(Il Fatto Quotidiano 10.04.2010)
MARCO TARDELLI
NON CI PROVATE
Calciopoli, Moggi e l'ex bandiera della Juventus: "Tentano la restaurazione, lo scandalo c'era"
Marco non ha smesso di urlare. Dalle susine della lucchesia negli anni '60: "Le rubavo dall'albero del vicino" al Bernabeu, vent'anni dopo: "Dopo aver vinto il Mondiale, sembrava possedessi un alone. Tutti a dirmi 'prego signor Tardelli, passi pure avanti'. Andavo alla posta, volevo essere come tutti gli altri e mi facevano sentire un marziano". Donne, coraggio, figli, fratelli antitetici: uno seminarista, l'altro di Lotta Continua. E poi vittorie e insofferenza alle regole: "Avevo i capelli lunghi, le collanine, un'aria strana per il rigore Juventus. Boniperti mi fece avvisare, poi mi suggerì di toglierle di persona". Tardelli è a Londra, bluffa e finge di mentire. Gioca con il paradosso sul filo del'ironia.
"Premetto che di quello che sta accadendo da voi non so nulla, sembra che adesso siano tutti colpevoli e che vada bene lo stesso. Calciopoli esisteva, l'hanno attuata con fatti e gesti. Credo che si possa e si debba discutere delle pene che sono toccate alla Juventus e alle altre squadre ma, quello che proprio non si può fare, è ribaltare il senso complessivo di quella vicenda.
Si spieghi meglio.
Calciopoli ha rappresentato un tremendo momento per il calcio italiano, mi auguro che non ritorni ma, nascondere o peggio confondere i termini di ciò che avvenne, è un'operazione disonesta.
Ora dicono: "Così facevan tutti".
Non è che se tutti sbagliano, la colpa sparisca e si possa proclamare l'assoluzione generale. Non va bene. E' immorale. E' un problema generale dell'Italia di oggi. Vale per Calciopoli e per ogni altra questione che attraversa il Paese.
Moggi. Una definizione.
Una sola è impossibile. Ha fatto molto per il calcio italiano, cose che a mio giudizio sono negative. Ma nella valutazione complessiva, bisogna anche riconoscergli delle qualità. Faceva il vice capostazione della stazione di Civitavecchia, ed è arrivato a gestire l'intero calcio italiano. Da quel punto di vista, tanto di cappello.
Condizionava i tornei?
Non lo so. Una volta si dà, l'altra si prende. Moggi avrà sicuramente fatto qualcosa. Mi sembra che nel suo caso, gli elementi per farsi un'idea chiara non manchino. Mi pare, ma forse sbaglio, (sorride ndr) che le prove a suo carico le abbiano trovate.
E dei designatori che parlavano con i presidenti cosa pensa?
Un malcostume allucinante. In Inghilterra non si sa nemmeno il nome dell'arbitro che fischierà il sabato o la domenica.
Perchè?
Non interessa a nessuno. L'arbitro non viene mai giudicato in maniera persecutoria, più semplicemente del suo operato non frega nulla a nessuno. Si gioca e basta. Che i presidenti abbiano intrattenuto costanti rapporti con i designatori, comunque, è inaudito e mi spinge a un'altra considerazione.
Prego.
E' ovvio che i direttori di gara non si possano sentire sereni sapendo che se sbagliano contro le grandi squadre, le reazioni saranno feroci. Il condizionamento è fortissimo.
Duro.
Parliamoci chiaramente: finché saranno i presidenti a decidere quali arbitri farsi mandare, la situazione non migliorerà. Non dovrebbe sapere niente nessuno. Comunque la si giri, questa è una storia imbarazzante. Le regole da proporre per un futuro differente, a me paiono solari.
Le illustri.
Della designazione dell'arbitro non si deve sapere nulla. I Presidenti devono saper stare al loro posto. Tenendo a bada il telefono, perchè poi magari (è successo anche questo) ti capita di entrare in affari economici con i designatori arbitrali e con gli stessi arbitri.
Quanto ha a che fare il caos pallonaro con l'insopprimibile servilismo degli italiani?
Le intercettazioni di oggi e del passato, parlano chiaro. Gli italiani sono così, in qualunque ambito della vita pubblica. Fino a quando non cambieremo questa mentalità, nulla muterà. Tutto ci passerà addosso come l'acqua di Lourdes. Ti immergi, esci e ti ritrovi asciutto ma i dolori, magari, sono rimasti.
Cosa fu Calciopoli? Un'allucinazione o un'occasione mancata?
Un'altra, direi l'ennesima opportunità che gli italiani avevano di migliorarsi. Ogni tanto Dio ci offre qualche chance, siamo noi che ad afferrarla, proprio non riusciamo.
Possibilità persa per sempre?
Naturalmente. Vuole sapere quale è stata la mia fortuna più grande?
Dica.
Allenare senza mai pensare agli arbitri. Ho fatto bene? Ho fatto male? Non lo so. Ho assistito a partite in cui qualcosa di sporco c'era sicuramente, ma non ho mai dato colpe a nessuno. Però ho pagato, perché non mi interessava se l'interlocutore fosse potente o umile. Se pensavo una cosa, gliela dicevo in faccia. Avevo e ho bisogno di poter continuare a guardarmi allo specchio. Di quello che sta accadendo, comunque, non mi frega nulla. Si sapeva da sempre. Tutti sapevano. Ricorda cosa diceva Pasolini? Dagli anni '70 ad oggi, certe dinamiche non si sono modificate di un millimetro.
A proposito di Moggi. C'è chi dice che pur essendo squalificato, Paletta controllasse mezza serie A.
Mi importa meno di zero. C'è mai stato un momento in cui non è successo che il mercato non fosse eterodiretto da qualcuno?.
Sostengono che l'esperienza anglo-irlandese l'abbia fatto ringiovanire.
Verissimo. Lontano da polemiche pretestuose e immobilismo, respiro a meraviglia. Sono stato 85 volte in Nazionale e, non ricambiato, amo il mio paese. In Inghilterra però esiste la pena. Io sono contro tutte le violenze ma la certezza della sanzione è fondamentale. Se rubi, qui vai in galera. Se non ha i i bilanci a posto retrocedi o vieni penalizzato.
Ultima cosa. Un ricordo di Facchetti.
Cosa pensano gli altri non mi sfiora. Io l'ho conosciuto. Un galantuomo. Ora Giacinto non c'è più e della sua memoria si può fare ciò che si vuole, ma anche questo, è un esercizio miserevole.
(Mal.Pag.)