Citazione di: m.m. il 04 Ago 2013, 00:24
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... rimane aggrappato con le unghie e i denti al sipario che sulla sua vita d'atleta inesorabilmente si è chiuso da un pezzo.
Mi ricorda un vecchio pregiudicato per frode fiscale, ma non il caso di soffermarsi su tale analogia.
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E invece no, M.M. soffermiamoci.
Perchè le analogie, anche se non sembrerebbe, sono molte più di qualcuna.
I soldi?
No, né per l'uno né per l'altro. O meglio... no, un cavolo! i soldi sì per tutti e due ma non in dosi "di motivazione" così eccessive.
Sono abituati, del resto ai soldi. Io non so se ci si abitua ad averne tanti, forse sì, o forse come dicono se ne bramano sempre di più, senza tregua, senza fine.
Non saprei.
Ma la motivazione esclusiva "soldi" non lo so, non mi convince.
Per me c'è dietro un discorso più ampio.
Non so nulla di psicologia, ma mi viene da pensare che non possano esere i soldi la motivazione-principe. No, devi essere fatto in un certo modo. Devi "sentire" quella condizione che in una sola parola, con un po' di faciloneria, potrei chiamare POTERE.
Il Potere che ancora inebria l'uomo più ricco d'Italia (e di buona parte d'Europa), lo fa sognare, lo fa sragionare, gli fa immaginare legioni di vergini al suo seguito, folle oceaniche osannanti, immunità, eccellenza, in un delirio di sogno senza freni. Anche lui di corifei, di lecchini e di bugiardi non ha che da scegliere, ne ha a frotte, a mucchi che ancora, dopo vent'anni e più, sgomitano fra loro per mettersi in mostra.
Il Potere, solo e soltanto il Potere.
Furono i soldi a far tornare Schumacher, dopo due anni e dopo sette Titoli Mondiali?
Furono i soldi a "costringerlo" a quelle figure barbine nei confronti del giovane e vigoroso compagno di squadra Rosberg, a fare quelle manovre disperate e carognone di volta in volta con gli ultimi del gruppo, Vitali Petrov, Buemi, Vergne, ricordate che indecenza vedere uno che non si rassegnava all'ultima sua grande scena, e ancora si aggrappava a quel palcoscenico?
Dove il popolo bue già gli aveva tirato il gatto morto, peraltro.
No, non furono i soldi, neanche per lui. O meglio, non solo.
E così, per l'immarscescibile Capatano. No, non solo i soldi.
C'è altro. C'è anche di peggio.
C'è la disperata consapevolezza che quella vita è l'unica che conosce, che lui in quella sua vita parallela non perde mai, perchè è sempre colpa di qualcuno, non è mai colpa sua, lui la vittoria la merita sempre e se financo pareggia, tanto gli fanno i titoloni come se avesse vinto.
C'è dietro, forse, un vuoto che non si riempie solo coi milioni senza fine dei Sensi, raccolti negli anni, e coi soldi un po' più "difficili" della proprietà sgamuffa di oggi.
Tanto lui sarà sempre il loro adorato numme-tocca'-er-Capatano.
Condivido: Lunga vita a Frangiesco, il più grande perdente che la storia del calcio ricordi.
Con lui le vittorie hanno avuto, parere personalissimo, un gusto sublime. Perché a me, lui in campo, metteva rispetto. Non timore, non paura, ma lui non era uno qualsiasi. E pure a pezzi, pure solo a cercare i falli, pure così ridicolo con quei calzoni da bagonchi... la palletta sotto la traversa il 26 Maggio lui l'ha comunque piazzata. E non fosse stato per il polso di Federico Marchetti, eravamo qui a parlare di un'altra storia.
Però, Triste Solitario y Final, no. Te prego, cambia il titolo del thread.