Proviamo a uscire dalla fredda logica dei risultati, che siano il sesto o l'ottavo posto finale (tra i quali magari balleranno un paio di punti) o un'ipotetica rimonta completata ieri sera: per me i problemi restano sostanzialmente inalterati, non perché la rosa sia perfetta, né perché sarebbe stato comunque difficile fare di meglio.
Il punto, per una squadra che non parte tutti gli anni per vincere il campionato, sta nella possibilità di fare qualcosa di più di quello che i valori iniziali lascerebbero intendere (ricordate le famigerate griglie?). Lo hanno fatto, in anni recenti, sia Inzaghi che Sarri, dal che desumo che in determinate occasioni l'allenatore, oltre a "non fare danni" possa metterci del suo nel far rendere il materiale a disposizione anche oltre il 100% del suo valore.
Solo così la Lazio può pensare di arrivare tra le prime quattro e magari aspirare ad alzare un trofeo; altrimenti prevale la matematica del monte ingaggi e la valutazione finale sul mister sarà "ha fatto il suo", come si può già essere certi si potrà dire di Baroni a fine stagione.
Appunto, alla Lazio serve qualcosa di diverso, perché con i significativi difetti evidenziati in corso di stagione si può già ragionevolmente escludere che Baroni possa andare oltre ad aver "fatto il suo", nella migliore delle ipotesi.