ricordato! L'acquisto di kalle riedle ho una foto scattata dalla mia ragazza di allora poi divenuta mia moglie a casa di una sua amica a Milano : ci sono io seduto su un divano con la pagina del corriere dello sport che annunciava il suo acquisto!
Ciao Guy, al calcio mercato dei netters saresti senza dubbio il prezzo pregiato
Citazione di: Jeffry il 20 Nov 2012, 09:45
In quello che hai scritto ho letto ciò che rappresenta, e che provo, per Gazza.
Grande Guy.
http://youtu.be/luzzSkb9fVo
:band1:
io non so se sei un giornalista, guy, ma se non lo sei, é un gran peccato. O forse no. Almeno qui puoi scrivere quello che vuoi, e sai farlo bene. Su un quotidiano nazionale magari ti direbbero di scrivere altro, e contro la Lazio che fa tanto tendenza.
L'amore ce lo teniamo per noi, ce lo condividiamo tra di noi, che sappiamo bene cosa significa. Gascogne é stato uno di noi, seppur manco parlasse italiano. Uno vero, che l'altri manco se lo possono sognare quanto.
Gascogne, Paul Gascogne, ha giocato nella Lazio, non da altri, ma da noi. E giovedi capirá, se ancora ne avesse bisogno, quanto sia grande il cuore dei Laziali e l'amore che sprigiona per lui, ancora, come fosse ieri che fosse sceso a Fiumicino pe cominciare la sua avventura sotto l'Aquila.
Giovedí dovrá essere sopraffatto dal nostro amore, dovrá dire "ma che ce ritorno a fá in mezzo la nebbia, sto bene qui, a casa mia."
Citazione di: GuyMontag il 19 Nov 2012, 23:54
Non è facile parlare di Paul Gascoigne. Ad un osservatore poco attento alle cose di casa nostra, potrebbe sembrare curioso il nostro attaccamento a Gazza. Un pugno di partite con la nostra maglia, un paio di sprazzi geniali, forse più che altro birra, mattane, la profonda tristezza del clown. Un sipario che è calato sul giocatore anzitempo, e che ha rischiato più e più volte di calare sull'uomo, altrettanto anzitempo. Ma non troppo, perché lui ha cercato disperatamente e a lungo di accorciarlo, questo tempo.
Gazza mi ha sempre fatto pensare a due grandi, diversissimi ma simili, uomini ingenui, generosi, fors'anco di intelligenza limitata, ma spontanei, sinceri, gradassi, sempre pronti ad affrontare la vita con uno sberleffo, e la vita ha cercato in tutti i modi di farglielo pagare caro, quello sberleffo: Giorgio Chinaglia e Diego Maradona. La vita un gioco, bambini mai cresciuti, tanto grandi sul campo quanto fragili fuori, di una generosità travolgente ma facili prede di compagnie nefaste, occhiuti profittatori, pronti ad idolatrarli quando le cose andavano bene, a scaricarli nel fango quando la sorte li avversò.
La gente non li ha scaricati. La loro gente li ha capiti, li ha amati, li ha perdonati. Tutto si perdona all'eroe, cosa vuoi che sia un investimento sbagliato, un po' o anche tanta coca, un po' o anche tanta birra, di fronte alla carica irresistibile che sapevano dare in campo? Gli eroi cadono, vengono sconfitti, ma restano per sempre nel cuore della gente. Per Napoli Maradona non è stato quello che ha fatto vincere lo scudetto, è stato un sogno divenuto realtà, ha colorato la vita, un breve lampo ma di un fulgore immenso.
Diego è stato di tutti, Giorgione e Gazza sono nostri. Carissimi, incorreggibili, vaglielo a spiegare che si però Giorgione ha fatto un sacco di casini, ma come posso spiegare quel dito alzato verso la sud, come posso spiegare che con quel dito noi siamo diventati grandi, che quel dito, quelle sgroppate, quelle guasconate, hanno creato un fenomeno di identificazione tra calciatore e tifoseria che mai più, né prima ne dopo...
...fino a che non è arrivato Gazza. Il vento stava cambiando, eravamo usciti da un decennio orrendo, e stavamo cercando un posto nelle gerarchie del calcio. Già l'anno prima si era avuto qualche sentore. Dagli Amarildo e dai Dezotti si era passati a Karl-Heinz Riedle. Mi ricordo di esser tornato a casa e aver sventolato il Corriere a mia moglie, dicendole che avevamo comprato uno forte, ma forte davvero, per la prima volta dopo tanto tempo (credo lei mi rispose: esticazzi). Ma Gazza era diverso. Riedle era uno forte, ma Gazza era altro. Gazza accendeva la fantasia. Sentita la notizia, pensai immediatamente al derby. A un altro pronto a correre sotto la Sud, forse non con la rabbia della rivincita, ma con l'ironia di chi non li potrebbe mai prendere sul serio.
Come tutte le storie da Lazio che si rispettino, avvenne quello che non potevamo immaginare. Ma Gazza era Gazza, e lo aspettammo fiduciosi. Senza deflettere, incrollabili nella nostra fede, sicuri che il momento di vederlo sul prato verde con la nostra maglia sarebbe arrivato. Capite? Paul Gascoigne con la nostra maglia, non eravamo la squadra miliardaria del Cragnotti-way, ma lui era con noi... lui, il genio di Pescara, il gol al derby, la corsa folle sotto la Nord, la gioia e l'allegria che contagiavano un popolo, che con lui si identificava e con lui sognava...
E' durato poco. Le statistiche ci consegnano quarantasette partite giocate dal Nostro, con sei gol. Il suo passaggio nel calcio italiano non è stato memorabile, l'uomo sì. Io personalmente ho amato calciatore ed uomo senza discussioni, dal primo momento. Ho seguito la sua carriera anche dopo, e le sue vicissitudini, le sue lotte contro un nemico tanto più grande di lui, hanno sempre lasciato su di me un alone di tristezza. La vita non sopporta chi non la prende sul serio.
Ha sbagliato tanto, Gazza, così come Giorgione e Diego. Ma chissenefrega, venisse qualcuno a farmi il predicozzo sul campione che ha sprecato il suo talento, rovinato dall'alcool e dalle cattive compagnie. Gazza forse non ha pubblicizzato tanta beneficenza come certi pupazzi sull'altra sponda del Tevere, non è stato un esempio, di sicuro. Non ha mai voluto esserlo. Però, laddove i puponi si venerano, nonostante siano stupidi, meschini, antisportivi e rosiconi, noi al nostro buffo sfortunato autolesionista eroe non lo veneriamo, no. Noi gli vogliamo bene. Come ad un fratello.
Le farfalle bruciano tutto in un attimo. Gli altri, finiscono a fare gli spot pubblicitari.
limorte' !
100% guy !
bello,
grazie Guy
Un grazie da parte mia Guy .....
Chissà perché ogni volta che vedo un tuo post tutto il resto passa in secondo piano ... Gli altri possono attendere .....
:ssl :ssl :ssl
Citazione di: Centurio il 20 Nov 2012, 21:53
Giovedí dovrá essere sopraffatto dal nostro amore, dovrá dire "ma che ce ritorno a fá in mezzo la nebbia, sto bene qui, a casa mia."
ecco su questo spero la società rifletta.
mi immagino Gazza in mezzo ai pulcini della Lazio, ad insegnarli calcio.
se possibile, sarebbe meraviglioso...
Citazione di: GuyMontag il 19 Nov 2012, 23:54
Non è facile parlare di Paul Gascoigne. ......
Noi gli vogliamo bene. Come ad un fratello.
Le farfalle bruciano tutto in un attimo. Gli altri, finiscono a fare gli spot pubblicitari.
Chapeau Guy!
Io sono stato abbonato dalla stagione dopo lo scudetto 74 fino all'anno del goal di Fiorini. Quella partita, quel goal segnano l'apoteosi. Come dopo un'indigestione, il susseguirsi di emozioni, "le discese ardite e poi le risalite", mi saturarono. Come quando finisce una storia d'amore travolgente: ad un certo punto capisci che è finita. Dopo per qualche anno continuai ovviamente a seguire la Lazio, continuai a rovinarmi le domeniche o ad esaltarmi in modo irragionevole per qualche goal o qualche parata, però non era più la stessa cosa. Un periodo era finito. Forse dentro di me mi piaceva pensare che quel Lazio Vicenza fosse stata l'ultima partita vissuta allo stadio, forse semplicemente la vita cambia, si evolve e seppur a malincuore cambiamo anche noi.
Tutto questo fino all'arrivo di Gazza...la farfalla pazza riaccese la passione e dall'anno del suo arrivo sono stato abbonato fino al secondo scudetto. E' vero, non fu lui l'artefice di tutto quello che successe dopo: 47 partite e 6 goal sono nulla nella nostra storia centenaria, ma nella mia storia d'amore con la Lazio, Gazza è stato fondamentale. E' stata la scintilla, la causa - magari occasionale - che mi fece tornare allo stadio. Che mi fece ri innamorare della Lazio.
Ovviamente giovedì sarò lì, se non altro per ringraziarlo, insieme al mio aquilotto. La nuova causa (o stavolta forse dovrei dire la scusa!) che mi sta riportando allo stadio!
Il servizio di Lazio Style Channel
E' arrivato a Fiumicino
Citazione di: GuyMontag il 19 Nov 2012, 23:54
Non è facile parlare di Paul Gascoigne. Ad un osservatore poco attento alle cose di casa nostra, potrebbe sembrare curioso il nostro attaccamento a Gazza. Un pugno di partite con la nostra maglia, un paio di sprazzi geniali, forse più che altro birra, mattane, la profonda tristezza del clown. Un sipario che è calato sul giocatore anzitempo, e che ha rischiato più e più volte di calare sull'uomo, altrettanto anzitempo. Ma non troppo, perché lui ha cercato disperatamente e a lungo di accorciarlo, questo tempo.
Gazza mi ha sempre fatto pensare a due grandi, diversissimi ma simili, uomini ingenui, generosi, fors'anco di intelligenza limitata, ma spontanei, sinceri, gradassi, sempre pronti ad affrontare la vita con uno sberleffo, e la vita ha cercato in tutti i modi di farglielo pagare caro, quello sberleffo: Giorgio Chinaglia e Diego Maradona. La vita un gioco, bambini mai cresciuti, tanto grandi sul campo quanto fragili fuori, di una generosità travolgente ma facili prede di compagnie nefaste, occhiuti profittatori, pronti ad idolatrarli quando le cose andavano bene, a scaricarli nel fango quando la sorte li avversò.
La gente non li ha scaricati. La loro gente li ha capiti, li ha amati, li ha perdonati. Tutto si perdona all'eroe, cosa vuoi che sia un investimento sbagliato, un po' o anche tanta coca, un po' o anche tanta birra, di fronte alla carica irresistibile che sapevano dare in campo? Gli eroi cadono, vengono sconfitti, ma restano per sempre nel cuore della gente. Per Napoli Maradona non è stato quello che ha fatto vincere lo scudetto, è stato un sogno divenuto realtà, ha colorato la vita, un breve lampo ma di un fulgore immenso.
Diego è stato di tutti, Giorgione e Gazza sono nostri. Carissimi, incorreggibili, vaglielo a spiegare che si però Giorgione ha fatto un sacco di casini, ma come posso spiegare quel dito alzato verso la sud, come posso spiegare che con quel dito noi siamo diventati grandi, che quel dito, quelle sgroppate, quelle guasconate, hanno creato un fenomeno di identificazione tra calciatore e tifoseria che mai più, né prima ne dopo...
...fino a che non è arrivato Gazza. Il vento stava cambiando, eravamo usciti da un decennio orrendo, e stavamo cercando un posto nelle gerarchie del calcio. Già l'anno prima si era avuto qualche sentore. Dagli Amarildo e dai Dezotti si era passati a Karl-Heinz Riedle. Mi ricordo di esser tornato a casa e aver sventolato il Corriere a mia moglie, dicendole che avevamo comprato uno forte, ma forte davvero, per la prima volta dopo tanto tempo (credo lei mi rispose: esticazzi). Ma Gazza era diverso. Riedle era uno forte, ma Gazza era altro. Gazza accendeva la fantasia. Sentita la notizia, pensai immediatamente al derby. A un altro pronto a correre sotto la Sud, forse non con la rabbia della rivincita, ma con l'ironia di chi non li potrebbe mai prendere sul serio.
Come tutte le storie da Lazio che si rispettino, avvenne quello che non potevamo immaginare. Ma Gazza era Gazza, e lo aspettammo fiduciosi. Senza deflettere, incrollabili nella nostra fede, sicuri che il momento di vederlo sul prato verde con la nostra maglia sarebbe arrivato. Capite? Paul Gascoigne con la nostra maglia, non eravamo la squadra miliardaria del Cragnotti-way, ma lui era con noi... lui, il genio di Pescara, il gol al derby, la corsa folle sotto la Nord, la gioia e l'allegria che contagiavano un popolo, che con lui si identificava e con lui sognava...
E' durato poco. Le statistiche ci consegnano quarantasette partite giocate dal Nostro, con sei gol. Il suo passaggio nel calcio italiano non è stato memorabile, l'uomo sì. Io personalmente ho amato calciatore ed uomo senza discussioni, dal primo momento. Ho seguito la sua carriera anche dopo, e le sue vicissitudini, le sue lotte contro un nemico tanto più grande di lui, hanno sempre lasciato su di me un alone di tristezza. La vita non sopporta chi non la prende sul serio.
Ha sbagliato tanto, Gazza, così come Giorgione e Diego. Ma chissenefrega, venisse qualcuno a farmi il predicozzo sul campione che ha sprecato il suo talento, rovinato dall'alcool e dalle cattive compagnie. Gazza forse non ha pubblicizzato tanta beneficenza come certi pupazzi sull'altra sponda del Tevere, non è stato un esempio, di sicuro. Non ha mai voluto esserlo. Però, laddove i puponi si venerano, nonostante siano stupidi, meschini, antisportivi e rosiconi, noi al nostro buffo sfortunato autolesionista eroe non lo veneriamo, no. Noi gli vogliamo bene. Come ad un fratello.
Le farfalle bruciano tutto in un attimo. Gli altri, finiscono a fare gli spot pubblicitari.
Questa è da striscione, tutto il resto poesia! Solo la Lazio ci può regalare tutto questo! Grazie Guy! Complimenti!
Qui ce scappa la lacrimuccia..... :ssl
C'è un momento che secondo me racchiude tutto il Gazza e il mio affetto per lui:
http://www.youtube.com/watch?v=s8kbxwX8_zU (http://www.youtube.com/watch?v=s8kbxwX8_zU)
Prende un cartellino giallo e ammonisce l'arbitro, poi attende serafico l'inevitabile ammonizione "vera". E' un inno alla gioia, Gazza. Uno che prendeva sul serio tutto tranne se stesso. Mai, in nessuna inquadratura, lo troviamo feroce, mai scorretto, cattivo, intimidatorio. E l'unica volta in cui ha fatto veramente un fallaccio, chi ci ha rimesso è stato lui...
La telecamera si riempiva del suo faccione, sempre sorridente, sempre disponibile. L'essenza del calcio, l'essenza di quello che per me è il calcio. Non l'ho mai trovato (forse non ho guardato bene):
- mentre sputava all'avversario
- mentre colpiva proditoriamente con un calcetto l'avversario a terra (o lo calpestava, ad arbitro lontano)
- mentre crollava a terra in continuazione, appena toccato, chiedendo inevitabilmente l'ammonizione
- mentre inseguiva un avversario per colpirlo da dietro
- mentre mandava sempre e comunque a quel paese l'arbitro ad ogni decisione contraria
E, dopo aver segnato, non l'ho mai visto:
- esibire una maglietta irridente gli avversari
- esibirsi in pantomime tipo: tornatevene a casa, ne avete presi quattro
Lo so, posso essere accusato di essere monomaniaco. Però il raffronto con Gazza fa emergere con una chiarezza abbagliante non solo la differenza tra i due personaggi, quanto di riflesso la differenza tra noi e loro.
Noi ci affezioniamo a gente vera, e li accettiamo con tutti i loro difetti. Come scrivevo altrove, come fratelli. Li scegliamo in maniera istintiva, il nostro amore nasce dal cuore.
Loro non si affezionano, a loro è stato imposto un pupazzo di plastica, e lo venerano come il Dio del pallone. Ogni magagna viene ignorata, finisce sotto il tappeto come la polvere. Loro hanno bisogno matto di cappetani, di cappetan futuri, che vincono anche quando non vincono, perché loro vincono sempre. Oddio, diciamo, vinceranno sempre, dato che finora... però il loro Dio pagano ha il record dei colpi di tacco, il primato assoluto dei cucchiai, forse pure quello delle caccole attaccate sotto il banco a scuola, chi può dirlo? Chi può negarlo?
Ecco, forse per questo sono così affezionato a Gazza. Forse per lo stesso motivo per cui sono laziale.
PS e comunque er pupone a Gazza je spicciava casa
UP
sto a rota di questo Topic, ogni tanto torno indietro e lo rileggo
Citazione di: AquilaLidense il 18 Gen 2013, 14:57
UP
sto a rota di questo Topic, ogni tanto torno indietro e lo rileggo
l'intervista a official Lazio è impressionante. è stra lucido e concentrato.