Se li hai scoperti sai già di che si tratta, come suoni intendo.
Il trionfo dell'indie più indie meno sfiga da indie boy.
Che poi negli anni '80 avevamo imparato a chiamarlo college rock, la parabola dei R.E.M. docet, poi ci dissero che quello era alternative rock, anzi indie. Vabbe', non divaghiamo.
Tema: gli Spoon.
Svolgimento: gli Spoon, insieme a Pavement, Sebadoh, Guided By Voices e Built To Spill, fanno parte del pentapartito dell'indie rock. E' la coalizione più solida e importante degli ultimi 20 anni e in almeno un paio di circostanze il governo non è caduto grazie al lavoro sodo, ancorché oscuro, degli Spoon stessi.
Fine del tema.
Orientamento nella discografia, personalissimo ovviamente:
Telephono, **(*) le prime due sono "oggettive", la terza è per ragioni personali, poi fai tu

A Series of Sneaks, **** e parliamo quasi di perfezione indie, ruvido, melodico, scarsa messa a fuoco, perfezione quindi, no?
Girls Can Tell, *** tappa di avvicinamento al mainstream, maturità, ecc. tutte le cose che si dicono in questi casi...
Kill The Moonlight, ***** il mio preferito, citazione marinettiana (quella del titolo, dal Manifesto Futurista), gigantesco e scazzato, il classico mix perfetto tra scrittura marginale e produzione che comincia ad avvicinarsi al "centro".
Gimme Fiction, ***** l'innamoramento dura, è disco con grandi colpi e la capacità di camminare in bilico tra energia e spleen, disco che trovi nella dieta del 20enne universitario, del 30enne indeciso tra mille mondi (tutti creativi, eh?), del 40enne editor di una rivista di moda (vestito come Steve Jobs), del dj che fa la spola tra radio alternative e uno spazietto sul broadcast importante. E magari ci puoi pescare dentro per "sonorizzare" qualche serie tv, non sputtanata ma neanche troppo monastica negli intenti di diffusione. Dico tutto ciò con affetto, sia chiaro.
Ga Ga Ga Ga Ga, ****, robusto e capace di stare tra i grandi senza ricevere troppe spallate durante la foto di gruppo, forse troppo perfettino, financo capace di offrire una hit, Underdog, potente di fiati e tutto il resto, vabbe', bello, a tratti bellissimo, forse il più sixties e fa un po' impressione constatarne la distanza dai primi lavori; cioè, in quelli respiri a pieni polmoni l'indie degli anni '90, qui ci sono gli anni '60 filtrati dalla contemporaneità, retrofuturo o retromania, vai a capire la differenza.
Era il 2007.
Lo scorso anno è uscito Transference, che colpevolmente ho trascurato. Anche perché il 2007 mi sembra lontano anni luce e, mi perdonino ma apprezzino i signori Spoon, se anche in vita mia non dovessi più ascoltare una singola nota del gruppo suddetto, non cambierebbe di molto la mia esistenza: ormai li ho
dentro, un po' sono cresciuto coi loro suoni e quello che mi serviva me lo son preso.