Come spesso accade quando la Lazio perde un paio di partite di seguito viene dipinto il solito sfondo oscuro e deprimente: Le alternative fanno tutte pena; le altre rose sono più attrezzate; giocatori non comprati o ceduti rimpianti; si citano soltanto i giocatori con dei deficit tecnici notevoli, mentre gli altri non fanno parte della narrazione; la rosa corta; Inzaghi non rinnova e così via. Poi, però, non si valuta mai la rosa della Lazio quando questa, con le sue alternative, le partite le vince o le gioca con decenza come è capitato diverse volte in queste stagioni, lasciando spazio alla narrazione comune secondo la quale la Lazio parte sempre dietro alle sue concorrenti quando in realtà i dati e i risultati dicono tutt'altro.
Non si tiene conto che, forse, l'anomalia è che la Lazio abbia diversi giocatori, tenuti in rosa per 5 o 6 anni, nettamente sopra la media qualitativa del campionato, che, raggiunto lo status attuale, la Lazio non potrebbe mai acquistare con le risorse economiche che ricava ogni anno. In effetti, Immobile, Luis Alberto e Milinkovic sono arrivati in circostanze economiche e tecniche molto particolari. Quindi, cosa vorrebbe il tifoso laziale? Un Milinkovic 2, un Immobile 2 o un Luis Alberto 2 che si avvicinino alle prestazioni della versione originale? Oppure giocatori titolari o alternative in altri ruoli che emulino o si avvicinino alle prestazioni di questi tre? E' obiettivamente quasi impossibile raggiungere una perfezione tale con le risorse a disposizioni. Giocatori come Escalante, Akpa e Caicedo, ma anche Fares, Pereira e Musacchio sono giocatori buoni, e il fatto che non riescano a rendere come quelli più bravi non vuol dire che non siano valide alternative, tenendo sempre conto delle risorse economiche. E' ovvio che se si citano costantemente i due o tre calciatori che mostrano difficoltà tecniche notevoli, avranno sempre ragione i "rosacortisti". E' normale che se si citano soltanto gli errori di mercato della lazio quando si fanno i confronti con le concorrenti, senza considerare gli errori e i margini di errori di quest'ultime rispetto a quelli che ha la Lazio, il discorso prende una piega difficile da decifrare. Tare, Lotito e compagnia devono allestire delle rose con un margine di errore nettamente inferiore rispetto a quello delle concorrenti, le quali possono permettersi budget e coperture finanziarie che la Lazio si sogna. "E, ma l'Atalanta, allora?" Certo, l'Atalanta è un'eccezione per capacità gestionale, ma essendo appunto un evento eccezionale non si può porre come riferimento categorico, tenendo conto che, dopo non so quanti anni di storia, l'Atalanta ha iniziato questo ciclo virtuoso soltanto nel 2016, non nel 1980, dimostrando quanto sia complicato ed eccezionale il percorso attuale dell'Atalanta.
La narrazione è sempre la stessa: quando si parla delle grandi alternative degli avversari, ad esempio l'Atalanta, si citano giocatori che hanno un curriculum e un passato o un presente che non rispecchia questa grandezza, ma siccome li ha presi l'Atalanta o una rivale e non la Lazio sono fortissime: Pasalic, Maehle, De Paoli, Mojica, Sutalo, Palomino, Caldara, Lammers, Miranchuk, Sportiello; gente che se giocasse nella Lazio, avrebbero ottime possibilità di essere la causa delle critiche alla società da parte dei suoi tifosi. Certo, se si citano Muriel e l'ucraino per condensare la grandezza di tali alternative, è facile aver sempre ragione. In effetti, rose ritenute più complete da tanti, come l'Atalanta, Milan e altre, nel corso degli ultimi 5 anni almeno, confermano con dei risultati che tendenzialmente non mostrano nessuna differenza tecnica consistente a favore, spesso sottolineata da chi commenta. Poi, ovvio, se si pretende che la Lazio lotti con Juventus o Inter per lo scudetto, è giusto alzare le mani.