C'è un valore etico ma è evidentemente soggettivo perché legato alla propria etica e anche alla propria condizione materiale (che è qualcosa di più ampio della convenienza personale, ma lo comprende).
Ognuno si assume la responsabilità della propria etica, delle proprie scelte e delle proprie azioni.
Se pensi che i neri e gli ebrei vadano gasati e se pesti persone per strada ti assumerai la responsabilità di questi atti e non ti meraviglierai se costoro si organizzano e ti sfondano di mazzate.
C'è sempre questa incomprensione in rapporto alla sinistra caro vincelor: la questione non è chi è migliore, questa necessità di ordinare, classificare, gerarchizzare la lascio volentieri a questa società quantitativista.
Io non voglio essere migliore di nessuno, sulla base di quel che ritengo giusto scelgo e chiaramente agisco affinché si affermi quanto ritengo giusto. Facendolo mi scontrerò con chi ritiene l'opposto e magari stringerò alleanze con chi mi è contiguo mediando i termini. E siamo passati dall'etica alla politica. Chi vince questa contesa, che non è mai fatta solo di parole e confronto culturale, assume un potere (inteso come "poter fare", la radice del Potere d'altronde è questa).
Sapere distinguere tra chi tira giù una statua, chi spacca una vetrina, chi mette una bomba, chi gambizza o reprime un intero popolo non è una questione etica, ma di capacità di discernimento.
Se si è in grado di discernere tra le differenze concrete poi ognuno avrà la sua legittima posizione su ognuna di esse.
Fare il polpettone non è palesare un'etica differente, ma affermare di non saper distinguere la qualità diversa dei fenomeni.