Mannarino.
Il giudizio, chiaro, netto, inequivocabile, sul Mannarino, mi fu espresso da un Esperto di Scibile Umano con cui concorsi a un concorsi per il Dottorato. Era un tizio lievemente stramboide che, saputo che il suo progetto di ricerca era paro paro la mia tesi di laurea (relazioni tra Serbia e Italia) mi ha intavolato una discussione sui Regni balcanici del Medioevo, poi mi ha elencato i Grandi Elettori del Sacro Romano Impero, concentrandosi in particolare sul Margravio del Brandeburgo. E così via. Per qualche motivo, grazie all'intervento di terze persone, si è passati ad argomenti più leggeri, come la musica, e si è parlato di Mannarino.
L'Esperto di Scibile Umano si è fatto paonazzo in volto e ha iniziato a imprecare in corridoio contro il Mannarino, reo di aver trovato una ricetta semplice semplice e all'acqua di rose per diffondere la musica popolare. Nello specifico, il tizio non si capacitava dell'assenza di attributi del Mannarino, perché: "c'è quel testo che dice quant'è bono l'odore della gonna, ma che vor dì l'odore della gonna??? Mannarì abbi le palle, dillo, urlalo: quanto è bono l'odore della ****aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!".
Con l'ultima parte della frase che riecheggiò nel corridoio per qualche minuto.
Ecco, sul Margravio del Brandeburgo non tanto, ma su Mannarino, il tizio, mi ha decisamente e irrevocabilmente aperto gli occhi.