Oscar 2014: commenti e critiche

Aperto da V., 03 Mar 2014, 06:34

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laziAle82

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Citazione di: lagazzella il 05 Mar 2014, 09:49
Aggiungo: l'unico fastidio vero è il cartellone della Martini.

ma noooo, quella è una delle cose più belle di Roma!

vaz

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Citazione di: Dusk il 05 Mar 2014, 09:47
Potevi dì i Backstreet Boys, gli One Direction, Justin Bieber, Miley Cyrus... no: i SEX PISTOLS. :lol:

gli altri non li considero manco  :beer:

Dusk

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Citazione di: laziAle82 il 05 Mar 2014, 09:50
ma noooo, quella è una delle cose più belle di Roma!

Annamo bene, annamo. :lol:
Poi, cos'altro? La Stazione Tuscolana? Il baretto sulla Casilina verso Piazza Lodi?

laziAle82

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Citazione di: Dusk il 05 Mar 2014, 09:54
Annamo bene, annamo. :lol:
Poi, cos'altro? La Stazione Tuscolana? Il baretto sulla Casilina verso Piazza Lodi?

no e no.
ma il cartellone della Martini è una cosa che io trovo splendida..

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Dusk

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laziAle82

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Zoppo

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Comunque auguro a Garrone di vincere l'oscar. Perchè anche lui può farcela...

Per me Gomorra o Il Divo, o lo stesso Reality, meritavano molto più l'Oscar di sta' Gran Bellezza...

Citazione di: Dusk il 05 Mar 2014, 09:47
Potevi dì i Backstreet Boys, gli One Direction, Justin Bieber, Miley Cyrus... no: i SEX PISTOLS. :lol:

:lol:

italicbold

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Citazione di: Dusk il 05 Mar 2014, 09:54
Il baretto sulla Casilina verso Piazza Lodi?

A quale baretto fai riferimento ?
;))

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Zanzalf

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Citazione di: Dusk il 05 Mar 2014, 09:47
Potevi dì i Backstreet Boys, gli One Direction, Justin Bieber, Miley Cyrus... no: i SEX PISTOLS. :lol:

And you thought that we were faking
That we were all just money making
You do not believe we're for real
Or you would lose your cheap appeal?



Dusk

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Citazione di: italicbold il 05 Mar 2014, 10:05
A quale baretto fai riferimento ?
;))

Uno che ci portava il pranzo quando lavoravo in un ufficio sul tratto di Casilina che collega Porta Maggiore con Pigneto/Piazza Lodi. Avevano il pregio di essere Lazialissimi e di cucinare discretamente bene. Per inciso, era quasi all'angolo con Via Gallarate.
Però appunto, non è nella mia top 10 di cose belle della Città. :D

Cliath

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Citazione di: Zoppo il 05 Mar 2014, 08:40
...
Poi la Ferilli è veramente un attrice pessima. Come caxxo fa a lavora? E non perchè tifa merde...

Ma voi serimente pensate che parli di Roma città? Secondo me racconta molte cose, di tante cose, tranne che di Roma come città...

Concordo sulla Ferilli e sul fatto che il film non parli di Roma. La città fa solo da sfondo alla storia che, come dice giustamente lagazzella: "crea il grande contrasto tra la ricerca della bellezza effimera, barocca, volgare e l'esistenza di una bellezza semplice, e per questo più difficile da scoprire e proteggere". (ottima analisi, imho)

A proposito della Ferilli, l'unica scena in cui è andata bene era quella nella piscina, in cui annaspava nella ciambellona con la voce ancora più da borgatara: ecco, secondo me lì, non ha dovuto neanche recitare.
Era proprio lei. :DD

Panzabianca

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Citazione di: NoSurrender il 05 Mar 2014, 00:19
Chiedere spiegazioni su La Grande Bellezza è un esercizio assurdo, come chiedere spiegazioni razionali ad un sogno.
Per apprezzarlo ci si deve immergere in un totale stato dissociativo, lasciarsi catturare completamente.
È un film sulla vita che è passata, perché la vita passa e non sappiamo nemmeno come, magari perdendo occasioni, sprecando tempo e talento. E in mezzo al chiacchiericcio, alla banalità, anche alla volgarità sempre più chiassosa di Roma e non solo, spiccano memorie personali e non solo, le sole per cui forse ne è valsa la pena, vivere, dopo tutto. Per quella bellezza anche sfatta e maltrattata e per quei pochi ricordi che ci segnano per sempre.
Il bilancio di una vita passata troppo veloce e troppo presi da una quotidianità devastante, ecco, io l'ho visto così (mettendoci forse quello che volevo vedere) e l'ho subito amato, ma credo che, preso diversamente, lo si possa anche odiare.
d'accordo.
(malinconia persa dietro un inaccessibile diario scritto da un amor perduto e che il frastuono rumoroso del volgare quotidiano non può distrarre).
Voglio rivederlo tra qualche mese. La scena con le cicogne sul terrazzo (diciamo così) in particolare... Lui poteva avere figli come l'unica donna che ha amato...altra occasione persa... altra malinconia. Perché la famiglia è importante... (lo dice il protagonista alla Ferilli)
Ho apprezzato che abbiano lasciato scorrere tutti i titoli di coda.

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Panzabianca

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Citazione di: Cliath il 05 Mar 2014, 10:39
A proposito della Ferilli, l'unica scena in cui è andata bene era quella nella piscina, in cui annaspava nella ciambellona con la voce ancora più da borgatara: ecco, secondo me lì, non ha dovuto neanche recitare.
Era proprio lei. :DD
che poi non c'è cosa peggiore di una paesana che vuole fare la borgatara... Una coatta secondo definizione

Dusk

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Bologna nun è robba de na banda... è robba vostra... invece de sta' a rompe er cazzo a me, va' a da 'na controllata ar ministero o a e stanzette qua sopra... magari ce trovi er timer co' scritto sopra "Repubblica Italiana". [Jep Gambardella]

(la mia scena preferita del film.)

vaz

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italicbold

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Citazione di: Dusk il 05 Mar 2014, 10:37
Uno che ci portava il pranzo quando lavoravo in un ufficio sul tratto di Casilina che collega Porta Maggiore con Pigneto/Piazza Lodi. Avevano il pregio di essere Lazialissimi e di cucinare discretamente bene. Per inciso, era quasi all'angolo con Via Gallarate.
Però appunto, non è nella mia top 10 di cose belle della Città. :D

Ok,
casa mia praticamente...
;)

NandoViola

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Premessa: questo pezzo sembra non mio, è poco arbasiniano, è ombelicale, è in prima persona, è scritto su un iPad mini da una camera d'hotel di Bari, è pieno dunque di refusi, è pieno di affettuosità giornalistico-incestuose. Però non è una marchetta. Premessa numero due: il mio giovane amico Tim Small era molto tempo che mi chiedeva un pezzo per l'Ultimo Uomo e pensava che io non volessi farlo per un fatto di denaro o di stronzaggine e invece no, è solo che non avevo molto tempo ultimamente, e non gli rispondevo al telefono, e poi lì scrivono tutti di calcio e io di calcio non ne capisco niente, quindi quando Tim mi ha chiamato per chiedermi un pezzo tipo per la terza volta io gli avrei detto sì per qualunque cosa, anche un pezzo su Zeman documentandomi molto; poi lui mi ha detto invece che era sulla Grande Bellezza quindi io ero molto contento, mi sembrava uno di quei momenti di svolta tipo "ah, ecco, ora tutto filerà liscio e scriverò per l'UU e Tim mi vorrà bene e non mi sentirò più in colpa", invece ecco che mi chiede una stroncatura della Grande Bellezza e io tento di avvertirlo che a me il film invece è piaciuto molto, cioè proprio non piaciuto molto però lo ritengo un film—stavo scrivendo un libro—necessario. Ma Tim mi dice "sì, certo", e va avanti spiegandomi perché lo considera un filmaccio—anzi dando per scontato che sia un filmaccio, e che tutte le persone intelligenti o che lui reputa intelligenti lo considerano un filmaccio, dunque proprio non gli passa neanche per l'anticamera del cervello come si diceva una volta che a me potesse non fare schifo, e mi elenca insomma dandoli anche molto per scontati tutti i motivi per cui fa schifo: gli spiegoni dei dialoghi, il glamour della fotografia lucidona per piacere ai burini americani, le post produzioni poracce, le Allegorie alla Sorrentina—la direttrice nana, la Santa, le giraffe eccetera, e mi dice per concludere che era stato poco tempo prima a casa di un tipo pettinatissimo a corso Venezia a Milano che aveva aperto la porta vestito da cavallerizzo e gli aveva detto qualcosa come "figata, La Grande Bellezza, ma sai, io amo Roma" e il sottotesto era che insomma solo i poracci dovrebbero amare questo film.



Quindi avevo questo pezzo da fare, avevo un Ipad mini senza tastiera, e poco tempo perché volevamo che uscisse prima degli Oscar, e dunque adesso lo scrivo da questo hotel Victor di Bari che sembra un po' il Chelsea Hotel, sono in tour pauperista per la promozione del mio libro che è uscito da un mese, e lo dico non per bieca réclame ma perché  il mio libro ha una copertina con un uomo nudo che guarda Roma da un terrazzo, parla di Roma (anche) e di gente non povera, quindi tutti, giornalisti ma anche lettori e parenti anche analfabeti a un certo punto mi chiedono: e La Grande Bellezza? Con un'aria interrogativa-complice che significa: a) stai sfruttando per bene il fenomeno eh? Terrazze romane, feste, trenini. Bravo bravo. Come se avessi scritto un libro di cucina tipo plagiando la Parodi o Cracco; e poi dicono b) a parte la furbata, per cui ti stimiamo, a te il film ha fatto schifo, vero?



[Sulla pervasività della GB nella società italiana: c'è sempre un momento Grande Bellezza in certe cene a Roma: anche a una recentemente, da amica architetta, bella, di sinistra, un'ospite chiede con occhio espressionista: ma a te è piaciuta La Grande Bellezza, con sguardo tipo: si dice in giro che ti piacciano i bambini, confermi? Tornando al successo popolare, io il film l'ho visto appena uscito, a Roma, un mercoledì sera alle otto, dunque al netto degli sconti non un orario particolarmente comodo, e c'era una fila che arrivava fino a via Veneto. Più interessante: a Roma tutte le persone con cui ho parlato del film, anche i più duri—tra cui i romani teorici del "quella Roma non esiste"—l'hanno visto due volte. Tutti. Io pure l'ho visto due volte, la prima perché mi sembrava ovvio, la seconda perché c'era mio fratello in visita quest'estate e mi sembrava giusto farglielo vedere a chilometri zero (sbagliando, perché poi ho visto tutti i difetti e odiato gli spiegoni e i fenicotteri, vabbè).]



Io allora normalmente spiego che a) la GB non c'entra nulla, perché io il mio libro l'ho scritto quattro anni fa; b) è un paragone che comunque mi onora. In caso di interlocutori arguti e/o interessati aggiungo anche un mio personale tormentone e cioè che c) secondo me Sorrentino=Piperno. Il punto c) l'ho svolto finora soprattutto con Mariarosa Mancuso che mi ha detto "non sono d'accordo ma è una tesi coraggiosa" guardandomi come se le avessi detto che voglio passare un anno sulla nave di Scientology per scrivere un pezzo lungo.



Poi l'ho detto in un'intervista a una radio romana che pensavo di estrema sinistra, dopo aver sproloquiato mezz'ora di gentrificazione e di ricchi ipocriti del nord che prendono casa sulla Casilina, dopodiché la gentile intervistatrice mi ha detto che lei è ricca, è di Genova, e che a Torpignattara si sta benissimo—cioè il fatto che è ricca non me l'ha detto proprio così, ma me l'ha fatto capire (non è una battuta di Isabella Ferrari nella Grande Bellezza insomma).



[C'è poi la questione instant classic, per usare questo bel termine anni Ottanta; quest'estate a una festa di compleanno in uno studio di grafica molto hipster a Ostiense—con un pubblico probabilmente che molto vitupera la GB—a un certo punto è partito un—ironico ovviamente—trenino e le sinapsi del 100% dei presenti hanno detto immediatamente Gep Gambardella.]



La terza volta l'ho detto ieri sera a C.B., arguto giovane intellettuale barese, partendo da una domanda "che scrittori italiani ti piacciono"—che normalmente precede quella più minacciosa "e La Grande Bellezza?" Io ho risposto che mi piacciono Siti e soprattutto Piperno, aspettandomi sul secondo il solito sguardo, simile a quello dei frequentatori del bar Necci al Pigneto quando mi presento con la mia borsa di tela Vota Letizia (Letizia Moratti sindaco di Milano); invece lui mi ha detto che pure a lui Piperno piace un sacco; a quel punto gli ho spiegato la mia teoria, che Sorrentino sta al cinema come Piperno alla letteratura (italiana).



La mia teoria consiste in due punti:



1. Il regista della Grande Bellezza e lo scrittore di Inseparabili hanno in comune il successo popolare, quindi sono considerati più o meno merda da vasti strati sociali che sono poi quelli che criticano molto gli spiegoni nei dialoghi di Sorrentino, che per carità, non è che a me appassionano, però poi son gli stessi che adorano gli spiegoni di Virzì e dei suoi capitali umani, forse perché con topoi anche più semplici e con più sensi di colpa moraviani (se sei ricco tua moglie se la ciula un professore calabrese non di ruolo, e nel pacchetto c'hai pure il figlio Trota col Suv, vabbè).



2. Sorrentino e Piperno sono gli unici (vabbè, alcuni dei, ma per semplificare diciamo gli unici) autori italiani capaci di raccontare l'Italia di oggi con una tale potenza, con un impatto così forte sulla realtà, e allo stesso tempo con una lingua così burina e sporca e cafona. Per Sorrentino: movimenti di macchina, carrelli, ralenti, gigionismi vari (qui basta applicare il Grande Critico Collettivo su Sorrentino).



Piperno usa invece i giri di frase come Sorrentino il dolly: sono andato a riprendere Inseparabili per ricordarmi qual era quella parola che mi aveva tipo fatto lanciare il libro contro il muro, ai tempi, prima di immergermi godendo assai nella storia; mi sembrava fosse un perplimere nel testo (che avrebbe avuto almeno funzione mimetica, facendo parte di un parlato-televisionaro romano molto importante), invece no, era peggio. A pagina 16, mi pare, si trova un irrotta. Participio passivo femminile di irrompere. Probabilmente non usato se non in verbali polizieschi non sofisticati di questure di provincia. Qui Anna, strappona isterico-superficialotta sposa del protagonista, "era irrotta nella sua stanza".



Poi, altra frase, la stessa Anna:



Anna fomentava bellicosi picchetti davanti alla prospera fabbrica della loro intimità.



Cioè Anna, sempre lei, non gliela dava. Cioè si parla poi sempre di figa. Per arrivarci, alla figa, qui un farraginoso giro di frase cacofonico ("bellicosi picchetti davanti"), là nella Grande Bellezza un incongruo flash back con visione del Concordia e rimembranze su incidenti nautici (con lo stesso Riva Aquarama delle Peggiori intenzioni peraltro). Insomma, per concludere: sia  Sorrentino che Piperno raccontano storie che rimangono impresse, raccontano un'Italia che altri evitano, un'Italia lager than life che forse spaventa—ricchi veri, mafiosi, personaggioni anche un po' tridimensionali; e usando un linguaggio burino e compiaciuto che forse è insicurezza da opera prima perenne. E che però perennemente piace. Questo lo suggeriva l'intellettuale barese di ieri: a cui la GB ha fatto schifo, comunque.



Un'altra obiezione: quella Roma non esiste (e in subordine: è la Roma di Dagospia). Alla seconda visione me ne stavo convincendo anch'io. Tutte quelle suore. Dai, su. Poi la sera uscendo dal cinema mi ha attraversato la strada un gruppo compattissimo di monache con cappello a larga falda, occupando tutte le strisce, poi scomparendo dietro l'angolo. E mi sono ricordato anche una cosa: i primi miei mesi a Roma, correva l'anno 1997, dunque prima dei Dagospia, vado a visitare Palazzo delle Esposizioni a via Nazionale e subito con spiriti gambardella salgo al piano attico dove c'era una festa dove si entra subito—a Roma c'è questa cosa degli imbucati, entri dove vuoi—ed era una festa della FAO con molti cardinali e siccome era in onore di qualche Paese stremato dell'Africa si mangiava solo pane, molti tipi di pane, però si beveva molto champagne.

di Michele Masneri

http://www.ultimouomo.com/ti-e-piaciuta-la-grande-bellezza/

NandoViola

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rivisto ieri sera, per me ci sono due piani nel film, quello più superficiale legato alla trama / non trama, alle feste, agli animali allegorici, ai rimandi ed alle illusioni. e poi l'altro, legato all'essenza di questa fottuta vita, unica, senza uscita, e pure con una bella data di scadenza sopra. e pure Gep è attraversato da tormenti, fa domande che cadono nel vuoto (al cardinale), riconosce la bellezza nella normalità della coppia di amici, e nel monologo finale ritorna sul luogo della sua prima volta, facendo intendere che tornerà a scrivere. a me ha emozionato.
nel week-end sarò impegnato con le feste dei compagni di classe delle mie figlie, quando partiranno i trenini saprò benissimo che non mi porteranno da nessuna parte, serviranno solo ad ingannare il tempo e farci compagnia, allontanare la mestizia.
dici, perchè sei così pessimista? tutt'altro, è nella presa di coscienza di tutto ciò che m'innamoro ancor di più della vita e della sua bellezza, play:



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vaz

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Grazie, veramente molto interessante :))

stefy40

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Interessante l'articolo... Masneri non so chi sia ma il romanzo di Piperno si`, l'ho letto, e l'accostamento regge. Poi, se e` confermato che Piperno e` della Lazio, ci sta che quando gli daranno il Nobel, nel discorso, invece che Maradona ringrazi Lulic!
:pp
(in realta` lo Strega gia` l'ha vinto, ma quello era prima del 26 maggio..)

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