Ci sono tanti punti di contatto e tante coincidenze tra gli affari di famiglia di Francesco Totti e quelli di Luca Odevaine, ex capo di gabinetto di Walter Veltroni, in carcere dal 4 giugno scorso, dopo la seconda ondata di arresti per la seconda operazione di Mafia Capitale.
Scrive Marco Lillo sul Fatto quotidiano che il primo punto di contatto sta nella società Reluca Srl. Il 90% delle quote era di proprietà di Odevaine, il 10% del fratello del Pupone, Riccardo. La società aveva acquistato, tra il dicembre 2010 e il luglio 2011 tre negozi in zona Ostiense-Garbatella e uno vicino al Colosseo, per un valore complessivo di un milione di euro. La proprietà era schermata dalla fiduciaria Monte Paschi Fiduciaria con amministratore unico Stefano Bravo, commercialista di Odevaine. Bravo ha ricoperto l'incarico fino al 30 marzo scorso, quando ha saputo di essere indagato. Così ha passato la mano alla 31enne Ginestra Odevaien, figlia di Luca.
Con l'uscita del libro I re di Roma di Lirio Abate e Marco Lillo, si viene a sapere che Odevaine aveva presieduto la commissione comunale che aveva selezionato un palazzo di proprietà di Francesco Totti destinato a famiglie bisognose.
Un ottimo affare per la società Ten, all'83% del Pupone e per il restante 17% di sua madre e suo fratello. Il palazzo era stato acquistato a uso ufficio nel novembre 2007 a Tor tre teste, periferia romana. Poco dopo il Comune lo affitta per un costo a carico del Campidoglio di 850 mila euro, poi passati a 908 mila euro all'anno solo per la manutenzione.
Alla società Ten il Comune ha pagato 2.100 euro al mese per ognuno dei 35 appartamenti. In sei anni fanno 5 milioni di euro, con un contratto scaduto a dicembre 2014, prorogato a giugno 2015 e che probabilmente, sostiene il Fatto, sarà di nuovo rinnovato. Parlando del Pupone, infatti, Marino è stato chiarissimo: "Totti è Totti e a Roma non si tocca", molto più di un re, sembra immune come il Papa.
È acclarato quindi che Luca Odevaine e Riccardo Totti abbiano fatto affari immobiliari insieme.
Nel biennio 2012-2013 la loro società, la Reluca, ha dichiarato appena 8 mila euro. L'anno prima, nel 2011, era anche in perdita di 4 mila euro. All'amministratore Bravo era stato concesso un pagamento di soli 11.700 euro. Eppure in quell'anno la Reluca ha acquistato un negozio da una signora anziana a due passi dal Colosseo. Nello stesso tempo accendeva un mutuo con Mps garantito da un'ipoteca di 400 mila euro, di cui 200 mila per il capitale e 200 mila per gli interessi. Ancora un anno prima, nel 2010, la Reluca aveva comprato tre negozi in zona Ostiense-Garbatella. Proprietà passate di mano da una serie di amministratori, tra i quali Daniele Pulcini, costruttore indagato per i suoi rapporti con il parlamentare Pd Marco Di Stefano. Lo stesso Pulcini è finito ai domiciliari con gli arresti per Mafia capitale del 4 giugno scorso.