Il fu quotidiano di Scalfari, oggi testata giallorossa per eccellenza, dopo aver ostentato, sia all'andata che al ritorno, aaaaafotoderpollice in bella mostra in prima pagina, leva finalmente tale immagine, ma rilancia con uno speciale di svariate fotogallery (compresa quella del "pollice ironico" [sic] del capitano"), ventisette articoli, e quant'altro.
Uno in particolare, però, orgogliosamente ostentato in homepage, mi ha colpito.
Commento
Ranieri, Totti, De Rossi
storie di romanisti
di ENRICO SISTI
Ranieri, Totti, De Rossi storie di romanisti
Due Rome che escono, capitan Checco e capitan Futuro. Una Roma che decide di farle uscire, capitan Presente, il "70enne" che Mourinho prendeva in giro. Chi ha vinto il derby? Ranieri. Chi lo stava perdendo? Ranieri. Chi è ancora in testa alla classifica? Ranieri. Ha cominciato a vincere verso la mezzora del primo tempo scrutando il breve orizzonte dell'Olimpico macchiato, a suo dire, dal gol di Rocchi. Sguardo intenso, il naso ancora più ricurvo, verso la bocca, un vero profilo romano.
Ranieri pensa: così non si va da nessuna parte, sto sbagliando io, credevo che il tridente potesse funzionare e invece loro sono sempre uno o due di più e non solo a centrocampo. "Quei tre là davanti o gli strillo qualcosa o gli strillo qualcosa...". La Lazio dilaga. La Roma è da tempi cupi. Checco aveva vagato per il campo senza trovare spazio e quando cercava di toglierlo agli avversari scopriva che questi si stavano moltiplicando, due Ledesma, forse tre Radu, sei Brocchi, quattro Diaz. De Rossi aveva messo la zampa qua e là, ma mai una chiusura delle sue, mai una luce. Sono tesi come due corde di contrabasso.
Durante l'intervallo il tecnico dice a Totti: "Checco và a farti la doccia". Magari glielo dice con una pacca sulla spalla ma il senso è quello. Poi va da De Rossi: "Daniè, non te la senti, vé...?". Conoscendo De Rossi, la risposta sarà stata: "No mister, ho le gambe vuote". Daniele non dorme da giorni. Ha i nervi a pezzi. Ranieri si priva dei simboli stessi della sua razza dolce e selvaggia. Totti e De Rossi si accomodano in panchina con il fratino. La doccia può aspettare. Visto come si sta mettendo il match, e le enormi difficoltà tattiche che la Roma incontra per tutto il primo tempo, Ranieri sceglie di mutilarsi. Cornelia rinuncia ai gioielli perché preferisce rischiare di vincere piuttosto che continuare a perdere. Via Totti e De Rossi. Loro che sono la Roma. Loro che sentono il derby come qualcosa di tormentoso e scomodo. Di scomodo al punto da ammettere: "Il derby è quasi tutto, ma sarebbe meglio se non esistesse". Giocatori e insieme tifosi. Un lavoro massacrante per lo spirito. Una sensazione difficile da contenere, ammaestrare, un misto perverso di concentrazione che c'è e non c'è, di passione, amore, stravolgimenti, paure. Dovrebbero dare sempre il fritto. Se lo aspettano tutti. Loro vorrebbero ma non sempre ci riescono. E Ranieri li toglie. Un gesto estremo. Quasi un paradosso. Come sperare, si potrebbe dire, di continuare un viaggio in corriera lasciando a terra il guidatore e sgonfiando una ruota. Ma il pazzo "settantenne" sa che si può. Solo un tecnico di grande carattere è capace di spingere lontano la storia cui lui stesso appartiene.
La Roma con Taddei e Menez comincia a vincere ridistribuendosi in campo, occupando le fasce, accorciandosi sino a comprimere le ripartenze della Lazio. Floccari è decisivo. Il mea culpa di Ranieri si fortifica e assume un significato storico solo dopo il rigore sbagliato dall'ex atalantino. Poi Menez comincia a saltare gli uomini dando la superiorità numerica che nel primo tempo aveva trasformato la Lazio in un muro. Vucinic è più libero di interpretare il ruolo di esterno. Arriva il pari su rigore. Poi la punizione bomba. La barriera che si apre come un frutto di mare davanti a Vucinic è la fotografia della resa di una Lazio che non ha fatto niente per meritare di perdere. Battuta: però non aveva due romani in campo da sostituire. Battuta: né uno in panchina per capire al volo la situazione
Boh. No, dico. A 'sto punto cambiamo il nome alla testata. Daje. "La Repubblica nun ze discute se ama", capo redattore Carlo Zampa. Fine dei giochi.
Dai, ma che caxxo di commento è. Capitan Checco e Capitan Futuro. Ma manco alle elementari...