I casi eclatanti sotto la lente della Procura sono quelli dove gli scambi incrociati tra due società permettevano ad entrambe di far figurare a bilancio plusvalenze, senza però che ci fossero passaggi di denaro. Il caso clamoroso, racconta Report, è quello tra Juve e Genoa del gennaio scorso, con Nicolò Rovella passato dal Genoa alla squadra degli Agnelli per la cifra monstre di 18 milioni, mentre nella stessa data la Juve cedeva al Genoa, Manolo Portanova ed Elia Petrelli per 10 e 8 milioni. Guarda caso cifre che combaciano e che hanno permesso alle due squadre di segnare plusvalenze a bilancio senza che ci fosse nessuna entrata di denaro per entrambe. Poi gli scambi incrociati con il Lugano (Monzialo per Lungoyi) e con il Marsiglia (Tongya per Marley), tutti a saldo zero.
Non solo la Juve. Report allarga lo sguardo all'intero sistema, mostrando quanto le plusvalenze reali e fittizie drogassero i conti dei club. L'inchiesta ha spulciato i bilanci del 2019, quindi pre Covid, dimostrando che il Genoa nel 2019 aveva iscritte plusvalenze per 79 milioni pari al 51% di tutti i ricavi. La Sampdoria aveva un rapporto plus/ricavi del 44%. Per la stessa Juve i guadagni da cessioni erano il 25% di tutti i ricavi. La Roma di Pallotta vantava plusvalenze per 132 milioni su 364 milioni di ricavi. Napoli e Atalanta con un peso di plusvalenze del 27 e 20%. Sull'intero sistema i ricavi da plusvalenze sono raddoppiati negli ultimi 5 anni da 381 milioni a 753 milioni, il 20% sui fatturati.
A cosa serviva dopare le entrate? A fronteggiare l'impennata di costi di cartellini e stipendi dei calciatori. Senza maquillage le perdite, che per l'intera azienda calcio sono state di 1,6 miliardi in 4 anni, sarebbero salite molto di più, bruciando i patrimoni con molte società non più in grado di iscriversi al campionato. È qui il tema chiave, noto da anni ma ignorato da sempre. La prova è in una lettera di giugno inviata dalla Covisoc alla Figc, che critica le deroghe alle licenze 2021/2022 per l'ammissione ai campionati e allerta sull'esigenza "di selettività nei criteri di ammissione" e di porre attenzione alle misure di favore indotte dalla pandemia come "la sterilizzazione delle perdite, la sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione, e la sospensione degli obblighi di pagamento dei debiti fiscali e contributivi". Il richiamo avverte che le regole per l'iscrizione ai campionati 2021/2022 "possono tradursi in un'eccessiva mitigazione dei requisiti di capitale e liquidità" per cui anche società già chiaramente fragili potrebbero conseguire la licenza con il rischio di default di club a campionato in corso. Segno che per Covisoc le regole anziché essere ammorbidite, dovrebbero essere ancora più rigide, pur in pandemia. E invece per tutta risposta la Federcalcio a settembre ha rassicurato i club sul fatto che non applicherà sanzioni.
Un liberi tutti, in una situazione in cui come Report spiegherà le società sono già in grave ritardo sugli obblighi fiscali e sugli stipendi arretrati. Un documento riservato di fine agosto 2021 mostra che su 20 club si serie A ben 10 erano in ritardo di 2 mesi nel pagamento degli stipendi; e ben 11 su 20 erano in ritardo di 3 mesi sul versamento delle ritenute Irpef.
Dal fatto quotidiano