Citazione di: Dusk il 27 Ago 2013, 13:15
Gli si chiede un livello di rispetto e correttezza molto alto in quanto miliardari, questo sì. Ma no, non ricevono tale compenso per "essere insultati" a buffo.
Io su questa cosa finisco per discutere pressoché con chiunque, ma devo essere io che sono "manicheo" effettivamente.
Eppure non mi sembra difficile: a questo mondo abbiamo tutti la possibilità di scegliere, se vivere della nostra "arte", qualora ci sentissimo in grado, o di seguire sentieri più sicuri ma senza gloria.
Qualcuno decide di rischiare e di fare il cantante, lo scrittore, il musicista, il pittore, l'attore, il regista o lo sportivo. Altri finiscono dietro uno sportello o una scrivania, nell'anonimato, con uno stipendio misero ma più sicuro, senza luci della ribalta ma senza scossoni.
È una scelta, nessuno ti obbliga a salire su un palcoscenico per dire a tutto il mondo "guardate come sono bravo, ammiratemi, io vivo delle mie doti". Ma è una scelta che una volta fatta implica il saper accettare che ci potranno essere applausi o fischi. O magari a volte gli uni a volte gli altri.
La società si è talmente appiattita su questo buonismo patetico - che poi è un'altra faccia del tentativo, riuscitissimo, di sedare qualsiasi forma di dissenso - che non è più ritenuto accettabile il fatto di fischiare per esprimere la propria pacifica disapprovazione. Anzi, applaudiamo lo stesso il cane che stona, il politico che dice castronerie, lo scrittore che non vende (e diamogli anche dei sussidi, già che ci siamo), il calciatore impedito. Che poverini, sono esseri umani, poi ci rimangono male!
Delirio totale. Ma se non sono in grado, se non reggono la ribalta, perché sono lì? Perché non lavorano alle poste??
Ed è comunque un delirio recente. Quando gli spettacoli erano pochi e vi assistevano regolarmente tanto il popolo quanto le classi più privilegiate, gli artisti cani dovevano stare bene attenti a schivare la roba che gli pioveva addosso, altro che fischi.