Marco Baroni veniva visto e considerato come un fallito. Veniva dalla polverosa provincia e chi bazzica in provincia, per forza deve avere a che fare con la sconfitta. Carriera anonima, nessuna grande squadra allenata. Viso modesto, umile, e in questo mondo di attori, retto dalle apparenze, non ci si può permettere di avere quella faccia da uomo normale e perbene; bisogna sapersi dare un tono, bisogna saper vendere la propria immagine perché sennò non si è nessuno, non si viene presi sul serio; ma come, viene alla Lazio uno con quel curriculum? E che cosa può vendere, questo signore? Che ha fatto nella sua vita? Che vuole? Chi è? È un perdente, lo dice il curriculum. E noi vogliamo i vincenti, vogliamo chi sa apparire come un vincente. È il mondo del capitalismo che ci giudica in base alle vittorie e noi giudichiamo a nostra volta chi non riflette questo metro di giudizio, proiettando frustrazioni e fallimenti tipiche di chi, nella vita, non ce l'ha fatta. Ma la realtà è per fortuna più complessa. È misteriosa. Ci sono tante persone di grande valore che meritano una chance e che però non l'avranno mai, vestite di un abito non appariscente. Per una serie di coincidenze, Baroni l'ha avuta tardi questa chance e sta compiendo un grande lavoro.