http://mixageblog.com/2014/12/11/le-cinque-ragioni-per-cui-la-roma-non-vincera-mai-una-finale/Le cinque ragioni per cui la Roma non vincerà mai una finale
11 dicembre 201411 dicembre 2014 | maurobazzucchi
Se vogliamo perder tempo a parlare di tattica e di moduli, lo possiamo anche fare. Il Manchester city si è dimostrato, a parte i primi 20 minuti, una squadra più matura, solida e concreta della Roma. D'altra parte, non si diventa casualmente campioni d'Inghilterra. Ma era una partita da dentro o fuori, e in quanto tale, non lasciava scampo alla Roma, e non le avrebbe lasciato scampo anche se dall'altra parte ci fosse stata l'Afragolese. Perché, in una partita da dentro o fuori, la Roma entra in campo già sconfitta. Già, ma perché? Ecco le cinque ragioni storico-antropologiche per le quali è impossibile che la Roma vinca una finale:

1) Il pubblico: i tifosi della Roma sono gli unici tifosi al mondo che riescono a mettere pressione sulla squadra, pur essendo indulgenti. Quando arriva un match da dentro o fuori, portano la tensione della vigilia a livelli millenaristici, salvo poi esultare e applaudire la squadra in ogni caso, a prescindere dalla prestazione. Che senso ha? Se metti pressione sulla squadra, perché poi la festeggi e sventoli le bandiere quando sbaglia? Se 'comunque vada sarà un successo', a che cazzo serve esasperare la vigilia? I calciatori sono furbi. Se vedono che i tifosi tendono a trovare motivazioni esterne alla sconfitta, se ne approfitteranno in campo, e a Roma lo fanno più che altrove. Altrove, tifoserie più esigenti inchiodano la squadra alle proprie responsabilità. Forse festeggiare le vittorie prima di averle conseguite nuoce alla causa. Forse festeggiare le sconfitte come se fossero vittorie nuoce ancora di più.

2)Le radio: Ho provato a raccontare a miei amici stranieri che a Roma esiste più di un'emittente radiofonica che parla di Roma tutto il giorno, tutti i giorni. E che c'è gente che di mestiere fa l'autore o il conduttore di trasmissioni radiofoniche che parlano di Roma tutto il giorno, tutti i giorni. Hanno strabuzzato gli occhi, chiedendomi 'e di cosa parlano?'. Gli ho spiegato che queste radio e questi signori, per poter lucrare, hanno bisogno che la squadra sia funestata continuamente da 'casi', conflitti, retroscena (veri o falsi che siano) per poter destare l'interesse degli ascoltatori. In pratica, più l'ambiente è instabile, più a loro va bene. In pratica, questi signori fanno il male della squadra i cui tifosi seguono le loro trasmissioni. I miei amici stranieri mi hanno detto che tutto ciò è folle. Eppure, a Roma, è vero.

3)Gli ascoltatori delle radio: la morbosità è un tratto fondamentale del tifoso romanista. Il tifoso romanista denota interesse per questioni assolutamente eccentriche a quelle che dovrebbero interessare un tifoso. Altrimenti non si spiegherebbe la sopravvivenza di trasmissioni radiofoniche quotidiane. Basterebbe solo il bollettino degli allenamenti e dell'infermeria di Trigoria durante la stagione, e il calciomercato d'estate

4)De rossi: nell'indulgenza generale, Daniele De Rossi continua da anni a minare dall'interno la serenità della squadra, a causa dei suoi limiti caratteriali e alla sua [...] condotta di vita privata. Ha tenuto in scacco uno spogliatoio prima a causa dei suoi problemi coniugali, dovuti a nozze incaute con una rampolla della criminalità romana. Poi ha guidato l'ammutinamento contro due allenatori, dopodiché ha paralizzato la squadra con uno sfiancante tira e molla sul rinnovo del contratto. E infine, quando tutto sembrava a posto, è tornata alla ribalta la sua straordinaria capacità di circondarsi di banditi. Un calciatore serio, un professionista, la sera dovrebbe guardare Quark in tv, o vedersi un filmetto. Altro che chiedere alla banda della magliana di guardargli le spalle nei locali alle tre di notte. Non riesco ad associare gente come Losi o Di Bartolomei a queste situazioni. E le prestazioni ne hanno risentito eccome

5)L'incantesimo di Turone: da più di 30 anni, uno spettro brizzolato si agita esultando verso il guardalinee, in occasione di tutte le partite decisive. Il pubblico lo evoca, poi lo riconosce e, terrorizzato, lo fissa, perdendo di vista quello che succede sul campo. Alla fine, lo vedono anche i giocatori della Roma, che perdono la testa e perpetuano il cupio dissolvi, con proteste plateali, espulsioni folli, gomitate e via dicendo. Il giorno che arriverà alla Roma un esorcista degno di questo nome, sarà sempre troppo tardi.

Se, in una partita decisiva, non si paleserà nemmeno uno di questi fattori, allora la Roma potrà giocarsela, non partendo battuta come finora ha sempre fatto.