Topic divulgativo, nel senso che ognuno è chiamato a divulgare e condividere ciò che conosce.
Solo alcuni discrimini per partecipare:
1) Reggae: solo early, skinhead e roots (ma con dei limiti)
2) Niente contaminazioni: se il vostro gruppo indie preferito ha fatto la cover di un pezzo ska, tenetevela per voi
3) Niente fighettate: lo sappiamo che Joe Jackson una volta ha inciso un album ska
4) Il raggamuffin per favore NO, annatevelo a senti' ar Brancaleone
5) Bob Marley: quello che vi pare del periodo Studio1, ma le pubblicazioni con Atlantic e Island sono off-limits
6) Dub: King Tubby è occhei, i Roots Radics no
7) Classic & Northern Soul: se siete bravi riuscirete a infilarlo da qualche parte, ma occhio
8) Alla fine fate come cazzo ve pare, tanto leggo solo quello che me va :D
Inizio io con un gruppo dal nome piuttosto sventurato (soprattutto in Giamaica) ma al quale sono molto legato: The Gaylads (http://en.wikipedia.org/wiki/The_Gaylads)
(Cover di Curtis Mayfield, e si diceva il soul)
Continuate che io devo lavora', poi torno e controllo (e vi ringrazio anticipatamente per le dritte che saprete darmi)
:)
Citazione di: Baldrick il 18 Lug 2012, 11:19
Topic divulgativo, nel senso che ognuno è chiamato a divulgare e condividere ciò che conosce
8) Alla fine fate come cazzo ve pare, tanto leggo solo quello che me va :D
:))
Continuo un po'. Lo sapete chi è Judy Mowatt (http://en.wikipedia.org/wiki/Judy_Mowatt), sì? Cantava con le I Threes (http://en.wikipedia.org/wiki/I_Threes) assieme a Rita Marley (http://en.wikipedia.org/wiki/Rita_Marley):
E però per me molto meglio ha fatto con le Gaylettes, di cui allego qualcosina. Enjoy:
Citazione di: FatDanny il 18 Lug 2012, 11:51
Oooooh yeah
8)
Bravo, così me piaci. Deeper, dig deeper, come direbbe frontwards.
Citazione di: kelly slater il 18 Lug 2012, 11:47
:poof:
Fratello mio, l'effetto-eco sul cantato è il male. IL MALE.
Citazione di: Baldrick il 18 Lug 2012, 11:51
E vabbè allora postamo i Blind Idiot God
non li conoscevo :)
Citazione di: Baldrick il 18 Lug 2012, 11:57
Bravo, così me piaci. Deeper, dig deeper, come direbbe frontwards.
i'm glad i was able to inspire you (smiley smiley)
grazie ragazzi,non ne conoscevo nessuno di quelli postati,è un genere che mi piace ma ho seguito poco :beer:
Un giorno apriremo un topic sull'elettronica.
Citazione di: Cialtron_Heston il 18 Lug 2012, 12:07
grazie ragazzi,non ne conoscevo nessuno di quelli postati,è un genere che mi piace ma ho seguito poco :beer:
Soprattutto il reggae delle origini è poco pubblicizzato, seppellito dal totem-bobmarlei (s'è capito che me sta un po' sur cazzo? me sa de sì). Io spilucco qua e là, scopro cose per caso, ma l'unione fa la forza!
Altro gruppo dalla grande attenzione alle armonie, importantissimo perché ha aperto la strada al roots: The Ethiopians (http://it.wikipedia.org/wiki/The_Ethiopians).
Ve piacciono i Madness? Ecco, però prima c'è stato lui (http://en.wikipedia.org/wiki/Prince_Buster):
Alton Ellis (http://it.wikipedia.org/wiki/Alton_Ellis), the Godfather of Rocksteady:
Ha inciso anche insieme alla sorella Hortense Ellis (http://en.wikipedia.org/wiki/Hortense_Ellis), formando un duo a mio avviso formidabile:
il mio pezzo ska preferito
Ah! Gli Skatalites (http://en.wikipedia.org/wiki/Skatalites) me li tenevo per dopo. :)
(questa piaceva tanto a Fatboy Slim)
Qui anche con King Tubby (http://en.wikipedia.org/wiki/King_Tubby):
Da ignorante del genere, vi ringrazio. Mi sto "sentendo" il topic a rotella.
Citazione di: Baldrick il 18 Lug 2012, 12:30
Alton Ellis (http://it.wikipedia.org/wiki/Alton_Ellis), the Godfather of Rocksteady:
nooooo... li stavo a postà io sti pezzi!!!
vabbè, vado su altro :beer:
Citazione di: syrinx il 18 Lug 2012, 12:49
Da ignorante del genere, vi ringrazio. Mi sto "sentendo" il topic a rotella.
Vabbe' un piccolo contributo da ignorante lo do anche io.
vabbè, prima che ce pensi qualcun'altro, questa è d'obbligo.
Bravi tutti!
Visto che pure FatDanny ha pescato nella scuderia Trojan, parliamo un po' dello Skinhead reggae. In generale, anche per una mera questione iconografica, tutto ciò che è Trojan (http://it.wikipedia.org/wiki/Trojan_Records) è in qualche modo inerente, ma secondo me i nomi da fare (almeno in sede preliminare) sono due: Desmond Dekker (http://it.wikipedia.org/wiki/Desmond_Dekker)
e Laurel Aitken (http://it.wikipedia.org/wiki/Laurel_Aitken) (quest'ultimo non giamaicano, bensì cubano):
graaaaaaaaaaaande Desmond.
Vabbé ma allora si dia inizio alle danze...
La mia ossessione jamaicana è LUI, LEE "SCRATCH" PERRY, credo di essere uno dei non moltissimi pazz a possedere quasi tutto ciò su cui l'uomo ha messo le mani nella sua non breve carriera, allora cominciamo seppur rimanendo sul classico
classicone dei congos
qui con Mickey Dread
con gli Upsetters
pezzone da scortico post pranzo su spiaggia estiva
pezzo tardo con mad professor
fermateme, potrei adare avanti una settimana :cool4:
Sempre dall'inesauribile fonte di Studio 1 :pp
Giusto, Derrick Morgan (http://en.wikipedia.org/wiki/Derrick_Morgan), ma anche l'altro Derrick, Harriott (http://it.wikipedia.org/wiki/Derrick_Harriott) non scherzava. Più importante come produttore che come artista, ma tant'è:
Un po' di artisti che ha prodotto, oltre ai già citati Ethiopians (non necessariamente quelle che sono riuscito a trovare sul tubo sono sue produzioni però):
Big Youth (http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Youth)
The Chosen Few (http://en.wikipedia.org/wiki/The_Chosen_Few_(reggae_group))
Dennis Brown (http://en.wikipedia.org/wiki/Dennis_Brown)
Keith & Tex (http://en.wikipedia.org/wiki/Keith_%26_Tex)
(cover dei Temptations)
Sly & The Revolutionaries (http://en.wikipedia.org/wiki/Sly_Dunbar)
Pump up the volume.. :beer:
Baldrick, m'hai provocato, e io divulgo... The Abyssinians !
Bravo aquila! Se ce l'hai, posta anche qualche info sugli artisti!
Intanto muoviamo un pò le chiappe..
Michigan e Smiley, dj giamaicani anni '70 inventori del rub-a-dub (sfido chiunque a rimanere fermo..)
Un pò di storia, questa Easy Snapping di Theophilus Beckford è ritenuto il primo brano "Ska" in assoluto (1959), genere che poi assunse questa denominazione proprio grazie agli Skatalites
Questa è una chicca. :up:
Citazione di: Baldrick il 18 Lug 2012, 12:01
Fratello mio, l'effetto-eco sul cantato è il male. IL MALE.
Fratello il reggae senza effetto echo è come l'amatriciana senza pecorino
Introdotto dopo, s'è portato via il soul. IMHO.
Spingendosi alle radici si arriva ai canti nyabinghi, base della religione rasta e della resistenza contro gli inglesi.
Dal nyabinghi grazie (soprattutto a Count Ossie), si svilupperanno in seguito ska, rocksteady e reggae
Citazione di: FatDanny il 18 Lug 2012, 14:04
vabbè, prima che ce pensi qualcun'altro, questa è d'obbligo.
Storica sigla di Prince Faster a Radio Rock, per anni è stato il mio segnale delle 18:00, quasi ci rimettevo l'orologio..
;)
Parliamo anche un po' di donne. Di solito hanno rappresentato l'anima più soul (perdonate il gioco di parole) della scena early reggae ed hanno spesso sconfinato in territori northern e classic. Un esempio è Phyllis Dillon (http://en.wikipedia.org/wiki/Phyllis_Dillon) che incideva per la Treasure Isle di Duke Reid (http://en.wikipedia.org/wiki/Treasure_Isle):
(qui un po' più northern soul, appunto)
La già citata Rita Marley, invece, iniziò con le Soulettes, prima di formare le I Three per fare da supporto agli Wailers dopo l'abbandono di Tosh e Wailer:
Altro bell'esempio (tra i miei preferiti) di commistione tra background reggae e ritmi uptempo da dancehall è questo pezzo delle Marvels:
Citazione di: Aquila Romana il 18 Lug 2012, 18:00
Spingendosi alle radici si arriva ai canti nyabinghi, base della religione rasta e della resistenza contro gli inglesi.
Dal nyabinghi grazie (soprattutto a Count Ossie), si svilupperanno in seguito ska, rocksteady e reggae
Alle radici c'è anche una specie di calypso, che non è proprio uguale alla roba che hai postato tu e il cui modello venne ad esempio utilizzato in alcune delle prime incisioni di Toots & The Maytals (di cui parleremo DIFFUSISSIMAMENTE dopo):
Mi piace questo spazio, si stà arricchendo di chicche che andranno a formare la mia prossima play list (Bald, grazie a te ho deciso di rispolverare il mio caro vecchio mixer.., per la gioia di mia moglie !!)
Per il momento un omaggio a Leroy Wallace, percussionista giamaicano degli anni '70, fra l'altro interprete di se stesso nel film Rockers :beer:
Un omaggio agli amanti dello xilofono da parte di un grande interprete come Lennie Hibbert
Tracce di jazz in traccia roots (i cultori del jazz mi hanno scomunicato per questo)
Congo Rock - Sound Dimension
A proposito di voci femminili, ho sempre trovato ipnotica e affascinante questa
ma non sono mai riuscito a trovare documentazione..
Se dici Toots & the Maytals dici Funky Kingston :aleoo:
Citazione di: Aquila Romana il 18 Lug 2012, 22:59
Se dici Toots & the Maytals dici Funky Kingston :aleoo:
Che immancabilmente legavo a questa :aleoo: :aleoo: :aleoo:
Questo e' il topic dell'anno!
:hail:
Me ne facio una e me lo sento tutto piano, piano.
:poof:
Baldrick scrivi la tracklist de' sto capolavoro che urge compilation.
Citazione di: blow il 18 Lug 2012, 23:33
Me ne facio una e me lo sento tutto piano, piano.
:poof:
:poof:
Occhei gente, con ordine.
Dicevamo di Toots & The Maytals (http://en.wikipedia.org/wiki/Toots_and_the_Maytals). Come avrete capito io sono più legato alla matrice soul\gospel dell'early reggae\rocksteady, e dunque per me loro sono tra i più grandi in assoluto. Non è un caso Hibbert sia stato soprannominato l'Otis Redding giamaicano: la passione che pervade la produzione del gruppo, per nulla sminuita ma anzi rafforzata dalla naturale armonia di tre voci potentissime e dal continuo recupero di tutto quanto di buono e bello la black music aveva prodotto fino ad allora, ha fatto di Toots & The Maytals una delle vette assolute del reggae (parola che per giunta furono tra i primi ad usare nel titolo di un brano), o almeno di quello che conosco io.
Bando alle ciance, un po' di robetta buona, al netto di quanto FatDanny e Aquila Romana hanno già postato:
(uno dei pezzi più influenti della storia del reggae)
Buonanotte, domani continuiamo (e magari stiliamo una playlist ragionata :) )
Citazione di: Baldrick il 19 Lug 2012, 00:23
Occhei gente, con ordine.
like the boss said...file up one woman/man at a time and enlighten the population!
but with order! order!
Per un buongiorno a tutti si riparte con un pezzo storico
(dopo però passo al reggae che finora è stato toccato solo marginalmente :) )
trovo offensivo che in tre pagine di ogni ben di dio nessuno abbia ancora citato Keith Hudson :)
bello davvero
ieri sera me ce so' addormito, ai canti nyabinghi me so' pure commosso
l'aquila romana che non ti aspetti, mikey dread, e anche dawn penn, mi ricordano il mio breve periodo a rr
giusto qualche notarella in più, breve per non cliccare su wikipedia, sulle catalogazioni dei diversi generi (p.e perché skinhead o rocksteady), sui nomi dei gruppi che immagino spesso legati a qualche simbologia religiosa, gli anni di riferimento, l'evoluzione dei fenomeni, le derivazioni, quale importanza culturale all'interno della società giamaicana, caso mai ce ne fosse una e non fossero solo fenomeni commerciali o d'intrattenimento. piccole curiosità così, grazie comunque
un altro dei miei pezzi preferiti
Bellissimo questo topic. Io ormai ascolto solo reggae, quando dico ormai... sono almeno 25 anni. Merito di Joe Strummer. Grandissimo Mickey Dread, chissà perchè ^_ Grandissimo Lee Perry.
Visto che Lee Perry l'ha gia trattato Warp, ma poi ci torno su, io continuo con Linton Kwesi Johnson poeta e musicista, nato in Giamaica ma trapiantato a Londra nel 63, all'età di 11 anni, nel 73 ottiene un degree in sociologia all'università di Londra, nel frattempo diventa anche membro delle pantere nere, nel 74 il suo primo volume di poesie
Voices of the Living and the Dead, seguito nel 75 da
Dread, Beat, an' Blood, che tre anni più tardi diventerà il suo primo disco, e che tratta principalmente di episodi di brutalità della polizia inglese nei confronti dei neri, tra l'altro contiene la canzone "
All Wi Doin' is Defendin' so get ready for war!" che fu poi vista da molti come un'anticipazione della rivolta di Brixton del 1981 con versi come "Send in the riot squad quick because we're running wild" e "All we need are bottles and bricks and sticks"
questa è estratta dal suo secondo disco
Forces of Victory del 79
We gonna smash their brains in
'Cause they ain't got nufink in 'em
We gonna smash their brains in
'Cause they ain´t got nufink in 'em
Some a dem say dem a niggah haytah
An' some a dem say dem a black beatah
Some a dem say dem a black stabbah
An' some a dem say dem a paki bashah
Fascist an di attack
No boddah worry 'bout dat
Fascist an di attack
We wi´ fite dem back
Fascist an di attack
Den wi countah-attack
Fascist an di attack
Den wi drive dem backla guerra fredda vista da LKJ, da
Making History (1983)
e infine forse il suo disco più bello
Tings an' Times (1991) che suona però più africano che giamaicano
:hail:
Citazione di: Drake il 19 Lug 2012, 16:31
Visto che Lee Perry l'ha gia trattato Warp, ma poi ci torno su,
prego, drake, vai col nostro madman preferito, metti metti :) di materiale ce n'è a valanga
annuncio che dopo arriva una sezione junior murvin
Buon pomeriggio a tutti :beer: parliamo di Skatalites:
Donald "The Don" Drummond al trombone, Johnny "Dizzy" More alla tromba, Lester Sterling al sax alto, che sotto la guida di Tommy McCook formeranno una delle più importanti e più grandi band Ska
In questo brano del 1972 un omaggio al grande Johnny "Dizzy" More
Nel 1973 si è in piena fase di cambio di ritmo, il Rocksteady rallenta lasciando il posto al Reggae. Ma nel frattempo stà crescendo anche il genere Dub (che vede come progenitori gli Upsetter di Lee Perry e King Tubby).
Proprio Lee Perry nel 1969 aveva fondato una sua etichetta musicale, la Upsetter Records.
Dal 1972 Perry consolida la sua posizione di principale innovatore del reggae, rallentando il ritmo e precorrendo la strada che la musica giamaicana avrebbe seguito negli anni seguenti.
Tra il 1969 e il 1974 l'etichetta Upsetter pubblica più di cento singoli e Lee Perry produce moltissimi pezzi propri oltre a scoprire e produrre innumerevoli artisti e gruppi: Dave Barker, Carl Dawkins, i Silvertones, gli Upsetters.
Di seguito un omaggio ai Silvertones
Rejoice Jah Jah Children - 1973
Grazie ragazzi, impagabili.
Oggi pomeriggio sono oberato di lavoro, posterò qualcosa stasera.
Nel frattempo lively up yourselves!
Il dub (letteralmente tradotto in "doppiare") deve il suo nome alla pratica del dubbing instrumental, ovvero la pubblicazione della versione ritmica sul Lato B dei singoli in formato 45 giri dei brani reggae; tale pratica portò presto allo sviluppo di un vero e proprio stile autonomo grazie soprattutto alle sperimentazioni dagli ingegneri del suono con i loro mixer. Queste nuove versioni vennero chiamate "versioni dub" dei brani originali e gran parte dei singoli venduti in Giamaica includevano la versione originale sul lato A e la versione dub sul lato B.
I primi album composti interamente da versioni dub iniziarono ad emergere nel 1973, quando apparirono sulle scene produttori che presero come riferimento King Tubby come Bunny "Striker" Lee e Augustus Pablo (quest'ultimo intridusse la melodica, che divenne uno dei simboli di questa nuova variante); altri produttori chiave erano Keith Hudson e Lee "Scratch" Perry (nel cui studio di registrazione, il Black Ark, furono registrati molti dei dischi reggae e dub più innovativi degli anni '70), Glen Brown, Prince Tony.
Omaggio a Glen Brown,
good vibrations... ;)
2 Wedden Skank - Anno di grazia 1973
Tra fine anni '60 e metà anni '70 la genialità di produttori come King Tubby, Bunny Lee, Rupie Edwards, Niney Holness e Lee Perry accende l' epopea del dub, un suono evocativo che con l'abuso di echi artigianali e le selvagge forzature su basso e batteria andrà a condizionare il futuro di tutta la dance music internazionale.
Winston Holness, meglio conosciuto come Niney The Observer (vero nome: George Boswell) è sia produttore discografico che cantante, risultando una figura chiave nella produzione di molti classici roots e dub tra gli anni '70 e '80.
Una curiosità, Holness guadagna il suo soprannome "Niney" dopo aver perso un pollice in un incidente di laboratorio.
Niney The Observer - Kutchie Dub (Bring The Couchie Come - The Reggae Crusaders) - 1974
Oggi parliamo di una canzone in particolare Police and Thieves, altra gemma del tesoro di Lee Perry.
Questo pezzo è probabilmente una delle canzoni che hanno cambiato il corso della storia della musica.
perchè? perchè prima che questa traccia fosse pubblicata sul primo album dei clash prodotta dallo stesso Scratch Perry. la musica giamaicana era appannaggio di una ristretta cerchia di amatori e relegata al ruolo di "musica etnica".
Questo pezzo ha aperto il dub, il reaggae e la giamaica ai Punk e al mondo giovanile che in quei giorni (1977) stava cambiando la storia.
Questa canzone ha introdotto il dub nella musica bianca (il punk rock). Dopo questo pezzo niente è stato più lo stesso,
Questo seme ha germinato decine e decine di nuovi rami, dalle slits, al dub destrutturato del pop group, da Metal Box dei PIL a quel disco-monstre che è Sandinista (due tra gli album più criminalmente sottovalutati della storia). dal On-U sound alle decine di varianti dub dell'elettronica.
tutto è cominciato con questo matrimonio officiato dal più grande produttore della storia della musica insieme a Phil Spector.
Ogni giorno chi ama la musica dovrebbe ringraziare Jah per averci donato Lee Perry
l'originale
la dub version
quella dei clash
Visto che parliamo di Lee Perry, io mi soffermo su uno degli artisti da lui prodotti: Max Romeo.
Un grande della musica giamaicana e nello specifico del cosiddetto
Roots.
Aquila romana complimenti per la selezione e il rigore storiografico! Excellent!
Citazione di: Warp il 20 Lug 2012, 10:13
da Metal Box dei PIL a quel disco-monstre che è Sandinista (due tra gli album più criminalmente sottovalutati della storia)
aspetta n'attimo.
su metal box 100% ma su sandinista no.
casomai il contrario: sopravvalutatissimo e ipercitato da tutti, secondo me e'un'accozzaglia di stili diversi buttati la a evocare chissa'quale eclettismo, qualita'della scrittura mediocre, originalita' zero.
e quando fanno il reggae i biancuzi clash lo rifanno MALE.
l'unica eccezione rilevante e' the guns of brixton, capolavoro immortale ( il loro unico ) e guarda caso non l'hanno scritto ne mick jones ne joe strummer.
Citazione di: kelly slater il 20 Lug 2012, 12:35
Aquila romana complimenti per la selezione e il rigore storiografico! Excellent!
Grazie, è sempre un piacere condividere tra appassionati, e ringrazio Baldrick per aver aperto questo spazio
Se riesco nel pomeriggio posto qualche altra mia "fissa" ;)
l'importanza del pezzo va al di là della mera esecuzione, i clash che in sandinista mettono un pezzo con mickey dread ha lo stesso impatto che ebbe nel Jazz John Zorn quando creò i Naked City con ia ritmica dei Napalm Death: E' un clash di 2 mondi che fino a quel momento erano incomunicabili.
Ovvio che non possono suonare reggae come lo suonanavano gli Upsetters. Ma se tanto per dire, ancora oggi nei centri sociali si balla il reggae è grazie ai Clash. E ai molti altri, arrivati tutti dopo però.
Sandinista è un album molto meno citato dagli esperti sapientoni di quanto non sia London Calling, e secondo me è un capolavoro proprio perchè fuori fuoco, uno dei primi esperimenti sound globale, cosa che poi portarono a compimento i Manonegra i Les Negresses Vertes e Camper Van Beethoven e tanti altri.
E' un disco perfettibile, forse dispersivo, ma rientra in pieno nella logica degli anni 80 e in quella della cultura giamaicana dove a memoria mia i capolavori sulla lunga durata, che non siano mere raccolte, si contano con le dita delle mani.
Beris Simpson all'anagrafe di Kingston, Prince Hammer per questa Sugar Down Deh (1978)
:beer:
Omaggio a Jah Woosh (nome ufficiale Neville Beckford, 1952 - 2011)
Insieme all'amico Reggae George, colleziona le sue prime esperienze alla corte di prestigiosi produttori quali sono Coxsone Dodd e Duke Reid. Il duo si chiama Neville & George, realtà che si scioglie però ben presto.
Per Neville comincia così una carriera artistica da solista, che muove i primi significativi passi quando entra a far parte del sound system di Prince Lloyd, che anima le notti di Tivoli Garden. L'approdo a Channel One dove registra "Angela Davis", omaggio ad una guerriera africana, segna anche la collaborazione con il produttore Black Morwell. Nel 1974 arriva il suo album di debutto che battezza proprio con il titolo "Jah Woosh", questa volta prodotto da Rupie Edwards. Il disco viene distribuito anche in Inghilterra con un discreto successo.
Il suo particolarissimo stile di toaster, lo rende a suo modo unico nel panorama della musica jamaicana. Profondamente legato alla fede Rasta, i suoi testi celebrano Jah Rastafari e il suo messaggio di amore, riscatto e redenzione. A metà degli anni '70 i toaster sono oramai un punto fermo del reggae di quel periodo e Jah Woosh, seppure con alterne vicende, ne è uno dei protagonisti.
Questa la versione dub della sua
I'm AlrightIl suo talento emerge chiaro e limpido in un disco come "Dreadlocks Affairs", autoprodotto e uscito con notevole successo nel 1976. Seguono nel giro di pochi mesi altri album quali "Psalms Of Wisdom" e il monumentale "Religious Dread".
Il giornale inglese Black Magazine elegge molti di questi dischi al numero uno della sua speciale classifica di gradimento. E' il 1978 quando va per la prima volta in tour in Inghilterra, dove nascono anche le prime collaborazioni con Adrian Sherwood. Con l'arrivo degli anni '80 Jah Woosh scompare progressivamente dalla circolazione, in particolar modo quando decide di trasferirsi in Ghana. Solo più tardi ritornerà ristampando molto dei suo materiale. Scompare il 21/01/2011, lasciandoci fra l'altro anche questa particolare Riding Melody
Citazione di: Warp il 20 Lug 2012, 14:50
l'importanza del pezzo va al di là della mera esecuzione, i clash che in sandinista mettono un pezzo con mickey dread ha lo stesso impatto che ebbe nel Jazz John Zorn quando creò i Naked City con ia ritmica dei Napalm Death: E' un clash di 2 mondi che fino a quel momento erano incomunicabili.
Ovvio che non possono suonare reggae come lo suonanavano gli Upsetters. Ma se tanto per dire, ancora oggi nei centri sociali si balla il reggae è grazie ai Clash. E ai molti altri, arrivati tutti dopo però.
Sandinista è un album molto meno citato dagli esperti sapientoni di quanto non sia London Calling, e secondo me è un capolavoro proprio perchè fuori fuoco, uno dei primi esperimenti sound globale, cosa che poi portarono a compimento i Manonegra i Les Negresses Vertes e Camper Van Beethoven e tanti altri.
E' un disco perfettibile, forse dispersivo, ma rientra in pieno nella logica degli anni 80 e in quella della cultura giamaicana dove a memoria mia i capolavori sulla lunga durata, che non siano mere raccolte, si contano con le dita delle mani.
sotto questo punto di vista sono d'accordo.
a livello concettuale e'stato importante sandinista.
tra l'altro e'sicuramente migliore di london calling che per me a parte appunto guns of brixton e 2-3 hits e'un disco abbastanza palloso.
i clash, che come si sara'capito non amo molto, sono stati un gruppo-bandiera che a livello strettamente musicale a dispetto dell'attitudine politicamente rivoluzionaria sono stati dei conservatori, attaccati solidamente agli stilemi del rocknroll.
E quando viravano funk o reggae o soul era quasi sempre un'esplorazione piu' che un'integrazione.
i P.I.L. invece sono stati un gruppo fortemente innovativo, hanno fondato sul dub uno stile personale denso e monolitico che abbatteva le strutture rock e pure quelle dub.
come dici tu Sandinista ha un sound globale
Metal Box ha il sound dei P.I.L.
Citazione di: kelly slater il 21 Lug 2012, 02:09
sui clash la penso come te, molto più fondamentali i B.A.D. del solo Mick Jones.
a mio modo di vedere la musica post punk si fonda su 4 pilastri che sono Pop Group, Thriobbing Gristle, Joy Division e Cabaret Voltaire, tutto il resto è derivazione di questi 4 ceppi o recupero di stilemi precedenti (ska, reggae, garage, jazz, funk, glam etc)
Citazione di: kelly slater il 21 Lug 2012, 02:09
i clash, che come si sara'capito non amo molto, sono stati un gruppo-bandiera che a livello strettamente musicale a dispetto dell'attitudine politicamente rivoluzionaria sono stati dei conservatori, attaccati solidamente agli stilemi del rocknroll. E quando viravano funk o reggae o soul era quasi sempre un'esplorazione piu' che un'integrazione.
Si abbiamo capito... beh uno che passa in poco meno di 5 anni da Janie Jones (l'album senza nome) a Sandinista tanto conservatore non è.
Per tornare nel tema del topo, guarda caso, Danny Ray, Revolution Rock ^_
Citazione di: eLviS il 23 Lug 2012, 01:46
beh uno che passa in poco meno di 5 anni da Janie Jones (l'album senza nome) a Sandinista tanto conservatore non è.
considera però che l'album più celebrato dalla critica (London Calling) a parte alcune divagazioni reggae-ska, porta prevalentemente rock'n'roll declinato in vari modi ma sempre di r'n'r si parla, Sandinista è stato il grande salto in avanti (senza rete), non capito da molta critica e da molto pubblico, infatti poi è seguito un ritorno a lidi più sicuri con Combat Rock, il loro album più commerciale e rock, (motivo per cui Mick Jones ha abbandonato la nave, fondando i B.A.D.).
Se pensi a cosa è uscito nel 1979, (cito a memoria) Y del Pop Group, Unknown Pleasures dei Joy Division, 20 Jazz Funk Greats dei Throbbing Gristle, Entertainment! dei Gang of Four, 17 seconds dei Cure, 154 dei Wire, lo stesso The Wall dei Floyd che anticipa le paranoie 80's, Metal Box dei P.I.L. Fear of Music dei Talking Heads, Reggatta de Blanc dei Police, (ma ve state a rende conto che anno è stato il 1979?, roba che se ne uscisse anche solo 1 di album del genere nel 2012 faremmo le danze di ringaziamento fino al 2013), London calling è certamente il titolo meno originale del mazzo, fermo restando che è un gran disco.
Citazione di: Warp il 23 Lug 2012, 15:23
Se pensi a cosa è uscito nel 1979, (cito a memoria) Y del Pop Group, Unknown Pleasures dei Joy Division, 20 Jazz Funk Greats dei Throbbing Gristle, Entertainment! dei Gang of Four, 17 seconds dei Cure, 154 dei Wire, lo stesso The Wall dei Floyd che anticipa le paranoie 80's, Metal Box dei P.I.L. Fear of Music dei Talking Heads, Reggatta de Blanc dei Police, (ma ve state a rende conto che anno è stato il 1979?, roba che se ne uscisse anche solo 1 di album del genere nel 2012 faremmo le danze di ringaziamento fino al 2013), London calling è certamente il titolo meno originale del mazzo, fermo restando che è un gran disco.
te stai a rende conto, si, de che cazzo significava avecce 14 anni nel 1979?
:=))
(te sei dimenticato One Step Beyond dei Madness e Specials degli omonimi)
Senza contare l'uscita di Gelato al Cioccolato di Pupo e Sbucciami di Malgioglio
(EDIT: che hanno segnato musicalmente e psicologicamente a vita un porga ancora adolescente)...
eh si, grande annata.
:)
(cmq ve siete scordati Highway to Hell nel grande '79, tacciacci vostri)
;)
Citazione di: FatDanny il 23 Lug 2012, 15:47
(cmq ve siete scordati Highway to Hell nel grande '79, tacciacci vostri)
quella è musicaccia
Citazione di: Warp il 14 Nov 1980, 12:36
motivo per cui Mick Jones ha abbandonato la nave, fondando i B.A.D.
Jones ha abbandonato la nave per altri motivi, le ispirazioni musicali c'entravano poco secondo me. Guarda che Should I Stay or Should I Go l'ha partorita lui poco prima del naufragio. Se non è rock quella ! Poi comunque grandissimo anche B.A.D. primo e secondo periodo, come idee e come musica, purtroppo maluccio per la produzione. Guarda apri un topic che qui ci facciamo cacciare ^_
E un pizzico di caro buon vecchio dub targato anni '70
Sly & The Revolutionaries With Jah Thomas - Collie
NyabinghiIl nome nyabinghi deriva da un movimento dell'est dell'Africa attivo nel periodo tra gli anni 1850 e 1950 che fu guidato dalle popolazioni che si opponevano all'imperialismo europeo.
Questa forma di nyabinghi girava attorno alla figura di Muhumusa, una donna guaritrice dell'Uganda che organizzò una resistenza contro i colonialisti tedeschi. I britannici in Africa combatterono i nyabinghi, classificandoli come stregoni dopo che era stata varata l'"Ordinanza sulle stregonerie" nel 1912.
Muhumusa venne catturata nel 1913.
La resistenza nyabinghi ispirò molti giamaicani anti-colonialisti che si opponevano all'occupazione britannica, e venivano spesso organizzate delle danze e dei canti nyabinghi per invocare il potere di Jah contro l'oppressore. Il termine venne così attribuito anche ad una musica folkloristica giamaicana, diventando la più caratteristica forma di musica relativa alla religione rasta.
Il nyabinghi era suonato alle cerimonie sacre chiamate "grounations", che includevano percussioni, canti e balli, assieme alla preghiera e all'uso della marijuana. Nella musica nyabinghi venivano usati tre tipi di percussioni: bass (grancassa), funde e akete. L'akete suonava una sincope improvvisata, il funde suonava un battito regolare in due battute, mentre la grancassa suonava fortemente sulla prima battuta, e più leggermente nel terzo (o quarto) battito.
Count Ossie (Oswald Williams) fu il primo artista a registrare della musica nyabinghi, e contribuì allo sviluppo della cultura rasta. I canti nyabinghi influenzarono in seguito la musica popolare giamaicana come lo ska, il rocksteady e soprattutto il reggae. Il tamburo è il simbolo dell'africanità dei rastafari, e molti sostengono che lo spirito divino di jah sia presente nel tamburo.
Karl Bryan & Count Ossie - Black Up - 1972 (circa..)La musica africana sopravvisse alla schiavitù perché i colonizzatori incoraggiavano a suonarla come metodo per tenere alto il morale degli schiavi. La musica afro-americana sorse con l'afflusso di influenze dei nativi giamaicani, come anche quelle dei colonizzatori europei.
Il Nyabinghi tuttavia è anche il nome di una setta rasta. Questi sostengono "morte agli oppressori bianchi e neri", ma non credono nella violenza, poiché sostengono che Jah sia l'unico ad avere il diritto di distruggere.
E dunque nel 1981, a proposito di canti nyabinghi e relative percussioni...
Ras Michael & The Sons Of Negus - Disarmament
Vocals : Ras Michael
Backing Band : The Sons Of Negus
Drums : Santa Davis & Ras Michael & Alvin Jack Hewitt
Bass : Maskil
Lead Guitar : Earl Chinna Smith
Rhythm Guitar : Hux Brown
Organ : Lamey
Horns : George Maddon
Funde : I Marts
Bass Drum : Sydney Wolf
Percussions : Ras Michael
Good vibrations.... ;)
Citazione di: Warp il 21 Lug 2012, 13:23
a mio modo di vedere la musica post punk si fonda su 4 pilastri che sono Pop Group, Thriobbing Gristle, Joy Division e Cabaret Voltaire, tutto il resto è derivazione di questi 4 ceppi o recupero di stilemi precedenti (ska, reggae, garage, jazz, funk, glam etc)
ah si?
e i Pere Ubu da che filone discendono?
e i Chrome?
e i Devo?
Citazione di: kelly slater il 24 Lug 2012, 20:17
hai citato 3 gruppi americani io 4 inglesi. :) Per me la new wave è principalmente inglese e in seconda battuta tedesca, agli americani (dell'epoca) lascio giusto talking heads, tuxedomoon e wall of voodoo, il resto (tra cui pere ubu e devo) lo vedo come materiale derivativo di quello inglese inframmezzato da ampi cenni di cultura US (la minimal music per i chrome, come certe cose di branca o di wave tedesca, un pò di kraftwerk e faust, e un pizzico di pop per i devo).
Un discorso a parte meriterebbero i geniali Residents e Negativland, ma si tratta di gente che gia faceva musica prima del punk, e viene da esperienze più variegate.
I pere ubu e (soprattutto) i devo, onestanente ti dico che li ho sempre trovati insulsi (ma è un problema mio lo riconosco), e senza nulla togliere alla bontà della loro musica (magari averne oggi) si tratta comunque di gruppi un paio di gradini sotto i 4 citati.
Per vedere roba di livello americana, bisognerà aspettare i sonic youth, insomma gli anni 80, per me pure tutto il giro no wave era un grosso bluff, 4/5 gruppetti di scoppiati che non sapeva fare una nota una e che si atteggiava a maledetto solo perchè si facevano di eroina a new york. Mentre dall'altro lato della strada i dj facevano la storia, loro facevano la geografia buoni a farsi fotografare con i jeans bucati e la faccia sfatta. Losers
Citazione di: Warp il 24 Lug 2012, 21:16
hai citato 3 gruppi americani io 4 inglesi. :) Per me la new wave è principalmente inglese e in seconda battuta tedesca, agli americani (dell'epoca) lascio giusto talking heads, tuxedomoon e wall of voodoo, il resto (tra cui pere ubu e devo) lo vedo come materiale derivativo di quello inglese inframmezzato da ampi cenni di cultura US (la minimal music per i chrome, come certe cose di branca o di wave tedesca, un pò di kraftwerk e faust, e un pizzico di pop per i devo).
Un discorso a parte meriterebbero i geniali Residents e Negativland, ma si tratta di gente che gia faceva musica prima del punk, e viene da esperienze più variegate.
I pere ubu e (soprattutto) i devo, onestanente ti dico che li ho sempre trovati insulsi (ma è un problema mio lo riconosco), e senza nulla togliere alla bontà della loro musica (magari averne oggi) si tratta comunque di gruppi un paio di gradini sotto i 4 citati.
Per vedere roba di livello americana, bisognerà aspettare i sonic youth, insomma gli anni 80, per me pure tutto il giro no wave era un grosso bluff, 4/5 gruppetti di scoppiati che non sapeva fare una nota una e che si atteggiava a maledetto solo perchè si facevano di eroina a new york. Mentre dall'altro lato della strada i dj facevano la storia, loro facevano la geografia buoni a farsi fotografare con i jeans bucati e la faccia sfatta. Losers
Ah la butti sulla rivalita' UK-USA eh? :beer:
Innanzitutto sulla no-wave non potrei essere piu' d'accordo con te.
Insulsaggine intellettualoide. Ho sempre odiato in particolare Arto Lindasy in tutte le sue incarnazioni, e un par d'anni fa per puro caso me lo sono sorbito a villa ada e devo dire due cog.lioni è dire poco.
Lo stesso Branca, messo forzatamente nel calderone viene e va da altre parti.
New York fine 70 dice ben altre cose interessanti non solo nell'hip-hop ma sopratutto nel reparto dance-sperimentazione (arthur russell francois kevorkian larry levan).
Sul nucleo del tuo discorso invece dissento.
Per prima cosa è importante capire che il post-punk diciamo "new wave" prende comunque le mosse dall'underground americano (leggi VU e Stooges).
E dimentichi un altro gruppo pre-tutto: i Suicide, che per esempio sono stati una massiccia influenza per i CV, al pari di tutto il kraut elettronico.
Come anche i TG si sono abbeverati alle fonti dei minimalisti alla Steve Reich ma anche dai Silver Apples.
Insomma uk e usa sono nella storia del "rock" costantemente uniti in una dialettica molto ravvicinata.
Ma aldila' dei campanilismi, è proprio la teoria dei 4 pilastri, che secondo me non regge.
1) I TG non sono un gruppo post-punk, ne' cronologicamente ( iniziano a fare le prime cose a meta' 70' )
ne' stilisticamente, ne' ideologicamente. Di fatto inventano un nuovo filone, ovvero la musica industriale, che ha codici, linguaggi e sopratutto meccanismi mediatici-produttivi veramente "altri" rispetto al rock, al contrario del punk e della new wave, che invece si inseriscono perfettamente nel binario.
2) I CV non sono stati cosi' importanti secondo me.
All'inizio sicuramente hanno rappresentato un punto di congiunzione tra la scena industriale, l'elettronica tedesca e il white funk, ma la loro influenza non mi sembra sia stata cosi' grande, sopratutto in ambito post-punk. Casomai è stata la generazione elettronica inglese che li ha ripescati nei 90', e grazie ai loro lavori di meta' 80' prodotti da marshall jefferson a chicago ( ah l'america che ritorna!)
3) I Pop Group mi piacciono tanto, senz'altro, sopratutto concettualmente.
Ma anche qui: non sono stati certo gli unici a contaminare col dub, e sicuramente non i primi.
Gli stessi Pere Ubu negli stessi mesi maneggiavano "Dub Housing" , ma sopratutto i PIL con Metal Box sono stati way out more influent! Insomma dire che tutto è derivazione di mi sembra un po' azzardato...
4) Ecco forse per i Joy Division il tuo discorso puo' valere.
Hanno influenzato ( e continuano a farlo ) generazioni di wavers, da quelli che copiano paro paro a quelli che ne prendono aspetti ogni volta diversi e peculiari: le atmosfere cupe oppure
quel modo di suonare il basso, quel tipo di produzione densa di vuoti di Martin Hannett...
Pero' i JD NON hanno influenzato affatto tutto il post-punk.
Ci sono molti altri ceppi che hanno usato colori diversi, atmosfere, soluzioni liriche e strumentali molto differenti e non meno importanti.
I primi che mi vengono in mente sono gli immensi Wire dei primi 3 dischi, a cui è debitore quasi tutto l'indie americano dei 90' e anche buona parte del brit-pop.
I Magazine, anzi piu' propriamente John Mc Geoch, chitarrista-icona del post punk, a cui Bernard Sumner deve piu' di un'idea, poi colonna dei dischi migliori di Siouxsie e poi ancora nei secondi PIL.
Di Talking Heads e Gang of Four hai gia' detto tu.
I Fall, altro gruppo molto particolare e assolutamente non derivativo.
I This Heat, altri sperimentatori in cerca di una propria strada.
Gli stessi Cure e Bauhaus hanno il loro proprio sound e non è riconducibile a nessuno dei 4 pilastri da te citati...
vabbe' stiamo infestando il topic dedicato al reggae, e allora mettiamo sul piatto
una delle mie 5 canzoni preferite degli Wailers:
Citazione di: kelly slater il 24 Lug 2012, 23:24
vabbe' stiamo infestando il topic dedicato al reggae, e allora mettiamo sul piatto
una delle mie 5 canzoni preferite degli Wailers:
Ah... mò si.... questo topic stava deragliando... ;)
PS : Ottima scelta :up: ma adesso sono curioso di conoscere le altre 4 della top 5
Citazione di: Aquila Romana il 24 Lug 2012, 23:36
Ah... mò si.... questo topic stava deragliando... ;)
PS : Ottima scelta :up: ma adesso sono curioso di conoscere le altre 4 della top 5
Ahh mi inviti a nozze!
Un'altra sicuramente è questa, e non posso evitare i brividi
ogni santa volta che l'ascolto.
In particolare mi fanno impazzire quelle pause in cui il basso si ferma, tutto è sospeso sugli alti del lick di chitarra e i piattini e poi il cuore ricomincia a pulsare...
che poi parliamoci chiaro, Bob è un genio e chi lo nega
ma ci aveva pure sotto al culo una delle sezioni ritmiche piu' devastanti della storia della musica.
i fratelli gia' nella culla pulsavano insieme...
quando basso e batteria si fondono in un unica cosa...
Questo è un inno immortale per tutti quelli come me che da pischelli l'hanno fermati un miliardo de volte
e avevano sempre qualcosa da nascondere...
Exodus è un disco troppo pop per i miei gusti.
Questa pero' è scura e roots al punto giusto, e l'assolo pentatonico di junior marvin
trova un altro senso negli incastri ritmici.
E poi è un testo di lotta e parla di non arrendersi mai..
Il quinto pezzo della mia top five è un pezzo che parla di disperazione e dell'unica soluzione possibile.
"burnin all illusions tonight"... che altro dire?
Citazione di: kelly slater il 24 Lug 2012, 23:51
100 % - Un brano che accarezza l'anima
Citazione di: kelly slater il 24 Lug 2012, 23:51
il basso si ferma, tutto è sospeso sugli alti del lick di chitarra e i piattini e poi il cuore ricomincia a pulsare...
E hai detto tutto... :up:
Topic meraviglioso!
Grazie ragazzi! È da ieri che ascolto le canzoni una dopo l'altra.
Sullo Skinheads Reggae segnalo i Symarip (http://it.wikipedia.org/wiki/Symarip), un gruppo al quale sono molto legato. Sono stato due anni insieme a una modette che li ascoltava a ripetizione.
---Aspetto con ansia il filone Northen Soul!
(ops, passavo
casualmente da ste parti e rileggendo il mio post mi sono accorto che manca una r)
Non so, forse sto uscendo un pò troppo dai binari e sta cosa non vi piacerà ma non posso non postare alcuni classici Northern Soul.
Frank Wilson (http://en.wikipedia.org/wiki/Frank_Wilson_%28musician%29)
Inno puro
Al Wilson (http://en.wikipedia.org/wiki/Al_Wilson_%28singer%29)
Garnet Mimms (http://en.wikipedia.org/wiki/Garnet_Mimms)
The Tomangoes (non ho trovato il link wiki)
--Spero mi perdoniate!
ultimo, giuro, sono sicuro che baldrick apprezzerà :))
Dena Barnes
Un pò di storia.
Dunque, la Giamaica fu colonia inglese dalla fine del 1600 e vi vennero trasportati migliaia di schiavi africani; le condizioni di vita degli schiavi erano durissime e molti di loro cominciavano a ribellarsi e a fuggire nella foresta (i cosiddetti "Maroons" che iniziarono a vivere in comunità mantenendo vive le loro radici culturali africane).
La ritmica africana giunta nell'isola con gli schiavi (che la tengono viva per non perdere il contatto con le radici africane) si fonde con il calypso centroamericano dando vita alla caratteristica forma musicale giamaicana del "mento" (una variante ruvida del calypso, dovuta proprio alle influenze africane)
Tanto per farsi un'idea
MENTO 1) HILL AND GULLY RIDER - 2) HOLD HIM JOE (REGGAE)
Negli anni '50 il mento subisce la forte influenza del RnB e del jazz (diffusi dalle vicine stazioni radiofoniche statunitensi di New Orleans e Miami) dando vita allo ska, un genere caratterizzato dal martellante e voloce ritmo della chitarra (dal quale si svilupperà il reggae) che si diffonde rapidamente grazie ai sound system (grandi impianti stereofonici installati su dei camion) e che accompagnerà la conquista dell'indipendenza dal colonialismo inglese (1962).
(http://www.easyskankers.it/gif-jpg/ss.jpg)
Nascono le prime leggende locali, su tutti Coxsone Dodd (futuro fondatore degli Studio One)
Si dice che Dodd passeggiasse con una borsa con su scritto TNT, questo perché fra i Sound System Operators scoppiò subito una lotta per la supremazia del mercato discografico appena generato. I proprietari del Sound System molto spesso erano accompagnati da guardie del corpo, che li proteggevano dai "Dance Hall Crashers" (pagati dal Sound System rivale) o dalle manganellate della polizia (frequenti quando il Sound System Operator non era protetto politicamente).
Nei piatti molto spesso giravano dischi senza etichetta, questo per non far leggere al Sound System rivale il nome del cantante e il titolo della canzone, ottenendo così l'esclusiva per tutta Kingston.
Uno dei primi gruppi a registrare per Coxsone sono i "Blues Blasters", nella cui band suonava il il chitarrista, Ernest Ranglin, e per capire di chi sto parlando credo non servano parole ma semplicemente ascoltare...
Below the bassline – Ernest Ranglin
Black disciples – Ernest Ranglin
Double talk – Ernest Ranglin
Close your eyes and good vibrations... ;)
Il successo di un Sound System non era caratterizzato solo dalle selezioni musicali, ma anche dai Dj, che si cimentavano nel cosiddetto "Toasting" (parlare sopra ad una canzone, di cui era maestro King Stitt).
Nel 1959 i Sound System Operators diventano veri e propri produttori dando inizio alle prime "Sessions". I musicisti erano più o meno gli stessi, ma il nome della band cambiava in base al produttore.
Al basso c'era Cluett Johnson, alla chitarra Ernest Ranglin, alla batteria Arkland Parks detto "Drumbago", al piano Theophilius Beckford, qui in una versione di Easy Skanking memorabile :oda:
Theophilus Beckford - Easy Skanking
Ai fiati (sax tenore) c'era quel genio di Tommy McCook
Tommy nacque il 3 marzo 1927 a Cuba, dove la madre si era stabilita per avvicinarsi a Panama, dove prestava lavoro il marito (ai lavoratori non era permesso portare la famiglia vicino al cantiere del canale).
Nel 1933 Tommy ritorna in Giamaica e dopo aver ascoltato la banda dell'Alpha Catholic School for Boys, decide di frequentare anche lui la scuola, per imparare a suonare il sassofono e studiare i rudimenti della teoria musicale.
Nel 1943 Tommy diventa musicista professionista nella Eric Deans Orchestra, una band tra le migliori in Giamaica, che suona regolarmente al Bournemouth Club.
Nel 1956 visita per la prima volta l'America recandosi a Miami. È li che ascolta John Coltrane che, come disse "cambiò la mia vita e il modo in cui suonavo il sassofono". Dopo questo incontro il Jazz divenne il punto di attrazione per Tommy, che nel 1962 ritorna in Giamaica, convinto di "suonare solo Jazz" e formando una piccola band (nel 1962 registra una jazz session uscita poi come l'LP Jazz Jamaica).
"Count" Ossie William era a capo di una formazione di percussionisti rasta (Mystic Revelation of Rastafari), una derivazione tribale africana fondamentale nella storia della musica giamaicana. McCook acconsentì a dirigere la band dopo esser venuto incontro alle aperture di Coxson Dodd
Gli Skatalites si formarono nel giugno del 1964 e, presentandosi come "Tommy McCook and The Skatalites", suonarono in tutta la Giamaica, anche se erano sostanzialmente di casa al Bournemouth Club, nell'Est Kingston.
Sotto la guida di Tommy, ma anche grazie a un talento come quello di Don Drummond, gli Skatalites si affermano come la migliore session band di tutti i Caraibi, dove il vellutato fraseggio di Tommy McCook ha un ruolo nel "tranquillizzare" il ritmo dello Ska (il suono del suo sassofono non è quasi mai aggressivo, le note sono leggere).
1973 - BUBBLE STRUT..TOMMY McCOOK & THE IMPACT ALL STARS
Tommy è uno dei pochi session musicians che è riuscito in tutta la sua carriera a rimanere sempre band leader, per tutto il periodo che va dal suo rientro in Giamaica alla data in cui è morto.
Registra anche con trombettisti del calibro di Bobby Ellis e Dizzy Moore, e come solista in come Cookin' (1974), Brass Rockers (1975), Hot Lava (1977) e Blasing Horns (1978). Nel 1975, il governo giamaicano riconosce il contributo dato a Thomas McCook per l'eredità musicale della nazione conferendogli l'"Order of Distinction".
E ci credo....
1977 Tommy McCook - Blazing Horns - 10 - Lamb's bread
1977 - Tommy McCook - Blazing Horns - 07 - Tommy's Mood
Il sax di Tommy McCook è stato accompagnato nell'arco della sua più che quarantennale carriera musicale, da tutti i più validi musicisti che abbia sfornato la Giamaica.
Tommy McCook featuring Bobby Ellis - The Blazing Horns (Roots Dub Instrumental)
Suona con tutti le migliori sessioni ritmiche del suddetto periodo registrando molti LP (anche suonando il flauto), nel 1989 gli Skatalites esplodono aprendo a Bunny Wailer in "Liberation" tour.
"Tenor Titan" muore il 5 maggio 1998 per un collasso, poco dopo essere stato ricoverato in ospedale, questa l'ennesima perla che ci ha lasciato in eredità
Tommy McCook - Yabby You: Jesus Dread - 1.25 - Death Trap
Altro personaggio fondamentale di quel gruppo di musicisti che hanno scritto la storia del reggae è
Roland Alphonso (sax tenore); nato a Cuba nel 1931, da piccolo viene portato in Giamaica dalla madre, e giovanissimo comincia a collaborare con diverse formazioni (sia in "sezione" che come solista, arrangiatore e compositore) divenendo un musicista affermato e cominciando a registrare nel 1956 per il giovane Coxsone Dodd (siamo agli albori dell'industria discografica giamaicana).
Questo brano di fine anni '60 per capire lo stile di Roland
1969 Jeff Barnes & Roland Alphonso - Peyton Place
Tra le tante formazioni con le quali collabora ci sono anche i Soul Vendors (Lloyd Brevett al contrabbasso, Hector "Bunny" Williams alla batteria, Dizzy moore alla tromba e J.Mitto al piano)
1975 roland alphonso & the soul vendors tenor man trip
1978 - Soul Vendors & Roland Alphonso : Death in the Arena
Nonostante venga colto da un ictus (che gli provoca una parziale paresi) Roland rimane uno tra i musicisti giamaicani più richiesti, e nel 1973 esce il suo primo disco da solista: Best Of Roland Alphanso (Studio One). Si tratta di una notevole raccolta di brani (12) tra proprie composizioni originali e cover (alcuni sono su ritmiche rocksteady, altri, più "reggae degli inizi"); l'album fu un successo e fu seguito due anni dopo dall'altrettanto splendido "King Sax", uscito sempre per Studio One.
Nel 1982 pubblica il suo terzo album solista: "Brighter Shades of Roots" dove ci regala questa fantastica Drum Song Style
Nel 1984 una raccolta di successi del maestro giamaicano esce su un album intitolato "Roll On"
Nel 1991, i riformati Skatalites si esibiscono in un tour europeo e ricevono ovunque calorosi benvenuti da platee entusiaste. Alphonso, ormai sessantenne, sostiene mega tour che avrebbero sfiancato chiunque, nonostante non si muova più in maniera tanto agile (cammina a piccoli passi) non manifesta nessun cenno di affaticamento e quando sale sul palco quasi per magia diventa agile come se nulla fosse
oland alphonso & the beverley,s all stars ... soul finger
"The Chief Musician" morirà il 20 novembre 1998, questa Maxie waxie per chiudere in bellezza questo spazio in suo ricordo
Topic da Oscar.
Sarebbe bello farli di simili per ogni genere musicale.
Vabbe', a questo punto del topic, posto che vorrei continuare a sentire le perle che Aquila sta sciorinando con una competenza veramente encomiabile, aggiungerei (col beneplacito di sor Baldrick) il reggae che ho amato di piu' , in eta' tardoalescenziale, vale a dire il famigerato dancehall.
E' comune convenzione datare l'inizio del dancehall nel 1979: i riddim sono ancora roots, ma l'attitudine e il modo di cantare segnano una differenza stilistica notevole.
La vecchia volpe Coxsone Dodd fiuta il cambiamento e ripesca vecchi classici studio one, facendoli risuonare in maniera "moderna" e piu' squadrata.
A metterci l'ugola è Sugar Minott, un ex dj del Silence
Tra gli eroi del roots anni 70' quello che abbraccia per primo e piu' convintamente la "nuova onda"
è sicuramente Gregory Isaacs.
Qui è gia' l'82' e ancora la base è suonata con strumenti veri e non programmati, ma la nitidezza dei suoni
e la pulizia della produzione si notano non poco.
Il soul e il mystic del reggae pero' ci sono ancora, eccome.
Anche un vecchio pioniere come John Holt centra uno dei suoi hit piu' massivi
nel 1982 in piena fioritura dancehall
Tra le innumerevoli precursioni (perdonate il neologismo) del buon Lee Scratch Perry potrebbe esserci anche quella relativa al dancehall.
Nel 76' lancia questa bomba minimale dal suono secco ed elastico che fara' scuola.
Alla voce un altro grande delle origini:
I puristi del reggae considerano l'avvento del dancehall un decadimento e un impoverimento sonoro.
Il calore, la rabbia, la profondita' del reggae originari sarebbero svaniti in favore di suoni piu' "pop" levigati, tematiche piu' spensierate e una maggiore freddezza globale.
In realta' si è trattato da una parte di un ritorno allo spirito danzereccio dello ska e del calypso, e dal'altra di una logica evoluzione dettata dalle nuove tendenze internazionali.
La Giamaica è stata una nazione che ha dato enormemente al mondo: la dance deve non poco al dub, come ricordava qualcuno prima, e il rap stesso, aldila' dei call and response nei campi di cotone o dei griot africani è una discendenza diretta (Kool Dj Herc era un immigrato giamaicano) del dj style.
Ma la Giamaica ha anche assorbito le influenze esterne sin dalle origini, come spiegava Aquila, e alla fine degli anni 70 e per tutti gli 80' era inevitabile che tornasse a farlo, pur sempre nel contesto di una rielaborazione assolutamente originale.
Questa tendenza, portata alle estreme conseguenze, portera' alle basi sintetizzate di meta' anni 80'.
Ma nei sei anni precedenti, ovvero la early dancehall, indica gia' la strada.
La dancehall come luogo fisico di aggregazione diventa centrale nella vita sociale giamaicana.
Certo non è la asettica e snob discoteca del mondo occidentale: l'interazione tra il pubblico e i cantanti/dj è strettissima e vitale, ma l'imperativo è: ballare.
e questa è la versione disco:
E già... gli anni '80 e le serate a ritmo di dancehall nei centri sociali :beer:
Papa Levy fra l'altro era proprio uno dei miei tormentoni (sparato a tutto volume dall'autoradio del mio caro-vecchio cinquino...); poi, come è naturale che sia, con l'avanzare degli anni si tende verso ritmi più "raffinati"
Ottimo anche il Max Romeo postato :up:
Due ciliegine per chiudere in bellezza il capitolo sul grande Roland Alphonso, che in queste due cover spazia da Bach alla musica napoletana.. (e ho detto tutto)
R.Alphonso - Whiter Shade of Pale / Hop Special (1966/68)
R.Alphonso - Never to be mine (1967)
Proseguisce.. (cit.)
I Root Radics forniscono i riddim, Junio Lawes produce, e un manipolo di giovani toaster transitano il dj style di I-Roy e Big Youth verso quello che diventaera' il cosiddetto raggamuffin.
Questo ibrido dei primi 80' verra' chiamato Rub-A-Dub.
Billy Boyo era poco piu' di un ragazzino...
e in questa calda sera d'estate sto pezzo è dedicato a chi al marroncino
preferisce sempre il verde...
Grazie per questo topic, grazie per tutti i topic non calcistici, in altri lidi se li sognano! :D
Citazione di: kelly slater il 03 Ago 2012, 21:53
e in questa calda sera d'estate sto pezzo è dedicato a chi al marroncino
preferisce sempre il verde...
Io una volta votavo pure "verde"...
poi sò sfumati... :(
ah, sì lo ska
la musica tradizionale del Giappone
la mia preferita sarebbe questa, ma non lo so se è ska
in realtà non so proprio che è lo ska
Proseguendo nel rendere omaggio a quel gruppo di musicisti che hanno fatto la storia della musica giamaicana (o meglio della musica in generale) un altro maestro da ascoltare è indubbiamente Emanuel Rodriguez, meglio noto come
Rico Rodriguez (trombone, nel senso dello strumento..)
Rico nasce a Kingston nel 1934 e, come la gran parte dei grandi musicisti giamaicani, frequenta l'Alpha Boys Cottage School (dove per prima cosa insegnavano ai ragazzi i rudimenti di musica classica); in seguito sceglie di specializzarsi appunto nel trombone (anzichè l'allora preferito sassofono), ed ha come tutore e compagno di scuola (di soli due anni più grande) un certo Don Drummond... di cui magari parleremo un'altra volta
Intorno ai 25 anni Rico va a vivere nell'accampamento rasta di Count Ossie sulle Wareika Hills dove, mentre si guadagna da vivere lavorando come aiuto barbiere a Kingston, proprio grazie a Count Ossie sviluppa il suo nuovo approccio alla musica.
Nel 1961 si trasferisce a Londra e suona nei club di Londra con i Georgie Fame's Blue Flames. Un aneddotto: Clement Dodd in un'intervista del 1994 dice che i Beatles iniziarono a lasciarsi crescere i capelli proprio perché inspirati da Rico (si racconta che i quattro Beatles si recassero spesso alle feste West Indian dove Rico suonava e che "ogni volta Rico scatenava una bufera").
Nel periodo 1970 – 1975 Rico si unisce agli Undivided, una delle migliori backing bands per tutti quegli artisti reggae che dalla Jamaica venivano in tour in UK e nel 1976 firma il primo vero contratto con la Island Records.
Successivamente, dopo 15 anni, torna per la prima volta in Giamaica e comincia a registrare (con il supporto di alcuni tra i migliori musicisti giamaicani) "Man From Wareika"; l'album esce l'anno dopo, nel 1977, questa una mia personale selezione:
1977 - Rico Rodriguez - Over the Mountain
1977 - Rico Rodriguez - Gunga Din
Nel 1978 Rico suona come supporto per Bob Marley & The Wailers, mettendosi così in mostra al grande pubblico e diventando conosciuto in tutta Europa; in seguito registra il suo primo singolo per l'etichetta 2 Ton ("Sea Cruise") e torna in Giamaica con Dick Cuthell per andare in studio a registrare il suo LP "That Man Is Forward"; nel 1980 Rico se ne va in tour con la sua stessa band (il 21 dicembre 1980 si unisce anche ai Police in un loro concerto)
Dopo essere rientrato nuovamente in Giamaica (torna a vivere per quasi 10 anni sulle sue Wareika Hills), nel 1990 riparte per Londra (dove suona con i Jazz Jamaica), prosegue girando molti paesi con la propria band (suona tra Europa e Giappone) e registra brani come questi (raccolti nell'imperdibile Album Rico's Message Jamaican Jazz)
E scatta la biretta d'ordinanza... :beer:
Rico Rodriguez - I Have The Right
Rico Rodriguez - Fu Man Chu
Rico Rodriguez - Stand Firm
Rico, instancabile nonostante l'età, continuerà a girare il mondo come una trottola: partecipa a diversi summerfestival, si esibisce in vari concerti (dalla Svizzera, con i Mad Lighters, all'Argentina) e pubblica un nuovo album (Get Up Your Foot – realizzato in Germania); per chiudere in bellezza una performance del grande Rico supportato dal sax di Brian Edwars.
2009 Rico Rodriguez - Visions Of Alpha
;)
Citazione di: Aquila Romana il 07 Ago 2012, 01:11
Proseguendo nel rendere omaggio a quel gruppo di musicisti che hanno fatto la storia della musica giamaicana (o meglio della musica in generale) un altro maestro da ascoltare è indubbiamente Emanuel Rodriguez, meglio noto come Rico Rodriguez (trombone, nel senso dello strumento..)
Questi pezzi sono di una bellezza cristallina tutt'oggi, e la storia di Rico è una delle tante storie interessanti della musica giamaicana, che, ricordiamolo, nasce con mezzi poveri in un ambiente povero, e forse per questo ha sempre qualcosa di naif, di trovato, che ne accentua ancor di piu' l'originalita'.
La storia che racconto io non è quella di un musicista (anche, certo ) ma quella di un tecnico del suono.
Ai tecnici del suono, topi da studio di registrazione, si devono molte volte (e non solo in giamaica) innovazioni
tecnologiche o semplici invenzioni casuali che fanno scuola e creano delle tendenze vere e proprie.
Parte integrante del processo creativo, e non semplici tecnici, insomma, come gia' Lee Perry e King Tubby avevano dimostrato con l'invenzione del dub: un esempio in questo video con Prince Jammy ai controlli
e Bunny Lee alla produzione
Ed è proprio al servizio di King Tubby che il sedicenne Hopetown Brown si fa le ossa, smontando e rimontando amplificatori e microfoni, modificando trasformatori e circuiti, tanto da meritarsi il nickname di "Scientist", lo scienziato.
bene, Scientist mixera' una quantita' incredibile di singoli ed lp dell'era fine 70' primi 80', ovvero il roots pre-dancehall e il primo dancehall, per artisti come Linval Thompson, Barrington Levy, Carlton Livingston, Augustus Pablo, tanto per fare alcuni nomi.
A lui si deve il suono nitido e stilizzato della prima dancehall, senza dimenticare la profondita' originaria del roots reggae da cui tutto sempre parte.
Tra i primi esperimenti dello scienziato c'è quest'ottimo album, iper-roots e denso di tematiche politiche dell'astro nascente Michael Prophet in combination col vecchio Yabby You, anno di grazia 1980
Come musicista "solista" Scientist produce esclusivamente dub, facendo evolvere notevolmente il genere, grazie all'uso massiccio dei multi-delay e dei suoni sintetizzati, in un immaginario cartoon-futurista fortemente influenzato dai videogames dell'epoca, come in questo cavallo di battaglia di un anno piu' tardi: il 1981
forse non tutti sanno che...
Mick Hucknall, leader dei poppers anni 80 Simply Red mise su insieme ad altri appassionati nel 1993
la Blood and Fire, label dedita a rigorose ristampe di gemme perdute roots, dub e dj style dei 70', nascoste
nei polverosi archivi dei trasandati studi giamaicani.
L'uscita numero uno del'etichetta (che mi vanto di possedere in vinile 8) ) era una raccolta
di classici dj style prodotti da Bunny Lee agli studios di King Tubby, e il titolo era "If deejay was your trade".
E' bello risentire la passione di gente come Big Joe che va su e giu' col toasting sui binari
di Sattamassagana degli Abyssinians...
E comprai anche, sempre in vinile, l'uscita numero 04, ovvero la ristampa dell'album migliore del piu' radicale, piu' intransigente, piu' intellettuale degli artisti giamaicani, ovvero mr. Winston Rodney, meglio conosciuto come Burning Spear, nome precedentemente accreditato al gruppo che Rodney formava con Rupert Willington e Delroy Hinds.
L'album è Social Living, e come gli altri è incentrato sulla figura di Marcus Garvey predicatore del ritorno alla Madre Africa, e si vanta della partecipazione del fior fiore dei musicisti dell'isola, da Sly Dunbar a Carlton Barrett, da Chinna Smith al succitato Rico Rodriguez fino agli emergenti Aswad.
L'album è un capolavoro di atmosfere profonde e meditative, psichedelico e conscious allo stesso tempo.
Uno dei picchi assoluti della storia del reggae.
E se la musica reggae nasce dal calore e dalla solarita' dello ska e del calypso, forse con Burning Spear tocca invece vette di oscurita' e malinconia inaspettate.
Come in questa We are going, uno dei miei pezzi preferiti dell'uomo, qui in una versione live
dallo statosferico Live in Paris, Zenith del 1988.
non sono un esperto nel genere, ma questa mi piace:
e pure questa:
(http://www.youtube.com/watch?v=xGE4dnrPPZQ)
m'è partito il post, intendevo pure questa:
Citazione di: kelly slater il 07 Ago 2012, 15:16
L'album è Social Living .... un capolavoro di atmosfere profonde e meditative, psichedelico e conscious allo stesso tempo.
In effetti, non potevi descriverlo meglio...
Io invece chiuderei la parentesi fiati dei primi grandi musicisti della musica giamaicana, e dopo aver ascoltato McCook, Alphonso e Rico passerei ad una tromba.... quella di
Raymond Harper, ennesimo talento sgrezzato (tanto per cambiare) nella famosa Alpha Boys School.
Raymond nella sua carriera suona al fianco dei più grandi musicisti giamaicani, divenendo anche il trombettista preferito di Prince Buster, naturalmente le note più acute del suo strumento, rispetto al sax o al trombone, non possono che trasportarci all'interno di un ritmo tipicamente ska (così pure Sigurd se fa un idea di massima :)..), questa è "Cool Breeze" dei primi anni '60
Mentre in questa "Safari" è accompagnato dai The Melody Makers
di Raymond Harper si perderanno progressivamente le traccie, fino a vederlo sparire totalmente dalla scena e, come si racconta, a morire da barbone.
Una vera ingiustizia per un musicista del suo livello
Tipi tin - Raymond Harper & The Skatalites
Se la musica giamaicana ha avuto un impatto cosi' forte sul mondo, lo si deve al riflesso che ha avuto
sulla nazione di cui era colonia, ovvero la Gran Bretagna.
E questo in primis perche' l'immigrazione caraibica fu nei 60' e 70' massiccia e significativa.
I bianchi inglesi recepivano e assimilavano il reggae perche' i loro vicini di ghetto lo suonavano
e lo diffondevano, tra un riot e l'altro.
Il discorso sarebbe lungo: molto meglio, per chi ha interesse, seguire questo
signor documentario di BBC 4:
In attesa del terzino, divaghiamo in musica... :beer:
Il buon Kelly, commentando Burning Spear, ha giustamente parlato di atmosfere profonde e meditative; visto che in precedenza si è accennato alla comunità rasta di
Count Ossie, viene da sé introdurre il filone spirituale del rastafarianesimo.
Count Ossie (vero nome Oswald Williams) nasce in Giamaica nel 1926 ed è considerato tra gli artefici principali dell'unione tra musica reggae e religione Rasta; abbraccia il Rastafarianesimo sin da piccolo, in quanto cresce in una comunità Rasta, dove acquisisce la capacità di suonare i tamburi e di intonare preghiere e lodi a Jah Rastafari.
Verso la fine degli anni '50 il produttore Prince Buster è alla ricerca di suoni originali e pensa che che quel percussionista Rasta che vive sulle colline potrebbe tornargli utile, sale dunque sulle Wareika Hills e ne ridiscende con al seguito sia il giovane Count Ossie che altri suonatori di tamburo.
Da questa collaborazione nasce "Oh Carolina", un classico assoluto della musica giamaicana, ripreso in seguito da numerosi altri artisti e suonato in questa versione assieme ai Mystic Revelation Of Rastafari (la formazione che nasce appunto sotto la guida di Count Ossie).
Con i Mystic Revelation Of Rastafari collabora anche Cedric "I-m" Brooks, qui impegnato in "Right On Rasta".
La fusione tra musica e fede diventa assoluta e imprescindibile, il richiamo ancestrale all'Africa è uno dei segni evidenti della proposta musicale della "Mystic band", sul suono guida dei tamburi si inserisce quello degli strumenti a fiato e del basso. Una miscela ipnotica che va annoverata tra le invenzioni sonore più geniali che la Giamaica abbia mai espresso (e che influenzerà molti artisti dell'epoca).
Molti brani di Count Ossie e della sua band sono raccolti negli unici due album prodotti prima della morte del percussionista e che, per il loro forte carattere spirituale, potrebbero risultare non facilmente
digeribili da parte dei non-patiti del genere...
Il primo album ad essere pubblicato è "Grounation" (1973), considerato un capolavoro assoluto di poesia e vibrazioni primitive, di grande impatto per le coscienze e le menti di chiunque lo ascolti; che personalmente posterei per intero, ma proverò a non esagerare, evitando di proporre brani come "Bongo man", "Poem" o "Narration", preferendo piuttosto pezzi meno "ortodossi" (e qualcuno dirà "e meno male che questi sò meno "ortodossi"...!")
Count Ossie & Mystic Revelation of Rastafari - Lumba
Count Ossie & The Mystic Revelation of Rastafari - So long
Nel 1975 esce il secondo album "Tales Of Mozambique", in cui reputo ci siano due pezzi "
abbordabili" ed assolutamente imperdibili per gli amanti del genere
Count Ossie & Mystic Revelation of Rastafari - Sams Intro
Count Ossie & Mystic Revelation of Rastafari - Run One Mile
Nella religione Rasta, dunque anche nella musica che l'avvolge, si sente spesso nominare due termini : Babilonia e Zion; una breve spiegazione per chi avesse voglia di togliersi la curiosità.
ll re di Babilonia Nabucodonosor nel VI secolo a.C. conquista Gerusalemme, distrugge il Tempio di Salomone e deporta molti ebrei nella capitale (per questa ragione la città è spesso menzionata nella Bibbia come simbolo dei nemici di Dio e del suo popolo e rappresenta l'unione del paganesimo e dell'idolatria con la potenza politica); durante la cattività babilonese nasce dunque la contrapposizione tra Babilonia (luogo del paganesimo e dei vizi) e la Gerusalemme celeste (regno della pace e delle virtù).
Attorno a questo contrasto si svilupperà in seguito il filone dell'attesa messianica e la metafora verrà ripresa soprattutto dalle chiese millenariste e da altre chiese come i Testimoni di Geova, gli Evangelici ed (appunto) i Rastafariani.
Il Rastafarianesimo identifica dunque con il termine Babilonia il mondo occidentale bianco, il sistema economico, la cultura e il linguaggio imposti da questa società (ritenuta oppressiva) vengono messi in contrapposizione con Zion, la terra promessa (identificata con l'Etiopia) che un giorno accoglierà il popolo del dio Jah.
Non casualmente
Babilonia e
Zion li troviamo in questi due brani di Count Ossie (l'album è sempre "Tales Of Mozambique")
Count Ossie & The Mystic Revelation Of Rastafari - Wicked Babylon
Count Ossie & The Mystic Revelation Of Rastafari - No night in Zion
Count Ossie muore nel 1976, a soli 50 anni, sulle cause del decesso i comunicati ufficiali parlano di incidente stradale, mentre altre versioni dicono che il grande musicista perse la vita dopo una fuga collettiva dallo stadio di Kingston a causa di improvvisi scontri tra le contrapposte fazioni politiche.
Nel 2003 la Trojan pubblica una raccolta di canti nyahbinghi che contiene anche questo brano di Count, molto molto "spirituale"
Prince Roland Downer & Count Ossie with His Band - Ah Ju Ju Wah
Bello questo viaggio alle radici mistiche del reggae, Aquila.
Procedendo per binari temporali paralleli, ma rimanendo sul tema del reggae mistico
parliamo di uno dei 3-4 gruppi britannici che hanno fatto la storia di questa musica.
I Misty in Roots dei fratelli Tyson suonano dai primi 70' ma giungono
all'esordio discografico solo nell'anno di grazia 1979, e lo fanno con un album dal vivo, uno
dei migliori album, imho, della seconda generazione del reggae: "Live at the counter eurovision".
Le liriche sono dedicate esclusivamente a tematiche del rastafarianesimo "biblico": si parla poco
di Marcus Garvey ma anche di Haile Selassie, si citano invece direttamente passi del vecchio testamento
come lettura del conflittuale presente nella societa' dell'epoca ( la fine degli anni 70' è molto simile
al momento attuale con una crisi economica e sociale spaventosa ).
La musica è roots reggae profondo e meditativo, con poche concessioni a umori allegri e spensierati.
L'organo e i fiati hanno un ruolo predominante.
La facciata A si apre con una intro parlata memorabile:
"When we trod this land, we walk for one reason. The reason is to try to help another man to think for himself. The music of our hearts is roots music: music which recalls history, because without the knowledge of your history, you cannot determine your destiny; the music about the present, because if you are not conscious of the present, you are like a cabbage in this society; music which tells about the future and the judgement which is to come."
Altro esordio memorabile, altra pietra miliare, solo due anni prima: il 1977.
Torniamo in Jamaica, torniamo ad atmosfere solari, aperture armoniche, ritmi gioiosi
e una voce calda e appassionata ( dal timbro simile a quello di Burning Spear ) ma sempre
rimanendo su tematiche mistiche e profetiche.
Il disco in questione è Two seven clash dei Culture, trio vocale scoperto e prodotto da Joe Gibbs
che recluta per le basi musicisti come Ansell Collins e Cedric Brooks
ma sopratutto gli onnipresenti Sly & Robbie ( sui quali occorrera' tornare prima o poi )
ovvero una delle migliori sezioni ritmiche in assoluto quando si parla di reggae ( secondi solo, forse, ai fratelli Barrett ).
Il concept del disco si basa su una predizione di Marcus Garvey secondo la quale
il 7/07/77 si sarebbe verificato "lo scontro dei quattro 7" ovvero il caos avrebbe preso possesso del mondo.
Fortunatamente ( o sfortunamente, chissa' ) la profezia non si è avverata
ma questo splendido album è rimasto.
La traccia numero 2 , coverizzata tra l'altro (male) dai Pogues
faceva cosi':
è
Lasciando il topic calciomercato e affini, una boccata di spensieratezza musicale
Gli artisti che rappresentano la base della musica giamaicana negli anni '60 li troviamo spesso sotto il nome di una generica band, se suonavano per Coxsone, erano "Clue J. e His Blues Blasters"
Clue J & His Blues Blasters - Shufflin Jug
se suonavano per "The Duke" si facevano chiamare "The Duke Reid's Group"
Duke Reid's Group - Our Man Flint
Duke Reid's Group - Moody
Duke Reid's Group - Moon Invader
se venivano ingaggiati per Lloyd Daley diventavano i "The Matador All Stars".
Matador All Stars (ft Rico Rodriguez) - Continental Shuffle
Bridgeview Shuffle - Matador All Stars & R Alphonso - It's Shuffle'N Ska Time
Buon ascolto.. :beer:
Dopo tanti strumenti qualche "voce", tornando sul già citato Laurel Aitken: "The Godfather of Ska" nasce nel 1927 a Cuba (da madre cubana e padre giamaicano) e si trasferisce in Giamaica con i suoi cinque fratelli nel 1938.
Negli anni quaranta si guadagna la vita cantando canzoni calypso agli sbarchi di crocieristi nel porto di Kingston e a 15 anni entra come cantante in gara ad una specie di X factor dell'epoca (che si svolgeva in un teatro della capitale), vincendo la competizione su artisti già affermati.
Nel 1960 all'apice del successo Laurel si trasferisce a Londra, dove cavalcherà la moda dello 'skinhead reggae' diventando molto popolare sia tra gli immigrati West-Indians sia tra gli skinheads inglesi; anche grazie a brani come questa Everybody suffering
1969 LAUREL AITKEN - EVERYBODY SUFFERING
Con l'avvento del roots reggae la figura di Laurel Aitken finisce in secondo piano per un certo periodo per poi riemergere alle fine degli anni settanta (grazie allo ska-revival di nuovi gruppi come Specials, Madness o The Selecter) cominciando così a riproporre i suoi vecchi classici.
Laurel era molto attaccato alle sue radici cubane e nel 1999 riesce finalmente a coronare il suo progetto di registrare un album in lingua spagnola (accompagnato dagli Skarlatines ed intitolato "En Espanol"), questo un brano dell'album che ci riporta alla memoria un terzino campione d'Italia con la maglia della Lazio...
Negro
Per chiudere questa vivacissima "Cockroach" dall'album "Jamboree", pubblicato nel 2000 (cinque anni prima di lasciarci)
LAUREL AITKEN & COURT JESTER CREW - Cockroach
Citazione di: Aquila Romana il 26 Lug 2012, 00:15
Un pò di storia.
Dunque, la Giamaica fu colonia inglese dalla fine del 1600 e vi vennero trasportati migliaia di schiavi africani; le condizioni di vita degli schiavi erano durissime e molti di loro cominciavano a ribellarsi e a fuggire nella foresta (i cosiddetti "Maroons" che iniziarono a vivere in comunità mantenendo vive le loro radici culturali africane).
La ritmica africana giunta nell'isola con gli schiavi (che la tengono viva per non perdere il contatto con le radici africane) si fonde con il calypso centroamericano dando vita alla caratteristica forma musicale giamaicana del "mento" (una variante ruvida del calypso, dovuta proprio alle influenze africane)
Tanto per farsi un'idea
MENTO 1) HILL AND GULLY RIDER - 2) HOLD HIM JOE (REGGAE)
Negli anni '50 il mento subisce la forte influenza del RnB e del jazz (diffusi dalle vicine stazioni radiofoniche statunitensi di New Orleans e Miami) dando vita allo ska, un genere caratterizzato dal martellante e voloce ritmo della chitarra (dal quale si svilupperà il reggae) che si diffonde rapidamente grazie ai sound system (grandi impianti stereofonici installati su dei camion) e che accompagnerà la conquista dell'indipendenza dal colonialismo inglese (1962).
(http://www.easyskankers.it/gif-jpg/ss.jpg)
Nascono le prime leggende locali, su tutti Coxsone Dodd (futuro fondatore degli Studio One)
Si dice che Dodd passeggiasse con una borsa con su scritto TNT, questo perché fra i Sound System Operators scoppiò subito una lotta per la supremazia del mercato discografico appena generato. I proprietari del Sound System molto spesso erano accompagnati da guardie del corpo, che li proteggevano dai "Dance Hall Crashers" (pagati dal Sound System rivale) o dalle manganellate della polizia (frequenti quando il Sound System Operator non era protetto politicamente).
Nei piatti molto spesso giravano dischi senza etichetta, questo per non far leggere al Sound System rivale il nome del cantante e il titolo della canzone, ottenendo così l'esclusiva per tutta Kingston.
Ritiriamo su sto topic, va, e lo vorrei fare cercando di riassumere, approfondire e integrare, per dare un quadro piu'esaustivo sulle origini dello ska, tutti questi splendidi post di AR ( sperando che lui gradisca ovviamente ).
Gli anni 50 in Giamaica sono anni di espansione economica e di preparazione all'indipendenza dalla Gran Bretagna prima da un punto di vista sostanziale e infine formale.
In questo periodo, la musica acquista un valore fondante per i Giamaicani delle citta' e delle campagne, e diventa una sorta di ossessione nazionale, e questo per merito dei cosiddetti Sound System.
I concerti delle big band jazziste ( dove si formeranno tutti i pionieri dello ska, come gia' ampiamente documentato da AR ) si tengono perlopiu' negli hotel o ai ricevimenti di lusso, mentre le orchestrine mento e i gruppi percussivi africani suonano perlopiu' nelle campagne.
La radio e i dischi hanno un'importanza molto relativa, dal momento che il costo degli apparecchi e' proibitivo per un giamaicano medio ( cioe' povero ), e del resto l'energia elettrica arriva al 20% delle case.
Un manipolo di piccoli imprenditori trova l'idea di organizzare feste a pagamento all'aperto piazzando rudimentali impianti mono composti da un giradischi, un amplificatore e diversi altoparlanti.
E' bene chiarire una cosa: se il roots reggae dei 70' investira' nel recupero dei ritmi percussivi africani, seguendo l'idea fondante del ritorno alle radici, lo ska, che e' la madre della musica rocksteady e reggae ) deve un buon 80% della sua origine alla musica afroamericana, segnatamente il Rhytm and Blues.
Infatti i Sound System, almeno fino a meta' decennio, propongono nella stragrande maggioranza questa musica, con rare eccezioni di aromi latini e mento.
I cosiddetti "operator" sono spesso emigranti stagionali negli usa che tornando a casa portano pile di dischi appena usciti, oppure stabiliscono accordi con le navi mercantili per l'approvigionamento dei vinili.
Ai proletari giamaicani la musica R&B piace un sacco, ci si scatena nelle dancehall, si beve tanta birra, ogni tanto scoppiano risse, e sopratutto ci si schiera, come da noi nel calcio, con questa o quell'altra squadra.
Ma sopratutto il Sound System, nella sua originalita' assoluta ha questa forma di dialettica " orizzontale" tra dj e pubblico.
Se un pezzo piace tanto la folla fa un baccano infernale, esulta e costringe a rimettere dall'inizio il pezzo in questione 2,3,4,5 volte nell'entusiasmo generale.
Ma se un pezzo non piace il pubblico lo esterna molto vivacemente con fischi urla e bottiglie volanti.
Da questi primigeni sound system si comincia anche a intravedere l'enorme portata comunicativa della parola sopra la musica, che nei 70 dara' luogo al dj style, ma sopratutto informera' l'Hip-Hop americano.
Cosi come Chuck D dei Public Enemy dira' " il rap e la cnn dei neri" , cosi almeno 25 anni prima il dj nei sound system giamaicani tra un pezzo e l'altro fungeva un po da radiogiornale del ghetto.
Ma torniamo alla musica: R&B dicevamo, per buona parte dei 50'.
Poi succedono alcune cose: la seconda generazione dei sound system porta ad estreme conseguenze lo spirito di rivalita', sfociando spesso in violenza, ma al contempo inizia a trasformarsi in impresa discografica, col mutare delle condizioni economiche, sociali e culturali dell'isola.
Le ragioni sono molteplici: la nuova musica rocknroll che arriva dagli usa viene fischiata ( forse perche' troppo bianca ) ma sopratutto, con l'avvicinarsi dell'indipendenza, nasce spontanea la domanda di una espressione musicale autoctona, genuinamente locale.
A fine decennio, inoltre, i costi di fabbricazione si sono ridotti, e l'elettricita' arriva nella maggioranza delle abitazioni, di conseguenza il numero di giradischi venduti aumenta esponenzialmente, favorendo la possibilita' di guadagno di una autonoma industria discografica locale.
In questo momento i maggiori sound system sono tre: il Trojan di Duke Reid, ex poliziotto ora mezzo gangster, appassionato di R&B, il Downbeat di Clement Dodd, jazzofilo sin da adolescente, quando metteva i dischi nel negozio di liquori della madre, e il Voice of the People di Prince Buster, ex pugile ed ex-buttafuori di Dodd, dei tre il piu' vicino
a ideali di orgoglio nero e proletario.
Tutti e tre questi soggetti si pongono l'obiettivo di far incidere alla stessa banda di musicisti, che poi sono quelli gia'ampiamente celebrati da AR, ovvero i vari Ranglin, Alphonso, Drummond etc... qualcosa di NUOVO e ORIGINALE.
Tecnicamente il primo a riuscirci e'pero' un altro personaggio, ovvero Edward Seaga, un antropologo per passione e imprenditore per professione ( e in seguito leader politico ) col brano Oh Manny di Higgs e Wilson, brano R&B con leggerissimi innesti di mento, riconoscibili in un leggero accento in controtempo della chitarra.
A ruota Coxsone Dodd rinchiude tutto il nucleo degli Skatalites in studio e a parole spiega a Ranglin di aumentare l'enfasi sulla seconda battuta della chitarra, partorendo la gia' citata Easy Snappin di Theo Beckford.
Ma la mossa decisiva la compie Prince Buster, e a livello simbolico e culturale prima che musicale.
Premessa: la seconda meta' dei 50 segna l'esplosione dello sfruttamento della bauxite, dinamica che impoverisce l'occupazione ex-contadina, la quale non avendoo piu' terra da coltivare si ammassa nei ghetti di Kingston.
Parallelamente le piccole comunita' rastafariane vengono prima perseguitate e poi smantellate, causando anche qui l'emigrazione e l'urbanizzazione dei rasta.
Il momento e' propizio affinche' il principe chiami a raccolta il conte.
Citazione di: Aquila Romana il 09 Ago 2012, 18:18
Count Ossie (vero nome Oswald Williams) nasce in Giamaica nel 1926 ed è considerato tra gli artefici principali dell'unione tra musica reggae e religione Rasta; abbraccia il Rastafarianesimo sin da piccolo, in quanto cresce in una comunità Rasta, dove acquisisce la capacità di suonare i tamburi e di intonare preghiere e lodi a Jah Rastafari.
Verso la fine degli anni '50 il produttore Prince Buster è alla ricerca di suoni originali e pensa che che quel percussionista Rasta che vive sulle colline potrebbe tornargli utile, sale dunque sulle Wareika Hills e ne ridiscende con al seguito sia il giovane Count Ossie che altri suonatori di tamburo.
Da questa collaborazione nasce "Oh Carolina", un classico assoluto della musica giamaicana.
Per cercare qualcosa di veramente originalmente autoctono Prince Buster porta in sala d'incisione un musicista di fede rastafariana, in un momento in cui la cultura rasta e' fortemente ostracizzata dalle autorita', per l'alto potenziale di ribellione che essa porta con se.
E gli fa incidere delle percussioni africane in un brano di struttura R&B in levare.
In altre parole, all'interno della nuova musica si inserisce, come tratto distintivo dell'identita' culturale giamaicana il recupero delle tradizioni africane.
Praticamente cio' che non era riuscito a Marcus Garvey negli anni 30 riesce, attraverso la musica con questa canzonetta che parla d'amore, ma pone le basi per una rivoluzione musicale.
E cosi', anche se pensando ai solari e scanzonati brani ska ci vengono in mente liriche magari colorite ma disimpegnate, che parlano d'amore e di ragazze, di amici e di risse, e di fatto le liriche parlavano di questi temi per davvero, accanto a questi ultimi fiorivano titoli come Back to Africa, Addis Ababa, Carry go bring come, 6 and 7 books of moses.
Insomma il botto che fece Oh Carolina dei Folkes Brothers si misura sopratutto in termini di influenza culturale.
E come abbiamo visto la musica in Jamaica era la cultura piu' diffusa in assoluto, e lo sarebbe stata sempre piu'.
Lo Ska e' nato ufficialmente, e i sound system non ne vogliono piu'sapere dei brani americani: la gente vuole musica locale, e un piccolo esercito di cantanti ( e in seguito musicisti ) si propongono come future star.
Gli anni 60 vedranno il sorgere delle etichette discografiche locali, Incentrate spesso sul proprio studio di incisione, come nel caso della Downbeat e lomStudio One , e l'affermarsi, tra sperimentazioni e prese di coscienza, dello ska come musica popolare nazionale.
I tre dei sound system saranno molto attivi e prolifici, ma altri piu'scaltri imprenditori afferreranno il toro per le corna: il cinese Leslie Kong, stimolato dal ragazzino prodigio Jimmy Cliff, ma sopratutto il bianco senza scrupoli Chris Blackwell ( o whiteworst, come lo chiamava Peter Tosh ), ma questa e' un'altra storia...
(vedo che iniziano le nottate, eh)
:=))
Citazione di: porgascogne il 20 Ago 2012, 08:48
(vedo che iniziano le nottate, eh)
:=))
ina mano sulla culla, l'altra sui tasti...
l'importante e'convincersi che tutto sto pianto e'NORMALE, argh! :shout:
beh, se piange in levare, perlomeno è ska
:=))
Mentre Kelly riposa (a proposito, da quello che interpreto sono d'obbligo congratulazioni ed auguri per l'aquilotto/a :beer:), postiamo qualcosa che (magari) possa fargli compagnia nel prossimo turno di notte..
Un'altra figura importante del panorama musicale giamaicano è
Clancy EcclesClancy nasce in Giamaica nel 1940 e si appassiona alla musica sia grazie alla radio (che negli anni '50 è sempre accesa in ogni casa dell'isola) sia per i canti spirituali ascoltati in chiesa la domenica; a differenza di molti altri suoi colleghi, anche perché si mantiene con l'attività di sarto alla moda (confezionando abiti per vari artisti e produttori, tra cui lo stesso Coxone), Clancy non si legherà mai per lunghi periodi ad un determinato produttore, abbinandosi però ad una formazione (seppur "variabile") di musicisti che, dal 1968 in poi, sarà indicata sempre come The Dynamites.
Nell'LP "Fire Corner" del 1969 è presente questa "Eternally"
Tra il 1967 ed il 1971 Clancy dà il meglio di sé, non solo imponendosi come cantante ma anche come produttore; nel 1969, ad un decennio dal suo debutto sul palco, Clancy è tra i sostenitori di un reggae dominato dalla tastiera e, a differenza della musica prodotta fino all'anno precedente, le sue nuove produzioni hanno suoni più profondi ed ipnotici, e sono influenzate anche da una moda che si andava affermando in quel periodo, ovvero il DJ (cioè improvvisare, su vecchi ritmi rocksteady, incitazioni alla danza o addirittura, come nel caso di U Roy, interi dialoghi).
Ad esempio questa "Fight" contenuta nella raccolta Sucker Punch (Jamaican Boxing Tributes), che personalmente adoro e mi fa "ciondolare" come poche..
Dal 1971 in poi l'attività discografica di Clancy rallenta e le tematiche diventano sempre più politiche (sostiene la campagna elettorale del People's National Party, partito dichiaratamente di sinistra a filocastrista). La contrapposizione politica tra PNP e JLP (Jamaican Labour Party) è molto aspra e sfocia in veri e propri scontri fisici, con decine di morti per entrambi gli schieramenti.
Fra i tanti brani del periodo d'oro di Clancy a me piace molto questa "Stop the criticism" (che sembra scritta dal nostro netter robylele.. :) )
Ad elezioni stravinte, Clancy registra "Hallelujah Free At Last" nonchè, tra il consenso generale dei rasta, questa "Ganja Free" (1971)
Il 1972 sarà l'inizio di uno dei periodi peggiori per la Giamaica: crisi sociale; crisi petrolifera mondiale che manda in crisi la fragilissima economia dell'isola (con un'inflazione indotta al 30%); crisi con gli Stati Uniti, che vedono nel PNP un movimento troppo simpatizzante per Castro. Nonostante tutto, sempre col sostegno di Clancy, nel 1976 il PNP vince nuovamente le elezioni (per tornare definitivamente all'opposizione dopo i tragici eventi nel 1980).
Da questo momento, oltre a ristampare i suoi vecchi brani, Clancy si dedicherà prevalentemente alla produzione, come questa "The message" di Martin Neville (1976), dai tratti esplicitamente dub
spingendosi nel dub strumentale, come dimostra questo pezzo
Clancy Eccles muore nel 2005 ed è tuttora ritenuto uno degli artisti/produttori che maggiormente influenzarono la musica reggae giamaicana.
Citazione di: Aquila Romana il 20 Ago 2012, 22:46
Mentre Kelly riposa (a proposito, da quello che interpreto sono d'obbligo congratulazioni ed auguri per l'aquilotto/a :beer:), postiamo qualcosa che (magari) possa fargli compagnia nel prossimo turno di notte..
Un'altra figura importante del panorama musicale giamaicano è Clancy Eccles
Grazie caro Aquila, e' un aquilotto e si chiama Leonardo e speriamo sia forte come il conquering lion...
Nel mio post sulla nascita dello ska ho dimenticato di citare un pezzo importantissimo di quella fase, e a quanto pare lo hai dimenticato anche tu, my dear AR.
Era il 1959 quando il sound system di Coxsone Dodd lo comincio' a sparare dalle casse, e lo fece per ben due anni prima di farlo uscire su vinile.
Fu il primo pezzo giamaicano in assoluto a trattare temi politico/sociali come lo sfruttamento e il sogno del rimpatrio in Africa, e non poteva avere titolo diverso...
Sto parlando proprio di Clancy Eccles e della sua Freedom
Citazione di: kelly slater il 21 Ago 2012, 00:25
Sto parlando proprio di Clancy Eccles e della sua Freedom
Giusto ! Un brano che qualche anno dopo ispirerà un certo Robert Nesta Marley: "All I ever had.. is songs of freedom"
questi invece sono per Leonardo..
:DD
A proposito dei
The Dynamites, lo zoccolo duro della band patrocinata da Clancy era composto da Paul Douglas alla batteria, Clifton Jackson al basso, Hux Brown alla chitarra, Winston Wright alla tastiera e Gladstone Anderson al piano
1969 - The Dynamites- Mr Midnight
1976 - The Dynamites - Play All Night
La storia della Giamaica e della sua musica è purtroppo molto spesso anche storia di violenza e follia.
Cosi' in quelle prime ore del capodanno 1965 Don Drummond incappava in un raptus mentale e accoltellava la fidanzata.
Il giorno dopo si costituiva e veniva rinchiuso in manicomio, dove morira' 4 anni dopo.
L'apogeo degli Skatalites veniva bruscamente interrotto.
Gia' accennato nel post su Tommy Mc Cook, Don Drummond fu importantissimo non solo perche' era un trombonista jazz della madonna ( e anche colui che ha insegnato l'arte dello strumento "pesante" a Rico )
ma sopratutto perche', nel collettivo riunito da Coxsone Dodd allo Studio One, gli venne affidato da quest'ultimo il ruolo di arrangiatore principale.
Don era cresciuto all'Alpha Boys School, l'istituto di suore per ragazzi di strada,dove regnava la disciplina e l'apprendimento della musica, fucina per gran parte di quei talenti che modelleranno lo ska.
Si era poi fatto le ossa nell'orchestra di Eric Deans, suonando l'R&B e il jazz, insieme a gente come Erneest Ranglin, per poi venire travolto dal verbo Rastafari.
Salito sulle Wareika alla corte di Ossie, insieme ai vari ranglin, Mc cook, Alphonso e compagnia bella, rimodella il suo stile al ritmo delle percussioni Burru, perso in session interminabili di musica, preghiera e ovviamente ganja.
Nel 59 comincia a incidere per Dodd
E sentite qui che bravo ad arrangiare il jazz latino, smooth e romantico, e quell'assolo bop...
Ma quando si comincia ad accelerare Don non si tira certo indietro...
E quando Lloyd Knibbs svisa shuffle e Don vira in minore escono capolavori come questo:
o quest'altro, dove si inizia a intuire dove si andra' a parare nel giro di qualche anno...
Il passaggio a rocksteady e reggae segnera' l'assurgere del basso a protagonista assoluto della scena
e qui il Don precorre i tempi lasciando briglia sciolta al maestro LLoyd Brevett
e avrete notato che al minuto 3"10 un altro sottogenere e' gia' all'orizzonte...
Citazione di: Aquila Romana il 21 Ago 2012, 01:24
Giusto ! Un brano che qualche anno dopo ispirerà un certo Robert Nesta Marley: "All I ever had.. is songs of freedom"
questi invece sono per Leonardo..
:DD
aho glieli ho fatti sentire mentre lo cullavo e s'e' abbioccato!
grande!! :sleep:
Altro padre fondatore della musica reggae-ska è il già citato
Derrick Morgan, classe 1940 ma tuttora in attività e ad esibirsi in giro per il mondo, Italia compresa.
1969 - Derrick Top The Pop
1969 - Conquering Ruler
2007 - King Dong
Un piccolo tributo at Godfather of Rocksteady:
Alton Ellis Nato a Kingston nel 1938, da giovane riscuote un discreto successo come ballerino per poi avviarsi alla carriera musicale come cantante e farsi conoscere con il suo gruppo (Alton e The Flames).
Nel 1967 si lancia nella carriera solista (legandosi allo Studio One), si trasferisce prima in Canada poi, dopo un ritorno in Giamaica, definitivamente a Londra, dove si è spento nel 2008; il numero dei brani di successo che sforna è talmente vasto che servirebbero pagine e pagine del topic per documentarlo tutto, questa una mia personalissima selezione, tutta a gusto mio..
Alton Ellis – These Eyes - Album Sunday Coming - 1970
Alton Ellis – African Descendants - Get Ready For Rock Reggae Steady - 1999
(raccolta di brani del periodo 1967-74)
Alton Ellis - Rasta Spirit - Album Arise Black Man (raccolta di brani del periodo 1968-1978)
Alton Ellis - No Man is Perfect - Album Many Moods - 1980
Alton Ellis & Zoot - Oppression - Studio One Roots vol.3. (2007)
Come nasce il rocksteady?
Aldila delle leggende, che sono diverse e tutte molto colorite, possiamo vedere che i motivi principali
del
rallentamento, furono tutti molto concreti.
Primo: non je la si faceva piu' con tutto quel caldo a saltare e zompare tutta la notte nei sound system
a quella velocita'. Praticamente i ballerini erano diventati dei professionisti, superallenati, e chi non lo era non reggeva il ritmo, quindi il ballo non era piu' per tutti.
Secondo: le tariffe dei fiatisti erano diventate esorbitanti.
Un buon pezzo ska aveva come protagonista la sezione fiati, e col boom dello ska in giamaica, ma sopratutto in inghilterra, i fiatisti avevano aumentato di tanto i loro cachet, e i produttori non riuscivano a stare entro le spese.
Indi per cui altri strumenti si affacciarono sulla scena, come l'organo per esempio, e il ritorno della VOCE.
Terzo: il soul, altro motivo del ritorno in primo piano della voce, appunto.
Come abbiamo visto la musica giamaicana, al contrario di quella latina, si è sviluppata in una dialettica serrata con quella (afro)americana.
E a meta' anni 60 le influenze della musica soul si fecero imponenti sull'isola.
Uno dei fan piu' accaniti era proprio Bob Marley, incaricato da Coxsone di vagliare le innumerevoli proposte discografiche provenienti dal continente per i suoi sound system.
Il soul era piu' lento del R&B, era piu' melodico ma anche piu' profondo e romantico.
Dire che il rocksteady sia nato come un soul in levare non e' pero' corretto al 100% ( anche se ascoltando gli stessi brani i versone soul e poi RS potrebbe sembrare ).
La differenza sta nel BASSO, ed è quell'innovazione decisiva che poi portera' al reggae, al dub e a una miriade di contaminazioni.
Parlando di Don Drummond si era accennato anche a LLoyd Brevett, bassista degli Skatalites, il primo a costruirsi da solo bassi elettrici e a sperimentare su ardite frasi melodiche.
La cassa ora batteva anziche' sul 2 e sul 4, sulla terza, e il basso era libero di arzigogolare, complice anche una cornice piu' scheletrica, priva di fiati e ricca invece i nuovi elementi ritmici come il chank della chitarra e gli schiocchi dell'organo.
Ecco alcuni esempi di ska rallentato pre-rocksteady entrambi di Hopeton Lewis:
e ora l'inno omonimo di Alton Ellis:
Ok Kelly, continuiamo a percorrere questo sentiero "a quattro mani"...
:beer:
Fra coloro che per primi violarono un territorio prevalentemente musicale della musica giamaicana ci sono due artisti classe 1939, che a detta di molti amanti del genere non hanno mai raccolto il giusto riconoscimento
Il primo è
Owen Gray, grande voce nonché pioniere dell'industria musicale giamaicana, nasce nel 1939 in Giamaica e, come molti altri artisti del periodo, incontra per la prima volta la musica durante le cerimonie ecclesiastiche nella chiesa di quartiere, per poi studiarla all'Alpha Boys School (vincerà il suo primo concorso per giovani talenti all'età di 9 anni).
Owen Grey nel corso della sua carriera abbraccia molteplici generi musicali, dal R&B allo SKA fino al Rocksteady ed al Reggae:
Owen Gray – Free Up Jah Jah Children - dalla raccolta Shook, Shimmy And Shake (2004)
Owen Gray – Rizla - from Fire And Bullets (1977)
Il secondo artista è
Derrick Harriott, anche lui classe 1939, eletto nel 1971 come miglior produttore dell'anno e fra i primi ad intuire le doti di King Tubby al mixer, nonchè le potenzialità del filone dub
Derrick Harriott – Blacker Black – from Dub LP Scrub a Dub (1974)
Derrick Harriott & The Revolutionaries – Tonight Tonight – from Reggae Chart Busters Seventies Style (1977)
Citazione di: kelly slater il 30 Ago 2012, 12:49
Parlando di Don Drummond
A proposito..
Don Drummond & Roland Alphonso - Heaven and Earth (Roll on Sweet Don)
Co tutta sta pioggia ci vuole un po' di sole...
Cover.
Ai giamaicani piace fare le cover, e le cover delle cover, e le cover delle cover delle cover.
Un esempio:
il classico soul dei Blood Sweat and Tears:
e come ci va sopra Mr. Ellis di rocksteady:
e come suona bene anche in epoca dancehall:
Citazione di: kelly slater il 05 Set 2012, 17:35
Cover.
Ai giamaicani piace fare le cover, e le cover delle cover, e le cover delle cover delle cover.
Eh già, e se si parla di cover come non parlare di
Ken Boothe quando rivisita Jonh Lennon
Ken Boothe (nato a Kingston nel 1948) è una delle grandi voci della musica giamaicana, non solo autore di cover ma anche ispiratore delle stesse, ad esempio con uno dei suoi primi grandi successi: "The Train Is Coming"
Qui ripreso dagli UB40:
e qui re-interpretato dallo stesso Ken Boothe in "stile Shaggy"
Ken sfonderà in Inghilterra proprio con una cover, rivisitando "Everything I Own", qui nella sua versione originale di David Gates:
Qui nella versione di Ken Boothe
Che vede anche una versione dub prodotta da King Tubby & Aggrovators
E vi risparmio, per amor di topic, la versione di Boy George... ;))
Se Ken Booth ha ricevuto un riconoscimento ufficiale dal governo del suo paese per il contributo fornito nel campo della musica giamaicana ci sarà un perchè..
Ken Boothe - Aint No Sunshine – Album Boothe Unlimited - 1972
Ken Boothe - Peace Time - Album - Jack Ruby Hi-Fi - Artisti vari – 1981
Ken Boothe & Tyrone Taylor - Christopher Columbus - Album Two Of A Kind - 1987
E vai col gioco delle cover allora! ;)
Un altro classicone del "corpus" giamaicano è Tribal War, originariamente
scritto e realizzato nel 1974 dal semisconosciuto Little Roy per la sua etichetta personale, la Tafari Records.
L'argomento è a carattere pacifista, e invoca la fine della violenza tra le bande di kingston.
Una curiosita' è che il basso in questo 45 sia suonato dalla futura stella del lovers rock Dennis Brown.
Il pezzo è un instant classic, e c'e' gia' la voglia di rifarlo, magari una punta piu' solare e allegro, e allora ci pensa George Nooks:
ma John Holt se ne accorge e lo riporta a un'atmosfera leggermente piu' roots:
e allora pensa Dillinger: perche' non svisare un po' sulla dub version?
sicche' nei primi 90' gli eroi dancehall si ricordano la lezione, in particolar modo
Buju Banton, che chiama a raccolta i fratelli Gold alla produzione, Terry Ganzie nel secondo intervento, e sopratutto uno strepitoso Tony Rebel nel terzo:
Per onore di cronaca si potrebbe segnalare il ripescaggio del ritornello
per l'omonima Tribal war di Nas e Damian Marley ft. Khnaan del 2010, ma entriamo
in una contaminazione hip-hop/ragga decisamente troppo lontana dall'argomento di questo topic.
Citazione di: kelly slater il 06 Set 2012, 13:54
E vai col gioco delle cover allora! ;)
A questo punto "calo briscola"... :poof:
Anno 1956, gli Spanishtonians incidono "Stop That Train" e seppur riscuotendo grande successo non immaginano neanche lontanamente cosa hanno prodotto... alla loro versione originale seguiranno infatti numerose cover, con una varietà di versioni talmente ampia da permetterci quasi di poter raccontare la storia della musica giamaicana attraverso un singolo brano..
Questo è l'originale brano Ska degli Spanishtonians
Derrick Harriott ne comprende immediatamente la potenzialità e produce la prima cover
1967 – Derrick Harriott : Keith and Tex - Stop that train
Il brano è rivisitato anche da Ernest Ranglin, con il suo stile inconfondibile
From Memories Of Barber Mack
Nel 1972 è la volta di Big Youth, con la sua Cool Breeze
Anche U-Roy la rivede a modo suo
Con Clint Eastwood & General Saint assume carattere dancehall
Tante altre sono le versioni, ma giusto per comprendere l'universalità di questo brano, chiudo con un gruppo italiano, che nel 2001 lo risuona in questo modo
99 Posse - Stop That Train
Citazione di: Aquila Romana il 06 Set 2012, 18:38
A questo punto "calo briscola"... :poof:
Anno 1956, gli Spanishtonians incidono "Stop That Train" ...
Grande! Stop that train vince!
E ti perdono anche l'errore di battitura ( era il 65 e non il 56 ). :=))
Mi limito ad aggiungere la mia versione preferita, del 1972:
In effetti... chissà che effetto avrebbe avuto un brano del genere nel '56 !
:beer:
A proposito del citato
John Holt, cantante giamaicano classe 1947, questa la sua martellante hit a favore di una no-fly zone...
Abbiamo visto come sia stato centrale il ruolo del basso elettrico nel passaggio dallo ska al rocksteady.
Dal semplice supporto ritmico sulle toniche, il basso si avventurava in frasi melodiche che ornavano
il rallentamento generale.
E certo, fu una rivoluzione significativa passare da quei ritmi veloci e ingessati al caldo ciondolante
cullare del rocksteady.
Ma il rocksteady ebbe vita breve, circa due anni, dal 1966 al 1968.
Come sempre le cause furono molteplici, ma volendo riassumerle in una piu' generale si potrebbe dire
che l'isola era pronta per una musica che superasse di nuovo l'influenza americana per inserire
elementi autoctoni in una forma nuova, come metafora di una nuova presa di coscienza nera e proletaria.
Le lotte degli afroamericani rimbalzavano in giamaica trovando sponda nell'affermazione del Rastafari.
E dunque, le canzoni d'amore o di esaltazione delle gesta dei "rude boys", i microdelinquenti dei ghetti di Kingston, proprie del rocksteady, era tempo che lasciassero spazio alle rivendicazioni sociali, politiche e religiose dei "sufferah", i poveri emarginati delle bidonville, che nel frattempo erano divenuti la maggioranza.
Il roots reggae reincorpora quindi le percussioni tradizionali del mento e del calypso, e sopratutto pone ancora piu' in primo piano il ruolo di "motore" del basso.
Una figura chiave (anzi forse LA figura chiave) di questo processso, nel periodo che va dal 1968 al 1971 risponde al nome di
Leroy Sibbles.
(http://www.reggae-vibes.com/concert/leroysibbles/pics/sibbles1.jpg)
Leroy era dal 65 la voce solista del trio The Heptones, uno dei gruppi vocali piu' importanti nel periodo a cavallo tra ska e rocksteady.
Per farsi un'idea questa è stata la loro hit maggiore:
A forza di frequentare lo Studio One di sir Coxsone Dodd, Leroy viene stipendiato a tempo pieno come braccio destro di Jackie Mittoo, tastierista e arrangiatore leggendario ( di cui il buon AR ha gia' narrato le gesta in altro post ).
Mittoo insegna a Leroy a suonare il basso, ad arrangiare e sopratutto a fare il talent scout, ovvero a sceegliere tra le decine di aspiranti cantanti quelli che potevano avere successo per la scuderia Studio One.
E siccome ci fu una grande diffidenza all'inizio verso il reggae da parte di Duke Reid, Prince Buster e gli altri produttori "minori", fu rilevante il fatto che Dodd invece ci credette in pieno, promuovendo di fatto la nascita del genere.
Certo, nel frattempo anche Lee Perry, King Tubby, e altri stavano sperimentando in quella direzione, ma il trademark del roots reggae lo si deve in gran parte al modo di suonare il basso di Sibbles, che non è piu' solo frase melodica ne' semplice supporto ritmico, ma una cosa che riunisce entrambi gli aspetti e va a formare l'ossatura attorno alla quale si sviluppa la canzone, insieme al pattern di batteria ( il cosiddetto Riddim ).
Ecco alcuni giri di basso Sibblesiani che hanno fatto la storia e la scuola:
Suo il giro del basso anche nel capolavoro assoluto dell'esordiente Burning Spear ( che Leroy audiziono' e scelse nonostante la diffidenza di Dodd verso tematiche cosi' fortemente integraliste Rasta )
Nel 71', stufo per i mancati pagamenti del tirchio boss di Studio One, Sibbles lavorera' per altri due anni
con praticamente tutti i produttori dell'isola, fino al 73', anno i cui si trasferisce in Canada dove vivra' per oltre vent'anni.
Nel frattempo avra' avuto altre soddisfazioni con gli Heptones grazie alla popolarita' internazionale raggiunta sotto la Island Records.
Rimane il fatto che il suo nome rimane scolpito a caratteri d'oro nella storia del reggae per il lavoro in studio svolto in quei 3 gloriosi anni "
registrando 5 pezzi al giorno ogni giorno, sabato e domenica inclusi", inventando giri di basso, arrangiando i fiati, educando gli aspiranti singers, il tutto fumando tanta ganja perche' come Horace Andy ricorda: "
tutti i muscisti e i cantanti volevano andare allo Studio One, perche' era l'unico che ti permetteva di fumare all'interno, cosi' che l'ispirazione era costante e non ti abbandonava mai..."
Citazione di: kelly slater il 10 Set 2012, 14:43
A forza di frequentare lo Studio One di sir Coxsone Dodd, Leroy viene stipendiato a tempo pieno come braccio destro di Jackie Mittoo, tastierista e arrangiatore leggendario ( di cui il buon AR ha gia' narrato le gesta in altro post ).
ecco, mi sa che sto post di AR su Jackie Mittoo me lo so' sognato...
eppure Aquila se lo meriterebbe un bel post il grande Jackie, non credi? ;)
Citazione di: kelly slater il 10 Set 2012, 17:30
ecco, mi sa che sto post di AR su Jackie Mittoo me lo so' sognato...
eppure Aquila se lo meriterebbe un bel post il grande Jackie, non credi? ;)
Sicuro ! Ora vediamo di colmare la lacuna.
Ma sono talmente tanti gli artisti che ancora mancano all'appello da farmi pensare che questo topic ce lo portiamo almeno fino a natale...
;)
Finalmente un po' di tempo libero da dedicare alla mia passione musicale (e di conseguenza a questo topic)... dunque, Jackie Mittoo nasce nel 1948 e ci lascia nel 1990, solo 42 anni per segnare in modo indelebile il suo breve passaggio su questo mondo.
Tra i fondatori degli Skatalites, nonché ennesimo esempio di quegli artisti a 360° che caratterizzano lo scenario musicale giamaicano, Mittoo incontra la musica giovanissimo (grazie alla nonna che a soli 4 anni lo mette seduto di fronte ad un pianoforte) e sarà cantautore, musicista, produttore, direttore musicale e chi più ne ha più ne metta.. nel corso della sua carriera si affermerà proprio alle tastiere, tanto da essere soprannominato "The Keyboard King"; come talent scout darà invece il meglio di sé durante il periodo che lo vede direttore musicale per lo Studio One di C.Dodd.
Cominciamo ad andare diretti sulla "ciccia": dicevamo dunque membro fondatore degli Skatalites, ma nella seconda metà degli anni '60 (dopo lo scioglimento del gruppo) si dedica alla carriera solista, sfornando una quantità impressionante di brani, prevalentemente strumentali, come ad esempio questa Drum Song
Jackie Mittoo - Drum Song
A partire dagli anni '70 Mittoo inizia a fare la spola tra Giamaica, Canada ed Inghilterra, dando il meglio di sé producendo un pezzo dietro l'altro, è proprio del 1971 uno dei suoi album più belli, quel "Macka Fat" che contiene questa "Happy People"
Jackie Mittoo - Happy People – Album Macka Fat 1971
Nel 1977 è la volta dell'album "Hot Blood" (sotto il patrocinio di Bunny Lee), da cui estraggo quelli che (personalmente) reputo i due pezzi maggiormente adatti a rendere l'idea di che cosa fosse capace il buon Jackie con una tastiera fra le mani
Jackie Mittoo - Merry Go Round – Album Hot Blood - 1977
Jackie Mittoo – Brain Mark – Album Hot Blood - 1977
Come dicevo il ritmo di produzione è frenetico ed appena un anno dopo, nel 1978, già esce un nuovo album (Showcase) in doppia versione (una per l'isola ed una europea), della versione caraibica reputo imperdibile questa "Night in Ethiopia"
Jackie Mittoo - Night in Ethiopia - Abum Showcase (Studio One) - 1978
In quella europea ci sono due perle come queste
Jackie Mittoo – Earthquake - Album Showcase (Label Planet) - 1978
Jackie Mittoo – Sky King Jack - Album Showcase (Label Planet) - 1978
Siamo già su atmosfere dub (quelle che prediligo.. :) ) e che l'anno successivo Jackie conferma di saper percorrere magistralmente
Jackie Mittoo – Mash Down Babylon - 1979
Cercando di scremare il più possibile la sua vastissima produzione non posso evitare di postare questa Sidewalk Doctor (1982)
e questa "Black Organ", compresa nell'antologia "The Keyboard King at Studio One", uscita a 10 anni di distanza dalla sua scomparsa
Jackie Mittoo- Black Organ - The Keyboard King at Studio One - 2000
:beer:
Un OT di Jackie Mittoo, che con la sua tastiera si sbilancia verso ritmi funky-soul
Jackie Mittoo - Stereo Freeze
Jackie Mittoo - Hang Em Hight
EOT
Grandi solisti in questo periodo, ma anche grandi gruppi vocali, come ad esempio The Paragons
The Paragons - The First Time I Saw You
The Jamaicans..
The Jamaicans - Sing Freedom
ed oltre ai Maytals (già ampiamente trattati) i Clarendonians (gruppo in cui esordisce un giovanissimo Freddie McGregor)
Freddie McGregor & The Clarendonians - Why did you do it
Se ancora oggi sui lati b dei singoli di Madonna o dei Depeche Mode esistono delle "dub version" o dei "remix"
lo si deve all'esplosiva creativita' di quest'isoletta caraibica.
Spirito di adattamento, sperimentazione, studio e perche' no, puro e semplice CASO.
IL Dub e il
Dj Style nascono nello stesso momento e grazie alla stessa persona, ovvero mr. Osbourne Ruddock, meglio conosciuto come
King Tubby(http://www.nouse.co.uk/wp-content/article_images/body/2011/05/King-Tubby.jpg)
Tubby inizia a lavorare come elettrotecnico riparatore di radio, ma ben presto si appassiona talmente all'elettronica e alla musica da aprire una radio pirata che trasmette ska e r&b.
Ma la polizia da la caccia alle radio pirata e allora lui mette su il suo Sound System ovvero il Tubby's Hometown in Hi-Fi, che in breve tempo diventa uno dei piu' prestigiosi, grazie alla strepitosa qualita' sonora dei suoi impianti, rigorosamente autocostruiti.
E' il primo, tra l'altro, a usare il riverbero e il delay durante le serate, applicandolo sia ai brani che alla voce del DJ, che in giamaica NON è quello che mette i dischi ( che si chiama invece
selecter ) ma bensi' quello che li presenta e intrattiene il pubblico durante le serate.
Bisogna ricordare che almeno fino ai primi 70' non esistevano i mixer che potevano miscelare tra loro due giradischi: ce n'era uno solo, e quando finiva un brano il selecter doveva sbrigarsi a mettere sul piatto il disco successivo, e per evitare cali di tensione, quello spazio veniva riempito proprio dal DJ.
Il Dj piu' famoso dell'era ska-rocksteady è stato Count Machucki, un vero e proprio istrione, che, rubando un po' al
jive talkin del sud degli stati uniti ( la dialettica giamaica-usa che ricorre ) e un po' inventando parole in liberta' teneva per le redini la folla, un po' cazzeggiando e un po' fungendo da cronaca del ghetto ( usanza ripresa para para dagli afroamericani per l'hip-hop ).
Un sound system era prestigioso per la musica in esclusiva che proponeva, per la qualita' del suono, ma anche per il DJ di casa: dovevi avere un DJ bravo.
Count Machucki non incise mai nulla, ma da lui presero tutto sia King Stitt che Sir Lord Comic, i dj piu' famosi e richiesti della fine degli anni sessanta.
Ma il dj style vero e proprio nasce solo con
U-ROY aka The Originator
(http://dreamchimney.com/tracks/artist_images/20235_image0_20080626_auto.jpg)
Dicevamo: King Tubby ha il suo sound system, ma un lavoro collaterale che gli fa guadagnare parecchi soldini è quello di masterizzatore ufficiale di sir Duke Reid.
Ovvero: il boss della treasure isle gli porta i nastri coi brani e Tubby crea il dubplate, ovvero il master che verra' poi replicato tramite la pressa nelle varie copie di vinile.
Un bel giorno l'assistente di Tubby fa un errore e sul dubplate dimentica di aprire il cursore della traccia con le voci. Tubby ci pensa un po' e suona quei brani lo stesso, la stessa sera.
La gente impazzisce letteralmente, anche perche' il DJ resident dell'Hometown in Hi Fi era proprio mr. U-Roy, il quale avendo la strumentale libera comincia a improvvisare seguendo il ritmo e la struttura del brano, e non piu' solamente inserendo frasi negli spazi liberi tra un cantato e l'altro.
Non passa molto tempo e Reid se ne accorge, ma invece di incazzarsi sfrutta la situazione a proprio favore, facendo incidere a U-Roy i primi singoli e lanciando definitivamente il genere.
Eccolo qua il primo vero inno dj style:
Cosi', per qualche anno il vecchio volpone Duke Reid fara' soldi a palate riciclando le sue hit rocksteady ( in un momento in cui il roots reggae va affermandosi sempre piu' ) in chiave dj style, facendole ri-toastare all'originator :
U-Roy avra' una carriera ricca di soddisfazioni e numerose hit durante i 70', ma qui ci interessa il dj style come filone, e allora è importante menzionare il n.2, ( in senso temporale e di merito ) che è arrivato giusto un attimo dopo U-Roy, ma ha anche ammesso di aver imparato tanto dal maestro.
Stiamo parlando del pupillo di Keith Hudson:
Dennis AlcaponeU-Roy e Dennis Alcapone hanno gettato le basi del Dj-Style, che pero' conoscera' il suo apogeo solo
nel suo fondersi col rastafari e lo spirito roots reggae, nonche' con le ritmiche
rockers ( di cui pareleremo piu' avanti ) grazie al suo esponente piu' famoso e piu' dotato, cioe' Big Youth ( anche qui ci sara' tempo e spazio per parlarne ).
Chiudiamo questo, di post, menzionando il terzo originator, ovvero il trait d'union tra queste due fasi ( parliamo di meno di 5 anni di storia ma nella musica giamaicana 6 mesi sono considerati un'era geologica ).
Mr.
I-ROY gia' nel nome rivela il rispetto tributato al maestro originatore, ma deve la tecnica interamente a Dennis Alcapone. E pero' il suo stile è da subito anche originale, forse perche' piu' roots.
Curiosita': I-Roy sara' una grande influenza per la dub-poetry britannica e segnatamente per Linton Kwesi Johnson, che lo tributera' esplicitamete in "Room 66".
Altra curiosita': a meta' 70' I-Roy e il suo acerrimo rivale Prince Jazzbo daranno vita a una saga fatta di insulti e denigrazioni reciproche a suon di reggae e dj style, rinnovando la tradizione del "dissing" che nasceva gia' ai tempi di Prince Buster, e anche qui verra' ripresa integralmente nella tradizione Hip-Hop del Bronx.
E allora un'altra hit per il mighty poet I-Roy, che se la merita tutta:
Citazione di: Aquila Romana il 16 Set 2012, 00:33
ed oltre ai Maytals (già ampiamente trattati) i Clarendonians (gruppo in cui esordisce un giovanissimo Freddie McGregor)
A proposito di
Freddie McGregor: ennesimo artista eclettico dell'isola, cantautore, produttore e musicista a pieno titolo, nonchè molto impegnato verso la gente della sua isola (tanto da donare parte dei suoi guadagni ad una fondazione per l'aiuto ai bambini giamaicani meno fortunati).
Nato nel 1956, a 7 anni già canta come backing vocal per il duo ska dei Clarendonians, e già promette grandi cose...
Freddie McGregor - After The Laughte
Il produttore dei Clarendonians è C.Dodd, dunque da qui ad entrare nella scuderia Studio One il passo è breve e McGregor ci rimarrà per buona parte degli anni Settanta. Ma è l'incontro con il Rastafarianesimo che dà una svolta alla sua carriera, la conversione religiosa avrà infatti un impatto fondamentale sulla sua musica, come dimostra questa selezione
Freddie McGregor - Rastaman Camp
Freddie McGregor - Mighty King
Freddie McGregor - Walls Of Jericho
Il successo arriva grazie ad una serie di singoli, come ad esempio questa sua famosa hit (qui in extended version con il contributo di J.Mittoo)
Freddie McGregor - Bobby Babylon
A fine anni '70 sotto la produzione di Niney The Observer arriva il primo album, "Mr. McGregor", che si apre così
Freddie McGregor - We Got Love
Nei primi anni '80 la sua produzione assume ritmi inarrestabili
Rivisita in questo modo un pezzo di J.Holt - Strange Things
Insieme al DJ Luie Lepki incide questo singolo
Mentre nel Regno Unito esce questa Never Get Away
Nel 1982, sotto la produzione di Linval Thompson e supportato dai Roots Radics, sforna lo strepitoso "Big Ship", album straordinario che riscuote enorme successo anche in USA e UK e che propone due pezzi al prezzo di un riddim..
Freddie McGregor - Peaceful Man
Freddie McGregor - Let Me Be The Number One
Arriviamo al 1984
E'l'anno di "Across The Border"
Infine arriviamo al 1989, quando McGregor fonda la sua etichetta, la Big Ship, sotto la quale pubblica prevalentemente nuove versioni dei suoi successi, pur continuando a rimanere attivo come artista e regalandoci pezzi come questo
Hand In A De Fire
Citazione di: Aquila Romana il 20 Set 2012, 02:19
A proposito di Freddie McGregor
Due post di grandissima classe questi su Jackie e Fredie Mc Gregor. :hail:
Quest' ultimo poi lo adoro, con quella cosa voce cosi' pulita, potente, calda e decisa.
E ha saputo navigare tra roots e lovers rock sempre con estrema classe, il nostro, cosi' come
l'altra voce "bella" del reggae: Dennis Brown ( un altro che prima o poi... ;) )
Mi permetto solo di aggiungere una piccola hit dancehall dei primi 90' a cui sono legato da ricordi dolci...
Qui Freddie riprende la storica hit rocksteady dei Gaylads:
e la rivisita in chiave dancehall facendosi aiutare da uno degli assi del ragamuffin: Papa San.
:beer: :beer: :beer: :beer: :beer:
Citazione di: kelly slater il 18 Set 2012, 15:28
IL Dub e il Dj Style nascono nello stesso momento e grazie alla stessa persona, ovvero mr. Osbourne Ruddock, meglio conosciuto come King Tubby
Non penserai mica di far scivolare via così The King....
King Tubby & The Dynamites - Red Moon (Sound System International Dub)
King Tubby & The Dynamites - Dub Star (Sound System International Dub)
King Tubby - Dubbin' of the Ten Tousand (The Sound Of Channel One: King Tubby Connection)
King Tubby – Bionic Horn (Declaration Of Dub)
King Tubby – Take Five Dub (Declaration Of Dub)
proseguisce....
King Tubby Vol.2..
King Tubby - The Champion Version (Dub Gone Crazy - The Evolution Of Dub At King Tubby's 1975-1979)
King Tubby & Soul Syndicate - Salty Dub (Freedom Sounds In Dub)
King Tubby - Flag Dub (100% Of Dub)
King Tubby - Jah Love Rockers Dub (Dub Gone Crazy - The Evolution Of Dub At King Tubby's 1975-1979)
King Tubby - Music Field Dub (Explosive Dub)
King Tubby – Vol. 3
quando il dub di King si contamina con il roots mistico di Vivian Jackson (in arte Yabby You)
Yabby You & King Tubby - Love Thy Neighbour (Version by King Tubby)
Album Jesus Dread 1972 - 1977 Volume Two
King Tubby / Vivian Jackson - Chant Down Babylon (King Tubby Meet Vivian Jackson)
Yabby You & King Tubby - Jah Mercies (Time To Remember)
Oppure incontra le sfumature new age di Jacob Miller
King Tubby & Jacob Miller - 80,000 Dubs (In A Tenement Yard)
King Tubby & Jacob Miller - Ghetto On Fire Dangerous Version (In A Tenement Yard)
Mentre rimane più sul classico quando collabora con Glen Brown
Glen Brown & King Tubby - Dub Universal - Termination Dub (1973-79)
Glen Brown & King Tubby - Collie Man (Big Dub: 15 Dubs From Lost Tapes)
:beer:
Dicevo della collaborazione tra King Tubby e
Yabby You ma poco si è detto di quest'ultimo, e quando si parla di Yabby si affonda il cursore nel misticismo della religione Rasta...
Yabby You (nome d'arte di Vivian Jackson) nasce a Kingston nel 1946, a soli 12 anni inizia a lavorare in una fornace, a 17 viene ricoverato in ospedale per artrite e malnutrizione ed appena maggiorenne già vive di espedienti nei ghetti di Kingston (dove si stà appunto diffondendo la religione Rastafariana), ma la sua interpretazione religiosa è alquanto particolare e soggettiva rispetto agli altri rasta (Vivian identifica infatti la figura divina di Jah Rastafari non con l'Imperatore d'Etiopia Haile Selassie ma con Gesù Cristo).
Vivian ha molti amici musicisti, tra cui un certo Aston Barrett .... :cool2:
Yabby You & Aston Barrett - Distant Drums
Una sera, dopo aver discusso di filosofia religiosa con alcuni rasta, si addormenta ed al suo risveglio ha in mente un ritmo che definisce celestiale ("come un angelo che canta") e che gli ispira la composizione del suo primo brano musicale (Conquering Lion)
Proprio grazie all'aiuto dei suoi amici riesce a pubblicare il suo pezzo per l'etichetta di King Tubby, è il 1972 ed il coro iniziale ("Be-you, yabby-yabby-you") gli regalerà il soprannome, questa una bella versione dub del brano originario
Yabby You - Conquering Lion - Dub
Seguono altri singoli ed infine la pubblicazione del primo album "Conquering Lion", sempre sotto la supervisione di King Tubby
Yabby You - Run Come Rally
Yabby You - Walls of Jerusalem & Jerusalem Dub (King Tubby)
Parallelamente al successo come musicista si afferma anche come produttore di altri artisti, come nel caso di Trinity
Trinity - Gun Fever - Yabby You Meets Trinity At Dub Station
Yabby continua a registrare ed a produrre fino alla metà degli anni '80 (esibendosi anche in pubblico pur sorretto dalle stampelle), questi alcuni suoi successi
Yabby You - Death Trap
Yabby You & The Prophets - Deliver Me From My Enemies
Yabby You - Babylon a Fall
Yabby You & Michael Prophet & Scientist - Stop Uppression Now
Nei primi anni '90 comincia a ristampare molti pezzi originali, alcune volte in versione remixata, ma che mantengono sempre inalterato il suo tipico stile
Yabby You - Rough in Babylon
Yabby You Meets Mad Professor & Black Steel In Ariwa Studios - Winds Of Dub
Yabby You Feat. Tommy Mc Cook - Steppin' High
Yabby è morto nel 2010, all'età di 64 anni (R.I.P.)
bellissimo sto topic , grazie.
'Nuff Respect to Aquila Romana che tiene su sto topic, nel mentre che io bado a pupo e lavoro: la selection di King Tubby e il post sul mitico Yabby You sono ottimi, veramente.
Prima o poi, avendo tempo vorrei scriverne uno bello lungo e articolato su Lee Scratch Perry, che se togliamo Bob e la sua importanza nella diffusione del reggae a livello globale, è la figura piu'importante in assoluto nella storia di questa musica, e forse l'unico vero Genio con la G maiuscola.
Nel frattempo, per chiudere il discorso sul "Re" innanzitutto vi segnalo il triplo "Father of dub", che ho acquistato recentemente a prezzi stracciati su un sito inglese di cd shipment free, e che è un'ottimo compendio per chi si vuole addentrare nel fantastico stile dell'uomo.
E poi volevo parlare dei migliori lp (non compilazioni) in campo dub.
La critica abbastanza unanimemente indica nei capolavori assoluti del genere questo podio ( ex aequo ):
-Blackboard jungle in dub- di Scratch in collaborazione con King Tubby
-Super ape- sempre di Lee Perry
- la trilogia "East of the river nile" di Augustus Pablo.
il che mi trova d'accordo, ma io aggiungerei ai 3 pesi massimi un altro disco leggendario:
un'altra collaborazione, che vede i Rockers Uptown sempre di Pablo, quindi melodiche, archi, tastiere e arrangiamenti cesellati, manipolati dallo stile visionario di mixaggio del nostro King.
Dunque, se avete 48 minuti e 26 secondi di tempo libero, il mio consiglio è questo:
-staccate telefoni chat e altre connessioni
-preparatevi una cosetta non marrone ma verde
-è importante che sia verde perche' il marrone chiude mentre il verde apre
-buttatevi su un divano o su un posto ugualmente comodo
-premete il tasto PLAY
Citazione di: kelly slater il 04 Ott 2012, 18:50
Dunque, se avete 48 minuti e 26 secondi di tempo libero, il mio consiglio è questo:
Grande album :up: (assaporato, in mancanza d'altro..., con un buon calice di Traminer bello fresco ed un paio di malboro :) )
Ma secondo me
Augustus Pablo (vero nome Horace Swaby, classe 1954) merita altro spazio; un artista che non proviene dal ghetto come tanti altri ma dalla classe media giamaicana e frequenta il college, dove comincia a studiare musica.
Ma è la scoperta della fede Rasta che imprime una caratteristica fondamentale al suo stile musicale, una fede profonda che, sulle copertine dei suoi dischi, lo porterà a citare come produttore Jah Rastafari (in quanto ispiratore delle personali emozioni che trasforma in musica).
Tutto inizia casualmente, quando il produttore Chin-Loy nota questo ragazzino suonare la melodica (lo strumento-giocattolo per le lezioni di musica nelle scuole che lo renderà famoso, accompagnandolo per tutta la vita), intuendone immediatamente il talento e battezzandolo con quello che sarà il suo nome d'arte : Augustus Pablo.
Neanche il tempo di incidere il primo singolo di successo (Java) che già esce il primo album 'This is Augustus Pablo' nel 1974, che contiene questa Too Late
Augustus Pablo - Too Late
'Java' sara' utilizzato con successo per varie versioni e diverra' l'esempio classico dell'idea musicale di Pablo, il cosiddetto 'Far East Sound' il suono che viene dall'est, dove questo est e' inteso sia come magico e lontano oriente, ma anche come luogo sacro e ricco di suggestioni che ha visto la nascita della dinastia Reale d' Etiopia.
Augustus Pablo lavora come session man o artista solista per molti produttori, tra cui Gussie Clark, per il quale incide questo pezzo
Augustus Pablo - KG's Half Way Tree
Ma incide anche singoli niente male
Augustus Pablo - Skanking Easy
Augustus Pablo – Black Gunn
Augustus Pablo - Pablo Satta
Seguono altri album a ripetizione, tra cui lo storico "Tubby meets the rockers uptown" (1976 - già regalatoci integralmente da KS) ed il già citato "East of River Nile" (1978), meritevole di un assaggio
Augustus Pablo - Chant to King Selassie I
Augustus Pablo – Natural Way
Augustus Pablo - Addis A Baba
Nel 1979 è la volta di "Original Rockers", che contiene questa, a mio parere, perla
Augustus Pablo - AP Special
E nel 1983 esce "King David's Melody", da cui la title track
Augustus Pablo - King David's Melody
to be continued...
Lee Scratch Perry chapter 1Rainford Hugh Perry nasce il 20 marzo 1936 a Kendal, un villaggio rurale nel mezzo delle verdi montagne della Giamaica (
il reggae è nato sulle montagne: io, Bob e gli altri veniamo dalle montagne Kingston non ha inventato niente ).
Lui era li' dall'inizio di tutto.
Eh si perche' ancora ragazzino scende giu' in citta' e si tuffa nel mondo musicale e stradaiolo dei sound system, in particolare quello che poi sarebbe diventato il mitico Downbeat di Coxsone Dodd.
Fa di tutto: monta smonta vende le birre, vende i dischi e spesso, armi in mano, difende il sound dagli attacchi degli scagnozzi di Duke Reid.
Quando Prince Buster si stacca da Coxsone per fondare il suo sound Lee lo segue per un breve periodo, ma quando in brentford road viene aperto lo Studio One il nostro eroe torna da Dodd diventando l'animale da studio di registrazione che tutti sappiamo.
Il suo primissimo singolo, proprio per Dodd, è quello che gli varra' il fortunato nickname Scratch.
Lee fa di tutto giu' allo Studio One: suona canta registra mixa arrangia produce e scopre talenti.
Un lavoro preziosissimo che, seguendo il malcostume isolano, Dodd gli sottopaga e sottovaluta.
Sono gli anni del furore ska, e a suo proprio nome Perry fara' uscire qualche singoletto valido e interessante, ex post, per la sua ruvidita' intrinseca, il suo spirito
roots ante litteram.
Ma Lee Perry è uno che si rompe il cazzo facilmente, e lascia presto Coxsone, andando a lavorare per uno dei rivali emergenti, Joe Gibbs.
E per capire che aria tira il primo singolo inciso con Gibbs si chiama "I am the upsetter".
Upsetter in inglese significa quello che rovescia il pronostico, il davide che abbatte golia, il rivoluzionario.
E' l'era rocksteady: il ritmo è rallentato, e le tematiche sono spesso incentrate sui rude boys, ovvero la criminalita' di bande dilagante nell'isola.
Prince Buster aveva pubblicato una serie di singoli aventi come protagonista Judge Dread, una sorta di giudice che puntava il dito sui violenti del ghetto.
La risposta di Perry è di tipo sociologico: i primi derubati siamo noi neri prima con la schiavitu' e poi con lo sfruttamento, quindi occhio a puntare il dito
In quest' ultimo singolo l'atmosfera è particolarmente morbida perche' a produrre c'e' Clancy Eccles ( ricordate? l'eroe del rocksteady ).
Ma a Scratch del soul frega assai poco.
Il nostro è una testa calda e una testa matta, adora il mento, adora l'africanita' non intellettuale
bensi' primordiale delle sue radici giamaicane.
Per questo motivo è proprio lui a indicare la strada nel 1968: riaccelera il ritmo, pompa il giro di basso
e ritmicizza la chitarra come fosse un banjo mento : è il reggae prima del reggae: è People funny boy, il singolo con cui manda gentilmente affanculo in musica Joe Gibbs, reo di non aver pagato e valorizzato il dovuto.
Un vaffanculo che vende 60.000 copie.
Genialita' nella genialita', questo è il primo singolo in cui è inserito un rudimentale "sample" ovvero il frignare di un bimbo :beer: .
E' arrivato il momento di fondare la sua backing band : The Upsetters.
La prima lineup schiera Gladdy Anderson e Winston Wright alle tastiere, Hugh Malcolm e Lloyd Adams alla batteria e il cruciale Jackie Jackson al basso.
Con questa formazione Perry comincia sperimentare, le strutture dei brani, spesso molto aperte, i "campioni" vari, testi spesso demenziali o anche testi spesso assenti proprio.
E' l'unico produttore in quei fine 60', completamente libero da qualsiasi schema.
E pero' arriva anche il successo, che non guasta mai, specie se invece che in jamaican pounds arriva in sterline UK.
Nel 69' in Inghilterra questa fa il botto:
e allora allestisci in fretta e furia il tour europeo... ma purtroppo la band decide di non partire.
Senonche' Lee recluta per il tour una band di ragazzetti chiamata Hippy Boys e li trasforma nei nuovi Upsetters.
Alla tastiera c'e' Glen Adams, alla chitarra Alve Reggie Lewis, e alla sezione ritmica due fratelli molto bravi:
al basso Aston e alla batteria Carlton Barrett.
Finalmente ci si rilassa coi soldini: Lee apre al 36 di Charles road l'Upsetter record shop , da dove promuove la sua musica vende il te' affitta una sala prove il tutto aromatizzato sempre da tanta buona ganja.
Poi un bel giorno al negozio si presenta un ragazzetto gnappo ( come Scratch d'altronde ) che vuole rubare gli Upsetters al capo e convincerli a suonare con lui e i suoi due amichetti.
"
Ciao sono Bob Marley... "
KS, mentre tu ti sei preso il tosto impegno di raccontare la carriera di quel mostro sacro chiamato Lee Perry, io chiudo il capitolo Augustus Pablo, che avevo lasciato all'album King David's Melody, cioè al 1983.. poi arriva il 1986, che considero anno di grazia, infatti mentre la Hertbeat Records ristampa "Rebel Rock Reggae" del 1974, con brani come questo
Augustus Pablo - Skateland Rock
contestualmente in Europa e Stati Uniti esce l'album "Rising Sun"
Augustus Pablo - Rising Sun
Augustus Pablo - Pipers of Zion
Augustus Pablo - Hop I Land
Tra le produzioni successive spicca "Blowing with the wind" (1990)
Augustus Pablo - Drums to the King
Augustus Pablo - 21 Years After
Le apparizioni di Augustus Pablo sono sempre più rare per problemi di salute (che ricadono su un fisico già di per sè fragile); alcune voci dicevano fosse sofferente di cancro da anni ma avesse rifiutato in armonia con le dottrine Rasta l'amputazione di una gamba per cercare di arrestare lo sviluppo del cancro. Altre voci dicevano fosse diabetico e per le stesse ragioni rifiutasse la somministrazione dell'insulina e cercasse rimedio nella medicina naturale.
Nel 1999 esce il suo ultimo lavoro, l'album "Valley Of Jehosaphat"
Augustus Pablo ~Ethiopian Binghi Drums
Augustus Pablo - Internal Struggle
Augustus Pablo - Omega Africa
AP muore a Kingston nel 1999, se esiste un' altra dimensione non rimane difficile immaginarlo anche lì con la sua inseparabile melodica
East Of The River Nile- Augustus Pablo (with the Soul Syndicate) LIVE
Lee Scratch Perry chapter #2Aston "family man" Barrett:
"Bob era un ragazzo di campagna, e anche Scratch era un country bwoy, quini si capivano al volo.
Scratch sapeva che in Giamaica quando cresci in campagna hai una stoffa diversa che in citta', ti godi le cose a un livello piu' spirituale e non ti limiti a fare canzoni che funzionino nei locali, apprezzi la musica per quel che è, proprio come hai imparato a apprezzare gli alberi e la natura che ti circonda, per quel che è e non per quel che fa.
Il signor Rodney, sai... Burning Spear... anche lui era un country bwoy con una vibe spirituale.
Scratch sapeva che Bob aveva la vibe e insieme potevano portare la musica a un altro livello.
Pure io e mio fratello, anche se eravamo di Kingston quando non andavamo a scuola preferivamo stare in campagna, al fiume o su in montagna, cosi' Scratch sapeva che anche noi eravamo in contatto con lui.
La musica non ha limiti e questo Scratch lo capiva. Con Bob, e anche prima, cercava sempre di portarla al limite, e sentivi l'ispirazione che scorreva tra di loro.
Io piu' che nella testa la sentivo nella pancia.
Anche allora capivamo di avere qualcosa di speciale, sapevamo di poter ottenere qualcosa che non era riuscito mai a nessuno"In effetti Scratch, in quella fine anni 60'era completamente proiettato sui brani strumentali, e metteva i vocals sui lati B dei 45 giri, perche' sostenzialmente considerava i cantanti dei collioni piantagrane.
Ma con Bob, Peter e Bunny la faccenda era diversa.
Scratch intui' che questi 3 erano diversi dagli altri: erano incazzati, erano lucidi, erano maturi.
I tempi in cui i Wailers facevano canzonette ska o rocksteady inneggianti ai rude boy o all'amore per le ragazze erano finiti, e i ragazzi avevano studiato bene il rasta, e avevano una coscienza sociale molto sviluppata.
Avevano la
vibe, per dirla col bassista ex-Upsetters e ora membro a tutto tondo degli Wailers.
E se essere un genio significa non tanto fare cose belle, ma saper guardare nel futuro, beh allora Scratch lo era del tutto, e grazie a Bob vide il futuro, ovvero il roots reggae.
Furono 3 anni di sodalizio, dal 69 al 72, in cui vennero definiti i canoni del genere.
Scratch sradico' completamente le inflessioni americane di memoria rocksteady, irruvidi' i ritmi, plasmo' le voci dei 3 dando maggior spazio al solista ed esortandolo a cantare in maniera spavalda e diretta e a rimuovere qualsiasi inflessione lamentosa o supplichevole.
Spesso Scratch si caricava i Wailers sul suo macchinone appena arrivato dall'inghilterra grazie ai soldi di Django, e girava per ore attraverso gli slums intorno a Kingston.
I ragazzi osservavano la realta' e nel frattempo scrivevano i testi sul sedile posteriore.
Poi si tornava in studio ( da Randy's ) si accendevano le macchine e si incideva. Bam! Buona la prima!
Molti dei pezzi usciti a quelle leggendarie session furono poi reincisi dagli Wailers con la Island, con arrangiamenti piu' "rock" e produzioni piu' levigate.
Personalmente qui io sono in disaccordo coi puristi del reggae e preferisco le produzioni Island, forse perche' è con quelle che sono cresciuto.
Ma è innegabile la portata epocale di album come Soul Rebel e African Herbsman, a livello certo anche musicale, ma figuriamoci a livello storico.
Era la prima volta che i musicisti parlavano la lingua della gente comune, parlavano della realta' quella vera, non romanzata.
Che poi LSP era si un futurista ma stava al contempo in fissa persa con le radici della giamaicanita', col mento in primo luogo.
Un mento un po' isterico e bizzarro e ovviamente geniale.
I Wailers fanno il botto nei sound system giamaicani e inglesi e spalancano le porte al Roots.
Ma Bob e gli altri guardano avanti, ovvero al successo internazionale, mentre dal canto suo Scratch guarda ancora piu' avanti e a quel punto si è stufato degli Wailers ( e come sempre in Giamaica c'e' anche qualche scazzo con argomento soldi ).
Il nostro è completamente immerso nelle sue sperimentazioni pre-dub.
Produce cantanti come Dave Barker o Junior Byles, ed è l'artefice della seconda giovinezza degli Heptones.
Ma è a suo nome ( e dei suoi Upsetters, che nel frattempo hanno cambiato formazione ) che da il meglio.
Come in questa Cloak and Dagger dove si rivede la nostra vecchia conoscenza Tommy Mc Cook
Scratch è il primo a inserire nei brani suoni "ambientali" come la pioggia o rumori di animali, colpi di pistola e vetri infranti.
Il tutto condito da testi demenzial-surrealisti.
Il nostro comincia ad accumulare nastri su nastri di beats e riddim che poi rimanipola in vari modi.
E' il primo passo della concezione dello studio di registrazione come strumento musicale, che avra' influenza a livello mondiale.
Con pochi mezzi e una creativita' infinita Perry ( e Tubby ) sono pronti per sua maesta' il DUB.
E infatti nel 72 i due si cercano.
Lo scienziato ossessionato dalla purezza del suono e frenetico studioso dell'elettrotecnica bussa alla porta del produttore visionario.
Ma anche quest' ultimo cerca Tubby, perche'sa che quello è il tassello che gli serve, il pezzo mancante.
Ne nascera' un capolavoro da niente, ma ne parleremo tra poche righe.
Giusto il tempo per introdurre l'Arca Nera.
Scratch infatti aveva capito che da Randy's, un po per il tempo, un po per i soldi, e molto per la mancanza di controllo ossessivo e assoluto che è una peculiarita' del suo carattere, non poteva sprigionare al massimo il suo potenziale: aveva bisogno di uno spazio suo.
E cosi' al 5 di Cardiff Crescent apre il Black Ark studio, progettato proprio da King Tubby, con un mixer Soundcraft a 4 piste, il registratore Teac, il delay Echoplex e il Roland space chorus a nastro.
Per 5 anni uscira' da questo posto musica stellare, innovativa, fantastica.
E uno dei primi parti è gia' un capolavoro assoluto, quello che è considerato il primo disco dub e anche il MIGLIOR disco dub di sempre.
Scratch produce, Tubby mixa e uno stuolo di musicisti di primissimo ordine ci suonano, dai fratelli Barrett a Tommy Mc Cook, da Winston Wright a Bobby Ellis, per non parlare della melodica del terzo polo della trimurti dub, ovvero l'appena celebrato da AR Augustus Pablo.
Anche se il disco è accreditato agli Upsetters qui i meriti sono a meta'.
Perche' se è vero che Tubby non è un produttore (non ha mai prodotto brani suoi o di altri) ma un re-mixatore ( il primo della storia!!! ) è anche vero che il materiale pregiato che Scratch gli affida si trasforma nelle mani del Re una cosa OLTRE.
In altre parole ne stravolge il senso ( che era gia' bello stravolto di suo ) attraverso la destrutturazione semantica in chiave tecnologica. Il DUB, appunto.
Per chiudere questo secondo capitolo dunque, prima di addentrarci tra le meraviglie del quinquennio
Black Ark-era addentriamoci prima nella giungla alla lavagna, ovvero
Blackboard Jungle Dub.
Tanto per rappresentare quanto più possibile la personalità genialoide di Lee Perry..
Un filmato del 1982, in cui appaiono anche quei poveri "sventurati" dei figli
Una recente intervista (Settembre 2012) pubblicata dal sito di Misterbigga
(http://misterbigga.files.wordpress.com/2012/09/lee-perry.jpg?w=316&h=193)
Se credi alle realtà parallele, allora credi anche che esiste un universo chiamato Lee Perry. Al momento in quel concentrato di vita e di parole ci vive solo lui, perché è difficile per gli estranei entrarci. Tutti così concentrati sulla razionalità, fuggiamo dalla pazzia vera o presunta che sia, senza mai riflettere sul fatto che proprio in essa si coglie l'essenza dell'umana esistenza. D'altronde senza quella mente abituata a sorvolare gli universi musicali, il mitico produttore non avrebbe mai creato uno dei laboratori musicali più geniali che il mondo abbia mai conosciuto.
Parliamo del Black Ark Studio, parliamo degli Upsetters, parliamo di album storici come quelli registrati con Junior Murvin o con i Congos. Insomma con Perry abbiamo tra le mani una delle parentesi più entusiasmanti e ricche di invenzioni ed intuizioni della musica jamaicana.
Oggi il 75enne artista ha provato davvero di tutto nella vita, il percorso nella musica che lo vede ancora protagonista, lo ha portato verso lidi anche più lontani. Eppure il rispetto e l'ammirazione dei fans è rimasto intatto e tutto a Lee Perry è permesso, anche quell'eccentricità che gli hanno consentito di creare la sua realtà parallela.
Ora il suo nome, in attesa del nuovo album, si lega anche a quello dei The Orb, gruppo inglese che sviluppa musica elettronica e che ha avuto un ruolo centrale nella nascita di un genere come l'ambient house.
Il produttore ha deciso di rendere disponibili a tutti delle piccole dosi di saggezza, che dovrebbero rendere migliore e più consapevole l'esistenza di noi tutti. Leggiamole e proviamo anche noi a varcare i confini della realtà.
Lo Spirito: La cosa principale che mi motiva è il mio spirito. Il mio spirito e la mia anima. Il mio buon cuore e il mio buon Dio. E il paradiso, la terra, il mare e il sole.
L'amore: Amo tutti. Lo stato mentale con il quale faccio musica è amare i bambini, amare la gente, amare chi fa musica. Sono uno "stress conqueror". La musica può conquistare lo stress, la musica può conquistare il distress (termine con il quale si indica una forma ancora più negativa di stress,ndr). La musica può vincere la malattia e la musica può conquistare le "bad mind". La musica può conquistare il male, che fa inevitabilmente parte della vita, anche di quella futura. Vai fuori dal peccato e contrapponiti al male. E' qui dove mi trovo io ora.
Conquistare il diavolo: Amo la musica reggae perché è più bianca e più diffusa del nero. Più nera del nero. Più dura della roccia. Più forte del peccato. Posso tornare nel passato, ma il mio lavoro è quello di conquistare il diavolo, i miei diavoli. Non mi piacciono i serpenti, sono allergico ai serpenti e sono allergico al diavolo e allergico a tutto quello che rappresenta il male. Il male è male, io lo travolgo, sono colui che rompe le porte dell'inferno. Sono contro il peccato e contro il male.
Il reggae: Le chiavi del reggae sono il basso e la batteria. Il basso rappresenta il cervello mentre la batteria rappresenta il battito del cuore. Questa è la musica del cuore e se qualcuno combatte la musica del cuore è un vampiro.
Tutto è possibile: Sono allergico al dolore, sono allergico alla stanchezza. Sono affascinato dalla pioggia. Sono affascinato dal tuono, dalla luce, dalle rocce, della montagna. Sulla vetta della montagna c'è la neve, trasforma il ghiaccio nella neve e trasforma la neve in ghiaccio. Il vento comincia a soffiare e noi cominciamo a respirare. Gli alberi crescono, i bambini crescono, poi comincia a piovere, tuoni, luce e poi d'improvviso la musica. Io vi do la musica. Penso che non ci sia nulla di impossibile, non credo nell'incidente. Tutto è possibile.
Roast Fish And Cornbread
Tutto è possibile..... :beer:
Lee Sratch Perry - Lee Scratch Perry On The Wire
E daje de bassi...
Lee Perry - Purity Rock
Lee Perry - Pussy Man
Il Reggae incontra l'India... (http://th116.photobucket.com/albums/o5/keving_011/th_rastasmiley2.jpg)
Lee Perry - Baby Krishna
bellissimo!!!
do il mio modestissimo contributo con un pezzo che mi ipnotizza da anni!
Lee Scratch Perry - Chapter 3 - The Black ArkLa seconda meta' degli anni 70' è considerata l'eta' dell'oro del reggae.
Giunto a piena maturita', il genere, nei suoi diversi percorsi ( roots, dub, dj style ) esprime il suo massimo picco creativo in Giamaica, e guadagna il massimo di popolarita' nel mondo grazie a Marley.
Le produzioni Upsetter del Black Ark Studio rappresentano il lato piu' creativo, sperimentale, selvaggio del reggae di quegli anni.
Giornata tipo di Lee Scratch Perry: si alza la mattina, fa colazione coi figli e la moglie e scende giu' nel cortile dove si trova lo studio.
Accende le macchine e comincia a rovistare tra le centinaia di bobine dove ha accumulato riddim su riddim: li ricombina insieme tipo patchwork: un pattern di batteria qui un giro di basso la, poi aggiunge le percussioni, suonate da lui personalmente, poi inserisce dei suoni trovati, dei rumori.
Poi cominciano ad arrivare i musicisti, qualche rasta, gente del quartiere, e si comincia a registrare, mixare, produrre fino a notte.
Lee è iperattivo, bicchiere di rum in una mano, spino di ganja nell'altra, segue i suoi mille fili mentali concentrato esclusivamente sulla musica.
Chiede spesso ai musicisti di eseguire delle parti che apparentemente non c'entrano niente col pezzo, ma lui ha gia' in testa il disegno completo.
Perche' Scratch non è un semplice tecnico del suono, non è neanche solo un dubmaster come Tubby: Lee è un arrangiatore sublime e visionario, e nelle sue mani le idee che gli arrivano dai cantanti e dai musicisti acquistano un altro senso, vengono stravolte e rimasticate, acquistando cosi' uno spessore multidimensionale che è unico nella pur bella e ricca scena dell'epoca.
Prendiamo i Congos: inizialmente sono un classico duo vocale (tenore e falsetto).
Perry decide di giocare con le voci come fossero dei colori, degli strumenti che non solo vanno a formare un'armonia ma una vera e propria sinfonia cromatica: aggiunge un baritono (Watty Burnett) e assolda uno stuolo infinito di coristi ( da Gregory Isaacs ai Meditations passando per gli Heptones ).
Sotto costruisce riddims densi di percussioni e campanellini, arrangia per sottrazione sugli organi e le chitarre, crea un'atmosfera mistica al contempo leggera e profonda.
Ne esce fuori uno dei massimi capolavori della storia del reggae, sicuramente tra i dieci album "da avere" per chi è appassionato di questa musica: il celeberrimo "Heart of the Congos" del 77'nel quale è contenuta anche questa dedica al mitico studio in questione:
Altra produzione spettacolare: ricordate Leroy Sibbles e i suoi anthemici giri di basso allo Studio One?
Beh insieme ai suoi Heptones, una volta eroi del rocksteady bussa alla porta di Scratch per ritornare a incidere roots reggae per conto della Island.
Ne esce "Party time", altra perla roots di inestimabile valore.
"La " hit degli emarginati di ogni epoca e luogo: "Sufferahs time"
e la versione dj a cura di mr. Juinior Dread:
Altro gruppo importante, altra produzione magistrale: qui Scratch è all'apice del suo misticismo rasta
(e gli avventori del Black Ark lo sanno, perche' quando entrano dentro, all'ingresso sono costretti a passare davanti all'immagine di Haile Selassie) : stiamo parlando dei Meditations, altro trio vocale, altro capolavoro:
sentite Scratch come cesella ritmicamente, puntella coi lick di chitarra e organo bassi nel mix, equalizza i piattini altissimi ( trucco imparato da Tubby ) e infioretta con rumoretti, giri di guiro e marimba sparsi qua e la'.
Errol Walker: nome minore tra i tanti dread singers dell'epoca, ma anche qui Perry valorizza in modo impressionante, immergendo la sua voce ieratica nel reverbero e nella giungla ritmica tipica del Black Ark, tra contrappunti di piano e un'improbabile corno che spunta a fare il verso della mucca
Altro classico "tune" del Black Ark: Vampire di Devon Irons e Dr. Alimantado: qui è psichedelia pura: riverberi e echo impazziti, cori sepolti nel mix, sezione fiati che evoca l'ultraterreno e il solito impasto fangoso di basso cassa rullante e piattini. Poi arriva il dottore a chiudere il quadro...
La carrellata potrebbe essere sicuramente piu' lunga, ma per chiunque fosse interessato seriamente imperdibile è la raccolta "Arkology" della island, con tantissimi classici e le relative versioni dub.
Chiudiamo il discorso parlando della triste fine del Black ark nel 1979.
Scratch è sempre piu' impantanato nei problemi familiari, con la moglie incazzatissima a badare ai 4 figli mentre lui è tutto il giorno allo studio, e poi tutti quei teppisti perdigiorno che approfittano dell'atmosfera tipo comune hippy del Black Ark per spillare soldi e angariare, e forse anche quel successo commerciale definitivo che non è mai arrivato. E i fiumi di rum e le nuovole di ganja.
Scratch era stato visto girare per KIngston con un martello in mano mentre parlava da solo...
Fatto sta che l'Arca prende fuoco.
Non sono mai state trovate prove evidenti, ma il sospetto forte è rimasto che il nostro abbia dato lui fuoco
alla sua creatura, arrivato ormai al punto di rottura.
E' il 79', si chiude un'epoca, Perry cambia aria, vola a Londra dove è atteso come un guru da legioni di punk, post-punk, e sperimentatori vari, primo tra tutti Adrian Sherwood, ma questo si dira' nel chapter 4.
Chiudiamo con uno dei dischi dub piu' belli di sempre, forse l'emblema di tutta la vicenda Black Ark:
la super-scimmia, Super Ape, altro capolavoro visionario scolpito nella pietra, altro discone da avere assolutamente, senza se e senza ma.
La title track, con quel flautino stonato che ti si insinua nella mente e scava labirinti
da-da-dan dan dadadannn!
AFRICA: