Leggende metropolitane : Lo stadio del riomma

Aperto da bellodecasa, 13 Set 2013, 05:32

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rio2

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Lazionetter
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Citazione di: Redazione Lazio.net il 23 Ott 2014, 06:20
Tor di Valle, vertice con rinvio. Nuovi paletti sulla proprietà (Il Messaggero, 23 Ottobre 2014)

L'appuntamento che tre giorni fa l'assessore Caudo aveva definito «decisivo» per il nuovo stadio a Tor di Valle alla fine ha partorito un verdetto a metà. E, di fatto, l'ennesimo rinvio. La Supercomissione comunale - composta dai membri delle cinque commissioni Urbanistica, Ambiente, Lavori Pubblici, Mobilità e Sport - ieri si è riunita per esprimersi sulla delibera votata a settembre dalla giunta. Quella che ha dato, tra decine di paletti, il primo giudizio sull'interesse pubblico della mega operazione calcistico-immobiliare che potrebbe fruttare a Pallotta e al costruttore Parnasi fino a 800milioni di euro.
Lo stesso Caudo, grande sponsor dell'inziativa, ieri ha voluto presenziare alla riunione prima del voto. Che però non è stato completato perchè non avevano il numero legale 3 commissioni su 5: Lavori Pubblici, Mobilità e Sport, che dovranno essere riconvocate. L'approdo in Assemblea a questo punto slitterà a novembre (e pensare che il voto inziale era previsto a fine agosto) e la presidente della Commissione Mobilità, Annamaria Cesaretti, ha già fatto sapre che servono «ulteriori approfondimenti».
I COMITATI
Al termine del voto alcuni rappresentanti del Comitato "Salviamo Tor di Valle dal cemento" hanno esposto ai consiglieri le paure sull' «Ecomostro» che nascerebbe accanto allo stadio: una colata di cemento da un milione di metri cubi criticata dalle più importanti associazioni ambientaliste e definita «eccessiva di due terzi» dai tecnici della Regione. Solo le commissioni Urbanistica e Ambiente hanno votato la delibera, ma inserendo vincoli ancora più stretti: nei sei emendamenti approvati viene specificato che le opere pubbliche dovranno essere consegnate insieme allo stadio e che se il costo delle infrastrutture fosse inferiore al previsto, Pallotta e Parnasi pagheranno la differenza al Comune. Viene anche messo nero su bianco che l'impianto sarà legato alla società AS Roma«per 30 anni» a meno che la Roma non retroceda «per illeciti sportivi». In questo caso Pallotta non sborserebbe la maxi-penale da 170 milioni. Il Pd non ha votato compatto: il vicepresidente della Commissione Urbanistica Pedetti si è rifiutato di esprimersi favorevolmente anche se, per evitare la rottura, ha optato per l'astensione.
L. De Cic.

me verrebbe da di' magna tranquillo ma quando ci sono di mezzo tanti ma tanti soldi mai dire mai, trovo decisamente strana l'inclusione di questa clausula, non e' che sa' qualcosa? :asrm

Monteverde74

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canguro

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Citazione di: rio2 il 24 Ott 2014, 09:44
me verrebbe da di' magna tranquillo ma quando ci sono di mezzo tanti ma tanti soldi mai dire mai, trovo decisamente strana l'inclusione di questa clausula, non e' che sa' qualcosa? :asrm

Così è troppo facile, però!
Un tesserato che ti fà un piccolo illecitino e ti fa risparmiare 170 milioni di euri,
un presidente in gamba lo trova in meno cinque minuti.  8)

DajeLazioMia

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Che loschi.
Che clausole assurde.
Sabbbbbatini se sta a acchità la pensione alla Maldive.
Ma si rendono conto? I riommici stanno dando il via libera per una schifezza allucinante in cambio di un vincolo trentennale.
30 anni? In queste situazioni sono pochi.

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WhiteBluesBrother

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In effetti
Citazione di: canguro link=topic=19392.msg1959432#msg1959432 date
Un tesserato che ti fà un piccolo illecitino e ti fa risparmiare 170 milioni di euri,
un presidente in gamba lo trova in meno cinque minuti.  8)

Sarebbe vero
SE
Non cambiasse la legge sulla responsabilità oggettiva.
Qualcuno sta lottando per non farla cambiare. :pp
Ehm ehm

DajeLazioMia

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Citazione di: WhiteBluesBrother il 25 Ott 2014, 12:51
In effetti Sarebbe vero
SE
Non cambiasse la legge sulla responsabilità oggettiva.
Qualcuno sta lottando per non farla cambiare. :pp
Ehm ehm
Però.
8)
Vuoi vedè che fanno tutto loro...
;)

canguro

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Citazione di: WhiteBluesBrother il 25 Ott 2014, 12:51
In effetti Sarebbe vero
SE
Non cambiasse la legge sulla responsabilità oggettiva.
Qualcuno sta lottando per non farla cambiare. :pp
Ehm ehm

Ehm... se c'è da risparmiare 170 Milioni di Euri io bypasserei la responsabilità oggettiva, mi affiderei alla più sicura responsabilità diretta! Come presidente 'o posso fà! 8)

Ro

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non tanto OT

http://www.repubblica.it/ambiente/2014/10/27/news/italia_sepolta_dal_cemento_ecco_come_le_case_stanno_affondando_il_nostro_paese-99115205/

Come la corsa al cemento sta rovinando l'Italia

Il 20% del nostro suolo è edificato, il doppio rispetto a venti anni fa. Ma gran parte degli appartamenti rimangono vuoti. Lo dicono i dati del censimento 2011 secondo cui il 25% degli alloggi è inutilizzato. Ecco perché si deve mettere un freno alla schizofrenia delle politiche urbanistiche



AVANTI LAZIO

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Tor di Valle, l'altolà degli urbanisti (Il Messaggero, 30 Ottobre 2014)

Il progetto del nuovo stadio a Tor di Valle «stravolge lo spirito del Piano regolatore». E anche tutte le infrastrutture che la giunta comunale ha definito di «pubblico interesse» in realtà sarebbero solo a vantaggio del «nuovo gigantesco insediamento, per quattro quinti destinato a uffici, vero e proprio asteroide precipitato in mezzo alla valle del Tevere». Dopo le pesanti critiche delle associazioni ambientaliste sull'«Ecomostro» che Pallotta e il costruttore Parnasi vorrebbero tirare su accanto al nuovo impianto sportivo, ieri il progetto Tor di Valle è stato bocciato anche dall'Istituto nazionale di Urbanistica.
Secondo gli esperti dell'organizzazione, riconosciuta come ente di protezione ambientale dal Ministero dell'Ambiente, la proposta di delibera votata dalla Giunta l'8 settembre e ora al vaglio dell'Assemblea Capitolina, per quanto intitolata "Stadio della Roma a Tor di Valle" «in realtà prevede un nuovo grande centro direzionale o Business park». Dell'intero nuovo insediamento, sottolinea l'Inu, solo il 14% corrisponde allo stadio (49.000 mq) mentre l'86% (305.000 mq) sarebbe destinato a uffici e negozi. E questo «stravolge lo spirito del Piano regolatore» dal momento che «la mutazione da Stadio a Centro Direzionale avviene attraverso una errata applicazione del "contributo straordinario", la regola stabilita dal Piano regolatore in base alla quale il 66% dei plusvalori immobiliari generati da una trasformazione tornino alla città».
NESSUNA UTILITÀ
La legge in sostanza prevede che con queste risorse vadano realizzate opere pubbliche che migliorino la vita dei cittadini. Secondo l'organizzazione degli urbanisti però le opere previste dal progetto Tor di Valle - soprattutto infrastrutture di trasporto: prolungamento della metro B, adeguamento della via Ostiense, nuovo ponte carrabile sul Tevere e raccordo della Roma–Fiumicino - servono solo «a far entrare e uscire gli spettatori dallo Stadio e a rendere facilmente accessibile il Business Park. Un interesse anzitutto dell'investitore». E non dei cittadini, come prevede il Piano regolatore. Secondo l'Inu a questo punto è necessaria «una radicale riformulazione dell'intero sistema delle infrastrutture che muova dalle reali esigenze del contesto urbano e ambientale e si ispiri al principio del "fare meglio con meno"». Che significa soprattutto «ridurre drasticamente» le cubature-monstre destinate «alle torri», i tre grattacieli da quasi un milione di metri cubi destinati a negozi, uffici e ristoranti già finiti nel mirino dei tecnici della Regione.
L'Istituto di Urbanistica contesta anche la creazione, prevista dalla delibera, di una nuova Centralità metropolitana a Tor di Valle. «Non è giustificata né ammissibile la proposta di un nuovo, massiccio, quartiere di uffici nella valle del Tevere. Altri sono gli ambiti nei quali il Prg prevede la possibilità di una nuova offerta di spazi direzionali, già fortemente serviti dal trasporto su ferro, a partire da Pietralata». Gli urbanisti avanzano dubbi anche sui rischi idro-geologici dell'area scelta per il progetto: «La sostenibilità della riqualificazione dell'ansa di Tor di Valle non può essere affidata solo al disegno architettonico dello Stadio».
Lorenzo De Cicco

zorba

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Che poi abbiamo capito che più che di "interesse pubblico" si dovrebbe parlare, anche in questo caso di "ragioni di ordine pubblico"...



galafro

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 30 Ott 2014, 06:30
Tor di Valle, l'altolà degli urbanisti (Il Messaggero, 30 Ottobre 2014)

Il progetto del nuovo stadio a Tor di Valle «stravolge lo spirito del Piano regolatore». E anche tutte le infrastrutture che la giunta comunale ha definito di «pubblico interesse» in realtà sarebbero solo a vantaggio del «nuovo gigantesco insediamento, per quattro quinti destinato a uffici, vero e proprio asteroide precipitato in mezzo alla valle del Tevere». Dopo le pesanti critiche delle associazioni ambientaliste sull'«Ecomostro» che Pallotta e il costruttore Parnasi vorrebbero tirare su accanto al nuovo impianto sportivo, ieri il progetto Tor di Valle è stato bocciato anche dall'Istituto nazionale di Urbanistica.
Secondo gli esperti dell'organizzazione, riconosciuta come ente di protezione ambientale dal Ministero dell'Ambiente, la proposta di delibera votata dalla Giunta l'8 settembre e ora al vaglio dell'Assemblea Capitolina, per quanto intitolata "Stadio della Roma a Tor di Valle" «in realtà prevede un nuovo grande centro direzionale o Business park». Dell'intero nuovo insediamento, sottolinea l'Inu, solo il 14% corrisponde allo stadio (49.000 mq) mentre l'86% (305.000 mq) sarebbe destinato a uffici e negozi. E questo «stravolge lo spirito del Piano regolatore» dal momento che «la mutazione da Stadio a Centro Direzionale avviene attraverso una errata applicazione del "contributo straordinario", la regola stabilita dal Piano regolatore in base alla quale il 66% dei plusvalori immobiliari generati da una trasformazione tornino alla città».
NESSUNA UTILITÀ
La legge in sostanza prevede che con queste risorse vadano realizzate opere pubbliche che migliorino la vita dei cittadini. Secondo l'organizzazione degli urbanisti però le opere previste dal progetto Tor di Valle - soprattutto infrastrutture di trasporto: prolungamento della metro B, adeguamento della via Ostiense, nuovo ponte carrabile sul Tevere e raccordo della Roma–Fiumicino - servono solo «a far entrare e uscire gli spettatori dallo Stadio e a rendere facilmente accessibile il Business Park. Un interesse anzitutto dell'investitore». E non dei cittadini, come prevede il Piano regolatore. Secondo l'Inu a questo punto è necessaria «una radicale riformulazione dell'intero sistema delle infrastrutture che muova dalle reali esigenze del contesto urbano e ambientale e si ispiri al principio del "fare meglio con meno"». Che significa soprattutto «ridurre drasticamente» le cubature-monstre destinate «alle torri», i tre grattacieli da quasi un milione di metri cubi destinati a negozi, uffici e ristoranti già finiti nel mirino dei tecnici della Regione.
L'Istituto di Urbanistica contesta anche la creazione, prevista dalla delibera, di una nuova Centralità metropolitana a Tor di Valle. «Non è giustificata né ammissibile la proposta di un nuovo, massiccio, quartiere di uffici nella valle del Tevere. Altri sono gli ambiti nei quali il Prg prevede la possibilità di una nuova offerta di spazi direzionali, già fortemente serviti dal trasporto su ferro, a partire da Pietralata». Gli urbanisti avanzano dubbi anche sui rischi idro-geologici dell'area scelta per il progetto: «La sostenibilità della riqualificazione dell'ansa di Tor di Valle non può essere affidata solo al disegno architettonico dello Stadio».
Lorenzo De Cicco

Insomma Caltagirone non molla la presa, fosse lui al posto della Juve che fermerà i canini nella corsa allo scudo?

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Ranxerox

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 30 Ott 2014, 06:30
Tor di Valle, l'altolà degli urbanisti (Il Messaggero, 30 Ottobre 2014)

Il progetto del nuovo stadio a Tor di Valle «stravolge lo spirito del Piano regolatore». E anche tutte le infrastrutture che la giunta comunale ha definito di «pubblico interesse» in realtà sarebbero solo a vantaggio del «nuovo gigantesco insediamento, per quattro quinti destinato a uffici, vero e proprio asteroide precipitato in mezzo alla valle del Tevere». Dopo le pesanti critiche delle associazioni ambientaliste sull'«Ecomostro» che Pallotta e il costruttore Parnasi vorrebbero tirare su accanto al nuovo impianto sportivo, ieri il progetto Tor di Valle è stato bocciato anche dall'Istituto nazionale di Urbanistica.
Secondo gli esperti dell'organizzazione, riconosciuta come ente di protezione ambientale dal Ministero dell'Ambiente, la proposta di delibera votata dalla Giunta l'8 settembre e ora al vaglio dell'Assemblea Capitolina, per quanto intitolata "Stadio della Roma a Tor di Valle" «in realtà prevede un nuovo grande centro direzionale o Business park». Dell'intero nuovo insediamento, sottolinea l'Inu, solo il 14% corrisponde allo stadio (49.000 mq) mentre l'86% (305.000 mq) sarebbe destinato a uffici e negozi. E questo «stravolge lo spirito del Piano regolatore» dal momento che «la mutazione da Stadio a Centro Direzionale avviene attraverso una errata applicazione del "contributo straordinario", la regola stabilita dal Piano regolatore in base alla quale il 66% dei plusvalori immobiliari generati da una trasformazione tornino alla città».
NESSUNA UTILITÀ
La legge in sostanza prevede che con queste risorse vadano realizzate opere pubbliche che migliorino la vita dei cittadini. Secondo l'organizzazione degli urbanisti però le opere previste dal progetto Tor di Valle - soprattutto infrastrutture di trasporto: prolungamento della metro B, adeguamento della via Ostiense, nuovo ponte carrabile sul Tevere e raccordo della Roma–Fiumicino - servono solo «a far entrare e uscire gli spettatori dallo Stadio e a rendere facilmente accessibile il Business Park. Un interesse anzitutto dell'investitore». E non dei cittadini, come prevede il Piano regolatore. Secondo l'Inu a questo punto è necessaria «una radicale riformulazione dell'intero sistema delle infrastrutture che muova dalle reali esigenze del contesto urbano e ambientale e si ispiri al principio del "fare meglio con meno"». Che significa soprattutto «ridurre drasticamente» le cubature-monstre destinate «alle torri», i tre grattacieli da quasi un milione di metri cubi destinati a negozi, uffici e ristoranti già finiti nel mirino dei tecnici della Regione.
L'Istituto di Urbanistica contesta anche la creazione, prevista dalla delibera, di una nuova Centralità metropolitana a Tor di Valle. «Non è giustificata né ammissibile la proposta di un nuovo, massiccio, quartiere di uffici nella valle del Tevere. Altri sono gli ambiti nei quali il Prg prevede la possibilità di una nuova offerta di spazi direzionali, già fortemente serviti dal trasporto su ferro, a partire da Pietralata». Gli urbanisti avanzano dubbi anche sui rischi idro-geologici dell'area scelta per il progetto: «La sostenibilità della riqualificazione dell'ansa di Tor di Valle non può essere affidata solo al disegno architettonico dello Stadio».
Lorenzo De Cicco

Cioè questi giustamente sottolineano quello che è evidente a tutti quelli in buona fede, anche se non sono urbanisti, non hanno alcun rudimento in materia ne conoscono i particolari del grandioso progetto.
Che non ci sia alcun interesse pubblico in tutta questa farsa lo capisce anche un bambino.
Marino, Caudo e parte del PD romano no.
Strano eh? Che siano in malafede? Che siano prostrati ginocchioni agli interessi delle speculazioni edilizie degli amici?
No, mi rifiuto di crederlo. L'ecologista Marino queste cose non le fa. È uno tutto d'un pezzo.
E poi, effettivamente, ogni giorno c'è una caciara alla marana di tor di valle. Stanno tutti la. Nel resto della città invece se cammina che una bellezza.
Manco più la dignità riescono a salvare.
:puke:   :puke:   :puke:   :puke:   :puke:

bellodecasa

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Vogliono bloccare lo Stadio della Roma.

31/10/2014 - di Marco Esposito per Giornalettismo
   
Un emendamento al decreto Sblocca Italia, voluto dai parlamentari romani del Pd Umberto Marroni e Roberto Morassut e approvato in commissione ambiente alla Camera potrebbe rivelarsi deleterio per la società di Palotta. Che sarebbe costretta a compensare gli extravalori dell'impianto con un unico versamento finanziario e non più con le opere da costruire.

«Quello stadio non s'ha da fare».  Sembra che a qualcuno – paradossalmente proprio nella capitale – l'idea che la As Roma riesca a costruire un stadio di proprietà non piaccia proprio. Quando ormai la strada sembrava in discesa, dopo l'approvazione della commissione urbanistica in comune,  è arrivato il fulmine a ciel sereno.
Nel bel mezzo del decreto Sblocca Italia, in conversione in questi giorni in Parlamento, è spuntato un emendamento subito ribattezzato "ammazza stadio della Roma".
Infatti, il parlamentare romano Umberto Marroni, capocorrente del Pd Romano, e Roberto Morassut, anche egli deputato romano del Pd ed ex assessore all'Urbanistica della Capitale, sotto il sindaco Walter Veltroni, hanno fatto lo sgambetto a Pallotta e compagni, mettendo in pericolo uno degli investimenti più cospicui pensati nella Capitale dal dopoguerra ad oggi da un investitore straniero.
Spulciando il testo del decreto legge, che deve essere convertito ora dal Senato, dopo l'approvazione alla Camera, ci siamo accorti che nella Commissione Ambiente – cofirmatari Elena Carnevali, Luca Pastorino e Teresa Piccione – i due parlamentari hanno presentato un emendamento, poi approvato con diversa formulazione, in commissione. Ecco l'emendamento presentato, in formula originaria, all'art. 17 co. 1 lett. g), la lettera d-ter del seguente tenore:
"alla valutazione del maggior valore generato da interventi su aree o immobili in variante urbanistica, in deroga o con cambio di destinazione d'uso. Tale maggior valore, calcolato dall'amministrazione comunale, viene suddiviso in misura non inferiore al 50 per cento tra il comune e la parte privata ed erogato da quest'ultima al comune stesso sotto forma di contributo straordinario, che attesta l'interesse pubblico, in versamento finanziario, vincolato a specifico centro di costo per la realizzazione di opere pubbliche e servizi da realizzarsi nel contesto in cui ricade l'intervento, cessione di aree o immobili da destinare a servizi di pubblica utilità, edilizia residenziale sociale o opere pubbliche;
Secondo molti esperti la proposta renderebbe impossibile lo "scomputo" del contributo straordinario (e cioè la possibilità di eseguire opere in luogo del pagamento), prevedendosene unicamente il "versamento finanziario". Praticamente con questo emendamento – trapela da Trigoria – il progetto dello Stadio della Roma sarebbe morto. Lo Stadio della Roma non vedrebbe mai la luce. Inoltre, con queste condizioni, sarebbero numerose le opere che rischierebbero di non vedere più la luce.
Non solo, a quanto risulta a Giornalettismo, sia Marroni sia Morassut non hanno condiviso l'emendamento con il Pd Roma che si è schierato – come è evidente a tutti – su altre posizioni.
In pratica si tratterebbe della parola fine al progetto dello Stadio della Roma che si dovrebbe costruire a Tor di Valle. Quel progetto che la giunta del Comune di Roma ha approvato, che sta avendo tutti i via libera necessari, e che è in attesa di essere votato dal Consiglio Comunale. Una parola che fine che sarebbe scritta e firmata dai due avversari storici dello stadio di Tor Di Valle.
Con questo emendamento, inoltre, il Comune sarebbe costretto a mettere in gara le opere programmate per "ricompensare" la collettività, come la nuova fermata della metro, o il ponte pedonale e tutte le altre. Insomma, invece di essere ammortizzate da chi sta già effettuando i lavoro, con risparmi evidenti per tutti, chi vincesse l'appalto dovrebbe partire da zero, con i costi totali dell'intero progetto che schizzerebbero alle stelle. Una soluzione che evidentemente soddisfa soltanto chi oggi è tagliato fuori da questo progetto edilizio, rimettendolo in gioco.
Fortunatamente per il progetto dello Stadio, voluto sia dal Sindaco Marino, sia dalla maggioranza in consiglio comunale, a mettere una pezza al tentativo di Marroni e Morassut è arrivata sempre in commissione la richiesta della relatrice Chiara Braga di riformulare il testo. Anche perché, secondo quanto indicato dai tecnici, l'emendamento sarebbe potuto andare in contrasto con le leggi regionali, complicando il discernimento delle relative competenze. E rischiando addirittura il conflitto costituzionale secondo il TITOLO V della Carta.
Per questo è stato aggiunto, nella seduta del 17 ottobre , un «4 bis»:
4-bis. Con riferimento a quanto previsto al secondo periodo della lettera d-ter) del comma 4, sono fatte salve diverse disposizioni delle legislazioni regionali e degli strumenti urbanistici generali comunali.»
Secondo alcuni esponenti del Pd, da noi contattati, questa riformulazione, potrebbe permettere di "salvare" lo stadio della Roma in sede regionale, anche se non tutti sono concordi su questa interpretazione.
A Giornalettismo, inoltre, risulta che lo stesso Sindaco di Roma, Ignazio Marino, avvertito dell'approvazione di questo emendamento, si sarebbe piuttosto adirato, anche perché l'emendamento in qualche modo supera e rende inutile il famoso accordo di New York con James Pallotta.
Insomma, la strada che porta alla costruzione dello Stadio della Roma sembra ancora molto lunga. E, soprattutto, tormentata.

Il nostro Giorgione

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Citazione di: bellodecasa il 31 Ott 2014, 21:46
Vogliono bloccare lo Stadio della Roma.

31/10/2014 - di Marco Esposito per Giornalettismo
   
Un emendamento al decreto Sblocca Italia, voluto dai parlamentari romani del Pd Umberto Marroni e Roberto Morassut e approvato in commissione ambiente alla Camera potrebbe rivelarsi deleterio per la società di Palotta. Che sarebbe costretta a compensare gli extravalori dell'impianto con un unico versamento finanziario e non più con le opere da costruire.

«Quello stadio non s'ha da fare».  Sembra che a qualcuno – paradossalmente proprio nella capitale – l'idea che la As Roma riesca a costruire un stadio di proprietà non piaccia proprio. Quando ormai la strada sembrava in discesa, dopo l'approvazione della commissione urbanistica in comune,  è arrivato il fulmine a ciel sereno.
Nel bel mezzo del decreto Sblocca Italia, in conversione in questi giorni in Parlamento, è spuntato un emendamento subito ribattezzato "ammazza stadio della Roma".
Infatti, il parlamentare romano Umberto Marroni, capocorrente del Pd Romano, e Roberto Morassut, anche egli deputato romano del Pd ed ex assessore all'Urbanistica della Capitale, sotto il sindaco Walter VeltrÒoni, hanno fatto lo sgambetto a Pallotta e compagni, mettendo in pericolo uno degli investimenti più cospicui pensati nella Capitale dal dopoguerra ad oggi da un investitore straniero.
Spulciando il testo del decreto legge, che deve essere convertito ora dal Senato, dopo l'approvazione alla Camera, ci siamo accorti che nella Commissione Ambiente – cofirmatari Elena Carnevali, Luca Pastorino e Teresa Piccione – i due parlamentari hanno presentato un emendamento, poi approvato con diversa formulazione, in commissione. Ecco l'emendamento presentato, in formula originaria, all'art. 17 co. 1 lett. g), la lettera d-ter del seguente tenore:
"alla valutazione del maggior valore generato da interventi su aree o immobili in variante urbanistica, in deroga o con cambio di destinazione d'uso. Tale maggior valore, calcolato dall'amministrazione comunale, viene suddiviso in misura non inferiore al 50 per cento tra il comune e la parte privata ed erogato da quest'ultima al comune stesso sotto forma di contributo straordinario, che attesta l'interesse pubblico, in versamento finanziario, vincolato a specifico centro di costo per la realizzazione di opere pubbliche e servizi da realizzarsi nel contesto in cui ricade l'intervento, cessione di aree o immobili da destinare a servizi di pubblica utilità, edilizia residenziale sociale o opere pubbliche;
Secondo molti esperti la proposta renderebbe impossibile lo "scomputo" del contributo straordinario (e cioè la possibilità di eseguire opere in luogo del pagamento), prevedendosene unicamente il "versamento finanziario". Praticamente con questo emendamento – trapela da Trigoria – il progetto dello Stadio della Roma sarebbe morto. Lo Stadio della Roma non vedrebbe mai la luce. Inoltre, con queste condizioni, sarebbero numerose le opere che rischierebbero di non vedere più la luce.
Non solo, a quanto risulta a Giornalettismo, sia Marroni sia Morassut non hanno condiviso l'emendamento con il Pd Roma che si è schierato – come è evidente a tutti – su altre posizioni.
In pratica si tratterebbe della parola fine al progetto dello Stadio della Roma che si dovrebbe costruire a Tor di Valle. Quel progetto che la giunta del Comune di Roma ha approvato, che sta avendo tutti i via libera necessari, e che è in attesa di essere votato dal Consiglio Comunale. Una parola che fine che sarebbe scritta e firmata dai due avversari storici dello stadio di Tor Di Valle.
Con questo emendamento, inoltre, il Comune sarebbe costretto a mettere in gara le opere programmate per "ricompensare" la collettività, come la nuova fermata della metro, o il ponte pedonale e tutte le altre. Insomma, invece di essere ammortizzate da chi sta già effettuando i lavoro, con risparmi evidenti per tutti, chi vincesse l'appalto dovrebbe partire da zero, con i costi totali dell'intero progetto che schizzerebbero alle stelle. Una soluzione che evidentemente soddisfa soltanto chi oggi è tagliato fuori da questo progetto edilizio, rimettendolo in gioco.
Fortunatamente per il progetto dello Stadio, voluto sia dal Sindaco Marino, sia dalla maggioranza in consiglio comunale, a mettere una pezza al tentativo di Marroni e Morassut è arrivata sempre in commissione la richiesta della relatrice Chiara Braga di riformulare il testo. Anche perché, secondo quanto indicato dai tecnici, l'emendamento sarebbe potuto andare in contrasto con le leggi regionali, complicando il discernimento delle relative competenze. E rischiando addirittura il conflitto costituzionale secondo il TITOLO V della Carta.
Per questo è stato aggiunto, nella seduta del 17 ottobre , un «4 bis»:
4-bis. Con riferimento a quanto previsto al secondo periodo della lettera d-ter) del comma 4, sono fatte salve diverse disposizioni delle legislazioni regionali e degli strumenti urbanistici generali comunali.»
Secondo alcuni esponenti del Pd, da noi contattati, questa riformulazione, potrebbe permettere di "salvare" lo stadio della Roma in sede regionale, anche se non tutti sono concordi su questa interpretazione.
A Giornalettismo, inoltre, risulta che lo stesso Sindaco di Roma, Ignazio Marino, avvertito dell'approvazione di questo emendamento, si sarebbe piuttosto adirato, anche perché l'emendamento in qualche modo supera e rende inutile il famoso accordo di New York con James Pallotta.
Insomma, la strada che porta alla costruzione dello Stadio della Roma sembra ancora molto lunga. E, soprattutto, tormentata.
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A Bello, magna bene, magna tranquillo...... :asrm :asrm :asrm


Se salta lo stadio, le merde falliscono. Ergo..... Buon appetito!!!!

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Tor di Valle, una norma dello «Sblocca Italia» ferma la speculazione (Il Messaggero, 1°  Novembre 2014)

Dal decreto Sblocca Italia arriva un emendamento contro i rischi di speculazione a Tor di Valle. La nuova norma, che impone forti limitazioni al raggio d'azione dei privati, di fatto stravolge l'iter avviato dal Comune con la delibera di giunta dello scorso 8 settembre, ora al vaglio dell'Assemblea Capitolina. Chiedendo in sintesi più trasparenza e che tutte le infrastrutture vengano messe a gara.
L'emendamento è stato presentato dai deputati Pd Roberto Morassut e Umberto Marroni. Insieme allo Sblocca Italia, è già stato approvato due giorni fa dalla Camera dei deputati in prima lettura. E ora sarà votato dal Senato in tempi strettissimi: entro il 12 novembre, pena la scadenza del decreto. Tanto che il governo potrebbe mettere la fiducia. La norma, è bene precisarlo, ha una valenza nazionale e non nasce quindi "ad hoc" per Tor di Valle. I suoi effetti però potrebbero cambiare parecchio i piani di Pallotta e del costruttore Parnasi, dato che la nuova legge si applica tutte le «aree in variante urbanistica in deroga ai Piani regolatori». Spiegano i promotori: «Coinvolgerà anche il caso di Tor di Valle, dato che il Comune deve ancora approvare la variante urbanistica per il progetto».
Sono due i cambiamenti sostanziali che stravolgerebbero la delibera votata dalla giunta: innanzitutto i costi delle opere pubbliche con cui i privati "compenserebbero" le cubature ricevute dal Comune sia per realizzare lo stadio sia per l'«Ecomostro» (copyright di Legambiente) composto dai tre grattacieli destinati a uffici e negozi. Il cosiddetto «contributo straordinario» non sarebbe più proposto dai proponenti privati, come avviene ora, ma direttamente dall'amministrazione comunale. In pratica sarebbe il Comune a quantificare i prezzi delle infrastrutture a carico del privato. E questo potrebbe avvenire solo una volta ricevuti «i progetti definitivi, calcoli volumetrici dettagliati, una serie di perizie». I tempi quindi si allungherebbero parecchio, dato che finora era sufficiente, per il primo via libera, appena uno studio di fattibilità.
TUTTO A GARA
I costi delle opere pubbliche poi non devono essere «inferiori al 50% della valorizzazione dei terreni dei privati». Nel caso di Roma la cifra sarebbe ancora maggiore, dato che il Piano regolatore fissa questa quota al 66% della rivalutazione dei terreni, anziché al 50%. Poi sarebbe il Comune, e non più i privati, a gestire la realizzazione di tutte le opere pubbliche. Il proponente in questo caso si limiterebbe a fare un bonifico, versando in anticipo all'amministrazione il prezzo delle infrastrutture. Versamento inscindibile dalle opere pubbliche, perché «vincolato alla realizzazione di opere e servizi nel contesto in cui avviene l'intervento». In questo modo, spiega Marroni, «tutte le infrastrutture sarebbero realizzate a gara e potrà partecipare chiunque».
Lorenzo De Cicco

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Ma tu guarda se questi me devono fa' sta simpatico Caltagirone. Il suo articolo è quello non fazioso. :wall:

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happyeagle

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Lazionetter
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Citazione di: NatoIl9Gennaio il 01 Nov 2014, 07:40
C'è vita!! E forse c'è speranza...

e ci sono i romoletti in servizio permanente...

https://mobile.twitter.com/betman

Il giornalettismo l'è morto.

galafro

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Lazionetter
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Fortunatamente per il progetto dello Stadio, voluto sia dal Sindaco Marino, sia dalla maggioranza in consiglio comunale, a mettere una pezza al tentativo di Marroni e Morassut è arrivata sempre in commissione la richiesta della relatrice Chiara Braga di riformulare il testo. Anche perché, secondo quanto indicato dai tecnici, l'emendamento sarebbe potuto andare in contrasto con le leggi regionali, complicando il discernimento delle relative competenze. E rischiando addirittura il conflitto costituzionale secondo il TITOLO V della Carta.
Per questo è stato aggiunto, nella seduta del 17 ottobre , un «4 bis»:
4-bis. Con riferimento a quanto previsto al secondo periodo della lettera d-ter) del comma 4, sono fatte salve diverse disposizioni delle legislazioni regionali e degli strumenti urbanistici generali comunali.»
Secondo alcuni esponenti del Pd, da noi contattati, questa riformulazione, potrebbe permettere di "salvare" lo stadio della Roma in sede regionale, anche se non tutti sono concordi su questa interpretazione.



Attenzione! La guerra continua!
Comunque è una bella zeppa!

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