Il senso unico, nel rugby, ha un valore relativo. Se la Georgia passa 5 volte la metà campo e per due volte ti pianta una meta in faccia hai voglia a parlare di senso unico.
Vinciamo di poco, e al fischio finale sembra che abbiamo battuto gli All Blacks. Questo spiega qualcosa.
Restano i problemi degli automatismi descritti da Quesada prima e dopo la partita con gli argentini, ma in più si affaccia anche un problema di approccio alle partite. Ieri, secondo me, volevamo strafare e non ci siamo riusciti. Non sono convinto di nessuna delle scelte fatte per le varie penalità avute. Per venti minuti abbiamo scelto di andare in touche per segnare mete, sbagliando, e poi abbiamo provato a calciare da ovunque per tre punti, con il risultato che, alla fine del primo tempo si sentiva l'odore della disfatta. I Georgiani hanno alzato un muro che non siamo mai riusciti a scalfire. Perché abbiamo continuato, con pochissimo costrutto, a proporre uno spartito abbastanza leggibile dalla loro difesa. Abbiamo mancato molto di pazienza e del cinismo delle grandi squadre. E ci hanno punti appena hanno potuto. Poi, nel secondo tempo, effettivamente, come spesso capita a chi difende molto, sono calati fisicamente e noi abbiamo potuto mettere il muso davanti nel punteggio. Ma non siamo comunque riusciti a rendere il risultato più ampio per poter gestire un finale tranquillo.
Quindi, alla fine della fiera, va benissimo la vittoria contro una Georgia che, comunque, è sempre in crescita, ma molte cose da rivedere. Qualcuna in meno che dopo la partita contro l'Argentina ma il problema è che adesso sta per sbarcare in Italia l'aereo degli All Blacks incazzati come biscie per aver perso di un punto nel finale contro la Francia. Non è mai una bella cosa incrociare un all black incazzato. Soprattutto quando c'è di mezzo una palla ovale.
Per non fare figuracce dovremo essere aldisopra del livello che abbiamo mostrato in queste due partite delle serie autunnali.