Citazione di: DajeLazioMia il 17 Feb 2017, 08:02
Un conto è avere nel bagaglio il tiro in porta, un conto è avere quella caratteristica come di spicco nel proprio bagaglio. Non significa che Lulic non può segnare, significa che per caratteristiche ha una percentuale di errore superiore ad altri specialisti. Così come se uno si allena 100 ore al giorno, ma non ce l'ha come caratteristica di spicco (chiaro che tutti in seire A sanno correre 10 km in una partita), non avrà mai il dinamismo e la tigna di Lulic.
Si chiamano caratteristiche dei calciatori, uno segna 1 punizione su 2 e un altro neanche 1 ogni 100, uno corre come una bestia e un altro no anche se si allena 100 ore al giorno, uno se tira in porta la spacca e uno se tira in porta il portiere la para in piedi. Altrimenti i giocatori partirebbero tutti allo stesso livello e conterebbe solo la quantità e la qualità dell'allenamento, ma non è un gioco della play, e tutti si allenano tutti i giorni 2 volte al giorno seguiti da fior di professionisti nel campo.
È così, è dura eh, ma è così.
Io credo che a volte bisogna guardare oltre alle caratteristiche dei calciatori per come li conosciamo.
Non mi piace prendere la Roma come esempio, ma guardiamo l'evoluzione tattica di Nainggolan.
Il curriculum del belga ci parla di un centrocampista prettamente difensivo con poca attitudine al gol.
Nessuno aveva notato particolari doti di tiro nel giocatore, nessuno pensava potesse diventare un fattore sotto porta.
Spalletti invece ci ha visto altro in Nainggolan, e finora ha avuto ragione.
Ma ci sono altri esempi, uno su tutti Candreva.
Chi si sarebbe mai aspettato che Antonio Candreva potesse diventare un esterno d'attacco così forte? Quali peculiarità dell'ala offensiva aveva mostrato Antonio prima che il buon Reja lo schierasse il quel ruolo?
E poi c'è Chiellini, un terzino considerato troppo offensivo che da anni gioca da difensore centrale nella squadra più forte d'Italia.
E tanti altri.
A volte un giocatore devi metterlo nelle condizioni di poter dimostrare qualcosa.
Detto questo, per me tra Lazio-Milan di lunedì e Lazio-Fiorentina del primo anno di Pioli ad esempio, c'è stata un'unica sostanziale differenza: la Lazio di Pioli arrivava ai sedici metri ed aveva ben chiaro cosa fare, ognuno si muoveva alla perfezione, l'area di rigore veniva coperta magnificamente e chi aveva palla si trovava ad avere più opzioni ma soprattutto sapeva cosa fare.
La Lazio vista col Milan viveva delle giocate estemporanee di Felipe e a volte di Keita.
Arrivati nella zona calda l'impressione che ho avuto io è che non sapessero esattamente cosa fare e che tutto si improvvisasse di volta in volta.
Inoltre attaccavamo male, sempre secondo me, l'area di rigore. E con pochi uomini.