Leggende metropolitane : Lo stadio del riomma

Aperto da bellodecasa, 13 Set 2013, 05:32

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galafro

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CDD come dovevasi dimostrare. Ma c'era bisogno di commissioni?. Piuttosto mi pare di capire che nonostante perdite milionarie pluriennali (oltre 150milioni in quattro anni), nonostante iniezioni di decine e decine di milioni sottobanco in varie monete (dodò e multipli di dodò ) questi continuano a spendere spandere quando tutti e dico tutti sono con le pezze al culo perfino la Juve alla barba di qualsiasi FPF ma soprattutto alla barba di tutti noi

seagull

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Ma fatemi capire, quindi lo stadio dei gladiatori non lo fanno più?
Io questa notizia la leggo soli qui.

anderz

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Citazione di: seagull il 17 Lug 2014, 23:38
Ma fatemi capire, quindi lo stadio dei gladiatori non lo fanno più?
Io questa notizia la leggo soli qui.


seagull

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Immondizia, pallone e palazzine Guerra mediatica all'ultimo stadio (Il Tempo 18 Luglio)
Matteo Vincenzoni

Rifiuti, pallone, palazzine. Ormai è guerra all'ultimo stadio. A Roma non passa giorno che pezzi grossi del mattone spingano, con i mezzi a loro disposizione, per accaparrarsi metri cubi, siano essi fatti di cemento o di immondizia.
Non bisogna essere lettori particolarmente attenti di quotidiani per notare frecciate e bombe sganciate sul campo di battaglia della carta stampata non solo romana. Si combatte su tutti i fronti, compresi i lavori della Metro C, dove Francesco Gaetano Caltagirone, con la ditta Vianini, editore de Il Messaggero, ha interesse che i pagamenti arrivino puntuali dal Campidoglio.
Così, di Vianini, si parlava proprio ieri in un articolo del Corriere della sera intitolato «I misteri di Tor Vergata», dove ricordando la storia architettonica della seconda università di Roma, l'autore è tornato al 1981, quando l'azienda «affidò allo studio Valle un progetto di sviluppo basato su un pedante progetto ottocentesco... con il risultato che i diversi edifici vagano, come in attesa, in uno spazio informe e dilatato che tutto appiattisce». Una frecciatina al Gruppo Caltagirone che non passa inosservata.
Ma in questa guerra mediatica il più agguerrito, e dotato di maggiori calibri, è proprio lui, che tra le altre cose è azionista di Acea e proprietario del quotidiano romano. L'Ingegnere, dopo un lungo e metodico cannoneggiamento contro il fantasma del nuovo stadio della Roma che vorrebbero realizzare a Tor di Valle, può prendersi ora il tempo di riarmare a puntino l'ammiraglia mediatica. La maggioranza in Consiglio comunale ha infatto cambiato parere sull'idea di un tempio del calcio tutto giallorosso, sposando compatta (o quasi) la linea dell'Ingegnere per cui «se po' pure fa», ma non può certo essere un'operazione tutta targata Parnasi, il costruttore «concorrente» che sta guidando questo funambolico progetto immobiliare.
Tra le bordate antistadio infiocchettate da Il Messaggero merita di essere ricordata l'intervista a Edoardo Zacchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, titolata: «Fermate l'ecomostro». Il battagliero giornale di Travaglio, ovvero il "Fatto quotidiano" ha immediatamente registrato l'evento sulle proprie colonne, sottolineando ironicamente «la svolta ecologista» dell'ingegner Caltagirone: «La realizzazione del nuovo stadio della Roma, affidata a Parnasi - si legge - ha fatto scoprire a Caltagirone non certo di essere figlio dei fiori, che sarebbe troppo, ma ecologista sì». I dubbi e le perplessità espressi dalla maggioranza sinistrorsa in Consiglio comunale proprio in concomitanza con le bordate de Il Messaggero, hanno però radici profonde, quelle stesse radici che minarono l'asfalto del secondo mandato di Veltroni. Lo spauracchio dei metri cubi, che tra le altre cose portarono ad approvare un piano regolatore generale che neanche esisteva, torna oggi come un'influenza stagionale. Domanda: come può la componente più a sinistra della maggioranza, quella rosso fuoco, ecologista e oltransista, far passare una colata di cemento da un milione di metri cubi? Può la fede giallorossa minare le fondamenta della politica rosso-verde? Perché a Tor di Valle il vero problema sono le opere pubbliche che dovranno accompagnare la costruzione dello stadio, tra cui un prolungamento della Metro B. Trecento milioni di EURO che il Campidoglio può permettersi solo cedendo in cambio cubature. La lievitazione dei metri cubi non può che mettere in imbarazzo la Giunta Marino, il quale ha caldeggiato l'idea del nuovo impianto anche in campagna elettorale. Ma c'è dell'altro.
Può il giovane Parnasi realizzare il sogno della Curva sud senza mettersi a TAVOLINO con il vecchio Caltagirone? Oppure: ha la forza economica per mettere in campo quest'operazione? Secondo indiscrezioni di palazzo, tra l'altro, il suo ascendente sui democrat sarebbe al minimo storico. E ancora. Permetterà Caltagirone, che deve ancora realizzare più di mezzo milione di metri cubi di appartamenti a Tor Pagnotta (un chilometro da Tor di Valle) la concorrenza di una nuova cittadina in vendita a pochi passi dallo stadio e da una fermata della metropolitana?
Un particolare, questo del metrò, sottolineato ancora dal Corsera, in un fondo pubblicato mercoledì proprio sul duro braccio di ferro tra Parnasi e Caltagirone. Nell'articolo si ricorda come l'Ingegnere abbia realizzato a Tor Pagnotta «migliaia di appartamenti senza dover allestire la tratta di metrò che aveva richiesto il Comune per collegare il quartiere».
Poi c'è il nodo del depuratore Acea di Tor di Valle, che dovrà essere spostato e ricostruito per far posto allo stadio. Potrebbe servire all'ingegnere per ottenere un posto in prima fila? Una cosa è certa: il risultato, sommando ripicche tra potenti a inevitabili lungaggini della macchina comunale «de' noantri», sarà che i primi a stufarsi saranno gli americani di Pallotta, abituati ai tempi dello «yes, no, ok».
Ma il mattone non è il solo terreno di scontro. Un interesse parallelo è nato intorno all'affare monnezza e non passa giorno che Acea non ricordi le sue mire a realizzare impianti di trattamento dei rifiuti per completare quel ciclo inaugurato da Manlio Cerroni, patron di Malagrotta, che qualche decennio fa c'aveva visto lungo iniziando a trasformare la monnezza in biogas. Ecco allora lo scontro tra l'Ingegnere (Caltagirone) e l'Avvocato (Cerroni). Nei tre anni di baillame passati a cercare una nuova discarica che sostituisse Malagrotta vicina alla pensione, lo spettro di un'emergenza rifiuti in stile partenopeo a cui in fondo non ha mai creduto nessuno, gli avanti tutta e i dietrofront di amministratori che pensavano solo ai voti, la monnezza ha iniziato a far gola e qualcuno si è fatto due conti.
E con l'arresto dell'avvocato Cerroni, gli attaccanti hanno cercato il goal. Poi, con un'intervista bomba de Il Tempo a «re Manlio», le mire di Acea e dell'ingegner Caltagirone sono zampillate dalle risposte di Cerroni, che ha gridato al «Complotto!».

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Se lo stadio diventa un altro caso politico (Gazzetta dello Sport ed. Roma 18 Luglio)
Alessandro Catapano

Tirato per una manica della giacca dai romanisti e per l'altra dai grillini, a metà pomeriggio, poco dopo aver silurato i vertici di Roma Metropolitane Srl, il sindaco Ignazio Marino ha trovato il tempo di dedicarsi allo stadio romanista: «Il progetto — ha annunciato in un tweet — non è stato bocciato e al momento i gruppi in consiglio comunale lo stanno discutendo». Mica facile la vita del primo cittadino, soprattutto se politicamente debole come Marino. Perché in questa vicenda dello stadio le pressioni gli arrivano da più fronti: i romanisti lo accusano di volerlo bloccare; gli ambientalisti — cui dà voce il giornale del più noto costruttore romano! — di autorizzare «l'ennesima speculazione edilizia»; la sua maggioranza lo ha già avvertito che «così il progetto non passerà»; e perfino i suoi assessori l'altro ieri si sono lasciati scappare commenti scettici (poi ritrattati nella migliore tradizione italica) sulla «mancanza di vantaggi pubblici».

Il rischio
Pur svestite degli interessi personali di alcuni e delle ambizioni politiche di altri, le polemiche generate dalla visione del progetto presentato al Comune da Luca Parnasi trovano fondamento proprio nella «difficoltà a percepirvi un chiaro interesse pubblico, tale da richiedere integrazioni e modifiche», come pubblicamente ammesso dall'assessore all'Urbanistica Giovanni Caudo. Il che, unito alla richiesta di un milione di metri cubi in più per elevare il Centro Direzionale che dovrebbe sostenere finanziariamente l'opera, fa gridare allo «scandalo» o all'«ecomostro». Magari accuse eccessive o illegittime, ma se arrivano da alcuni di quelli che poi dovranno votare in Consiglio comunale la variante al piano regolatore, c'è poco da stare allegri o «assolutamente tranquilli», come si definiscono i vertici di Eurnova e Roma. La parte del progetto dedicata strettamente a stadio, campi d'allenamento e negozi dedicati è inappuntabile ma indissolubilmente legata al resto sotto accusa. Ecco perché i difetti infrastrutturali e gli eccessi immobiliari potrebbero far naufragare tutto il progetto.

E il fallimento...
Senza dimenticare che sul contratto di vendita di Tor di Valle a Parnasi pende il giudizio di un curatore fallimentare, chiamato in causa dopo la dichiarazione di fallimento della Sais di Gaetano Papalia, che ha presentato ricorso in appello, col rischio, scontato, che la vicenda arrivi fino in Cassazione. Il Comune ha valutato che in questa fase preliminare la «provvisorietà» della titolarità dell'area non è un ostacolo al progetto-stadio, ma se e quando l'iter avanzerà e arriverà il tempo delle decisioni definitive, chi si prenderà la responsabilità di non tenerne conto?

biancocelestedentro

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Se passa una cosa del genere c'e' veramente da preoccuparsi, al di la' del fatto sportivo.
Con riferimento all'articolo del tempo, oltransista?

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Cialtron_Heston

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happyeagle

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Uno stadio solo è troppo poco per fa' magna' tutti...

Blueline

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Ragionando da semplice cittadino, un depuratore dovrebbe essere più importante di uno stadio, dovrebbe essere il contrario(cioè spostare uno stadio per un depuratore), visto che senza calcio si potrebbe anche vivere......

Ma poi, il trasferimento del depuratore a carico di chi sarebbe?

sharp

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Citazione di: Cialtron_Heston il 18 Lug 2014, 08:19
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Seeee magna tranquillo

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Blueline

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Citazione di: sharp il 18 Lug 2014, 14:25
Seeee magna tranquillo

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Però nella situazione che si va delineando non ci guadagnano neanche i zozzi.

sharp

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Si ma tranquillo che nessuno si prenderà la briga di andare a fare un'indagine approfondita su questa che è evidentemente una mega speculazione, troppi gli interessi in ballo, troppe le coperture politico/mediatiche.
D'altro canto ad oggi nessuno si è messo a fare le pulci all'anomalia rappresentata dagli intrecci tra unidebit e proprietà della
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scintilla

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Citazione di: Cialtron_Heston il 18 Lug 2014, 08:19
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Ma beato te.

Può essere che la Gabanelli decida di affrontare l'argomento da Marione....


Ranxerox

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Citazione di: anderz il 18 Lug 2014, 15:52


Che poi, dagli articoli postati dalla redazione di Lazionet, in cui cominciano a spararsi reciproche bordate, esce con chiarezza che lo stadio è solo il grimaldello per una mega speculazione privata  nella quale l'interesse pubblico, che deve essere elemento fondante della autorizzazione amministrativa, è completamente assente.  Una guerra in atto che non riguarda l'individuazione della pubblica utilità prevista dalla norma, ma è solo strumentale ad una equa spartizione di quote di interessi economici privati. Proprio per questo, visto che siamo un  paese di merda, questa operazione andrà in porto, con la benedizione del moralizzatore Marino.

seagull

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Mamma mia! Spero, ripeto spero, che gli stessi movimenti sporchi, politici, schifosi, mafiosi non stiano dietro il progetto stadio della Lazio.
Sono sempre più convinto che tutto il calcio italiano (soprattutto quello che conta) sia in mano ad un gruppo di delinquenti, egoisti che se ne sbattono altamente del tifoso.
Tristezza assoluta.

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Papalia a muso duro: «Io tifo per lo stadio ma quel Parnasi...» (Gazzetta dello Sport ed. Roma 19 Luglio)
Alessandro Catapano

Ricorda, rischiando di commuoversi, cosa significhi per lui Tor di Valle: «Ci ho vissuto e lavorato per trenta anni, la prima volta che entrai all'ippodromo ne avevo 4...». E proprio per questo, chiarisce subito a scanso di equivoci, «sono il primo ad augurare a Parnasi e a Pallotta di realizzare un progetto che li soddisfi, ma che sia pure largamente condiviso con la città. Il mio sogno è che a Tor di Valle possa nascere un giorno una cittadella dello sport, un Foro italico di Roma sud».

Gaetano Papalia, la sua Tor di Valle è stata per anni la dimora dell'ippica italiana. Quella di Pallotta e Parnasi dovrebbe diventare la casa della Roma e... di molto altro. Sorpreso dalle polemiche di questi giorni sul possibile squilibrio del progetto tra interesse pubblico e privato?
«Più che sorpreso, preoccupato dalle proteste di Legambiente e dalle contestazioni politiche. Non vorrei mai che la componente progettuale relativa alle opere destinate ad uffici e ad uso commerciale trascinasse con sé il progetto dello stadio che, invece, nella sua esclusiva dimensione, non incontrerebbe alcuna difficoltà organizzativa».

La pubblica utilità dell'opera è davvero inconciliabile con l'equilibrio economico-finanziario?
«La legge di stabilità che regolamenta l'impiantistica sportiva non è molto chiara al riguardo, perciò fossi nel Comune affiderei ad una società di revisione il compito di verificare con una seria analisi costi-benefici se il progetto sia o meno conforme. Io sono convinto che si possa trovare una soluzione».

E con la titolarità dell'area come la mettiamo? Parnasi è o no il legittimo proprietario di Tor di Valle? Lui e la Roma sono molto tranquilli...
«Se sottovalutano i rischi connessi alla procedura di fallimento della Sais sbagliano. Il contratto di compravendita di Tor di Valle (per 42 milioni di euro, ndr) è stato stipulato in un periodo in cui tutti gli atti della società fallita sono soggetti al provvedimento di revocatoria da parte del curatore fallimentare. Per scongiurare questa eventualità, che sottrarrebbe ad Eurnova e As Roma la disponibilità dell'area, Parnasi dovrà prodigarsi al massimo per non incorrere in alcun inadempimento contrattuale che, a quel punto, costringerebbe il curatore a mettere all'asta l'area e lo stesso Parnasi a parteciparvi non senza un significativo aumento delle condizioni economiche e delle garanzie contenute nel contratto revocato».

Garanzie che non hanno evitato il fallimento della sua società...
«È stato un inaccettabile esproprio, ma è chiaro che la Sais sia stata condotta al fallimento perché il tribunale non si è fidato delle capacità di pagamento e delle parziali garanzie prestate dal gruppo Parnasi. E noi ingiustamente ne abbiamo fatto le spese».

JoePetrosino

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peccato era il punto di roma più facile da spiegaqre ai turisti..
segui la puzza de m.erda e arrivi sicuro....

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