Citazione di: 12.maggio.74 il 12 Set 2022, 18:40
cartesio, non è questo pero il ragionamento da fare. Io posso capire ( anzi no non la capisco ma ci provo) la logica della guerra di difesa, tanto che qui ho discusso piu' volte del diritto degli ucraini di difendersi, e si, anche a costo della vita, se lo ritenevano giusto. Tuttavia, una volta che sei riuscito a fare cio', comunque non è ancora questo il caso, non posso ammettere la vendetta, contro chi poi? dei poveracci come te ai quali della guerra di putin non frega nulla?
Deja vu.
Questa è la continuazione ideale di una vecchissima discussione fatta in un'aula universitaria con alcuni sostenitori della guerra
solo difensiva. A cui chiesi "Dove si svolge, nel territorio dell'aggressore o in quello dell'aggredito? E
dopo, in caso di vittoria dell'aggredito, l'aggressore può tornarsene trullero e giulivo a casa sua, mentre l'aggredito si ritrova migliaia di morti, case, ospedali, strade, ferrovie, porti distrutti e un'economia da ricostruire? Povertà, disoccupazione, disagio sociale, emigrazione..."
La vendetta, o rappresaglia o ritorsione o come vogliamo chiamarla, è ciò che può diminuire il rischio che queste cose accadano o si ripetano. Per noi è un'idea repellente perché viviamo in un sistema sociale che ha istituzionalizzato la vendetta/rappresaglia/ritorsione presentandola come giusta punizione assegnata secondo norme giuridiche "uguali per tutti" (ah ah).
Ma il meccanismo è sempre lo stesso: se fai qualcosa di sbagliato ti si ritorce contro. Non possiamo pensare che tutto funzioni come se fossimo cittadini di uno stato mondiale con un sistema giuridico che provvede ad erogare "giuste punizioni" a chi sgarra. Non esiste un'istituzione abbastanza forte per occuparsi di USA, Russia, Cina, ecc.
In assenza di questa istituzione ben vengano le rappresaglie degli aggrediti. Sperando che fungano da dissuasione per tutti i futuri potenziali aggressori.
Al di là di queste considerazioni, trovo ragionevoli le preoccupazioni di chi teme una controrappresaglia russa o l'uso putiniano del patriottismo come leva per una mobilitazione generale antiucraina.