Citazione di: biancocelestedentro il 16 Nov 2020, 22:49
Nel mio ufficio è successo che la signora delle pulizie si è presentata al lavoro con la febbre, il giorno dopo è rimasta a casa e la cosa è stata segnalata a chi di dovere, chi di dovere ha deciso, malgrado una nota interna che dice che per i casi di dipendenti sintomatici in ufficio si dovesse procedere a sanificazione, di non fare nulla perché 1. le pulizie dell'ufficio essendo affidate in appalto, la signora non era una dipendente e 2. non sapevamo se fosse o meno positiva e in ogni caso non si poteva fare niente. Dieci giorni dopo arriva il responso del tampone della signora, positiva, le comunicazioni ufficiali della società appaltatrice, la ricerca dei contatti e la sanificazione degli ambienti. Va da sé che in dieci giorni chi si doveva contagiare si sarà già contagiato. Amen.
Da noi una collega è rimasta a casa, positiva. Non lo ha detto, l'ufficio lo ha saputo solo dopo il suo rientro, non so come ma penso dall'ASL. E' scoppiato un casino infinito perchè anche lì erano passati parecchi giorni.
Bè, lei ha avuto la faccia tosta di incavolarsi perchè dall'ufficio personale o da altri la notizia è uscita (la segreteria apre la posta elettronica, la dirigente la legge, il protocollista la registra, poi è stata trasmessa ai responsabili del personale e della sicurezza e all'RLS) e i colleghi se la son presa con lei, e lei ritiene che sia stata violata la sua privacy. Dice che se le sanificazioni sono fatte a norma non dovrebbe cambiare nulla che ci sia stato un positivo in ufficio o no quindi la cosa per l'ufficio e i colleghi è indifferente, lei non era tenuta ad avvertire e l'ufficio doveva mantenere il massimo riserbo.
Che potrebbe anche essere vero, non fosse che ce la menano da mesi con la storia dei tracciamenti e dei contatti coi positivi sant'Iddio, almeno se lo so sto più attento e mi autoisolo per qualche giorno per prudenza, no?
Ovviamente adesso tutti la guardano storto e lei minaccia di denunciare per mobbing. Solo in Italia...