Ecco, adesso sembrerà che lo faccio apposta, ma giuro che non è così: PSH era (è) di gran lunga il mio attore preferito. Una perdita incolmabile, perché di attori così ne nasce uno ogni generazione, quando va bene.
Lo vedi a fare la parte dell'arrivista cinico in Patch Adams e dici "oh, mi sa che questo è proprio bravo". Poi lo vedi a fare l'innamorato senza speranza e dignità in Boogie Nights, e dopo qualche giorno t'accorgi che la sua interpretazione, pur se relegata un po' a margine dalla sceneggiatura, è l'unica cosa che t'è rimasta dentro, in tutto il film. Lo vedi nella 25a ora e ti ci specchi dentro, e quando per un caso del destino il suo sguardo rompe la quarta parete ti sembra di ritrovartelo in salotto.
Riesce a dare spessore artistico al personaggio pure quando fa il cattivone da blockbuster, condannato a soccombere, per dovere di retorica, per mano del Tom Cruise di turno. E se ne "Il dubbio" lo mettono a contendersi il tuo sguardo con Meryl Streep (no, dico, Meryl Streep) riesce non solo a tenere il passo, ma pure a portarsi a casa il ciak.
Quando un attore è grande, ma grande davvero, riempie la scena pure se lo piazzano fuori fuoco, lì sullo sfondo. Entra nell'inquadratura e se la prende, arrivederci e grazie. E così era lui.
Mamma mia, che cosa abbiamo perso.