Citazione di: cuchillo il 22 Ago 2013, 01:00
Raccogliendo impressioni, suggerimenti e informazioni qua e là...
...Catherine Frot è poco famosa in Francia?
Volevo dire in Italia... Sorry...
Citazione di: cuchillo il 22 Ago 2013, 01:00
Sono molto d'accordo col discorso che fa Italic, anche se affiora, sempre e incessantemente, in lui il conferire alla "nouvelle vague" questo ruolo pervasivo e castrante (degli altri cineasti) in quei "terribili" (dal suo punto di vista...
) anni '60...
Non tanto castrante, quanto di ombra. Soprattutto in termini di critica.
E' ne é un esempio, anche, questo topic in cui prima di arrivare ai film polizieschi di Verneuil e Melville
ci siamo dovuti sorbire (

) quanto avete amato Goddard, Truffaut e compagnia bella....
Ecco il senso che io do alla parola castrante.
E' evidente che Melville se ne é sbattuto dei vari Godard, contando i soldi nelle casse dei cinema dove proiettavano i suoi film...
Pero' é anche vero che se si parla di cinema francese la presenza della Nouvelle Vague é ingombrante. Oltremodo ingombrante.
Cosa che non é avvenuta in Italia tra il neorealismo, più serio, più accademico se vogliamo, e la commedia all'Italiana dei Monicelli, degli Scola, dei Comencini. La filiazione era più diretta.
Peppe er Pantera é un nipotino di Umberto D.
Non dimentichiamo, anche, il grande lavoro di formazione di quel gioiello che é stato il centro sperimentale di cinematografia.
Tralaltro, va detto a sfondo sociologico ma neanche tanto, che gran parte dei cineasti della nouvelle vague erano critici o giornalisti. Quindi professionalmente sensibili alla ricerca del "significato", del valore "intrinseco" dell'opera.
Camus diceva, ironicamente, a proposito di Sartre, che "Chi scrive in maniera complessa e tortuosa ha la fortuna di avere dei commentatori, chi invece scrive in maniera chiara ha soltanto dei lettori, e questo sembra essere una cosa negativa...".
Ecco, a mio avviso, questo é riferibile anche ai registi della Nouvelle vague francese.
In Italia, invece, la formazione professionale di gran parte dei registi che hanno fatto il nostro cinema era più varia, in qualche modo meno settaria. Fellini e Scola venivano, ad esempio, dai giornali satirici, come molti altri sceneggiatori.
Il regista italiano che rivendicava, con maggiore forza, la sua eredità intellettuale (intellettualista) é stato proprio Pasolini.
Per questo, condivido, il volerlo associare ai registi della nouvelle vague.
E questa probabilmente, se permettete una disgressione personale, é la ragione per cui trovo indigesti gran parte dei suoi film.
Posso amare delle inquadrature, delle idee, ma raramente l'opera intera.