C'è poi il teorema Geraci:
ad aprile, il futuro sottosegretario spiegava come fosse impossibile difenderci dall'invasione dei prodotti cinesi: le fabbriche di Xi produrranno e ci venderanno tutto. Che fare, dunque? «La nostra unica possibilità è legata alla valorizzazione delle nostre competenze sostenibili, quali arte, pensiero, cultura, storia che, così come è stato nel rinascimento, possono essere da supporto ad una nuova ripresa del nostro paese».
In concreto, distribuendo 780 euro a testa agli italiani che hanno perso la speranza, si può «dare libertà a queste forze creative e liberare l'individuo dall'assillo dello stipendio come mezzo di sostentamento, perché un sistema produttivo che spinge tutti i giovani a studiare solo finanza, ingegneria ed altri mestieri utili ci porta in quell'imbuto competitivo dove la Cina ci schiaccerà». Eliminato l'impiccio di dovere lavorare per vivere, gli italiani potranno dedicarsi all'arte e al pensiero, e se solo uno su mille diventerà un grande artista il costo varrà comunque la spesa, perché il reddito di cittadinanza va visto come «una ricompensa ex-ante per quei 999 che non avranno mai un successo economico ma che il loro input, anche indiretto, servirà a quell'uno su mille che poi ce l'ha fatta».
Tanto non costa quasi niente. Perché il prezzo di una manovra simile «non importa, è un debito che lo Stato contrae con i propri cittadini, una semplice riallocazione contabile, come il gioco delle tre carte».