Un'osservazione su un aspetto apparentemente casuale ma che secondo me non lo è. Nelle ultime tre circostanze in cui è arrivata in finale agli europei la squadra del paese che la ospitava, questa ha sempre perso: ieri, nel 2016 la Francia con il Portogallo, nel 2004 il Portogallo con la Grecia. Prima di allora, invece, aveva sempre vinto: 1964 la Spagna, 1968 l'Italia, 1984 la Francia.
Nei mondiali non ci sono casi recenti (l'ultimo è del 1998), ma comunque, negli anni duemila, ci sono due partite che non sono state finali, ma gli somigliavano molto: 2006 Germania-Italia e 2014 Brasile-Germania. Anche qui due sconfitte delle squadre di casa, di cui una un vero e proprio tracollo. Mentre viceversa il bilancio delle finali, tutte risalenti a più di vent'anni fa, vede nettamente in vantaggio le squadre di casa (a memoria 5 a 2).
Il tutto per dire che la pressione mediatica che si trova a sopportare la squadra che gioca in casa, quasi obbligata a vincere, è come se negli ultimi anni fosse diventata quasi ingestibile. Tale non solo da annullare il vantaggio del fattore campo, ma da risultare un fardello che va oltre tale vantaggio.
Anche ieri, d'accordo i meriti dell'Italia e gli errori di Southgate, ma, a mio parere, la partita l'Inghilterra l'ha persa soprattutto mentalmente. Un po' come se esaurita la spinta emotiva del gol iniziale, trovandosi a dover ragionare e gestire la partita si fossero trovati un macigno sopra la testa. Ci sono stati momenti della partita con percentuali di possesso palla a nostro favore da Barcellona-Rayo Vallecano che tecnicamente non si spiegano.