Ho visto ieri sera su Sky-Arte (l'abbiamo già detto, di gran lunga il canale migliore di Sky) uno special sulla vita e la carriera di Marlene Dietrich.
Non sapevo praticamente quasi nulla di lei. O meglio, avevo quell'immagine tramandata dalla storia, dell'attrice tedesca bella, algida, lontana, altezzosa, un poco ambigua, come altre grandi star dell'epoca, penso ad esempio a Greta Garbo. Di lei conoscevo le canzoni che cantava (Lola Lola, Lili Marlene), le immagini (lei semisvestita, seduta a cavalcioni della sedia, o vestita come un uomo con il frac e il cilindro) passate davvero alla storia del cinema.
Di lei non sapevo le vicende incredibili che le sono capitate. Personaggio unico, di assoluta avanguardia, scandaloso, provate solo a immaginare negli anni '30 una donna che dichiarava apertamente di essere bisessuale, che in un film come "Marocco", girato in America nel 1936, gioca convintamente su questa sua ambiguità esibendosi alla fine di un numero spettacolare, lei vestita da uomo, eccitantissima, bellissima, che canta e si china a baciare uno del pubblico: una donna!
Osannata dal pubblico, considerata una delle vere star mondiali, una icona del XX secolo. Iniziò a lavorare in Germania, che negli anni '20 era davvero un crogiolo di cultura e di modernità. Il suo nume fu Josef von Sternberg, con cui girò subito il suo primo grandioso successo: L'Angelo Azzurro. Il regista Austriaco, ebreo, lasciò l'Europa al sorgere del Nazismo, e dall'America la convinse a seguirlo. I due insieme, lavorarono a lungo a Hollywood, poi lei se ne distaccò, continuando a crescere a dismisura nel ranking delle star, facendo film con i più grandi, da Gary Cooper a John Wayne, da René Clair a Hitchcock.
Goebbels, ovviamente, dopo la presa del potere, fece realmente ponti d'oro, offerte clamorose per convincerla a tornare a casa, lei che era un'icona internazionale, positiva e amata, della Germania. Ma lei che era sempre stata libertaria, moderna, sdegnosamente rifiutò. Anzi, addirittura durante la guerra si prodigò in un lavoro incredibile di supporto alle Truppe Alleate, andando a fare spettacoli per i soldati anche nelle zone più pericolose.
Poi, dopo la guerra (aveva già 50 anni) continuò a lavorare, ma diradò le sue partecipazione, preferendo dedicarsi alle serate teatrali che continuò a fare, pagata profumatamente, fino a tarda età. Ciò non toglie che da attrice matura riuscì a dare ancora il suo meglio in capolavori come Testimone d'Accusa di Billy Wilder, L'Infernale Quinlan di orson Welles e sopratutto Vincitori e Vinti del 1961, di Stanley Kramer, che le fruttò una serie di prestigiosi premi (mi pare pure un Davide di Donatello in Italia).
Poi, a un certo punto si ritirò e rimase chiusa nella sua casa di Parigi, fino alla morte, nel 1992. Di lei non esistono immagini nella vecchiaia.
Personaggio singolare, davvero grande.