Elezioni 25 settembre 2022

Aperto da hafssol, 25 Lug 2022, 20:52

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Seamus

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 26 Set 2022, 17:18
la guida di governo dell'Italia sarà affidata a una persona che ha una visione politica della realtà. Il che significa non solo saper comprendere ciò che accade, ma provare a cambiare ciò che può accadere.

Che poi questa visione della Meloni non so se la vedo. O meglio, quel che vedo mi fa spavento (sulla politica economica ed ambientale ancora più che sui diritti civili).

Il punto è che con tutti questi soldi da gestire non credo ci sarà una svolta troppo brusca a destra (almeno lo spero).

Ma l'Italia è un paese che non può più permettersi di restare al palo (e questo sarebbe valso anche se avesse vinto il CSX).
Non fare delle riforme sociali, ambientali, economiche e politiche progressiste, ci ancorerebbe ancor di più al fondo della palude.
L'opposizione di sinistra, se vuole rinascere dalle proprie ceneri, dovrà mettere in campo questo tipo di visione e portarla, però, nelle strade. Temo che ci vorranno anni.

eagles monte mario

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Citazione di: COLDILANA61 il 26 Set 2022, 17:45
Citofonare Zanzalf .

Poi parlano di tastiera .

Provocatori da 4 soldi

Siccome per la seconda volta ti riferisci a una cosa che ho scritto io a totale sproposito, ti chiedo la cortesia di smetterla.

volerevolare

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per gli amanti della storia, c'è il concreto rischio che l'insediamento del nuovo governo avvenga intorno a fine ottobre... guarda caso proprio vicino al centenario di un altro 28 ottobre...

kelly slater

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Citazione di: TestaccioLaziale il 26 Set 2022, 17:39
La legge elettorale è il rosatellum
https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Rosato (2017)
quindi fatta da Rosato oggi Italia Viva.

Dimmi quando e come i partiti volevano cambiare la legge elettorale dal 2017 a oggi e quando e come si sarebbero messi d'accordo, perchè come la dici tu sembra che il pd avesse i numeri per cambiare questa legge.

Testaccio se non sai perchè parli?
Perchè posti link di wikipedia che non hai letTo?
Rosato nel 2017 era membro del Partito Democratico: è entrato in IV solo nel 2019.
La legge è stata voluta e votata da PD, Lega nord e Forza Italia.

Nel Conte bis e anche durante il governo Draghi si è parlato spesso in prima commissione di modificare la legge, e ci sarebbero sati eccome i numeri: il m5s ha presentato più di una proposta.
Il pd ha fatto cadere ogni volta queste istanze, posticipando ad libitum.


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TestaccioLaziale

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Citazione di: A.Nesta (c) il 26 Set 2022, 17:56
"Nei giorni scorsi Conte aveva tracciato il terreno descrivendo il suo M5S come «terzo incomodo» tra i due competitor Letta e Meloni. Ieri, probabilmente rispondendo anche alle sollecitazioni che gli arrivano da qualcuno all'interno (pochi) e dai pontieri che lavorano alla sinistra del Pd, è sembrato riaprire un piccolo spiraglio. «Un dialogo col Pd non lo escludiamo – si spinge a dire rispondendo a una sollecitazione di Tpi – Ci saranno le premesse solo se il Pd vorrà schierarsi convintamente a favore dei più deboli, del lavoro, dei più giovani, delle donne»."

Il manifesto, 29/7

ci sono decine e decine di interviste anche in tv, dopo conte esprime l'impossibilità dell'accordo con Letta, lasciando intendere un possibile accordo con un altro PD. Mettendosi all'opposizione a fine governo Draghi, e parlando di reddito ha costruito il suo 15%.
Ora sta aspettando il successore di Letta, tutto qui facile, non avrebbe mai fatto l'accordo con il PD prima delle elezioni, il suo partito/movimento/elettori non avrebbero accettato questa scelta e non sarebbe mai arrivato al 15%.

JoeStrummer

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Citazione di: A.Nesta (c) il 26 Set 2022, 17:46

Ieri notte in conferenza stampa, Conte ha confermato che se il PD si aggregherà alle loro battaglie, loro sono a disposizione per il dialogo e a collaborare nel mettere in piedi una opposizione fatta come cristo comanda.

Mi pare pure troppo, considerando che anche questa mattina Letta non si è risparmiato nel tirare la sua bordata contro il 5S invece di ammettere di aver combinato un completo disastro in questi mesi.

Conte non da più le carte.

L'esito del voto assegna comunque al PD la leadership numerica dell'opposizione e l'onere di trovare un terreno comune.

Un milione di voti in più non sono mica bruscolini.

TestaccioLaziale

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Citazione di: kelly slater il 26 Set 2022, 18:08
Testaccio se non sai perchè parli?
Perchè posti link di wikipedia che non hai letTo?
Rosato nel 2017 era membro del Partito Democratico: è entrato in IV solo nel 2019.
La legge è stata voluta e votata da PD, Lega nord e Forza Italia.
Nel Conte bis e anche durante il governo Draghi si è parlato spesso in prima commissione di modificare la legge, e ci sarebbero sati eccome i numeri: il m5s ha presentato più di una proposta.
Il pd ha fatto cadere ogni volta queste istanze, posticipando ad libitum.

meno mali che non volevi insultare  :)
Infatti ho scritto oggi Italia Viva, era un fan di Renzi.
Quindi ad oggi ci sarebbe stata la possibilità di cambiare la legge, il PD non certo primo partito in parlamento ha bloccato la volontà del resto dei partiti? Ammazza che forza che ha Letta.  :)

kelly slater

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Citazione di: TestaccioLaziale il 26 Set 2022, 18:11
meno mali che non volevi insultare  :)
Infatti ho scritto oggi Italia Viva, era un fan di Renzi.
Quindi ad oggi ci sarebbe stata la possibilità di cambiare la legge, il PD non certo primo partito in parlamento ha bloccato la volontà del resto dei partiti? Ammazza che forza che ha Letta.  :)

Ah quindi la cosa era retroattiva?
Cioè Rosato era del pd, la legge è stata voluta e votata dal pd MA Rosato era un renziano, e quindi non vale?
Ah Testà io non te voglio insultà, però rendete conto di quello che scrivi.

Sulla seconda cosa: sarebbero bastati i voti di m5s e pd per riformare la lege elettorale, avevano la maggioranza assoluta.
Informate Testà.

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trax_2400

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Io proprio non capisco quelli di destra che si scagliano contro il PD.
Secondo me dovreste votarlo invece, perché contiene al suo interno quegli elementi liberali che costituirebbero una destra moderna ed europea.
Invece la destra che è stata votata è un po' particolare, almeno a mio avviso.

TestaccioLaziale

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Citazione di: kelly slater il 26 Set 2022, 18:16
Ah quindi la cosa era retroattiva?
Cioè Rosato era del pd, la legge è stata voluta e votata dal pd MA Rosato era un renziano, e quindi non vale?
Ah Testà io non te voglio insultà, però rendete conto di quello che scrivi.

Sulla seconda cosa: sarebbero bastati i voti di m5s e pd per riformare la lege elettorale, avevano la maggioranza assoluta.
Informate Testà.

Nel PD ci sono le correnti, basta vedere la piazza pulita che fa ogni Segretario, rosato boschi ecc hanno seguito il loro guru.
Nel conte bis bastavano m5s e pd sei sicuro?
https://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Conte_II

informate damme retta, renzi ha fatto cascare tutto.

Ah kelly slater io non t'ho ancora insultato, però rendete conto di quello che scrivi cit

eagles monte mario

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Citazione di: JoeStrummer il 26 Set 2022, 18:09
Conte non da più le carte.

L'esito del voto assegna comunque al PD la leadership numerica dell'opposizione e l'onere di trovare un terreno comune.

Un milione di voti in più non sono mica bruscolini.

A mio avviso qui e ora le carte non le dà nessuno.
Men che meno un partito (per me) nel caos più totale, di idee e più che mai in preda alle correnti.
A maggior ragione se strategicamente ha sbagliato sin qui tutto lo sbagliabile.
Da questo punto di vista paradossalmente ne avrebbe più donde Conte. Lo volevano azzerare e hanno fatto la sua fortuna.

Un milione circa di voti in più sono una grandissima responsabilità, non sono invece merce da sbandierare per poter urlare:"So più sagoná io de te!".
Sono molto preoccupato, tra l'altro, perché non vede all'orizzonte chi possa esercitarla questa responsabilità. Non dico con autorevolezza e carisma, ma proprio solo esercitarla.

kelly slater

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Citazione di: TestaccioLaziale il 26 Set 2022, 18:19
Nel PD ci sono le correnti, basta vedere la piazza pulita che fa ogni Segretario, rosato boschi ecc hanno seguito il loro guru.
Nel conte bis bastavano m5s e pd sei sicuro?
https://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Conte_II

informate damme retta, renzi ha fatto cascare tutto.

Anche dopo la scissione di IV alla Camera il governo aveva la maggioranza.
Al senato no, ma per 3 (tre) voti.
Oltretutto c'era stato un dialogo anche con Lega e FI, anche durante il draghi.
Il pd ha lasciato sempre cadere tutte le proposte.

Ma poi scusa, che giustificazione è che nel PD ci sono le correnti?



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FatDanny

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Kelly, hai evidentemente una tendenza masochistica

:lol:

TestaccioLaziale

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Citazione di: kelly slater il 26 Set 2022, 18:26
Anche dopo la scissione di IV alla Camera il governo aveva la maggioranza.
Al senato no, ma per 3 (tre) voti.
Oltretutto c'era stato un dialogo anche con Lega e FI, anche durante il draghi.

Il pd ha lasciato sempre cadere tutte le proposte.

Quindi non bastavano

Citazione di: kelly slater il 26 Set 2022, 18:16
Sulla seconda cosa: sarebbero bastati i voti di m5s e pd per riformare la lege elettorale, avevano la maggioranza assoluta.
Informate Testà.


Quindi te sei informato perfetto.


Per il resto sai benissimo che il PD non è partito con una sola anima, esistono correnti e equilibri da rispettare e che ogni Segretario decide chi e chi non portare in parlamento, infatti quelli che ha scelto renzi ora stanno tutti con Italia Viva.




kelly slater

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Testaccio: io lo postai già, questo articolo de Il Manifesto, che riassume la storia del pd e del rosatellum.
Leggilo con attenzione, Testà, poi ripassa.

La profezia del senatore Calderoli, autore occulto della legge elettorale nota come legge Rosato o Rosatellum, rischia di avverarsi con cinque anni di ritardo. «Renzi fa approvare una legge elettorale che probabilmente determinerà l'estinzione del Pd», disse Calderoli il 26 ottobre 2017, giorno dell'ultimo passaggio della legge al senato. In aula ci vollero allora i voti di fiducia imposti dal governo Gentiloni – procedura assai discutibile ma consentita sia alla camera che al senato dai presidenti Boldrini e Grasso – ci volle l'appoggio decisivo del gruppo di Denis Verdini, ci volle l'astuzia di conteggiare le astensioni permettendo a una decina di dissidenti del Pd di dissentire senza sabotare, ci vollero insomma forzature e impegno per consentire al Pd di approvare, assieme a Lega e Forza Italia, la legge elettorale che adesso ripudia.

Su un punto ha ragione Enrico Letta. «Il Rosatellum lo impose Renzi pensando di prendersi il 70% del parlamento», ha detto ieri ed è vero che a quel tempo lui era a Parigi a insegnare. La cosa sulla quale Letta comprensibilmente glissa è che quella legge elettorale fu votata dalla quasi totalità dei gruppi dem; com'è naturale molti dei senatori e deputati di allora sono adesso ricandidati nelle liste del partito – o le hanno composte – senza aver avuto bisogno di fare autocritica sul punto. In definitiva è difficile presentare il Pd, anche quello di oggi, come un estraneo rispetto al Rosatellum.

Vero è, invece, anche se lo si ricorda poco, che il partito democratico aveva messo nero su bianco una mezza critica al Rosatellum già nell'autunno del 2019, quando decise di concedere ai 5 Stelle il via libera al taglio dei parlamentari. Esito per il quale lavorò soprattutto Renzi, già fuori dal partito ma convinto che la riduzione delle «poltrone» (del resto già da lui predicata con la riforma costituzionale fallita) fosse il miglior suggello per la nascita del governo giallo-rosso Conte 2. Ed ebbe ragione, il Pd cambiò linea all'ultimo voto e approvò il taglio (che oggi, anche quello, talvolta denuncia) annunciando però che sarebbero stati necessari dei correttivi alle leggi di contorno. Innanzitutto alla legge elettorale, tant'è che il 7 ottobre 2019 i capigruppo dell'allora maggioranza (Pd, M5S, Leu e Iv) si impegnarono a riformare il sistema elettorale dichiarando che la riduzione dei parlamentari «aggrava alcuni aspetti problematici del Rosatellum», che dunque si ammettevano.

Questa eredità del Pd – zingarettiano – Letta la rivendica tutta, e infatti su twitter scrive: «Con il taglio dei parlamentari si sarebbe dovuto cambiare la legge elettorale. Così le cose si sarebbero equilibrate. Abbiamo tentato. Non ce lo hanno permesso. Ora la riduzione dei seggi con questa legge maggioritaria rende il sistema maggioritario all'eccesso. Un rischio». Purtroppo anche in questo caso il ricordo è selettivo.
Intanto all'epoca il Pd non era affatto favorevole a una legge elettorale proporzionale, che invece avrebbero voluto 5 Stelle e Leu, tant'è che in quell'accordo non se ne fa cenno e si parla solo di «garantire più efficacemente il pluralismo politico e territoriale». Poi il Pd, con Zingaretti prima e con Letta poi, ha rimandato per due anni la questione, lasciando che macerasse in commissione la proposta di legge proporzionale presentata dal grillino Brescia. Che ieri si è fatto sentire, per smentire Letta: «Un testo di partenza era stato approvato, la presentazione degli emendamenti avrebbe fatto chiarezza. Il Pd invece ha voluto solo perdere tempo».

Vero è che sarebbe stato inutile spingere in commissione senza aver trovato un accordo politico con gli altri partiti. Renzi rapidamente ritirò la firma sul patto, la Lega è rimasta a lungo indecisa tra la fedeltà maggioritaria al centrodestra e la voglia di smarcarsi in una conta proporzionale. Però è stato sempre Letta – con l'attenuante di guidare un partito diviso sul punto e con una storia favorevole al maggioritario alle spalle – a dire per mesi che i tempi della riforma elettorale non erano maturi. Rinviando il discorso fino a quando è diventato impossibile: lo era già a prescindere dalla chiusura anticipata della legislatura. E infatti proprio Letta, a novembre dell'anno scorso, «scommise» pubblicamente sul fatto che nessuno avrebbe toccato il Rosatellum. Non proprio il modo migliore per propiziarne la riforma. Giorgia Meloni, quel giorno accanto a lui per la presentazione del libro di Vespa, avendo capito tutto commentò: «È una buona notizia, confido in Letta».

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Citazione di: kelly slater il 26 Set 2022, 18:34
Testaccio: io lo postai già, questo articolo de Il Manifesto, che riassume la storia del pd e del rosatellum.
Leggilo con attenzione, Testà, poi ripassa.

La profezia del senatore Calderoli, autore occulto della legge elettorale nota come legge Rosato o Rosatellum, rischia di avverarsi con cinque anni di ritardo. «Renzi fa approvare una legge elettorale che probabilmente determinerà l'estinzione del Pd», disse Calderoli il 26 ottobre 2017, giorno dell'ultimo passaggio della legge al senato. In aula ci vollero allora i voti di fiducia imposti dal governo Gentiloni – procedura assai discutibile ma consentita sia alla camera che al senato dai presidenti Boldrini e Grasso – ci volle l'appoggio decisivo del gruppo di Denis Verdini, ci volle l'astuzia di conteggiare le astensioni permettendo a una decina di dissidenti del Pd di dissentire senza sabotare, ci vollero insomma forzature e impegno per consentire al Pd di approvare, assieme a Lega e Forza Italia, la legge elettorale che adesso ripudia.

Su un punto ha ragione Enrico Letta. «Il Rosatellum lo impose Renzi pensando di prendersi il 70% del parlamento», ha detto ieri ed è vero che a quel tempo lui era a Parigi a insegnare. La cosa sulla quale Letta comprensibilmente glissa è che quella legge elettorale fu votata dalla quasi totalità dei gruppi dem; com'è naturale molti dei senatori e deputati di allora sono adesso ricandidati nelle liste del partito – o le hanno composte – senza aver avuto bisogno di fare autocritica sul punto. In definitiva è difficile presentare il Pd, anche quello di oggi, come un estraneo rispetto al Rosatellum.

Vero è, invece, anche se lo si ricorda poco, che il partito democratico aveva messo nero su bianco una mezza critica al Rosatellum già nell'autunno del 2019, quando decise di concedere ai 5 Stelle il via libera al taglio dei parlamentari. Esito per il quale lavorò soprattutto Renzi, già fuori dal partito ma convinto che la riduzione delle «poltrone» (del resto già da lui predicata con la riforma costituzionale fallita) fosse il miglior suggello per la nascita del governo giallo-rosso Conte 2. Ed ebbe ragione, il Pd cambiò linea all'ultimo voto e approvò il taglio (che oggi, anche quello, talvolta denuncia) annunciando però che sarebbero stati necessari dei correttivi alle leggi di contorno. Innanzitutto alla legge elettorale, tant'è che il 7 ottobre 2019 i capigruppo dell'allora maggioranza (Pd, M5S, Leu e Iv) si impegnarono a riformare il sistema elettorale dichiarando che la riduzione dei parlamentari «aggrava alcuni aspetti problematici del Rosatellum», che dunque si ammettevano.

Questa eredità del Pd – zingarettiano – Letta la rivendica tutta, e infatti su twitter scrive: «Con il taglio dei parlamentari si sarebbe dovuto cambiare la legge elettorale. Così le cose si sarebbero equilibrate. Abbiamo tentato. Non ce lo hanno permesso. Ora la riduzione dei seggi con questa legge maggioritaria rende il sistema maggioritario all'eccesso. Un rischio». Purtroppo anche in questo caso il ricordo è selettivo.
Intanto all'epoca il Pd non era affatto favorevole a una legge elettorale proporzionale, che invece avrebbero voluto 5 Stelle e Leu, tant'è che in quell'accordo non se ne fa cenno e si parla solo di «garantire più efficacemente il pluralismo politico e territoriale». Poi il Pd, con Zingaretti prima e con Letta poi, ha rimandato per due anni la questione, lasciando che macerasse in commissione la proposta di legge proporzionale presentata dal grillino Brescia. Che ieri si è fatto sentire, per smentire Letta: «Un testo di partenza era stato approvato, la presentazione degli emendamenti avrebbe fatto chiarezza. Il Pd invece ha voluto solo perdere tempo».

Vero è che sarebbe stato inutile spingere in commissione senza aver trovato un accordo politico con gli altri partiti. Renzi rapidamente ritirò la firma sul patto, la Lega è rimasta a lungo indecisa tra la fedeltà maggioritaria al centrodestra e la voglia di smarcarsi in una conta proporzionale. Però è stato sempre Letta – con l'attenuante di guidare un partito diviso sul punto e con una storia favorevole al maggioritario alle spalle – a dire per mesi che i tempi della riforma elettorale non erano maturi. Rinviando il discorso fino a quando è diventato impossibile: lo era già a prescindere dalla chiusura anticipata della legislatura. E infatti proprio Letta, a novembre dell'anno scorso, «scommise» pubblicamente sul fatto che nessuno avrebbe toccato il Rosatellum. Non proprio il modo migliore per propiziarne la riforma. Giorgia Meloni, quel giorno accanto a lui per la presentazione del libro di Vespa, avendo capito tutto commentò: «È una buona notizia, confido in Letta».


ma che vuoi leggere, Il Manifesto? Il pensiero di Calderoli? Sapere che renzi voleva il rosatellum? ecc ecc
Chiosa finale "Vero è che sarebbe stato inutile spingere in commissione senza aver trovato un accordo politico con gli altri partiti. "

kelly slater

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Citazione di: FatDanny il 26 Set 2022, 18:30
Kelly, hai evidentemente una tendenza masochistica

:lol:

Eh mi sa di si.



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faccio molto volontariato ultimamente  :)

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FatDanny

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Si apre il congresso.
Applausi per Orlando (eh sì, guarda un po', applaudo uno dei massimi esponenti del PD, perché il problema non è il partito ma l'humus che ha prodotto al suo interno e tra i suoi elettori, che è una roba da brividi)

Dalla sua pagina fb

Ma davvero qualcuno è convinto che da una sconfitta di questa portata se ne esca con un congresso ordinario tutto incentrato sul cambio della leadership?

Oppure rivendicando lo zero virgola in più in questo o quel territorio, o con la contrapposizione centro-periferia (come se in periferia non ci fossero problemi), ripetendo la litania contro le correnti nazionali, magari ben saldi alla guida di filiere locali?

Questa sconfitta non si supera con la propaganda o la tattica perché essa interroga il ruolo e il destino del PD.

Gli errori tattici sono il sintomo, non la causa. E la causa sta nel fatto che il PD oggi è un soggetto irrisolto.

Io ho detto come la penso da tempo: una spessa coltre di moderatismo ci impedisce di vedere la radicalità delle domande sociali che crescono nel Paese a causa delle diseguaglianze e della svalutazione del lavoro. Sono domande che necessiterebbero di cambiamenti profondi, senza i quali il riferimento naturale diventa il populismo e l'antipolitica.

Penso che altri considerino questa mia valutazione sbagliata e ritengano che la funzione perpetua del PD sia quella dell'aggiustamento di un sistema di cui ci si candida a essere il garante, in nome di un riformismo senza ulteriori connotazioni.

Sono strade molto diverse, con riflessi diversi anche nella rappresentanza sociale che si intende svolgere. Vanno discusse con profondità e rigore, possibilmente senza farsi dettare da esigenze mediatiche la tabella di marcia.

No compagni, questa volta non ci sono scorciatoie personalistiche!

O si inquadra bene l'oggetto del contendere e si apre la discussione ai delusi, a chi si è disperso, a chi fa politica "con altri mezzi" nell'associazionismo, nel volontariato, nel sindacato, o questa discussione rischia di essere inutile se non fatale.

Serve una nuova Costituente.

Non si tratta di una sconfitta ordinaria, dunque, e nemmeno ordinaria è la vittoria della Meloni. Tra una felicitazione e un riconoscimento del risultato (come se fosse una graziosa concessione), traiamo le conseguenze da questo fatto.

Se è vero che ha vinto la destra estrema, se è vero che esiste il rischio di uno spostamento verso le democrazie illiberali di Visegrad, allora la risposta non può essere ordinaria, appunto.

Il fatto di non aver tratto tutte le conseguenze dalla concretezza di questo rischio nella formazione delle alleanze non può essere una giustificazione nella prosecuzione dell'errore.

E allora, il PD proponga subito un patto d'azione con tutte le altre opposizioni.
Non c'entra nulla il mancato "Campo largo", dell'alternativa futura alla destra temo avremo tempo di parlarne. Ma le opposizioni non potranno trovarsi divise, tra loro conflittuali, di fronte alle prime mosse di una destra dai caratteri inquietanti che tutti abbiamo denunciato in campagna elettorale.

FatDanny

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I giovani non hanno capitoh.

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