makerfairerome.

Aperto da Cialtron_Heston, 06 Ott 2015, 11:23

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Cialtron_Heston

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Io ci vado, poi una volta lì valuto.

Zanzalf

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Citazione di: FatDanny il 16 Ott 2015, 20:51
Perché tutto è tollerabile tranne questo vittimismo privo di ogni scusa, sbandierato perché si è in totale difficoltà (come quando fai domande è ottieni scena muta, vero?).
Non ti lascio fare la vittima, perché non lo sei affatto e semplicemente te rode se questo posto per fortuna non è analogo ai commenti di repubblica.it che ti piacciono tanto.

Parla quanto vuoi e vedi se a parla da solo te diverti lo stesso. Saluti.


Guarda che io ho espresso la mia opinione, di forte critica ai manifestanti.
Posso? Ripeto: posso!!!?

Siete tu, Tom e Sbracchio che vorreste non sentirla.
Non volete sentire le opinioni che non vi piacciono?

Gio

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Ma quale sarebbe l'interesse della poizia a caricare 100 studenti ? Per una protesta di poche persone, poco condivisa e che finirá tra due giorni ?
Neanche come semplice atto di forza ha valore un gesto del genere.
Per me, non é credibile che la polizia lo abbia fatto di proposito.

FatDanny

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Citazione di: Zanzalf il 16 Ott 2015, 20:59
Guarda che io ho espresso la mia opinione, di forte critica ai manifestanti.
Posso? Ripeto: posso!!!?

Siete tu, Tom e Sbracchio che vorreste non sentirla.
Non volete sentire le opinioni che non vi piacciono?
Chi ti ha mai detto di non dirla?!?!?
Fai, fai.
Io sulle posizioni mi misuro, con tutti. ti ho contestato altro in relazione a questo spazio, ma fai proprio finta di non capire, lo fai apposta per trascinarmi in una discussione ot che distrugge il topic e la board. Ma io mi sottraggo, non ci casco. Non lo farai di nuovo. Ciao ciao. Questa è l'ultima risposta a te, continuo con chi vuole discutere, non con chi vuole screditare questo spazio e chi lo partecipa.

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giovannidef

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Citazione di: FatDanny il 16 Ott 2015, 20:51
La polizia non dovrebbe reagire perché non c'è nulla a cui reagire in termini di carica. Non è una rissa e il non reagire non è affatto gandhiano, è semplice buona gestione di piazza.
L'unica cosa gandhiana in questa vicenda è la modalità scelta da quegli studenti (anzi, Gandhi faceva cose molto più pesanti), e si chiude con 4 arresti (non fermi, arresti).

Dopo il 14 dicembre 2010 gran parte  delle normalissime persone che mi capitava di incontrare, dall'edicolante alla cassiera, dai colleghi al barista, al sapere che ero stato in quella piazza volevano stringermi la mano.
Ammetto che rimasi molto stupito perché altro che pressione, li c'erano state due ore piene di scontri pesanti a sassate, manganellate, lacrimogeni e bomboni.
però è anche il caso sempre vedendo il video basarsi un minimo sulle immagini,  non pensando che la tua professionalità come la mia sia sulla gestione delle regole di ingaggio in una manifestazione
ho visto dopo il tentativo di sfondamento una reazione compatta delle forze dell'ordine, si sono mantenuti nei ranghi e hanno avanzato di un centinaio di metri per fermarsi dopo le biglietterie, non c'è stata la caccia al singolo o le manganellate a uomini a terra, però perché la polizia non doveva reagire?? se non reagisci a un tentativo di sfondamento li devi far passare e tu dirigente di polizia te la rischi la carriera per far passare 70 persone che vogliono entrare gratis
ovviamente se dopo il video ci sono stati altri scontri la mia valutazione sul comportamento degli agenti cambia

per quanto riguarda gli scontri per l'approvazione della legge gelmini hai anche il mio plauso anche se gli scontri fisici li ritengo sempre pericolosi e se ci scappa il morto non è mai un buon morto
ma gli interessi in campo nei due casi sono enormemente diversi, non credo che se dici al giornalaio che ti sei scontrato con la polizia per entrare alla sapienza gratis per motivi morali e per difendere la cosa pubblica avrai le stesse reazioni, puoi provare

purple zack

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Citazione di: Dissi il 16 Ott 2015, 18:17
appunto, io volevo portarci mio figlio
ora ci penso due volte
bella cazzata

ma no, guarda entrate da regina elena, all'interno non ci sono problemi.

purple zack

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la gestione della piazza fuori dalla MakerFaire è una delle cose più vergognose a cui mi sia capitato di assistere.

il questore di Roma non so che intenzioni abbia, o forse le intuisco e mi preoccupo sul serio.

d'altro canto gli "studenti" non hanno fatto neanche lo sforzo di provare a parlare e a confrontarsi sul serio con chi di processi partecipati ci vive quotidianamente.

se il concetto di "confronto democratico" è "come diciamo noi è giusto", forse andrebbero rivisti dei passaggi.

tutto questo oggi non riuscirò a dormire. sono molto triste e incazzato. domani vedremo.


purple zack

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Citazione di: MisterFaro il 16 Ott 2015, 12:36
Quindi aveva ragione FD?   :o     :=))     ;)

non ho capito.

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Cialtron_Heston

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Bellissima fiera, mi sono sentito così vivo in mezzo a tutti quei geni.
Ci saranno stati dai 15 ai 20 mila visitatori, secondo me, una marea :o, non me lo aspettavo.

La Sapienza non va bene per questa fiera, stand troppo piccoli, poco spazio.
Siamo riusciti a vedere 5 stand su 33, anche perché devi chiedere, capire, fermarti almeno 10- 15 minuti a parlare con l' espositore, altrimenti è incomprensibile quello che vedi.

Bella iniziativa, diventerà un grande evento con il passare degli anni, credo che la Fiera Di Roma sia il posto giusto dove farlo.

purple zack

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Citazione di: Cialtron_Heston il 17 Ott 2015, 20:50
Bellissima fiera, mi sono sentito così vivo in mezzo a tutti quei geni.
Ci saranno stati dai 15 ai 20 mila visitatori, secondo me, una marea :o, non me lo aspettavo.

La Sapienza non va bene per questa fiera, stand troppo piccoli, poco spazio.
Siamo riusciti a vedere 5 stand su 33, anche perché devi chiedere, capire, fermarti almeno 10- 15 minuti a parlare con l' espositore, altrimenti è incomprensibile quello che vedi.

Bella iniziativa, diventerà un grande evento con il passare degli anni, credo che la Fiera Di Roma sia il posto giusto dove farlo.

condivido. che stand hai visto? cosa ti ha colpito?

Cialtron_Heston

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Mi è piaciuta la realtà virtuale , lo stand dell' Eni, per istruire i dipendenti ancor prima di mandarli nelle raffinerie, il tavolo musicale delle officine tesla ( ho stupito il creatore indovinando  il musicista da cui avevano preso la musica, Alva Noto), un sistema per manovrare i giocattoli direttamente con lo smartphone, le stampanti 3d, ai bambini è piaciuto Arduino il robot.

Uscendo mi sono sentito come  aver avuto in mano un iphone 6 ed averlo usato solo per guardarci il meteo
Felice e insoddisfatto..

FatDanny

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da Communianet.org

Maker Faire. Ma di chi è l'innovazione tecnologica?


di
Marta Russo



Droni, robot e stampanti 3d: ecco cosa potreste avere incontrato lo scorso weekend per i viali della città universitaria della Sapienza. Sono i prodotti che decine di "fab lab" hanno presentato alla maker faire 2015. Un evento dalle dimensioni imponenti ormai alla sua terza edizione romana, più di 700 invenzioni e oltre 100mila presenze. La fiera è volta alla presentazione e diffusione della tecnologia innovativa prodotta dai makers, ovvero sviluppatori e inventori che hanno dato vita alle proprie idee e che in queste fiere espongono i propri prodotti.
Fin qui, per chi è del settore o è amante della tecnologia (o ne è solo curioso) il tutto può risultare affascinante e, perché no, anche un po' fantascientifico.

Nella mente di molti si sarà formulato il pensiero secondo cui un evento volto all'innovazione si svolga naturalmente all'università per dare spazio agli studenti e ai ricercatori. Ma non è così: il maker faire 2015 è una fiera dell'innovazione che si svolge all'università ma senza coinvolgere l'università. La città universitaria è stata affittata come mero spazio espositivo, ad appannaggio nemmeno dei maker ma delle grandi multinazionali che sponsorizzano l'evento. Perchè se è vero che gli espositori sono piccole aziende e fab lab, i finanziatori sono i grandi colossi della tecnologia e del software, come Google e Microsoft.

Come può una fiera dell'innovazione tecnologica escludere l'accademia dallo sviluppo? Guardando la fiera ci dovremmo chiedere come mai non ci sono i laboratori delle facoltà scientifiche ad esporre i loro robot o i loro software, perchè i makers non stanno nelle università ma si sono costruiti i propri laboratori e le proprie aziende, e qual è il ruolo dell'università oggi.
Ma ciò che più fa riflettere è il rapporto paradigmatico tra aziende e università. Le grandi aziende finanziano una fiera in cui poter decidere quali prodotti rappresenteranno il futuro (tecnologico), mentre le piccole aziende sono in competizione tra loro e l'università offre i suoi spazi per lo svolgimento dell'evento. Per dirla con una provocazione, un po' come il padrone che va al mercato mentre i contadini stanno a guardare...

Una relazione paradigmatica che evidenzia ancora una volta la differenza di investimenti tra privato e pubblico. L'università è esclusa dal contesto dello sviluppo tecnologico, asservito invece alle logiche del mercato.
La scelta dei maker di costruire i fab lab e dare spazio alla propria inventiva non è sbagliata, ma forse l'unica possibile. É l'effetto delle politiche di (non) investimento in questi settori, di un'economia sempre più volta al privato e all'interesse commerciale.

L'entusiasmo e l'esaltazione per la mercificazione dell'innovazione, rientra nelle previsioni di molti racconti di fantascienza scritti nell'ultimo secolo. Forse non si sono avverate le previsioni riguardo a macchine volanti e viaggi nel tempo, ma lo sconvolgimento di società asservite al potere e alla politica sembra sempre più reale.
Qualche giorno fa l'Huffington Post ha pubblicato una dichiarazione di Stephen Hawking, in cui il fisico di fama mondiale afferma che in un futuro il cui le macchine svolgeranno tutti i lavori manuali, la ricchezza non sarà uguale per tutti, ma dipenderà da come verrà distribuita, poichè sarà tutta concentrata nei possessori delle macchine e non nelle mani di chi non avrà più un lavoro da svolgere.
Pur non pensando che nella società capitalista il lavoro sarà mai interamente sostituibile dalle macchine, l'affermazione di Hawking coglie un punto fondamentale, assolutamente calzante anche se applicato alla Maker faire: la ricchezza tecnologica esposta in quei padiglioni è all'avanguardia, ma non è dell'università o dei makers, è nelle mani di Google & co.
Se è questa l'innovazione che ci viene proposta, è questo il futuro che vogliamo?

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Citazione di: FatDanny il 20 Ott 2015, 12:00
da Communianet.org

Maker Faire. Ma di chi è l'innovazione tecnologica?


di
Marta Russo



Droni, robot e stampanti 3d: ecco cosa potreste avere incontrato lo scorso weekend per i viali della città universitaria della Sapienza. Sono i prodotti che decine di "fab lab" hanno presentato alla maker faire 2015. Un evento dalle dimensioni imponenti ormai alla sua terza edizione romana, più di 700 invenzioni e oltre 100mila presenze. La fiera è volta alla presentazione e diffusione della tecnologia innovativa prodotta dai makers, ovvero sviluppatori e inventori che hanno dato vita alle proprie idee e che in queste fiere espongono i propri prodotti.
Fin qui, per chi è del settore o è amante della tecnologia (o ne è solo curioso) il tutto può risultare affascinante e, perché no, anche un po' fantascientifico.

Nella mente di molti si sarà formulato il pensiero secondo cui un evento volto all'innovazione si svolga naturalmente all'università per dare spazio agli studenti e ai ricercatori. Ma non è così: il maker faire 2015 è una fiera dell'innovazione che si svolge all'università ma senza coinvolgere l'università. La città universitaria è stata affittata come mero spazio espositivo, ad appannaggio nemmeno dei maker ma delle grandi multinazionali che sponsorizzano l'evento. Perchè se è vero che gli espositori sono piccole aziende e fab lab, i finanziatori sono i grandi colossi della tecnologia e del software, come Google e Microsoft.

Come può una fiera dell'innovazione tecnologica escludere l'accademia dallo sviluppo? Guardando la fiera ci dovremmo chiedere come mai non ci sono i laboratori delle facoltà scientifiche ad esporre i loro robot o i loro software, perchè i makers non stanno nelle università ma si sono costruiti i propri laboratori e le proprie aziende, e qual è il ruolo dell'università oggi.
Ma ciò che più fa riflettere è il rapporto paradigmatico tra aziende e università. Le grandi aziende finanziano una fiera in cui poter decidere quali prodotti rappresenteranno il futuro (tecnologico), mentre le piccole aziende sono in competizione tra loro e l'università offre i suoi spazi per lo svolgimento dell'evento. Per dirla con una provocazione, un po' come il padrone che va al mercato mentre i contadini stanno a guardare...

Una relazione paradigmatica che evidenzia ancora una volta la differenza di investimenti tra privato e pubblico. L'università è esclusa dal contesto dello sviluppo tecnologico, asservito invece alle logiche del mercato.
La scelta dei maker di costruire i fab lab e dare spazio alla propria inventiva non è sbagliata, ma forse l'unica possibile. É l'effetto delle politiche di (non) investimento in questi settori, di un'economia sempre più volta al privato e all'interesse commerciale.

L'entusiasmo e l'esaltazione per la mercificazione dell'innovazione, rientra nelle previsioni di molti racconti di fantascienza scritti nell'ultimo secolo. Forse non si sono avverate le previsioni riguardo a macchine volanti e viaggi nel tempo, ma lo sconvolgimento di società asservite al potere e alla politica sembra sempre più reale.
Qualche giorno fa l'Huffington Post ha pubblicato una dichiarazione di Stephen Hawking, in cui il fisico di fama mondiale afferma che in un futuro il cui le macchine svolgeranno tutti i lavori manuali, la ricchezza non sarà uguale per tutti, ma dipenderà da come verrà distribuita, poichè sarà tutta concentrata nei possessori delle macchine e non nelle mani di chi non avrà più un lavoro da svolgere.
Pur non pensando che nella società capitalista il lavoro sarà mai interamente sostituibile dalle macchine, l'affermazione di Hawking coglie un punto fondamentale, assolutamente calzante anche se applicato alla Maker faire: la ricchezza tecnologica esposta in quei padiglioni è all'avanguardia, ma non è dell'università o dei makers, è nelle mani di Google & co.
Se è questa l'innovazione che ci viene proposta, è questo il futuro che vogliamo?

articolo pieno di pregiudizi e di scarsa conoscenza del tema.

ma rispondere tu alla discussione che stavamo facendo, no? peccato.

FatDanny

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beh, non mi pare di non aver risposto.
E, mi dispiace, ma se vivete i processi partecipati "quotidianamente" allora il tentativo di mediare potevate farlo nei giorni precedenti l'evento accogliendo (almeno in parte) le richieste degli studenti.

Stupirsi di quanto avvenuto da parte di chi organizza mi sembra un po' particolare, visto che della situazione è corresponsabile. Non dell'atteggiamento delle fdo, assolutamente, ma di quanto avvenuto in termini più generali si.

reds1984

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Fat, scomodare il mahatma ti sembra sensato? La prossima protesta è davanti alla Algida perché metta più granella di nocciola sul cornetto?

Il padrone, il contadino, gli studenti, la partecipazione... Senza offesa pZ, ma a me pare che alla fine tu ti stia quasi giustificando, ti stia scusando di aver fatto un eccellente lavoro che è piaciuto a 100000 persone ed è stato osteggiato dal collettivo tal dei tali che probabilmente non saprebbe dove mettere il desk all'interno dello stand, altro che organizzarne uno


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FatDanny

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Si, mi sembra sensato nella misura in cui si abusa della parola "violenza", "prevaricazione" e via cantando.
Quegli studenti hanno semplicemente provato ad entrare, non hanno forzato il cordone armati ma semplicemente camminando verso l'entrata. Per me quell'azione è più che legittima e non merita il trattamento ricevuto in uno stato democratico.

Detto questo, rispondo tanto a PZ che a te con una voce dall'interno (forse quindi non è proprio 100000 vs 70 come dici):

Riguardo Maker Faire Rome 2015

Fablab Genova è un collettivo che da oltre 3 anni gestisce e sviluppa un laboratorio di fabbricazione condivisa in uno spazio occupato a Genova, il LSOA Buridda. Dalla sua prima edizione – nel 2013 – partecipiamo annualmente alla Maker Faire Rome in quanto riteniamo che sia un'occasione unica di conoscere chi gestisce altri FabLab, e chiunque li attraversi, maker, appassionati o curiosi. Per questo ci sentiamo in dovere di condividere alcune considerazioni sul movimento maker, sulla maker faire e sulla sua presenza a La Sapienza.
L'evento quest'anno si è svolto nella città universitaria tra le proteste degli studenti, che si sono visti negato l'accesso libero ai loro luoghi di studio, condivisione ed aggregazione, trasformati in una fiera a pagamento. La loro manifestazione di dissenso, lungi dall' essere rivolta contro chi porta avanti, dal basso, l'ideale maker, ha trovato come unica risposta la violenza della polizia.
Anzitutto non possiamo che condividere la posizione espressa da "Maker Faire. Per chi?" che hanno sollevato un punto critico fondamentale relativo alla manifestazione: come può un momento di scambio ed innovazione tecnologica svolto all'interno di un'università prescindere dalla partecipazione attiva degli studenti e dei ricercatori che ne costituiscono l'anima?
Se l'utilizzo di una sede universitaria per una manifestazione culturale è del tutto giustificata e legittima, non lo è altrettanto se si parla di un evento di tipo puramente fieristico che, inoltre, da momento di incontro e scambio di idee e soluzioni originali tra persone, sta diventando sempre di più una fiera di scambio di contatti tra l' imprenditoria tecnologica.
Non di meno, riteniamo che sia un' esigenza vitale per il movimento maker quella di avere un momento di aggregazione, condivisione e apertura al mondo che prenda o meno il nome di Maker Faire. Makerspaces, FabLabs ed Hackerspaces rappresentano a nostro avviso la linfa del movimento maker, catalizzatori di questa rivoluzione in quanto luoghi di ricerca, sviluppo e condivisione delle idee. Riteniamo sia cruciale puntare ad una maggiore valorizzazione di questi spazi sul piano sociale, con il fine di sviluppare nel grande pubblico una maggiore coscienza delle possibilità che offrono e dei principi su cui si basano, prima che dei prodotti che possono vendere.
Auspichiamo quindi lo sviluppo di un momento di incontro e condivisione di carattere aperto e libero, meno fieristico, che metta al centro la condivisione orizzontale di tecniche, conoscenze e pratiche gestionali.

(e a leggere quel che dicono loro anche l'articolo che avevo postato qualche giorno fa non è così pieno di pregiudizi né privo di conoscenza. eufemismo, visto che conosco l'autrice ed è invece estremamente addentro)

purple zack

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a me sembra che gli amici di FabLab Genova (che tra l'altro l'anno scorso hanno ricevuto un "merit" per un raffinatore di mariuana DIY, pensa di che fiera stiamo parlando) dicano quello che ho scritto io e che ho espresso nell'intervista al manifesto (che ringrazio).

del resto ne abbiamo parlato a lungo con loro e con OZ in questi giorni esprimendo una posizione comune.

mi permetto solo di dire che il movimento ha dato una risposta in più modi ai manifestanti e che purtroppo loro hanno anche dimostrato di non voler davvero ascoltare. anche l'organizzazione, che purtroppo non mi ha sentito fino in fondo, ha risposto con una buona proposta che non è stata accolta. L'Università invece si è chiusa in una ridicola torre baronica.

se poi per te Marta Russo e FabLab Genova dicono la stessa cosa, evidentemente guardi la firma prima del contenuto, perché io invece vi leggo letture proprio opposte del contesto


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FatDanny

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* 41.056
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mi ero perso la tua ultima risposta.
Mi permetto di dirti che forse leggi arbitrariamente o quel che dicono quelli di FabLab Genova o quel che dice Marta Russo.
Lo affermo senza arroganza, basandomi su due elementi: i genovesi ci sono venuti a trovare la sera stessa e hanno passato la serata con noi, hanno avuto modo di spiegare la loro posizione in modo ben approfondito.
Citi OZ, beh dentro OZ vive una parte degli studenti che ha animato le contestazioni. Difficile vederli come due soggetti in contraddizione che danno letture opposte come se OZ condividesse la tua e quegli studenti fossero oltranzisti sullo stile dell'articolo di Marta Russo, per il semplice fatto che OZ e studenti la vedono allo stesso modo e parzialmente sono la stessa cosa.

Detto questo l'ultimo articolo postato mi sembra già più interessante e prova a suggerire un dialogo effettivo.
In barba a chi, anche qui dentro, aveva ridotto le questioni poste dagli studenti a "minchiatelle particolaristiche di 70 teppistelli".

reds1984

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70? E quando sono aumentati?


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