alcune partite dell'Italia di USA '94 le ho viste allo stadio. Ero al Giants Stadium per Italia-Norvegia insieme a moltissimi emigrati italiani. Avvelenatissimi dopo la sconfitta all'esordio contro l' "odiata" Irlanda. Gli irlandesi vinsero quello che, in sostanza, era un derby e nei quartieri di New York dove da un secolo vivono fianco a fianco con gli italiani, si scatenarono con le prese per il culo. Ma tutto nei limiti del consentito. Ricordo un italiano, vestito in maniera tamarrissima, che mentre era travolto dalla gioia degli irlandesi in strada, rispose in questo modo all'intervistatore: "Tanto noi arriviamo in finale, loro la vedono in cartolina". Ha avuto ragione.
A Boston, per Italia-Nigeria. Lacrime e disperazione dopo il gol di Amunike e la sciagurata direzione arbitrale di Brizio che cacciò il povero Zola senza motivo. Vidi qualche bottiglietta arrivare in campo all'indirizzo dell'arbitro, una cosa rara da quelle parti. Ma la rabbia, tra un "referee, chi t'è muort!" di un italo americano e qualche insulto di troppo ai nigeriani, era tangibile. Il Foxboro Stadium era un forno, ricordo un caldo bestiale, un tasso di umidità altissimo, una sensazione provata poche altre volte nella mia vita. E ci tenevo ad immedesimarmi con i calciatori. Poi il gol di Roberto Baggio, l'apoteosi. Esultava anche la signora americana che chiese a mio zio perché il portiere non poteva raccogliere il pallone con le mani dopo un retropassaggio...
E ancora a New York per Italia-Bulgaria. Roby aveva deciso anche la gara contro la Spagna. Al fotofinish, aveva messo la sesta, era diventato il fuoriclasse indiscusso di quel mondiale. L'applauso collettivo dello stadio alle sue prodezze era la consacrazione. Mancava solo un gradino per diventare il Re Indiscusso. Ma alla finale di Los Angeles non ci sono andato. Per fortuna...