Posso dire una cosa? La dico ugualmente. I Baustelle mi piacciono, ma non ce li vedo a mescolarsi con il "popolo". Sono troppo ascetici e distaccati. E questo è anche il loro limite più grande.
Mi contesterete che quella degli altri è una falsa mescolanza. E avete ragione. Su questo non possiedo elementi per dissentire. Forse sono più coerenti degli altri, non lo saprò mai. Però, fino a prova contraria, potremmo forzare il discorso al limite estremo e affermare che la celebrità ammazza l'impegno. O, quanto meno, lo rende sospetto.
A me piacciono i plebei, quelli che affondano le mani nella terra, quelli che hanno i capelli pettinati da un uragano, gli strabici, quelli che durante un concerto non ti guardano nemmeno perché non si aspettano niente, i deformi che si mostrano spudoratamente. Mi piacciono gli sfigati che si esibiscono con quattro tavoli pieni su quaranta, con me che faccio casino per venti. Ora ve lo confesso: le foto dei Baustelle mi mettono una tristezza infinita. Pure vederli dal vivo mi intristisce. Bravissimi, consapevoli di esserlo e distanti per snobismo. Ma io che cazzo me ne faccio, me lo dite?
Forse a me piacciono i diversamente bravi.
Non lo so precisamente che ho detto, ma nel mio mondo interiore mi sono spiegata.