Post di Massimo Alberti (non il dj, il giornalista di Radio Popolare)
Post lungo, per ragionare, perchè una situazione complessa non si può affrontare per slogan.
Proviamo a uscire dalle polarizzazioni, anche al momento non mi pare facile e non è un buon segno.
Allo stato attuale abbiamo tra i 3 ed i 4 milioni di lavoratori non vaccinati (di cui circa 400mila nella PA, circa 700mila autonomi), un sistema che non è assolutamente in grado di erogare 10 milioni di tamponi alla settimana, e da venerdì il green pass sarà obbligatorio per accedere ai posti di lavoro privato e pubblico.
Ormai è chiaro che il GP sia un modo per spingere alla vaccinazione.
Cosa accadrebbe se da venerdì questi lavoratori, in tutto od in parte, smettessero di lavorare? Quali buchi, disservizi, fermi di produzione si creerebbero nella pubblica amministrazione, nelle imprese, negli uffici?
Il governo dà modo alle imprese con meno di 15 dipendenti, con diversi paletti, di sostituire i lavoratori senza certificato con i lavoratori in somministrazione.
Al di là dei dubbi da un punto di vista di etica del lavoro, si pongono due problemi: oltre alla difficoltà di trovare figure specializzate, in pochi giorni è impossibile formarle, o garantire la sicurezza. Di fatto riguarderà potenzialmente solo la fascia di lavoro a basso valore aggiunto e non specializzato, col rischio di abusi. Parliamo anche di quelle fasce di lavoro povero che ovviamente non sono in grado di pagarsi il costo di 3 tamponi alla settimana. Qualcuno ha definito il green pass "l'obbligo per i poveri", non ci è andato lontano. Non ve ne frega nulla, dite, se uno deve piangere miseria ma non vuole vaccinarsi?
Ci può stare, sempre polarizzando. Ma non è questo il punto.
E' ragionevole pensare che, di fronte a questo scenario, le aziende si troveranno davanti a altri 2 scenari: il primo è pagare il tampone ai lavoratori non vaccinati. Il direttore generale dell'API, l'associazione delle piccole industrie, lo ammetteva candidamente.
Così però viene meno la spinta alla vaccinazione che dovrebbe derivare dal Green Pass i cui effetti, dati alla mano, già fin qui non sono stati rilevanti.
Confindustria, rigida sulla propria posizione, annuncia invece richieste di risarcimento per danno alla produzione a chi è senza Green Pass. Ma legalmente è una strada assai ardua e l'annuncio suona più come una minaccia per convincere i reticenti.
Cosa faranno le piccole aziende e le imprese che non sono in condizione di rinunciare anche solo al 10% della propria forza lavoro, dove anche un paio di lavoratori in meno, o la spesa per i tamponi possono diventare un problema?
Chiuderanno gli occhi di fronte alla possibilità remota di un controllo?
In tutto questo discorso c'è un grande assente: la questione sanitaria.
Ed è proprio questo il punto: Il rischio è che di fronte a questo quadro, a determinare l'uso del Green Pass nelle aziende saranno ragioni di convenienza economica, più che quelle di politica sanitaria, facendo di conseguenza cadere l'impalcatura di una sorta di coercizione alla vaccinazionne.
Sempre di riuscire ad accedere al tampone, altrimenti interi pezzi di produzione e servizi rischierebbero di restare bloccati.
Andiamo verso una simpatica corsa a chi frenerà per primo prima di sbattere:
Cederanno i lavoratori che pur di evitare casini correranno a vaccinarsi? Probabile che per molti sarà così, anche se fin qui, come dicevamo, la spinta non c'è stata.
Cederanno le imprese pagando i tamponi? Facendo così però venir meno il fine del GP.
Cederà il governo offrendo i tamponi gratuiti (a proposito: che senso ha il messaggio mandato ai portuali? Che chi fa casino avrà il tampone gratuito?) perdendo così la faccia?
Chi leverà per primo il piede dal freno prima che si vada tutti a sbattere?
Siamo proprio sicuri che affidare a rapporti di convenienza economica un problema sanitario sia la strada migliore?
Se non ci fossimo in mezzo tutti, sarebbe da prendere i popcorn.
Ma ci siamo in mezzo, ed il prossimo periodo non sarà semplice.
Personalmente continuo a pensare che il gp abbia temporaneamente senso, in una fase transitoria, per chi lavora col pubblico, in situazioni delicate come scuole ed ospedali, o per accedere ai luoghi di socialità. Ma che il governo avrebbe avuto modo da mesi di organizzarsi per imporre l'obbligo. Anche perché, di fronte ad un virus che sarà endemico così come la sua vaccinazione, come si pensa di gestirla senza l'obbligo? Andremo avanti in eterno con stato d'emergenza e green pass?
Si è scelta la strada descritta sopra affidandosi ai conti degli imprenditori, auguri.
Aggiungo, come postilla, che mi sento assai distante da chi scende in piazza gridando "libertà", semplicemente perché la libertà individuale invocata non è la mia idea di libertà collettiva. Tanto meno per chi non si vaccina, che credo si ponga fuori da un'ottica solidaristica e di comunità.
Non ho la sfera di cristallo e non so dire come andrà a finire, ma la logica di chi molla il freno per ultimo, in una situazione che resta delicata, non mi lascia tranquillo e non mi sembra la strada migliore.