Citazione di: Tarallo il 08 Lug 2010, 11:33
Geslio, il calcio va a cicli.
L'uruguay e' scomparso per qurant'anni, la Danimarca non se sa piu' ndo sta.
La Spagna ha casualmente prodotto in questi anni il centrocampo piu' fenomenale che io ricordi dai tempi di Giresse e Tigana.
Fabregas in panca.
Aspetta che lo riscrivo.
Fabregas in panca.
Quando e' servito un cambio, la Spagna ha messo Torres, la Germania Gomez. 
Questa e' la base di analisi della partita.
Quando hai fenomeni cosi', puoi giocare come hai perfettmante descritto.
Altrimenti perdi 6-1 con tutti gol in contropiede. E qui veniamo al busillis: la Spagna ha ucciso il contropiede tedesco, che e' stato geniale fino a ieri, con una disciplina tattica incredibile. La Germania, da parte sua, si e' uccisa da sola perche' ha avuto troppo paura dei fuorigioco. Nella prima parte della ripresa ci sono state tre o quattro opportunita' per contropiede in cui il portatore di palla (spesso Ozil) ha ritardato il passaggio per paura dell'offside. In quei casa si deve provare, perche' la Germania non sarebbe riuscita a segnare altrimenti.
sì, avere xavi e iniesta contemporaneamente in squadra, come dire... aiuta... questo sicuramente.
prendi però il caso villa. cioè, te rendi conto che questo ragazzo durante il mondiale ha giocato dappertutto, con ogni scenario possibile e immaginabile facendo sempre il mostro? ier era da solo, al centro. molto sacrificato, ha toccato poche palle, ma guarda come s'è mosso, sempre a tagliare in due la difesa, a cerare spazi per inserimenti o tiri da fuori, sul filo del fuorigioco, oppure spalle alla porta a far salire il resto della squadra.
poi vai a vedere le altre partite: da solo, dirottato sulla fascia con torres o seconda punta con llorente, gol fatti a grappoli, un rendimento stupefacente.
cioè, questa duttilità affiancata a un'efficacia sempre oltre la media, dimostra grandissima maturità tattica, che non è innata. per carità, stiamo parlando di giocatori mostruosi, presi singolarmente, non si discute.
ma il lavoro di tattica collettiva che è stato fatto su questo gruppo è sicuramente evoluto, avveniristico. i due tocchi massimo, fino alla tre quarti, sovrapposizioni come se piovessero, cambi di gioco repentini, verticalizzazioni, cross dalle fasce, tiri da fuori ma non velleitari, da ottime posizioni, come quelli di alonso all'inizio del secondo tempo, tutto realizzato in velocità, non c'è stata una volta in cui, che ne so, una sovrapposizione o un taglio, con relativo passaggio a servire il movimento, arrivava troppo prima o troppo in ritardo.
la cosa secondo me strabiliante è che non credo del bosque abbia tutto questo grandissimo merito: come più volte detto, le squadre nazionali difficilmente raggiungono i livelli di organizzazione sofisticati, come invece possono essere le squadre di club.
eppure la spagna ricorda proprio una squadra di club. come è possibile? in parte, buona parte, perché l'ossatura è quella del barcelona, in parte perché piena zeppa di fuoriclasse soprattutto a centro campo, xavi e iniesta su tutti. ma questo non spiega come mai i vari altri innesti, non solo provenienti da squadre diverse, capdevila, villa, alonso e sergio ramos, ma anche da campionati diversi, tipo torres e fabregas, sembrano completamente armonici a questo impianto di gioco.
il segreto è a monte: c'è proprio una maniera di insegnare calcio, in spagna, diversa. che comincia dalle scuole. una maniera che predilige il lato tecnico principalmente.
una volta che il calciatore è formato tecnicamente, non viene oppresso in un sistema tattico ferreo e stressante, che prevede tanta teoria e poco spazio all'improvvisazione o all'intuito.
paradossalmente la grande organizzazione viene da un mondo in cui c'è molta meno tattica di quanto si immagina: c'è grande consapevolezza dei principi di gioco, individuali e collettivi, e nell'ambito del loro rispetto, il giocatore è libero di esprimersi secondo l'intuito e l'esperienza. anzi, invogliato a farlo.
per questo i giocatori spagnoli fracassano squadroni come la germania sembrando tutto fuorché automi o robottini alla zeman: giocano con la testa libera da tanti se e ma studiati in anticipo, e sanno che per risolvere le situazioni hanno tutto il bagaglio tecnico che serve, sanno interpretare le situazioni e sanno quello che sta per fare il compagno perché anche loro ragionano alla stessa maniera. per questo villa sembra saper fare tutto in maniera egregia. non perché qualcuno l'abbia indottrinato per ore e ore con lavagnette o dvd. ma perché sa interpretare il suo ruolo grazie alla tecnica, alla consapevolezza dei principi di gioco e al fatto che è stato stimolato a rispondere alle situazioni principalmente secondo il suo istinto.
tempo fa pubblicai una ricerca della FIGC relativa ai processi di formazione del calcio in europa e parlando della spagna, alcuni addetti ai lavori, tra cui ranieri, si esprimevano in maniera quasi profetica (
http://209.200.237.77/forum/index.php/topic,1643.msg11334.html#msg11334)...