Nella storia clinica del COVID sembra che si riconoscano 2 fasi: la prima della durata di 10-14 gg caratterizzata da sintomi banali comuni a tutte le virosi respiratorie in cui la vitamina è alta e la terapia dovrebbe essere mirata a ridurre la carica virale con antivirali e clorochina. È qui che potrebbero avere un ruolo nuove molecole antivirali ma solo se usate sulla popolazione positiva a domicilio. Necessita' quindi di strategie di sanità pubblica con tamponi anche ai monosintomatici da 2-3 gg e disponibilità di grandi scorte di farmaci prescrivibili e recuperabili sul territorio.
La seconda fase che si embrica alla prima dopo10-14 gg è caratterizzata da una discesa della vittima ma dall'inizio di un vero e proprio inflammatory storm con un rilascio disregolato di grandissime quantità di citochine infiammatorie che apportano un danno nel tempo irreversibile a tessuto polmonare e vascolare. Qui gli antivirali non servono più. Qui servono antinfiammatori, anti-interleuchinici, cortisone ad alte dosi, anticoagulanti e ossigeno ad alti flussi.
La Vittoria sarebbe riuscire ad intervenire subito nella primissima fase sulla popolazione che inizia ad ammalarsi. CONSIDERARE TUTTI COVID se tosse, febbre, mialgia anche uno solo di essi perdurano per più gg e somministrare subito antivirali e clorochina.
Aspettare l'ingresso in ospedale è tardivo e ormai inutile dovendo combattere con altre armi spesso anch'esse inefficaci purché usate quando il danno soprattutto polmonare è irreversibile.
Ciao