Altro parere sul concetto di deucrainizzazione (secondo cui la visione dell'articolo di Sergejtsev non è quella della leadership), sulla tempistica dell'operazione (già decisa a settembre 2021) e sull'annessione dei territori occupati alla Federazione Russa (se come Repubblica o direttamente come oblast).
MOSCA. "È un casino", dice senza mezzi termini Serghej Markov, direttore dell'Istituto di Ricerche politiche di Mosca, già deputato e uomo di fiducia di Vladimir Putin dal 2011 al 2018. La Russia contava sul fatto che i soldati ucraini si sarebbero uniti ai russi e non è successo. Tutti i piani iniziali sono stati abbandonati e modificati. E non c'è coordinamento delle nuove amministrazioni nei territori ucraini occupati.
Perché il presidente russo ha deciso di abbandonare la strada della diplomazia e di lanciare l'offensiva?
"La domanda da farsi semmai è perché ha aspettato così tanto. Per molti russi è stato un terribile errore. Primo: con la diplomazia non si riusciva a ottenere nulla. Non a caso Putin ha definito Usa ed Europa "Impero delle menzogne". Ogni primo gennaio i nazionalisti ucraini organizzano una marcia in memoria di Stepan Bandera che collaborò con Hitler. Kiev approvava leggi contro la lingua russa e mandava in galera e torturava migliaia di attivisti filorussi. Ma l'Occidente tutto questo non lo vedeva. Secondo: un anno fa è diventato chiaro che il piano degli Usa era armare gli ucraini così da lanciare un'offensiva prima nel Donbass e poi in Crimea con l'obiettivo di provocare un bagno di sangue e darne la colpa a Putin".
E con quale scopo?
"Joe Biden odia Putin. Farebbe di tutto per sabotare la sua eventuale rielezione nel 2024. Meglio muoversi prima. Era inevitabile. La decisione è stata presa ed è stata condivisa con molti lo scorso settembre".
Perché presentare le richieste di garanzie di sicurezza all'Occidente se tutto era già stato deciso?
"Tutto quello che è stato fatto dopo settembre è stato pura "dezinformatsija". L'ultimatum di Mosca all'Occidente era chiaramente inaccettabile. Ci si preparava già alla guerra".
Chi era stato messo a conoscenza della decisione? Molti ai vertici sono rimasti sorpresi il 24 febbraio...
"Tutti i membri del Consiglio di sicurezza, i dirigenti dei Servizi e della Difesa. Ne era venuto a conoscenza persino Vladimir Zhirinovskij che, in un intervento alla Duma lo scorso novembre, aveva persino indicato la data del 22 febbraio, sbagliandosi di due giorni. Certo, c'è differenza tra prendere una decisione e metterla in atto. Come quando muore un familiare molto vecchio: sapevi da tempo che la sua morte era imminente, ma sei comunque a lutto. Molti capivano che non solo sarebbe iniziato un conflitto, ma che sarebbe morto il vecchio mondo e nutrivano la speranza che lo avrebbero preservato prevenendo le ostilità".
Chi sperava? Serghej Lavrov?
"Lavrov è tra quelli che lo scorso febbraio sono stati colti di sorpresa perché ignorava persino la stagione dell'inizio dell'operazione. Lo so, perché ci ho parlato. Ma in ogni caso fa parte del cosiddetto "partito della guerra", mentre "Serghej Shojgu" è del partito della pace. In Russia quello che appare in un modo all'esterno, all'interno è al contrario".
Come si fa a presentare l'offensiva come una "lotta al nazismo" se Volodymyr Zelensky è ebreo e la destra nazionalista ucraina ha ottenuto solo il 2% dei voti alle ultime elezioni?
"Oltre ai nazisti che corrono alle elezioni, in Ucraina ci sono i nazisti al soldo degli Usa, pagati per creare il terrore tramite strutture statali e non governative. L'obiettivo degli americani era fare dell'Ucraina un'anti-Russia. Si sono resi conto che la propaganda non bastava perché la maggior parte della popolazione ucraina è russofona e considera la Russia uno stato amichevole. E quindi hanno puntato sui nazisti: il capo dell'Unione sociale nazionale Andrij Parubij è stato nominato capo della sicurezza nazionale, il neonazista Vadim Trojan capo della polizia di Kiev. E poi ci sono le tante organizzazioni paramilitari, come il Battaglione di Azov, inquadrate nella Guardia nazionale ucraina. il nazismo non dev'essere necessariamente antisemita. Il fatto che Zelensky sia ebreo tra l'altro fa il gioco degli americani perché possono dire che noi russi diciamo bugie".
Lei sostiene che la maggioranza degli ucraini sia filo-russa, allora come spiega la resistenza?
"Dopo l'inizio dell'operazione c'è stato un forte calo degli umori filo-russi, ma non perché gli ucraini siano patrioti o perché la Russia si comporti in modo crudele. È il frutto di un mix di terrore e propaganda, come ai tempi della Germania nazista. Agli ucraini viene detto che l'Ucraina sta vincendo e che i russi violentano le donne e uccidono i bambini. Chi poteva dire una parola ragionevole, come il mio amico Dmitrij Dzhankirov, è stato arrestato. Oggi molti ucraini sono pronti a combattere contro i russi, è vero, come combatterono contro gli Alleati per spalleggiare Hitler nel 1944. Ma quando il nazismo cadde, capirono che gli Alleati avevano fatto bene a liberarli. Succederà lo stesso quando finiranno il terrore e la propaganda nazista".
Sui crimini commessi dai russi, come a Bucha, ci sono varie testimonianze...
"L'esercito russo si è ritirato da Bucha il 30 marzo. Il sindaco e il canale locale "Bucha Life" non hanno detto nulla dei cadaveri per giorni. È chiaro che è stata la guardia nazionale ucraina a fucilare chi aveva contravvenuto agli ordini di Zelensky accettando gli aiuti umanitari russi".
Le rilevazioni satellitari diffuse dal "New York Times" testimoniano che i corpi si trovavano nelle strade già quando la città era sotto il controllo dei russi..
"Chi crede al "New York Times"? È un giornale bugiardo".
Non ci sono solo i media. Anche la comunità internazionale indagherà... Come si attua concretamente la "de-nazificazione"?
"Semplice. Innanzitutto bisogna liberare la gente dal terrore nazista. Questo significa che tutte le organizzazioni naziste devono essere disarmate, sciolte e vietate; chi ha commesso crimini militari deve essere arrestato e processato; il programma statale di glorificazione del nazismo dev'essere fermato e invertito; i monumenti dei nazisti devono essere abbattuti; i nomi delle stradi intitolate a nazisti devono essere cambiati; tutti i manuali di storia devono essere riscritti; tutti i nazisti licenziati dai posti pubblici".
E quanto tempo ci vorrà?
"All'inizio si pensava che si sarebbe fatto presto, ma ora è chiaro che non sarà così facile. Abbiamo sottostimato il ruolo della propaganda. Ma è anche possibile che, proprio perché la propaganda è stata così potente, avrà un effetto boomerang e sarà facile ribaltarla. Magari ci aiuterà il fatto che milioni di ucraini hanno lasciato il Paese. I fascisti e i russofobi non torneranno. Sono stati Usa e Ue a creare artificialmente i nazisti. Che restino da voi".
Timofej Sergejtsev lunedì ha scritto su "Ria Novosti" che "la denazificazione comporterà inevitabilmente la deucranizzazione", che cosa si intende?
"Quell'articolo va gettato, i responsabili della sua pubblicazione sono già stati redarguiti. Sono le idee di un privato. Non riproduce in alcun modo i pensieri della leadership russa".
E allora a che cosa punta la leadership russa? Al solo Donbass o a tutto il Paese?
"Non è più possibile dirlo. Militarmente l'operazione non sta procedendo secondo i piani. Ci si aspettava che finisse prima. Adesso si punta ad accerchiare il raggruppamento delle forze ucraine nel Donbass. In base al successo di questa manovra, si decideranno le prossime mosse. Ma l'esercito si era spinto fino a Kiev perché si pensava che il governo sarebbe scappato, si sarebbe creato un vuoto di potere e si sarebbe potuto insediare un esecutivo filo-russo. Nel 2014 il 78% dei militari ucraini in Crimea si associò all'esercito russo. Si presupponeva che almeno il 20% dell'esercito ucraino si sarebbe schierato con i russi e che almeno il 30% si sarebbe arreso, ma non è successo".
Chi aveva fatto queste previsioni errate? L'intelligence? Due dirigenti dell'Fsb sarebbero stati arrestati per questo...
"Le informazioni sono state raccolte da canali diversi, ma abbiamo sottostimato il grado di "nazificazione" dell'esercito ucraino operato dagli americani che lo hanno addestrato".
Com'è cambiata la strategia?
"Inizialmente, ad esempio, i russi cercavano di conservare le strutture di potere ucraine nei territori occupati, ora si insediano nuove amministrazioni sotto bandiera russa. Conosco molti neo-dirigenti. Come Aleksej Silivarov, capo della polizia di Energodar, della regione di Zaporizhzhja, od Oleg Slusarenko, vicecapo della provincia di Genichesk nella regione di Kherson. Il primo è originario del Donbass, il secondo della Crimea. La cosa curiosa è che entrambi avevano litigato con i loro rispettivi dirigenti e si trovavano a Mosca prima di partire per l'Ucraina".
E chi ha gestito le loro nomine?
"Slusarenko è stato mandato dalle autorità della Crimea, Silivarov è stato selezionato dalla cerchia di Dmitrij Kozak (il vicecapo dello staff del Cremlino, ndr). È un casino. Se ne occupano troppe strutture".
Chi altri?
"Anche la Difesa, l'Fsb, il Consiglio di sicurezza, le autorità separatiste di Donetsk e Lugansk. È un'ulteriore conferma che l'operazione non procede come previsto".
Non c'è un coordinamento?
"Dovrebbe fare capo a Kozak, ma dubito che sia effettivamente così...".
Ma quindi qual è lo scopo finale? Un Paese "denazificato" può restare sovrano?
"Il piano iniziale era creare uno Stato neutrale nella forma di una Repubblica ucraina federale che avrebbe inglobato varie Repubbliche popolari come Donetsk, Lugansk, Kharkiv, etc... E che si sarebbe unita all'Unione Russia-Bielorussia. Ma la strategia sta cambiando. Slusarenko mi ha appena scritto su WhatsApp: "Nei territori occupati dal regime banderista dell'Ucraina di ieri, dopo l'introduzione del rublo, sarà creato lo Stato russo, è sempre meno credibile il piano di creare una Repubblica ucraina federale. C'è motivo di credere che, in seguito alla guerra liberatoria, la Russia recupererà la propria giurisdizione sui territori sequestrati alla giunta di Kiev e all'Occidente collettivo". Credo che adesso il piano sia annettere le regioni più russofone sul modello Crimea. Resterà un territorio ucraino, ma molto ridimensionato e accerchiato".
E che ne sarà di Zelensky?
"È un criminale di guerra. C'è lui dietro alle fucilazioni di Bucha e all'attacco a Kramatorsk. Potrebbe restare come presidente di questo pezzettino di Ucraina filoamericana, ma credo che verrà ammazzato prima".
Ci sono prove che dicono il contrario su Bucha e Kramatorsk... ma Zelensky ucciso? Da chi?
"Sì, da un parente o amico delle vittime dei suoi crimini o dagli stessi nazisti di Azov che si sentono traditi"
Al momento si accusano i russi di crimini di guerra... Ma la Russia non teme l'impatto a lungo termine dell'intervento militare e delle sanzioni? Una sollevazione ai vertici? O una rivolta popolare?
"Golpe e rivoluzione sono solo fantasie. La situazione è completamente opposta. Quante più pressioni si esercitano sulla Russia, quanto più si incolpa la Russia dei crimini di Zelensky, tanto più si compatta il popolo russo. Chi poteva scatenare una rivolta ai vertici, come Anatolij Chubais o Arkadij Dvorkovich, se n'è andato. Gli oligarchi che erano fuggiti in Occidente ora vengono tartassati dalle sanzioni, ma sono costretti a vivere lì, senza più rapporti con la Russia. Leonid Gosman, ad esempio, amico di Chubais, è andato via e ora si lamenta che non sa più come andare avanti perché non può usare le sue carte di credito, né ha più accesso ai suoi conti. Chi invece è rimasto in Russia, non può più cercare un futuro in Europa e ha tutto l'interesse a costruire la sua vita qui".