SANPA

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Online FatDanny

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SANPA
« il: 05 Gen 2021, 12:40 »
Riusciamo a discutere in modo laico, vista l'uscita della ormai nota serie su Netflix, del tema?

Ci provo in primo luogo io, che quando sento parlare di Muccioli mi sale una rabbia infinita e proverò a non sfaciolare.
Ma a farmi salire rabbia più che l'individuo è proprio il consenso che ha generato.
Lui, al netto delle ombre (e quelle restano tutte), ha fronteggiato un contesto senza dubbio complicato senza alcuna nozione reale psicologica, medica, terapeutica. Cose che al contempo sono elementi di accusa ed attenuanti. Si è speso con una generosità mista a megalomania e interesse (perché quando da un'azienda agricola tiri su quella roba non sei San Francesco come invece vai predicando in giro...)

Sono gli italiani suoi sostenitori a farmi rabbia, l'insostenibile consenso all' "uomo forte", peggio ancora al "padre di famiglia" che sa quel che va fatto con una sana e doverosa dose di autorità.
Questo mi fa proprio vomitare e perdere la ragione.
Del concetto di "padre di famiglia" ne farei argomento didattico a scuola e in tutte le trasmissioni di intrattenimento al fine di annientarlo, disintegrarlo, farne polvere visti i danni incredibili che ha fatto e fa ad ogni livello, micro e macro.
Capisco invece i familiari dei/lle tossicodipendenti, perché certe situazioni, sicuramente in numero minore degli inizi anni '80, le ho viste e vissute pure io. E secondo me giudicare la disperazione a cui si può arrivare (e quindi anche le soluzioni in cui sperare) è un atto di totale insensibilità e presunzione.
Ma tutti gli altri come caspita si fa? Come diamine ci si può affidare a questo Peppone di destra che instaura questa comunità autoritaria, in cui lui è legge, padrone e giudice, senza limiti fuor di se stesso?
Come si può pensare che la soluzione sia la colpevolizzazione dei consumatori con leggi che hanno portato in CARCERE (e quindi rovinato, anche su un piano di consumi) persone che magari si facevano qualche spinello, nonostante qualsiasi studio internazionale ci dica chiaramente che questo è proprio il modo di peggiorare il problema?

Ecco, questa fascinazione da cui sembriamo incapaci di emanciparci, che potrebbe tirare una lunga linea dal pelatone fino ai personaggi farseschi di oggi, è la cosa che veramente mi fa in parte schifo e in parte paura.

Nello specifico invece più della presenza di San Patrignano toccherebbe parlare dell'assenza dello Stato E anche delle organizzazioni politiche, PCI incluso. Tema che mi è sembrato assente anche nella serie: una storia determinata dall'eroina in cui però l'eroina è quasi assente, appare all'inizio quasi di sfuggita. Ma per capire quanto successo, quindi anche le assenze e l'emersione di esperienze come quella di Sanpa forse, dico forse, proprio dall'enorme questione dell'eroina toccava partire.

L'arma peggiore rivolta contro la generazione che ha provato ad assaltare il cielo.


Re:SANPA
« Risposta #1 il: 05 Gen 2021, 17:56 »
Ho visto 4/5 di Sanpa, ma ho anche vissuto da quasi adulto quegli anni, veramente nefasti per i danni che l'eroina ha prodotto su migliaia di giovani.
Non ho mai avuto simpatie per Muccioli, per la sua megalomania sostenuta da politici e opinione pubblica, ma all'epoca le famiglie di quei disgraziati ragazzi avrebbe accettato ben oltre i barbari metodi adottati pur di guarire i propri figli. Inoltre, non era il solo a usare misure estreme pur di ottenere i risultati che tutti gli riconoscono, cioè la guarigione della maggior parte dei ragazzi (mi riferisco, per conoscenza indiretta, alla comunità Saman di Trapani, che faceva capo a Mauro Rostagno, ma sono certo che la violenza fosse ricorrente anche in altre comunità).
Riguardo il primo processo, quello delle catene e della prigionia per gli ospiti "ribelli", confesso di essere combattuto tra la nuda osservanza del codice penale e i tanti "sipperò" populistici che hanno portato alla sua assoluzione in secondo grado, proprio perchè non posso parlare di quel periodo solo per sentito dire, avendo vissuto molto da vicino le sorti di amici e conoscenti poi morti o mai più ripresisi dall'eroina.
Quanto successo da quella sentenza in poi è stato un vero delirio di onnipotenza, la comunità di Sanpa passò da poche centinaia di persone a quasi 3000 individui, le attività all'interno della città/comunità si decuplicarono, i soldi piovevano dallo Stato, dagli imprenditori, da donazioni di ricchi o ricchissimi ai quali Sanpa aveva restituito i figli persi da anni di eroina, Muccioli delegò agli sdrogati di primo pelo il controllo dei nuovi "ospiti" e le cose degenerarono fino all'omicidio di Maranzano perpetrato all'interno della comunità riminese e, su approvazione di Muccioli, camuffato in un finto agguato camorristico nel napoletano.
Lo Stato, in tutto questo, ha campato di rendita, prima sollevato dalla responsabilità di trovare soluzioni al dilagare del problema droga, poi appiattendosi all'opinione pubblica che, anche di fronte ad un efferato omicidio (preceduto da altri irrisolti eventi luttuosi), esaltò supinamente Muccioli.

Offline ronefor

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Re:SANPA
« Risposta #2 il: 05 Gen 2021, 18:20 »
Io ho un parente(anzi un affine) che in Romagna 30 anni fa andò a un passo dalla morte per Eroina.
In Romagna allora c'era tanta stima per San Patrignano e lo mandarono li.
Oggi lavora, è sposato e a 4 figli.

Offline Kappa

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Re:SANPA
« Risposta #3 il: 05 Gen 2021, 19:02 »
Argomento difficilissimo, secondo me dare un giudizio su Muccioli è un impresa titanica. Secondo il mio modestissimo parere, sia dargli del santo che del fascio, è una semplificazione che non rende giustizia né all'esperienza, né al periodo storico. Quello che invece andrebbe analizzato a fondo è il solito atteggiamento ipocrita e retorico delle istituzioni, che si sono trovati un bel paravento alle loro mancanze e complicità.

Offline LaFonte

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Re:SANPA
« Risposta #4 il: 05 Gen 2021, 19:20 »
Io ho un parente(anzi un affine) che in Romagna 30 anni fa andò a un passo dalla morte per Eroina.
In Romagna allora c'era tanta stima per San Patrignano e lo mandarono li.
Oggi lavora, è sposato e a 4 figli.


Il punto è tutto qui. A modo suo, ma Muccioli quest'uomo (e migilaia di altri) lo ha salvato.
Il fine giustifica i mezzi?
E se altri mezzi non ci sono?
E se chi quegli altri mezzi dovrebbe trovarli non lo fa, si può dare addosso a chi si mette in gioco riempiendo il vuoto, o si deve dire grazie a qualcuno che almeno ci prova?
Intanto che lo Stato si attrezza cosa è meglio fare, si sprona lo Stato e basta, lasciando morire la gente, o si fa supplenza impropriamente?
Non è facile per niente giudicare, nonostante tutte le ombre che ci sono su lui e la sua comunità.

Online FatDanny

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Re:SANPA
« Risposta #5 il: 06 Gen 2021, 14:17 »
Che l'argomento fosse difficilissimo l'ho premesso e vorrei anche evitare di spostare la discussione sulla figura Muccioli, che per me resta estremamente negativa (fascio è la solita semplificazione poco utile, non è questione di schieramento ma proprio di figura e di quel che sosteneva).

Vorrei invece spostare la questione proprio su San Patrignano come risposta e sul problema, ossia l'eroina. Su questo consiglio l'articolo uscito su Domani di Vanessa Roghi "perché oggi è importante riflettere e criticare il modello Muccioli", una che il tema lo conosce molto da vicino, essendo figlia di una tossicodipendente, di cui consiglio anche il meraviglioso libro "piccola città. una storia comune di eroina".

- in primo luogo non solo la serie, ma anche tutta la baraonda mediatica che all'epoca sollevò San Patrignano l'hanno reso l'unica risposta (lo ricordo pure io, seppur all'epoca non ci capissi nulla del merito se non per il fatto che fuori scuola dovevo rifiutare caramelle dagli sconosciuti e fare attenzione alle siringhe pressoché in ogni luogo pubblico).
In realtà San Patrignano non fu affatto l'unica risposta. In quegli anni ci furono tante esperienze, tra queste proprio Saman, e non tutte con quell'approccio "terapeutico".
Temo invece che quell'approccio abbia avuto quel peso mediatico perché da una parte deresponsabilizzava lo Stato (permettendo un vero e proprio business), dall'altra raffigurava il padre padrone, la figura forte che ti prende e ti raddrizza a partire dall'annientamento della tua volontà, aspetto esplicitamente esposto da Muccioli stesso come importante passaggio curativo.
Questa opzione ha oscurato le altre perché culturalmente affine alla "media" italiana.

- il secondo tema importante è quello dell'efficacia. Anche non contestando i numeri forniti dalla stessa Sanpa (seppur dei dubbi ci siano, confermati dagli stessi protagonisti), il punto è che il fine non può giustificare QUALSIASI mezzo. Soprattutto se esistono alternative.
Con questa logica giustifichiamo i manicomi?
Non è che "almeno Sanpa ci ha provato". Sanpa ha fornito un modello specifico che è emerso tra mille grazie a fiumi di denaro dei Moratti (e non solo). Forse mi chiederei perché è emerso proprio quello, qual'era la funzionalità di questa narrazione rispetto ad altre possibili.

- chiedersi questo non significa negare la salvezza conquistata da tanti sui utenti.
Sarebbe però come dire che in un'operazione in cui si può amputare un arto o curarlo chi lo amputa è comunque un benefattore perché non fa morire il paziente.
O che le sevizie a cui venivano sottoposti i "matti" erano giustificate perché molti di loro sono stati resi quantomeno incapaci di offendere.
Per me ni. Se a prescindere dalle alternative si amputano arti a destra e manca non si è benefattori, si sta affermando un principio totalitario. Tanto è vero che questo si è accompagnato al discredito delle terapie di tipo diverso, bollate come inefficaci a prescindere da un'effettiva conoscenza dei numeri da parte dell'opinione pubblica.
Tanto è vero che da questo approccio ne è conseguita una legge sulle sostanze totalmente folle, che ha messo sullo stesso piano una molteplicità di sostanze e situazioni e colpevolizzato il consumo.
Tanto è vero che si è perso di vista totalmente l'aspetto individuale di qualsiasi percorso terapeutico, il fatto che qualcosa di utile a qualcuno è follemente dannoso per qualcun'altro.

Fare terra bruciata di tutte queste criticità sulla base del fatto che almeno lui ci provava e facendosi scudo dell'alternativa di morte a me pare terribile.
E soprattutto è il modo migliore per rimuovere la domanda principale: perché inizare a farsi?
Perché una massa incredibile di giovani si è rifugiata tra 70 e 80 nella luna di miele con la roba?
Porsi queste domande rischierebbe di mettere in questione forse troppi capisaldi di quella stessa realtà culturale che ama la "soluzione Muccioli".
Nessuna discussione su quel che produce il fenomeno, che si contrasta unicamente annichilendo chi ci cade e riportandolo alla norma attraverso la figura del Padre che evidentemente questi sbandati non hanno avuto in forma corretta.

Ecco, di questo vorrei parlare più di fare un processo, decisamente fuori tempo massimo, a Muccioli.

Offline LaFonte

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Re:SANPA
« Risposta #6 il: 06 Gen 2021, 15:50 »
Perchè farsi?
I drogati che ho conosciuto io si facevano per una o più di queste ragioni:
-perchè per un giovane drogarsi era normale. Molti vedevano i genitori fumare canne e farsi di acidi (i figli di hippie degli anni 60), genitori che gli insegnavano che non bisogna avere paura di fare esperienze. E quando provavano l'eroina ci rimanevano in mezzo.
-per conformismo. Se non ascoltavi certa musica, non fumavi canne, non provavi sostanze sempre nuove, se non ti facevi, eri uno sfigato fifone di merda. E i deboli, quelli che temevano di essere lasciati fuori dalle comitive, seguivano la massa.
-per noia. Molti ragazzi (i figli dei borghesi) avevano già tutto quello che si poteva avere ai tempi: la macchina, la casa al mare, la settimana bianca, il posto nella fabbrichetta del papy. Cercavano esperienze nuove. E non gli mancavano i soldoni per procurarsele.
-per ribellione. "Il sistema" coi suoi valori gli faceva schifo, il sistema diceva che drogarsi era male, e allora c'era chi si buttava nell'alcol e nella droga per puro spirito di contraddizione, per dimostrare di essere 'altro'.
-per fuga. C'era una enorme fetta di giovani che non era accettata dalla (es. i gay) e/o non accettava la cultura dominante, cercava un mondo alternativo in cui fuggire, poi si ritrovava in un inferno da cui non riusciva a uscire.
-per disperazione. C'erano giovani che vivevano la realtà di quell'epoca come alienante e non vedevano possibilità di miglioramento. Ne conosco molti che usciti dall'ubriacatura del 68 prima e del 77 quando credevano di poter cambiare il mondo, davanti al fallimento del loro sogno sono crollati. A differenza dei loro genitori che comunque avevano visto migliorare (non in modo perfetto ma pur sempre migliorare) la situazione rispetto a quando erano giovani, molti ragazzi non vedevano un domani accettabile (a breve termine) e si sono buttati nella droga. Alcuni cercavano proprio l'autodistruzione.
-per ignoranza. Fino a quando non si sono viste le conseguenze vere dell'eroina, molti non si rendevano conto della pericolosità di questa droga. Dopotutto la generazione precedente si era fatta della qualunque, che differenza faceva mai questa sostanza? Invece...
Re:SANPA
« Risposta #7 il: 06 Gen 2021, 18:52 »
La droga, in quel periodo, accomunava ricchi e poveri.
Fino a qualche anno prima i figli di papà andavano in scuole, partecipavano a feste, facevano attività che i figli degli operai e del sottoproletariato non potevano permettersi.
L'eroina ha avvicinato le due classi sociali, in alcuni casi le ha capovolte.
Mi spiego.
Poichè lo spaccio era gestito da poveracci/tossici, successe che i figli di papà iniziarono ad avere bisogno di loro, in alcuni casi iniziarono a frequentarsi e a drogarsi insieme, il confine tra le due realtà sembrava non esistere più, ci fu una sorta di appiattimento dovuto all'unico interesse comune, l'eroina.
Re:SANPA
« Risposta #8 il: 07 Gen 2021, 03:25 »
Quanto mi piacerebbe scrivere liberamente .

Evito .

Rispondere a certe castronerie non merita ne il mio tempo né la mia memoria .



Offline SSL

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Offline SSL

Re:SANPA
« Risposta #9 il: 07 Gen 2021, 07:06 »
Quanto mi piacerebbe scrivere liberamente .

Evito .

Rispondere a certe castronerie non merita ne il mio tempo né la mia memoria .
Peccato. Dico seriamente, perché su questi argomenti conta tutto e tutto apporta qualcosa.
Il tema delle droghe come l'eroina è tanto semplice nella sua dinamica di dipendenza ed effetto, quanto toccante dal punto di vista umano e complesso dal quello sociale.

Online FatDanny

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Re:SANPA
« Risposta #10 il: 07 Gen 2021, 09:29 »
Perchè farsi?
I drogati che ho conosciuto io si facevano per una o più di queste ragioni:
-perchè per un giovane drogarsi era normale. Molti vedevano i genitori fumare canne e farsi di acidi (i figli di hippie degli anni 60), genitori che gli insegnavano che non bisogna avere paura di fare esperienze. E quando provavano l'eroina ci rimanevano in mezzo.
-per conformismo. Se non ascoltavi certa musica, non fumavi canne, non provavi sostanze sempre nuove, se non ti facevi, eri uno sfigato fifone di merda. E i deboli, quelli che temevano di essere lasciati fuori dalle comitive, seguivano la massa.
-per noia. Molti ragazzi (i figli dei borghesi) avevano già tutto quello che si poteva avere ai tempi: la macchina, la casa al mare, la settimana bianca, il posto nella fabbrichetta del papy. Cercavano esperienze nuove. E non gli mancavano i soldoni per procurarsele.
-per ribellione. "Il sistema" coi suoi valori gli faceva schifo, il sistema diceva che drogarsi era male, e allora c'era chi si buttava nell'alcol e nella droga per puro spirito di contraddizione, per dimostrare di essere 'altro'.
-per fuga. C'era una enorme fetta di giovani che non era accettata dalla (es. i gay) e/o non accettava la cultura dominante, cercava un mondo alternativo in cui fuggire, poi si ritrovava in un inferno da cui non riusciva a uscire.
-per disperazione. C'erano giovani che vivevano la realtà di quell'epoca come alienante e non vedevano possibilità di miglioramento. Ne conosco molti che usciti dall'ubriacatura del 68 prima e del 77 quando credevano di poter cambiare il mondo, davanti al fallimento del loro sogno sono crollati. A differenza dei loro genitori che comunque avevano visto migliorare (non in modo perfetto ma pur sempre migliorare) la situazione rispetto a quando erano giovani, molti ragazzi non vedevano un domani accettabile (a breve termine) e si sono buttati nella droga. Alcuni cercavano proprio l'autodistruzione.
-per ignoranza. Fino a quando non si sono viste le conseguenze vere dell'eroina, molti non si rendevano conto della pericolosità di questa droga. Dopotutto la generazione precedente si era fatta della qualunque, che differenza faceva mai questa sostanza? Invece...

In questo post a mio avviso metti insieme motivi per cui si provano certe sostanze con i motivi per cui si arriva ad essere tossicodipendenti. Per quanto i due temi siano certamente contigui non coincidono, ma, soprattutto in Italia, sono invece sovrapposti.
Lo dico per esperienza personale: sono stato consumatore abituale di sostanze, un po' tutte, e sono arrivato a livelli di consumo significativi. Tuttavia non sono mai stato tossicodipendente, il consumo era sempre perimetrato in parentesi definite. Come faccio a dirlo?
Perché quel limite l'ho visto, è un crinale su cui ho camminato ma fortunatamente non l'ho superato.
Quando la mia realtà si stava scomponendo e la trovavo decisamente opprimente le sostanze erano un meraviglioso modo per evadere e per spegnermi in modo, apparentemente, indolore.
Forse è per questo che ho aperto il topic e sono spinto a parlarne: perché io ho vissuto una decomposizione infinitamente più piccola del post 68-77 e ne ho sentito gli effetti. Sono istintivamente empatico con quella sensazione lì, provata in miniatura.

Il punto è che in Italia si continua a pensare che il problema siano le sostanze.
Ma non sono mai le sostanze, manco le più pericolose. Il problema è la realtà (o quantomeno la propria se non vogliamo dilungarci nella critica sociale), non le sostanze.
Per questo si dice che la dipendenza fisica si supera pure, è quella psicologica il vero muro di dieci piani. E' quando torni lucido che devi affrontare il problema vero.
Un piano terapeutico efficace tende a ricostruire il proprio rapporto con la realtà.

Quello che sottende alle mie critiche è il fatto che non c'è un modo solo per ricostruire il rapporto con la realtà. E se è vero che modi diversi possono raggiungere lo stesso scopo (evitare la morte) allo stesso tempo non mi sembra indifferente il modo né che tipo di realtà viene ricostruita attorno alla persona.
In concreto: non sono scandalizzato dalla costrizione. So bene che in alcuni momenti la costrizione è necessaria. Ma proviamo a vedere cosa c'è dietro ALCUNE forme di costrizione, ossia l'umiliazione, l'annientamento, l'annichilimento della volontà soggettiva per arrivare ad un'altra.
E' il significato psicologico e sociale di queste pratiche che mi terrorizza e che a mio avviso è accettato senza capirlo troppo bene dall'opinione pubblica, NON il fatto che si chiuda un paziente in una stanza per un tot di tempo. Questo mi sembrerebbe quasi ovvio in certe situazioni.

Online vaz

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Re:SANPA
« Risposta #11 il: 07 Gen 2021, 09:49 »


Il punto è che in Italia si continua a pensare che il problema siano le sostanze.
Ma non sono mai le sostanze, manco le più pericolose. Il problema è la realtà (o quantomeno la propria se non vogliamo dilungarci nella critica sociale), non le sostanze.
Per questo si dice che la dipendenza fisica si supera pure, è quella psicologica il vero muro di dieci piani. E' quando torni lucido che devi affrontare il problema vero.
Un piano terapeutico efficace tende a ricostruire il proprio rapporto con la realtà.


è così. un altro spunto di riflessione si potrebbe fare sulle "sostanze". e sul perché alcune siano vendute nei supermercati.

su San Patrignano, sono d'accordo sul tuo penultimo intervento. Ricordo uno speciale sulla comunità tenuto dalla telekabul di Curzi negli anni '90 in cui Muccioli era definito "l'anti-basaglia".

I Muccioli non sono né più né meno che il prodotto dell'Italia reazionaria del dopoguerra, è uno dei "dottori" di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ("repressione è civiltà"). Infatti personaggi come Montanelli in pieno stile cameristico erano a favore del metodo.

Offline Thorin

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Re:SANPA
« Risposta #12 il: 07 Gen 2021, 10:47 »
Quanto mi piacerebbe scrivere liberamente .

Evito .

Rispondere a certe castronerie non merita ne il mio tempo né la mia memoria .

Perchè mai? Io sono troppo giovane per aver vissuto l'esperienza, ero troppo piccolo negli ultimi '80 e primi '90, ricordo solo un martellamento continuo contro la droga ed in particolare l'eroina con canzoni, film e anche cartoni animati (ad esempio Cartoon All-Stars to the Rescue).

Troverei preziose le testimonianze di tutti, ti incoraggio a scrivere le tue!

Online genesis

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Re:SANPA
« Risposta #13 il: 07 Gen 2021, 12:23 »
Essendo stato un lettore di Cuore, nessuna sorpresa.

Dopo la morte di Maranzano fecero una inchiesta seria sulla comunità, pubblicando tante testimonianze.
Uno degli autori del documentario, Gianluca Neri, scriveva su Cuore a quel tempo e lo ha ricordato in un'intervista.

Offline riccio72

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Re:SANPA
« Risposta #14 il: 07 Gen 2021, 12:33 »
Essendo stato un lettore di Cuore, nessuna sorpresa.

Dopo la morte di Maranzano fecero una inchiesta seria sulla comunità, pubblicando tante testimonianze.
Uno degli autori del documentario, Gianluca Neri, scriveva su Cuore a quel tempo e lo ha ricordato in un'intervista.

Me la ricordo pure io sta cosa... se non erro si parlava pure di voti provenienti dalla comunità durante le elezioni indirizzati a un preciso partito politico... mi viene PLI, ma non sono sicuro.
Re:SANPA
« Risposta #15 il: 07 Gen 2021, 12:57 »
A scuola negli anni '70 c'erano queste fantastiche attività collettive extrastudio, che oggi scandalizzerebbero chiunque. Vero che si faceva in modo di studiare il meno possibile, ma si imparavano, avendo voglia di farlo, tante cose.
Al vecchio Botticelli di Centocelle ci fuorono due/tre lezioni sulle droghe tenute da un ex alunno ex tossicodipendente. Ho imparato tanto, in quelle tre ore... proprio su cosa fare e cosa no.

Online Dissi

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Re:SANPA
« Risposta #16 il: 07 Gen 2021, 13:19 »
Essendo stato un lettore di Cuore, nessuna sorpresa.

Dopo la morte di Maranzano fecero una inchiesta seria sulla comunità, pubblicando tante testimonianze.
Uno degli autori del documentario, Gianluca Neri, scriveva su Cuore a quel tempo e lo ha ricordato in un'intervista.

Sabelli Fioretti (grande laziale tra l'altro) che al tempo era direttore di cuore viene citato ma nelle note a fine documentario è incluso tra coloro che si sono rifiutati di intervenire.
Re:SANPA
« Risposta #17 il: 07 Gen 2021, 13:34 »
Pur essendomi fermato molto presto nella sperimentazione (quasi nulla, ho sempre avuto il terrore di perdere il controllo) mi sono fatto l'idea che il concetto di dipendenza sia svincolato dalle sostanze in sé, e che sia un'inclinazione umana diffusissima. Al 100%, nessuno ne è immune. Le sostanze, poi, hanno la loro specificità, sono tante, diverse, hanno effetti diversi tra loro. Dalle testimonianze lette, ascoltate e ricevute, credo che l'effetto dell'eroina sia incomparabile. La chiamavano la bella-e-buona.
Ma il tema delle dipendenze è più ampio. Nessuno lega a un termosifone un [...] che distrugge la propria vita e quella della propria famiglia giocando, scommettendo, ubriacandosi, eccetera.
Poi c'è il tema ulteriore (FatD tra le righe ne accenna) della familiarità accresciuta/stabilita con le dipendenze e le sostanze. Mi viene in mente Pantani.

Online Drake

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Re:SANPA
« Risposta #18 il: 07 Gen 2021, 13:43 »

Online FatDanny

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Re:SANPA
« Risposta #19 il: 07 Gen 2021, 14:05 »
Pur essendomi fermato molto presto nella sperimentazione (quasi nulla, ho sempre avuto il terrore di perdere il controllo) mi sono fatto l'idea che il concetto di dipendenza sia svincolato dalle sostanze in sé, e che sia un'inclinazione umana diffusissima. Al 100%, nessuno ne è immune. Le sostanze, poi, hanno la loro specificità, sono tante, diverse, hanno effetti diversi tra loro. Dalle testimonianze lette, ascoltate e ricevute, credo che l'effetto dell'eroina sia incomparabile. La chiamavano la bella-e-buona.
Ma il tema delle dipendenze è più ampio. Nessuno lega a un termosifone un [...] che distrugge la propria vita e quella della propria famiglia giocando, scommettendo, ubriacandosi, eccetera.
Poi c'è il tema ulteriore (FatD tra le righe ne accenna) della familiarità accresciuta/stabilita con le dipendenze e le sostanze. Mi viene in mente Pantani.

Mettendo in correlazione questo post con il video postato da Drake possiamo dire che se passiamo dal concetto di addiction a quello di bonding ogni contesto problematico ha la sostanza o l'azione più confacente.
Non a caso oggi è l'epoca della cocaina (seppur il problema eroina sia tutt'altro che risolto).
siamo passati dalla disillusione alla performatività. Quindi dall'ero alla coca.
Le sostanze psichedeliche erano invece caratteristiche della "creatività al potere" e non a caso non hanno prodotto gli stessi danni. Perché il contesto e le ragioni di assunzione tendono di per sé a non creare quel bonding.
Non ti spari una goccia di LSD da solo chiuso in casa. Non ti viene proprio, non è la sostanza che ti fornisce la risposta giusta, quella che stai cercando.

E' la dose che fa il veleno e questo può valere anche per cose di per sé innocue come il cibo o il gioco o il sesso. Cose che in questo legame squilibrato possono arrivare a distruggerti la vita o addirittura a ucciderti.
Questo non significa certo che l'eroina (o la coca) non sia pericolosa di per sé, che non rappresenti anche un problema su un piano prettamente medico, che sia paragonabile ai dolci.
Niente di tutto questo ovviamente e come dici tu avrebbe molto molto senso non fare delle sostanze un insieme generico ma trattarla una per una, perché ognuna di esse ha una sua chiara specificità.
E perché, come dice vaz, alcune di queste si possono comprare tranquillamente e questo le rende socialmente accettate e quindi ancor più pericolose.

Ma finché si nascondono i traumi sociali dietro un mucchio di sostanze si hanno due effetti: si feticizza la sostanza, caricandola di un problema che in realtà risiede altrove, ma soprattutto non si risolve il problema, si prova solo a recuperare chi se lo trova di fronte.
Citando un intervento di Marco Pannella ripreso da Sanpa "tu non combatti la guerra, tu curi i feriti".

 

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