Portogallo

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Offline Giako77

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5172
Portogallo
« il: 24 Ott 2015, 20:34 »





Portogallo. Niente "governo delle sinistre", governeranno i figli di Troika




L'Italia attuale fa schifo, soprattutto dal punto di vista istituzionale e costituzionale (il disastro sociale interessa pochi, noi tra quelli). Ma non siamo soli, grazie alla luminosa civiltà politica che promana dall'Unione Europea.

In questi giorni il Portogallo, andato al voto tre settimane fa facendo perdere la maggioranza assoluta alla coalizione di destra "Portogallo Avanti", si trova in una situazione davvero originale.
Anibal Cavaco Silva, presidente della Repubblica, si è infatti rifiutato di affidare al leader del Partito Socialista il compito di formare un governo, anche se si era assicurata la maggioranza assoluta nel parlamento portoghese grazie ad un accordo con i comunisti e la sinistra radicale europeista ma critica nei confronti dell'austerity.
In Italia silenzio assoluto. Non così in Inghilterra, dove l'amore per l'Unione Europea è sempre stato molto fiacco e ancora peggio sta andando dopo oltre otto anni di crisi (anche inglese) senza una soluzione in vista. Un articolo del Telegraph, che non è affatto un quotidiano di sinistra, lancia invece l'allarme: L'Eurozona passa il Rubicone escludendo dal potere la sinistra anti-euro”. Registrando che incombe una crisi costituzionale, dopo che alle sinistre - alcune delle quali, i comunisti, mettono in discussione l'Ue e l'Euro mentre altre, i socialisti, si sono impegnate a rispettare "gli impegni presi con i creditori", cioè l'austerità - è stata negata la prerogativa tutta parlamentare di formare un governo.

Non è un dettaglio, in regime democratico-parlamentare: se prendi più voti alle elezioni hai quel diritto. Puoi riuscirci o fallire, ma hai il diritto di provarci. Se invece ti viene vietata la democrazia è praticamente finita.
E invece no. Il presidente Cavaco Silva, di destra, ma soprattutto fedele esecutore dei diktat della Troika ha dato il compito di formare il governo a una coalizione di minoranza, ossia senza i voti indispensabili in parlamento. La speranza è che un pezzo, il più reazionario, della pattuglia parlamentare del Partito Socialista voti l'ennesimo bilancio lacime e sangue della destra, se proprio non si può formare una più tranquillizzante - per i poteri forti - e duratura "grande coalizione".
Il cronista Ambrose Evans-Pritchard registra che “Per la prima volta dalla creazione dell'unione monetaria europea, uno Stato membro ha compiuto il passo esplicito di vietare partiti euroscettici di assumere l'incarico per motivi di interesse nazionale”. Quesito politicamente interessante: chi decide quale sia l'“interesse nazionale” se non la maggioranza uscita dalle elezioni?
Per Cavaco Silva e la Troika la risposta è chiara: solo i conservatori (o comunque i servi) possono governare un paese dell'eurozona, perché la priorità è “soddisfare Bruxelles e placare i mercati finanziari esteri”. La popolazione pensi ad altro (calcio, gossip, lotto, ecc), ma non si azzardi a interferire.

Insomma “La democrazia deve passare in secondo piano davanti al più alto imperativo delle regole e l'adesione all'euro”. Certo, per un inglese è più semplice scriverlo. Però fa effetto, vero?

La motivazione di Cavaco Silva risulta sconcertante per qualsiasi liberal-liberista anglossassone affezionato a certe antiche consuetudini. "In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo è mai dipeso dal sostegno delle forze anti-europee, vale a dire forze che hanno fatto campagna per abrogare il trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il patto di crescita e stabilità, oltre a smontare l'unione monetaria e portare il Portogallo fuori dall'euro, e pretendere oltretutto lo scioglimento della NATO". Naturalmente il riferimento è alla coalizione tra comunisti e verdi, la CDU, che proclama apertamente la necessità di mettere in discussione la permanenza del Portogallo all'interno dell'Eurozona e anche dell'Unione Europea, per recuperare sovranità e possibilità di combattere la crisi con ricette efficaci e che non mandino milioni di lavoratori e pensionati in rovina. O non li costringano ad emigrare non solo nei paesi del nord, come avvenuto negli ultimi anni, ma addirittura nelle vecchie colonie, Brasile e Angola in testa.

In realtà la situazione è molto diversa. Come ricorda Rui Tavares, un eurodeputato verde, Cavaco Silva "Sta dicendo che non permetterà mai che la formazione di un governo che contiene gente di sinistra e comunisti", pur sapendo che i comunisti e il Blocco di sinistra hanno convenuto di abbandonare le loro richieste di uscita dall'euro e dalla Nato, nonché alla nazionalizzazione delle leve fondamentali dell'economia. Tutto in nome della cacciata della destra dal potere, ritenuta una priorità non rinviabile (quello che è accaduto in Grecia con il voltafaccia di Syriza non ha insegnato proprio nulla?).

Il discorso del presidente sembra quello che Napolitano deve aver fatto ogni giorno ai suoi interlocutori, senza però mai consegnarlo – come fa Cavaco Silva – alle telecamere. "Questo è il momento peggiore per un cambiamento radicale dei fondamenti della nostra democrazia”. In realtà sta facendo esattamente questo, mentre nega il mandato a formare un governo a chi ha vinto le elezioni. Ma “la democrazia”, per lui, non è quella cosa scritta nelle costituzioni dell'occidente e consegnato ai manuali universitari. È un'altra cosa, del tutto differente: l'obbedienza alla Ue e al Fmi.

"Dopo aver effettuato un programma oneroso di assistenza finanziaria, che ha comportato pesanti sacrifici, è mio dovere, nei miei poteri costituzionali, fare tutto il possibile per evitare falsi segnali inviati alle istituzioni finanziarie, gli investitori e i mercati". Il popolo non può capire, si fa attrarre da promesse di miglioramento irrealizzabili, cosa volete che ne sappia...

Ci ha tenuto comunque a precisare che “la grande maggioranza del popolo portoghese non ha votato per i partiti che vogliono un ritorno allo scudo o che sostengono una prova di forza traumatica con Bruxelles”, anche per mettere una foglia di fico davanti al suo golpe. Persino il giornalista britannico è obbligato a ricordargli che – se numericamente il dato è vero, tenendo conto dei voti andati a micropartiti non euroscettici – comunque il popolo si era espresso chiaramente votando “per porre fine ai tagli salariali e all'austerità della Troika.” Con il 50,7%.

Il premier conservatore, Pedro Passos Coelho, dunque, ha ottenuto il primo incarico a formare un governo, ma la sua coalizione di destra nel suo complesso assicurato solo 38.5% dei voti, perdendo 28 dei seggi che aveva.

Il leader socialista, Antonio Costa, ha reagito con rabbia (anche perché le correnti di destra del suo partito ne approfitteranno per fargli le scarpe al prossimo congresso, approfittando del proprio non esaltante risultato elettorale): "E 'inaccettabile di usurpare la competenza esclusiva del parlamento. I socialisti non si prendere lezioni da professore Cavaco Silva sulla difesa della nostra democrazia".

Secondo la Costituzione portoghese, non ci possono essere nuove elezioni fino alla seconda metà del prossimo anno visto che il paese è all'interno del cosiddetto 'semestre bianco' in attesa dell'elezione del prossimo presidente della Repubblica. Si rischia dunque quasi un anno di paralisi, che non risolverà il problema del conflitto con Bruxelles (è facilmente immaginabile che un governo di minoranza sarà sottoposto a un duro scontro sociale) e tantomeno quello con “i mercati”.

Il Portogallo non è al momento più sotto il controllo diretto della Troika, quindi non rischia una crisi di finanziamenti a breve termine, avendo riserve di liquidità superiori a 8 miliardi. Ma già ora il FMI considera il paese come "altamente vulnerabile" se non riuscirà a mantenere il programma di “riforme”, attualmente considerato in "fase di stallo".
Il debito pubblico è 127p% del PIL e il debito totale (sommando quello pubblico e quello privato) è al 370%, peggio che in Grecia. Le sole passività nette con l'estero assommano a più del 220% del PIL.

Ricorda dunque Evans-Pritchard: “I socialisti europei dono si fronte a un dilemma. Stanno finalmente accorgendosi della verità sgradevole - l'unione monetaria è un autoritario progetto di destra, che ha infilato il suo guinzaglio alla democrazia, ma se agiscono sulla base di questa intuizione in ogni caso rischiano di vedersi impedito l'accesso al governo”.

La conclusione, alla fine, gliela lasciamo volentieri: “Bruxelles ha creato un vero mostro”.


Offline genesis

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20123
Re:Portogallo
« Risposta #1 il: 25 Ott 2015, 00:05 »
Sempre dal Portogallo...

http://www.repubblica.it/economia/2015/10/23/news/eden-125701703/?ref=HREC1-11

Pensionati italiani, la grande fuga in Portogallo

Un paradiso esentasse, 800 euro sono una fortuna. Ecco perché in migliaia lasciano lo Stivale

Italia addio. La pensione vado a godermela - se possibile esentasse - all'estero. Lo Stivale non è più un paese per vecchi. La vita costa troppo, gli assegni previdenziali non sono quelli di una volta. E da un paio d'anni, silenzioso ma imponente, è scattato l'esodo oltre frontiera dei nonni tricolori. Nel 2014 hanno fatto la valigia in 5.345, il 64% in più dell'anno precedente. Molti sono partiti per Tunisia, Romania o Bulgaria, i Bengodi low-cost dove 800 euro al mese pagati dall'Inps sono una mezza fortuna. L'ultima moda è però un'altra: la caccia alle Cayman della terza età. Quei paesi - il più gettonato è il Portogallo - dove lo stipendio mensile, come in un paradiso offshore, si incassa al lordo. Senza pagare un euro all'Agenzia delle entrate.

Le Cayman della terza età. Remo Romandini, ex bancario di San Benedetto del Tronto, è uno di questi profughi fiscali. E i suoi conti li ha fatti per bene. "Sono separato, ho 67 anni, due figli che lavorano fuori dall'Italia e tanta voglia di ricominciare una nuova vita", racconta. Qualche mese fa ha preso il mappamondo, consultato centinaia di siti di consulenza all'espatrio, fatto 3 settimane di visita in loco. E alla fine ha deciso: "A inizio 2016 vado a vivere a Sesimbra, mezz'ora da Lisbona, su un promontorio che pare Portofino. Pagherò 300 euro d'affitto per un bilocale fronte-mare, 10 euro per mangiare ottimo pesce al ristorante ". Ma soprattutto vedrà la sua pensione crescere dalla sera alla mattina  -  del tutto legalmente  -  del 30%. "Quanto prendo non glielo dico  -  sussurra con pudore  -  ma confesso che solo di Irpef risparmierò 15mila euro l'anno". Come dire che ogni mese, grazie alle generose agevolazioni del fisco portoghese, si troverà in tasca 1.250 euro in più.

Il trucco c'è e si vede. L'Europa delle tasse è tutt'altro che unita. Google & C. pagano aliquote da prefisso telefonico in Irlanda e Olanda. Cipro, Malta e Lussemburgo difendono con i denti il loro status di paradisi fiscali. E in questa battaglia erariale tutti contro tutti, il Portogallo è diventato l'Eldorado degli ultrasessantenni.

Le regole sono semplici: basta vivere 183 giorni l'anno nel paese, assumere lo status di "residente non abituale" et voilà , il gioco è fatto: per dieci anni la pensione è esentasse. L'Inps l'accredita lorda, come previsto dagli accordi bilaterali. E l'erario locale non effettua alcun prelievo.

Guadagna Lisbona (50mila aderenti al programma portano 2 miliardi di Pil l'anno, dice Deloitte). È felice il diretto interessato (mille euro netti di pensione tricolore possono lievitare a 1.300 sulle rive dell'Atlantico). Piangono solo le casse dello stato italiano, orfane di Irpef e consumi degli espatriati.

Il piano portoghese, come prevedibile, viaggia a gonfie vele. Inglesi e brasiliani sono arrivati a centinaia. Entro fine 2015 oltre 5mila francesi, terrorizzati dalle tasse sul lusso di Francois Hollande, si trasferiranno verso sud nella nuova Terra Promessa previdenziale.

Il paradiso portoghese. I numeri dell'Italia sono molto inferiori: 51 espatriati nel 2014, il triplo dell'anno prima. Ma crescono geometricamente. "Quest'estate abbiamo ricevuto 15-20 richieste di informazioni alla settimana" assicura Elisabetta Bortone, avvocato dello studio Haag a Lisbona. "Noi almeno 20-30 al mese", calcola Marcello Menichetti della Camera di Commercio Italia-Portogallo. Il passaparola funziona. Anche perché chi è già "residente non abituale" è tutt'altro che pentito. "Io sono rinata  -  racconta entusiasta Luisa Gaiazzi, 63enne ex impiegata di un'azienda farmaceutica residente nella capitale lusitana da un anno  -  . A Roma con i miei 840 euro al mese faticavo a far quadrare i conti. In Portogallo, a parte la lingua su cui fatico un po', mi sento una signora". I suoi 840 euro sono diventati 1.150. Non solo: "D'affitto pago il 25% in meno per un bilocale identico a quello che avevo al Prenestino, il paese è sicuro, la gente accogliente, il caffè costa 60 centesimi al bar. Questa cotoletta di vitello con contorno  -  dice mulinando forchetta e coltello al suo tavolo fisso al Solar di San Josè  -  viene solo 5,5 euro. E così posso permettermi pure un quartino di rosso. Un paradiso!".

Un Eden, oltretutto, alla portata di tutti. "L'avvocato che ha curato le mie procedure d'espatrio è costato 390 euro". E l'iter  -  precluso agli ex dipendenti pubblici per i misteri degli accordi bilaterali  -  è semplice e rapido. "A Lisbona bastano pochi giorni per ottenere il codice fiscale presentando un contratto d'affitto o l'impegno all'acquisto di una casa. Poi c'è da aspettare qualche settimana per completare le pratiche in Italia", spiega Luis Villaca Ferreira, legale di Lipari Garcia & Asociados.

Tutto facile e ad occhio molto conveniente. Tanto che diverse vecchie volpi dell'ottimizzazio- ne previdenziale già espatriate in passato  -  fiutato l'affare  -  hanno preso armi e bagagli e traslocato qui. "Molti si sono trasferiti dalla Tunisia, spaventati dal terrorismo", racconta Menichetti.

Lo spettro dell'Inps. Dalla Francia è arrivato Marco Monticelli, una vita in giro per il mondo come dirigente Fiat, residente ora a Lagos, in Algarve: "Il vantaggio fiscale non è l'unica ragione della mia decisione, anche se ora prendo 2.500 euro al mese in più  -  spiega dalla sua bella casa con vista su porto e marina  -  . Stavo in Costa Azzurra, mica in Bulgaria. Abitavo in una villa con piscina. Ma qui si vive meglio". La sua ultima scelta esistenziale  -  un manager resta sempre un manager  -  si è trasformata in business: ha aiutato un amico ad aprire un sito per aiutare gli italiani a trasferirsi in Portogallo e  -  ti pareva  -  "siamo travolti dalle richieste".

L'Inps, come prevedibile, non apprezza. I 654 pensionati emigrati in Romania nel 2014 (erano 210 l'anno prima) e i 213 della Tunisia (raddoppiati) sono un cruccio. La concorrenza fiscale di Lisbona ancora di più. Il presidente Tito Boeri, uomo che di numeri ne mastica e i problemi preferisce prevenirli, ha lanciato l'allarme sulla fuga dei pensionati. "È un fenomeno che erode la base imponibile  -  spiega  -  Queste persone non solo ottengono l'esenzione della tassazione diretta ma non consumano in Italia, creando problemi aggiuntivi per le entrate". Che fare? La Gran Bretagna è già corsa ai ripari. E vuole tagliare ai nonni in fuga verso i paradisi (climatici e fiscali) del Mediterraneo i contributi per il riscaldamento, garantendoli solo a chi resta a vivere nella gelida Albione. L'Inps ha minacciato di non pagare la parte non contributiva della pensione. Proposta che ha suscitato una clamorosa levata di scudi tra i nostri connazionali felicemente sistemati oltrefrontiera. "Ho lavorato 42 anni, pagato tutte le tasse. Adesso devono lasciarmi invecchiare in pace e dove mi pare. Non si possono cambiare le regole in corsa!", s'arrabbia Gaiazzi. La cotoletta è finita. "Questa storia di Boeri mi ha messo in agitazione. Tocca farmi un bicchierino di Porto". Prosit. In fondo, con buona pace dell'Inps, a Lisbona costa solo un euro.

Offline Giako77

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5172
Re:Portogallo
« Risposta #2 il: 25 Ott 2015, 02:21 »
dal fatto quotidiano

Portogallo, alla sinistra è vietato governare

Gli scandali che stanno attraversando le democrazie in Europa, di elezione in elezione, durante questi anni di crisi economica senza fine, stanno facendo emergere in superficie molte dinamiche politico-istituzionali che solitamente restano sotterranee, tra cui il galoppante processo di centralizzazione dei poteri e le crescenti tendenze autoritarie delle istituzioni.

Coloro che vogliono portare un esempio concreto di queste trasformazioni in atto, solitamente fanno riferimento al “caso greco” e al modo in cui le istituzioni europee, con la Bce e la Commissione in prima fila, hanno piegato il governo e le istituzioni elleniche, imponendo con aggressività i loro diktat economici e politici. Da qualche giorno, però, c’è un altro esempio da fare e riguarda un altro paese europeo: il Portogallo, che, come la Grecia, è stato sottoposto alla “terapia” di austerità della Troika per quattro lunghi anni. Contrariamente alla Grecia, però, il Portogallo, nel 2014, è uscito dal programma di assistenza finanziaria, restituendo il debito alle banche e alle istituzioni creditrici. A pagare, come è d’uso, sono state le masse di lavoratori e di pensionati che si sono visti tagliare in modo drastico stipendi e pensioni. Il governo socialdemocratico di Pedro Passos Coelho ha imposto, a colpi di leggi, estreme misure di austerità, talvolta anche più pesanti di quelle greche.
Le ultime elezioni parlamentari dell’ottobre 2015 hanno visto vincente il partito socialdemocratico, che è stato confermato il più grande partito del Paese, ma senza garantirgli la maggioranza in parlamento. Non erano in pochi a pensare inizialmente che il Partito socialista – che negli ultimi anni ha sempre avuto un ruolo ambiguo (tuonando di giorno contro le misure di austerità nel mentre di notte le votava in parlamento) – avrebbe offerto ai socialdemocratici il suo appoggio, magari in cambio di alcune concessioni. Invece, dopo lunghe trattative, ha dichiarato la settimana scorsa, il patto con il Bloco de Esquerda (Blocco di Sinistra) e il Partito comunista che, messi insieme, riescono a essere maggioranza in parlamento. Per aderire al patto, i socialisti hanno chiesto e ottenuto che le formazioni di sinistra rinunciassero alle richieste di uscita dall’Euro e dalla Nato.

A seguito dell’annuncio del patto tra i partiti di sinistra, il presidente della repubblica portoghese avrebbe dovuto conferire loro l’incarico di formare il governo, come prevede la costituzione. E invece c’è stato un colpo di scena: il presidente Anibal Cavaco Silva si è rifiutato di conferire l’incarico alla coalizione di sinistra. Queste le motivazioni addotte dal presidente: “In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo è mai dipeso dall’appoggio di forze politiche antieuropeiste, […] di forze politiche che chiedono di abrogare il Trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Patto di crescita e di stabilità, lo smantellamento dell’unione monetaria e di portare il Portogallo fuori dall’Euro, oltre alla fuoriuscita dalla Nato. […] Dopo aver affrontato il programma di assistenza finanziaria, con pesanti sacrifici, è mio dovere, e rientra nei miei poteri costituzionali, fare tutto ciò che è possibile per prevenire l’invio di falsi segnali alle istituzioni finanziarie, agli investitori e ai mercati”.

Per questi motivi, il presidente Cavaco Silva ha chiesto, invece, al partito socialdemocratico di formare un governo di minoranza. I partiti di sinistra giurano ora che non voteranno mai la fiducia a un simile governo. In teoria, se ciò dovesse accadere, il presidente dovrebbe sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni entro i primi sei mesi del prossimo anno. Ma chissà quali altri colpi di scena attendono il Portogallo. E poi, per quale motivo andare ad elezioni, visto che, in ogni caso, ormai è formalmente vietato per i partiti di sinistra governare il Paese?

Il mercato e le banche, del resto, non possono essere disturbati. Bisogna lasciarli lavorare.
Re:Portogallo
« Risposta #3 il: 25 Ott 2015, 10:39 »
Sempre dal Portogallo...

http://www.repubblica.it/economia/2015/10/23/news/eden-125701703/?ref=HREC1-11

Pensionati italiani, la grande fuga in Portogallo

Un paradiso esentasse, 800 euro sono una fortuna. Ecco perché in migliaia lasciano lo Stivale

Italia addio. La pensione vado a godermela - se possibile esentasse - all'estero. Lo Stivale non è più un paese per vecchi. La vita costa troppo, gli assegni previdenziali non sono quelli di una volta. E da un paio d'anni, silenzioso ma imponente, è scattato l'esodo oltre frontiera dei nonni tricolori. Nel 2014 hanno fatto la valigia in 5.345, il 64% in più dell'anno precedente. Molti sono partiti per Tunisia, Romania o Bulgaria, i Bengodi low-cost dove 800 euro al mese pagati dall'Inps sono una mezza fortuna. L'ultima moda è però un'altra: la caccia alle Cayman della terza età. Quei paesi - il più gettonato è il Portogallo - dove lo stipendio mensile, come in un paradiso offshore, si incassa al lordo. Senza pagare un euro all'Agenzia delle entrate.

Le Cayman della terza età. Remo Romandini, ex bancario di San Benedetto del Tronto, è uno di questi profughi fiscali. E i suoi conti li ha fatti per bene. "Sono separato, ho 67 anni, due figli che lavorano fuori dall'Italia e tanta voglia di ricominciare una nuova vita", racconta. Qualche mese fa ha preso il mappamondo, consultato centinaia di siti di consulenza all'espatrio, fatto 3 settimane di visita in loco. E alla fine ha deciso: "A inizio 2016 vado a vivere a Sesimbra, mezz'ora da Lisbona, su un promontorio che pare Portofino. Pagherò 300 euro d'affitto per un bilocale fronte-mare, 10 euro per mangiare ottimo pesce al ristorante ". Ma soprattutto vedrà la sua pensione crescere dalla sera alla mattina  -  del tutto legalmente  -  del 30%. "Quanto prendo non glielo dico  -  sussurra con pudore  -  ma confesso che solo di Irpef risparmierò 15mila euro l'anno". Come dire che ogni mese, grazie alle generose agevolazioni del fisco portoghese, si troverà in tasca 1.250 euro in più.

Il trucco c'è e si vede. L'Europa delle tasse è tutt'altro che unita. Google & C. pagano aliquote da prefisso telefonico in Irlanda e Olanda. Cipro, Malta e Lussemburgo difendono con i denti il loro status di paradisi fiscali. E in questa battaglia erariale tutti contro tutti, il Portogallo è diventato l'Eldorado degli ultrasessantenni.

Le regole sono semplici: basta vivere 183 giorni l'anno nel paese, assumere lo status di "residente non abituale" et voilà , il gioco è fatto: per dieci anni la pensione è esentasse. L'Inps l'accredita lorda, come previsto dagli accordi bilaterali. E l'erario locale non effettua alcun prelievo.

Guadagna Lisbona (50mila aderenti al programma portano 2 miliardi di Pil l'anno, dice Deloitte). È felice il diretto interessato (mille euro netti di pensione tricolore possono lievitare a 1.300 sulle rive dell'Atlantico). Piangono solo le casse dello stato italiano, orfane di Irpef e consumi degli espatriati.

Il piano portoghese, come prevedibile, viaggia a gonfie vele. Inglesi e brasiliani sono arrivati a centinaia. Entro fine 2015 oltre 5mila francesi, terrorizzati dalle tasse sul lusso di Francois Hollande, si trasferiranno verso sud nella nuova Terra Promessa previdenziale.

Il paradiso portoghese. I numeri dell'Italia sono molto inferiori: 51 espatriati nel 2014, il triplo dell'anno prima. Ma crescono geometricamente. "Quest'estate abbiamo ricevuto 15-20 richieste di informazioni alla settimana" assicura Elisabetta Bortone, avvocato dello studio Haag a Lisbona. "Noi almeno 20-30 al mese", calcola Marcello Menichetti della Camera di Commercio Italia-Portogallo. Il passaparola funziona. Anche perché chi è già "residente non abituale" è tutt'altro che pentito. "Io sono rinata  -  racconta entusiasta Luisa Gaiazzi, 63enne ex impiegata di un'azienda farmaceutica residente nella capitale lusitana da un anno  -  . A Roma con i miei 840 euro al mese faticavo a far quadrare i conti. In Portogallo, a parte la lingua su cui fatico un po', mi sento una signora". I suoi 840 euro sono diventati 1.150. Non solo: "D'affitto pago il 25% in meno per un bilocale identico a quello che avevo al Prenestino, il paese è sicuro, la gente accogliente, il caffè costa 60 centesimi al bar. Questa cotoletta di vitello con contorno  -  dice mulinando forchetta e coltello al suo tavolo fisso al Solar di San Josè  -  viene solo 5,5 euro. E così posso permettermi pure un quartino di rosso. Un paradiso!".

Un Eden, oltretutto, alla portata di tutti. "L'avvocato che ha curato le mie procedure d'espatrio è costato 390 euro". E l'iter  -  precluso agli ex dipendenti pubblici per i misteri degli accordi bilaterali  -  è semplice e rapido. "A Lisbona bastano pochi giorni per ottenere il codice fiscale presentando un contratto d'affitto o l'impegno all'acquisto di una casa. Poi c'è da aspettare qualche settimana per completare le pratiche in Italia", spiega Luis Villaca Ferreira, legale di Lipari Garcia & Asociados.

Tutto facile e ad occhio molto conveniente. Tanto che diverse vecchie volpi dell'ottimizzazio- ne previdenziale già espatriate in passato  -  fiutato l'affare  -  hanno preso armi e bagagli e traslocato qui. "Molti si sono trasferiti dalla Tunisia, spaventati dal terrorismo", racconta Menichetti.

Lo spettro dell'Inps. Dalla Francia è arrivato Marco Monticelli, una vita in giro per il mondo come dirigente Fiat, residente ora a Lagos, in Algarve: "Il vantaggio fiscale non è l'unica ragione della mia decisione, anche se ora prendo 2.500 euro al mese in più  -  spiega dalla sua bella casa con vista su porto e marina  -  . Stavo in Costa Azzurra, mica in Bulgaria. Abitavo in una villa con piscina. Ma qui si vive meglio". La sua ultima scelta esistenziale  -  un manager resta sempre un manager  -  si è trasformata in business: ha aiutato un amico ad aprire un sito per aiutare gli italiani a trasferirsi in Portogallo e  -  ti pareva  -  "siamo travolti dalle richieste".

L'Inps, come prevedibile, non apprezza. I 654 pensionati emigrati in Romania nel 2014 (erano 210 l'anno prima) e i 213 della Tunisia (raddoppiati) sono un cruccio. La concorrenza fiscale di Lisbona ancora di più. Il presidente Tito Boeri, uomo che di numeri ne mastica e i problemi preferisce prevenirli, ha lanciato l'allarme sulla fuga dei pensionati. "È un fenomeno che erode la base imponibile  -  spiega  -  Queste persone non solo ottengono l'esenzione della tassazione diretta ma non consumano in Italia, creando problemi aggiuntivi per le entrate". Che fare? La Gran Bretagna è già corsa ai ripari. E vuole tagliare ai nonni in fuga verso i paradisi (climatici e fiscali) del Mediterraneo i contributi per il riscaldamento, garantendoli solo a chi resta a vivere nella gelida Albione. L'Inps ha minacciato di non pagare la parte non contributiva della pensione. Proposta che ha suscitato una clamorosa levata di scudi tra i nostri connazionali felicemente sistemati oltrefrontiera. "Ho lavorato 42 anni, pagato tutte le tasse. Adesso devono lasciarmi invecchiare in pace e dove mi pare. Non si possono cambiare le regole in corsa!", s'arrabbia Gaiazzi. La cotoletta è finita. "Questa storia di Boeri mi ha messo in agitazione. Tocca farmi un bicchierino di Porto". Prosit. In fondo, con buona pace dell'Inps, a Lisbona costa solo un euro.

51 persone nel 2014.

Titolo dell'articolo utile a gettare confusione sulla questione Portogallo.
Ennesimo aiuto alle ingerenze delle classi dominanti, come da mandato di "Repubblica".

Offline orchetto

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12415
Re:Portogallo
« Risposta #4 il: 26 Ott 2015, 16:27 »
Tra l'altro che non lo sapete che il Portogallo è uno dei paesi più ricchi del mondo?  :roll:

Offline FatDanny

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18356
Re:Portogallo
« Risposta #5 il: 27 Ott 2015, 08:08 »
Quanto accaduto in Portogallo è l'ennesima riprova che in questa Europa di democratico non c'è nulla.
Le elezioni sono buffonate in cui deve comunque vincere la compatibilità con la politica dei poteri forti, espressa da PPE e PSE e rispettive formazioni nazionali.

Siamo in una dittatura compiuta, ma evidentemente per qualcuno ci sono dittature che possono essere accettate...

Inviato dal mio ASUS_Z00AD utilizzando Tapatalk

Offline genesis

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20123
Re:Portogallo
« Risposta #6 il: 29 Ott 2015, 18:31 »
C'è stata una grande manifestazione di piazza, ma non trovo le foto.

Offline Krypto

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1151
Re:Portogallo
« Risposta #7 il: 01 Nov 2015, 10:52 »
Due domande:
1. Il PdR poteva "scavalcare" il partito che ha preso più voti?
2. Cosa succederà se il governo formato non riesce ad ottenere il voto di fiducia dal parlamento e visto che non possono andare di nuovo al voto?


dal fatto quotidiano

Portogallo, alla sinistra è vietato governare
Coloro che vogliono portare un esempio concreto di queste trasformazioni in atto, solitamente fanno riferimento al “caso greco” e al modo in cui le istituzioni europee, con la Bce e la Commissione in prima fila, hanno piegato il governo e le istituzioni elleniche, imponendo con aggressività i loro diktat economici e politici.


Alcuni pensano che stiamo nell'isola dei Lotofagi, non fa niente la storia del povero Alexis caduto come eroe piegato dai poteri forti prima o poi finirà.

La sinistra più immatura e ipocrita (la nuova sinistra greca), dal 1974 ha rotto le scatole con il suo vantaggio morale che se riusciva a governare poteva risolvere come per magia tutti i problemi di questo paese, che ci ha riempito di cliché politici, ideologici e culturali, quella sinistra è arrivata al governo e sta cercando di risolvere l'eterno dilemma insieme alle merde.
Quelli più ipocriti hanno abbandonato il partito per non trovarsi costretti ad ammettere la loro incapacità e secondo loro così mantenevano la loro "innocenza". Gli altri si trovano costretti a restare e dovranno mandare giù il boccone amaro fino alla fine.

Syriza-Anel con il gran master Varoufakis per anni vendevano rivoluzione, hanno voluto interrompere il mandato del governo precedente per cacciare la troika e cancellare il memorandum con un semplice articolo della legge (cit.)
Dopo sei mesi di game theory ed un referendum hanno deciso di suonare la ritirata e hanno chiesto il supporto dell'opposizione (quelli che erano traditori, i Quisling della Grecia).
Se pensi che non ti conviene restare perché i termini sono contro di te alzi i tacchi e vai via con tutte le conseguenze della tua decisione.

Offline FatDanny

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18356
Re:Portogallo
« Risposta #8 il: 02 Nov 2015, 12:50 »
Krypto per quanto tu abbia ragione sul fatto che Tsipras abbia sbagliato e avrebbe fatto una figura più dignitosa a dimettersi e rifiutare un nuovo mandato, mi sembra innegabile che la Grecia oggi sia costretta alle politiche del memorandum da un ricatto vero e proprio.

Alla Grecia non è stato imposto il memorandum sulla questione del debito (che ripeto essere pochi spicci rispetto a quanto fa la BCE, anche solo a paragone con i salvataggi bancari). Il memorandum è stato imposto sulle politiche sociali, per affermare che nessuno può permettersi di opporsi o anche solo sindacare la via dell'austerità e dell'erosione dei diritti sociali.

La battaglia contro Tsipras, condotta anche dal PSE e non solo dalla Merkel, era e resta tutta politica.
E mira ad escludere categoricamente anche solo un'attenuazione della guerra di classe in corso.
Deve pagare il popolo e deve pagare fino all'ultimo centesimo.
Chi lo mette in dubbio va abbattuto o non gli va permesso di governare. I fatti, non solo in Grecia, lo dimostrano.

Offline Sonni Boi

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14685
Re:Portogallo
« Risposta #9 il: 02 Nov 2015, 19:43 »
Il punto è che Tsipras aveva promesso che non si sarebbe piegato a quello che tu definisci "ricatto", e non avrebbe continuato ad erodere lo stato sociale greco anche a costo di dichiarare default e portare fuori dall'Euro il paese.

Una volta al governo, ha calato le braghe anche lui nonostante le carte fossero belle che scoperte da tempo, venendo meno alle parole della campagna elettorale ed al mandato in base al quale una parte sostanziale del popolo greco lo aveva votato.


Offline genesis

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20123
Re:Portogallo
« Risposta #10 il: 12 Nov 2015, 16:02 »
Ieri il parlamento ha sfiduciato il nuovo governo, di minoranza, di centrodestra. Adesso vediamo che succede.
 

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