Citazione di: amor_marde il 08 Nov 2016, 20:00
se snellisci i passaggi burocratici automaticamente individui e assegni delle responsabilità, e più che deriva autoritaria la vedo una ricerca di efficienza, oltretutto se sono stati votati, lavorassero per produrre non per discutere
Capisco che ormai la retorica che va per la maggiore tende ad identificarle, ma la democrazia non è un impresa e non ha l'efficienza come primo principio, ma la rappresentatività e l'inclusione politica.
A me non pare che nel secondo dopoguerra, nonostante la molteplicità dei governi succedutisi, l'Italia fosse bloccata in termini decisionali.
Anzi, forse funzionava meglio di oggi come democrazia (ed è tutto dire) nonostante abbia avuto lo stesso partito al potere per 40 anni.
Citazione di: trax_2400 il 08 Nov 2016, 20:02
Ma lo storia dell'Italia negli ultimi anni dice che questo sistema ha portato grosse difficoltà nell'avere governi stabili e in grado di portare avanti delle riforme.
Inoltre va detto che l'Italia è comunque una Repubblica Parlamentare, non si vota il Presidente del Consiglio, ma un partito, ed il partito che vincerà, come tutti i partiti italiani, avrà sicuramente diverse anime, ma soprattutto i parlamentari di quel partito, hanno una loro testa e non permetteranno certo al Governo di fare tutto quello che vuole.
Non dimentichiamo che il parlamento deve sempre votare la fiducia al governo e può revocarla (e lo farà sicuramente nei casi in cui si renderà necessario) ma probabilmente la riforma renderà il governo meno "politicamente ricattabile"
Mi sembra un discorso un Po vuoto, nel senso che è un refrain con cui ci mangiano il cervello ma senza riscontro.
Durante la prima Repubblica si sono avute centinaia di riforme (lavoro, aborto, divorzio, istruzione, accesso alla sanità, ecc) in praticamente qualsiasi campo.
Come si fa a dire dunque che è l'architettura istituzionale a bloccarle?
Il punto piuttosto è che questi vogliono fare controriforme a vantaggio di gruppi di interessi sempre più ristretti e affinché ciò sia possibile devono darsi una struttura sostanzialmente sempre meno democratica.
Le riforme non hanno valore in se, ma in base al loro contenuto. Invece oggi si agita la parola "riforme" come fosse sinonimo di progresso a prescindere da quel che le riforme apportano.
Infine sul ruolo del parlamento. Suvvia. Gia oggi i parlamentari sono figurine che spingono solo un tasto, non solo quelli vincolati dalla Casaleggio associati, ma TUTTI, e chi ha un minimo di esperienza in materia lo sa.
Figuriamoci se si adotta un modello ancor più centrato sul governo.
I pesi tra i poteri non dipendono unicamente dai vincoli formali, ma dal concreto funzionamento.
Questo gia da vent'anni è seriamente compromesso.
Il che porta a due conclusioni opposte, ma ambedue verificabili:
- questa riforma non stravolge nulla perché gia oggi funziona più o meno cosi
- questa riforma rafforza e da vigore a questo piano inclinato.
A tutto svantaggio della democrazia