Non impareranno mai. So' proprio stupidi...
Meglio perdere come la Roma che come la Juve
Non sempre la sconfitta più brutta è quella col passivo peggiore: i due modi di perdere di Roma e Juventus.
Nel calcio il risultato è la cosa fondamentale, ma se tutti pensassimo che è l'unica cosa che conta, in campionato esisterebbe solo una squadra: per fortuna ce ne sono moltissime, con moltissimi modi di intendere il magico gioco del pallone.
E ci sono moltissimi modi di perdere, indicativi per il futuro. Due, molto diversi, sono quelli della Roma e della Juve.
QUI ROMA - Ripartiamo da quel terribile 1-7 in casa: risultato ingiustificabile e passivo enorme. Dovuto in parte, come sottolineato dallo stesso Garcia, ad un atteggiamento prima mentale e successivamente riportato sul campo, troppo sicuro a tal punto da rivelarsi un boomerang letale.
Ma, come detto, c'è da vedere anche oltre. E quell'oltre non è niente male: c'è una squadra che non ha mai smesso di attaccare, sfiorando l'1-1 con Gervinho, costringendo il portiere avversario ad almeno tre parate enormi, ha avuto assegnato contro un rigore assai dubbio, ha segnato sempre con Gervinho, poi fermato solo davanti al portiere per un fuorigioco inesistente. Insomma, una Lupa mai doma. E il pubblico l'ha capito: a fine partita, ovazione per tutti i giocatori in campo da parte di un Olimpico strapieno, spettacolo rarissimo da vedere in Italia. E, nel secondo tempo, Garcia può far entrare Florenzi e Ljajic, che possono permettere schemi diversi e maggiore versatilità in attacco.
La Roma ha perso, inoltre, contro una squadra che, in questo momento, sta prendendo a pallate tutti: nelle ultime 4 giornate in Bundesliga ha segnato 16 gol non prendendone nessuno. Campionato tedesco già assegnato? Diciamo che se potete scommettere ancora sul Bayern, è meglio che lo fate prima che la quota scompaia.
QUI ATENE - Dopo la sconfitta della Roma, inutile dirlo, sono partiti gli sfottò, com'è inutile dire che la massima parte delle battute era di origine bianconera. Ma attenti a cantar vittoria troppo presto. E infatti poche ore dopo, la vecchia signora subisce la stessa sorte contro un modesto Olympiakos.
Una squadra compatta e poco più, con un attacco che almeno ieri sera non è stato non certo sfavillante (a decidere è stata la meteora palermitana Kasami, pensate un po') ha messo sotto per oltre un tempo i campioni d'Italia, sapendo gestire anche con un po' di fortuna il vantaggio, e prendendo il secondo scalpo nobile dopo l'Atletico.
Una squadra quella bianconera parsa senza ne capo ne coda, capace di andare avanti a folate (quelle di Pogba Tevez e Morata), ma senza alcuno schema preciso.
Quando gioca la Roma, è un piacere notare come i giocatori si muovano con armonia, attaccano spazi profondità, verticalizzano creando costanti pericoli.
E quando c'è da difendere sembra che difendano in undici.
La squadra bianconera è tutto il contrario: riesce a prendere gol quando la palla è in suo possesso, e nonostante un possesso palla pari quasi al 70% riesce a creare pericoli non susseguenti a manovre e schemi ben congeniati, bensi ad azioni create dal "CASO". Insomma la mano di Allegri si vede.
Capitolo sostituzioni: ad entrare sono stati Marchisio e Pereyra, non certo due che ti cambiano una partita che sei destinato a perdere, ma soprattutto nessun attaccante serio quando c'era bisogno di rimontare. Capitolo campionato dell'avversario: l'Olympiakos è terzo in classifica dietro gli odiati rivali del Panathinaikos, veniva da una vittoria strappata all'ultimo minuto contro una squadra in lotta per non retrocedere e una brutta sconfitta contro l'Atromitos. Inoltre il presidente (un ricchissimo armatore) è contestato per aver venduto i due difensori migliori senza sostituirli degnamente. E questi sono andati a vincere contro la Juventus che voleva fare il balzo definitivo.
Ieri sera veniva da dire: "Si Athenas et Spartam, quod aiunt, ne clamor ridentem", se Atene piange, Sparta non ride: invece sembra proprio che da questa nefasta giornata di Champions, sia proprio la Roma ad uscirne, al contrario di quanto dica il risultato, a testa alta e quindi a sorridere. E pare che anche un pubblico finalmente maturo come quello romanista, lo abbia capito ed apprezzato.
Mentre l'eterna rivale bianconera, sembra uscirne con le ossa rotte, e quel che è peggio, ma buon per i colori giallorossi, risulta essere la mancanza di una figura capace di farla ripartire, come lo era Conte la stagione scorsa.
E' tempo di stare Allegri....
Forza Lupi!