Ne ho scritto altre volte, un mio carissimo amico, con cui sono cresciuto insieme, oltre ad avere il gravissimo difetto di essere romanista ha lavorato nel loro settore giovanile per tanti anni. Più di dieci. Con responsabilità importanti. Tra le sue mani sono passati tanti ragazzi (credo anche Romagnoli, sicuramente Bove, Cancellieri e altri). Era pagato noccioline. Un rimborso spese che le spese non le rimborsava, anzi.
Comunque ieri, su FB ha postato questo messaggio che conferma quello che mi ha raccontato da sempre
"Lettera aperta sullo stato del calcio giovanile"
Io ho avuto la fortuna di lavorare all'interno di una società professionistica e di vivere il calcio da addetto ai lavori, oltre che da profondo innamorato di questo sport straordinario.
Proprio per questo sento il dovere di fare una denuncia chiara e diretta.
Il calcio, soprattutto nei settori giovanili, è stato progressivamente rovinato da logiche di raccomandazione e conoscenze, che troppo spesso contano più delle competenze reali. Le figure chiave incaricate di costruire e sviluppare i vivai sono, in molti casi, persone che io definisco "professori": individui che non hanno mai realmente vissuto il campo, che non hanno mai toccato un pallone, ma che il calcio lo hanno solo studiato sui libri.
A queste figure si aggiungono improvvisati dello scouting, che selezionano i giovani calciatori basandosi quasi esclusivamente sull'aspetto fisico, trascurando completamente la qualità tecnica. Ragazzi scartati perché "hanno i polpacci grossi", "le gambe pesanti", "sono bassi", o addirittura perché "i genitori sono piccoli e quindi non cresceranno". Sembra quasi che si stiano selezionando atleti per altri sport, come basket, pallavolo o rugby, e non per il calcio.
Eppure la storia ci insegna altro. Campioni come Messi o Maradona non avevano certo un fisico da statua, ma possedevano ciò che davvero conta: tecnica, visione, talento.
Quando allenavo i più piccoli in una società professionistica, il mio obiettivo era chiaro: formare giocatori dal punto di vista tecnico. Tuttavia, mi veniva richiesto di lavorare sulla "marcatura preventiva", anche con bambini. Questo è il segno evidente di una deriva preoccupante. E ciò che è ancora più grave è che queste figure sono tuttora presenti e operative.
Nei settori giovanili c'è un bisogno urgente di istruttori, non di allenatori focalizzati esclusivamente sul proprio ego e sulla vittoria a tutti i costi, solo per dimostrare il proprio valore personale. La formazione deve tornare al centro del progetto.
Un tempo le squadre professionistiche facevano giocare i ragazzi sotto età, e ciò che emergeva era la loro qualità tecnica. Oggi, invece, vengono premiati allenatori che organizzano bene una marcatura preventiva o uno schema su calcio d'angolo, ma che non insegnano l'uno contro uno, il gesto tecnico, l'utilizzo del piede debole. Si è arrivati persino a sentire che non si dovrebbe calciare con l'esterno: un'assurdità che va contro la natura stessa del gioco.
È necessario un ritorno urgente alla formazione vera. Nei settori giovanili non servono allenatori che vincono, ma istruttori che costruiscono calciatori.
Chiedo scusa per la durezza di queste parole, ma sento la responsabilità di esprimere questa denuncia. Lo faccio da uomo di campo e da innamorato del gioco più bello del mondo, che oggi rischia seriamente di essere danneggiato da improvvisazione e superficialità."