Scrive Burioni:
BUONE NOTIZIE DA UN PESCHERECCIO STATUNITENSE
Ogni giorno che passa sappiamo qualcosa di più di questo virus e possiamo combatterlo meglio, perché chi lavora seriamente sta studiandolo con rigore. E tra mille false buone notizie propinate dai negazionisti (li conosco bene, molti sono tutti quelli che l'anno scorso erano no-vax) ecco che arriva una notizia che oltre a essere buona, è pure vera.
Un grande peschereccio è un luogo ideale per la diffusione di COVID-19: i marinai dormono insieme in cabine piccole e poco aerate, il rumore è sempre presente e quindi per farsi capire bisogna urlare e in queste condizioni non è facile tenere la mascherina.
Quando una di queste navi è partita dal porto di Seattle, nel nord-ovest degli Stati Uniti, tutti i 122 marinai a bordo sono stati analizzati sia dal punto di vista sierologico (presenza anticorpi), sia dal punto di vista della ricerca del virus con un tampone. Sei erano positivi sierologicamente (avevano quindi gli anticorpi contro il coronavirus), tutti erano negativi al tampone. Nessuno era infettivo. Si poteva quindi – in teoria – partire in sicurezza.
Nonostante le precauzioni, diciotto giorni dopo il viaggio del peschereccio si è interrotto perché uno dei marinai stava male: e purtroppo la malattia era proprio COVID-19. Falso negativo? Incubazione prolungata? Non si sa.
Per i motivi di cui sopra, la malattia si è diffusa in maniera spaventosamente efficace a bordo della nave: su 122 individui ben 104 si sono infettati.
I ricercatori a questo punto sono andati a ricercare i sei campioni di sangue prelevati da individui che erano positivi alla sierologia e in tre di questi hanno trovato anticorpi in grado di neutralizzare il coronavirus. Sono andati a controllare, e questi tre individui con gli anticorpi neutralizzanti erano tra i marinai che non si infettati.
Avete capito bene: tra quelli che non avevano gli anticorpi neutralizzanti nel sangue si sono verificati 103 infettati su 117, tra quelli che avevano anticorpi neutralizzanti zero infettati su 3.
Naturalmente questa è una osservazione estremamente preliminare, nessuno ci garantisce che questi marinai siano entrati a contatto con il virus e il lavoro ha molti punti "deboli", però il dato, seppur preliminare (non mi stanco di ripeterlo) è molto incoraggiante. Dobbiamo aspettare prima di stappare lo champagne, ma se questi dati fossero confermati da ulteriori osservazioni (per le quali ci vuole tempo, mi spiace, non ci sono altre strade), potremmo trarre alcune conclusioni molto, molto, molto positive.
Prima di tutto avremmo quello che viene chiamato un "correlato di protezione", ovvero un esame di laboratorio (il dosaggio degli anticorpi neutralizzanti) che ci indicherebbe chi è protetto dall'infezione. Non c'è bisogno che vi spieghi quanto sarebbe importante distinguere chi si può infettare da chi invece è al sicuro, anche solo per definire l'efficacia di una vaccinazione.
Secondo elemento estremamente rilevante – e estremamente positivo – se si confermasse che la presenza di anticorpi neutralizzanti corrisponde ad una buona protezione questo sarebbe un'ottima notizia per i vaccini: infatti quelli sperimentati fino ad ora sono in grado di indurre in maniera molto efficace anticorpi di questo tipo. Poi vedremo per quanto tempo questi anticorpi durano, quanto proteggono e via dicendo: ma intanto se anticorpi neutralizzanti fossero in grado di proteggere dall'infezione, è molto probabile che i vaccini funzionerebbero.
Terzo, se fosse confermata la protezione fornita da anticorpi neutralizzanti, a prescindere dal vaccino potremmo purificarli dal sangue di pazienti guariti o ancora meglio produrli in laboratorio in quantità illimitata. In questo caso potremmo iniettarli a un paziente e questo immediatamente si ritroverebbe nel sangue gli anticorpi neutralizzanti e conseguentemente – la protezione da essi derivanti.
Come ho detto, cautela. Ripeto che non siamo certi che questi tre pazienti siano stati effettivamente esposti al virus e altre osservazioni, compiute su numeri maggiori e in maniera magari più accurata (non scendo in dettagli tecnici, ma ci sono alcuni esperimenti che condotti diversamente avrebbero potuto fornire dati più completi) sono assolutamente indispensabili.
Però questo lavoro avrebbe potuto fornirci l'evidenza opposta, e molto negativa: la prova che anche in presenza di anticorpi neutralizzanti, quelli che vengono indotti dai vaccini, la gente viene egualmente infettata dal coronavirus, e questa sarebbe stata una pessima notizia.
Al momento così non è.
Per cui incrociamo le dita, continuiamo a stare attenti perché magari non è tanto lontano il giorno in cui un vaccino o un siero ci libererà da questa epidemia.
Però al momento questo vaccino e questo siero non ci sono, la ricerca ha bisogno di altro tempo, e questo tempo dobbiamo fornirglielo noi con il nostro comportamento responsabile.
La diffusione del virus dipende dai nostri comportamenti.
Roberto Burioni
PS: per avere maggiori dettagli sull'episodio epidemico non chiedete a me, ma leggete il lavoro che potete trovare a questo indirizzo internet. Ripeto, non fate domande a me: leggete il lavoro e troverete quello che c'è (e quello che non c'è)
https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.08.13.20173161v1.full.pdf+htmlChe dite, significa veramente qualcosa di importante?