Non riescono a farne a meno, inseriscono il babbeo dovunque. Passi che nell'intervista ad Ascanio Celestini, peraltro molto interessante, pubblicata sula gazzetta dello sport, all'ultima domanda l'intervistatore chieda:
CitazioneParafrasando il titolo di un libro di Totti «E mo' te spiego Roma», le chiederei di spiegare cos'è invece Totti per Roma.
«A differenza di altri giocatori, è un personaggio in cui il tifoso si rivede, perché crede in qualcosa in cui credono tutti i tifosi. È fuori dagli schemi del calcio di adesso, sembra più un giocatore più degli anni '70, uno che non sta in mezzo a scandali. Potrebbe tranquillamente essere il mio vicino di casa».
ed il titolo diventi:
Citazione«La mia Roma è Totti. Però gli stadi sono come paesi stranieri»
L'attore: «Francesco crede in quello in cui credono i tifosi. Il calcio si è allontanato dalle periferie ed è un gran... casino. Le curve? Il linguaggio violento va arginato a monte»
per cui non solo si titola con una frase diversa ma il babbeo è diventato francesco, come se fosse il papa che non usa il cognome.
Passi tutto questo, dicevo.
Quello che è veramente insopportabile è l'articolo nella pagina successiva, dedicato a modo suo all'anniversario della retata del ghetto di 70 anni fa:
Citazione(...) Pasolini e La Motta
Intanto il Ghetto torna alla sua normalità turistica e popolana. Piazza delle Cinque Scole, dove i camion
«aspettavano» il carico umano da deportare, è assediata dalle macchine. La chiesa senza facciata è più vecchia di tre secoli di quella mattinata dell'orrore eppure ha un nome che sembra una didascalia perfetta della giornata: Santa Maria del Pianto. Ma è via della Reginella la strada martire. I nazisti la chiusero da una parte e dall'altra per rendere impossibile la fuga. C'è una scritta, apparentemente fuori posto: «Museo del Louvre». Una galleria, una libreria. Pasolini con la mamma. Orson Welles. Ringo Star. Origliamo una frase: «Sto preparando una mostra sui pugili degli anni '50». Giuseppe Casetti è il titolare di quest'enclave. Ci fa vedere gli scatti di quell'epoca, i pugili nudi al peso, Jake La Motta in una trattoria, qualche mascella ancora in cerca di nome e cognome.
L'innominabile Casetti non è ebreo, ma è entusiasta di questo grappolo di vicoli. «Qui c'è ancora identità, è impossibile non ricordare. E poi in questi giorni, con Priebke...Non si nomina, si dice solo: lui». Il torturatore di via Tasso, il killer-notaio dell'inferno delle Fosse Ardeatine. Anche in Sinagoga, hanno parlato del suo «negare l'innegabile». Di quel difendersi con l'alibi dell'esecuzione di un ordine superiore. A Bartali, nessuno aveva dato l'ordine di rischiare la sua vita per salvarne altre. Eppure lo fece. «Lui rispondeva alla sua coscienza, gli veniva naturale», spiega ancora suo figlio. Ma ci rendiamo conto che il paragone è folle.
Il pugile alle Fosse
Parliamo con Casetti fra scatti e romanzi d'autore. Di ieri, di oggi, della bestia del razzismo che ancora non abbiamo battuto. Anche allo stadio. Il biblioartista è un romanista, tira fuori dal suo cilindro un'altra foto: un bianco e nero dove un calciatore è solo, solissimo, e minuscolo, un'isola nell'oceano. «É Totti, con questa foto faccio piangere pure i giovani». Quel 16 ottobre 1943 ora sembra lontano duemila anni. Ma la via della Reginella che domani esulterà o s'ammoscerà per Roma-Napoli, non può dimenticare. Fino a poco tempo viveva qui Settimia Spizzichino, l'unica sopravvissuta donna fra i deportati. E qualche portone più in là, abitava lei, la delatrice, l'ebrea che mandò a morire altri ebrei. Fra le sue vittime, ci fu anche un pugile, Lazzaro Anticoli. Avrebbe potuto finire nella mostra di questo Louvre del Ghetto di Roma. Finì alle Fosse Ardeatine.
Io non ho veramente parole, mi aspetto che da un giorno all'altro si scriva del ruolo fondamentale del babbeo nella scoperta della relatività (la bomba atomica no, è cattiva e quindi è ovvio che Leo Slizard, Oppenheimer ed anche il pilota dell'Enola Gay fossero laziali) o di come convinse Cristoforo Colombo a solcare gli oceani fino a scoprire l'america.
Non dico la vergogna o il pudore di chi queste cose le scrive ma chi le pubblica, un minimo di sussulto di dignità umana ce l'ha ancora???
Schifo....