Triste, solitario y final

Aperto da m.m., 04 Ago 2013, 00:24

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m.m.

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Apro questo topic un po' perchè in vacanza mi rompo il cazzo, un po' perchè - essendo un assiduo osservatore di quello straordinario spaccato antropologico che sono le aradio romolette, che grazie allo streaming arrivano fin qui- comincio a sentire con sospetta insistenza qualche telefonata assennata e, dunque, dissonante rispetto alla mandria di coriferi, il cui autore romoletto pone criticamente (scusate l'ossimoro) il problema della opportunità del rinnovo del contratto del pupone fino a 40 anni a qualche milione l'anno.

E ho iniziato a preoccuparmi. Seriamente stavolta.

Mi preoccupo perchè questo straordinario recordman de noantri, dall'inarrivabile palmares personale nei derby cittadini, che da anni sembra arrivato al limitar del crepuscolo e che, come l'araba fenice, risorge sempre dalle sue ceneri, anche se ogni volta resuscita un po' più curvo, più lento, più finto nel simulare e (so che sembra impossibile) più piagnone, ormai da qualche anno è, agli occhi di tutti, diventato la parodia di se stesso, del discreto (e nulla più) calciatore che fu, pompato a manetta dai media romani, bisognosi di vendere copie e spazi pubblicitari destinati al grasso popolo bovino, come l'attinia che esalta le qualità del paguro su cui è seduta.

Un mio saggio amico diceva che il segreto della felicità è capire, il prima possibile, che la vita è una sequenza di atti, come una piece teatrale, e che il grande attore, che sa calcare il palcoscenico della commedia umana, capisce in anticipo il momento in cui il sipario si sta chiudendo e, con una piroetta, anticipando l'applauso e lasciando l'acquolina nello spettatore, infila l'uscita e si prepara a vestire i costumi della prossima scena - talvolta una commedia o una farsa, ma spesso solamente più drammatica della precedente -che la vita gli ha riservato.

Aggiungeva il mio amico che solo gli stolti rimangono fino al calar del sipario, al fine rendendosi ridicoli, perchè increduli del successo ottenuto in quel rapido e folgorante intermezzo che è la giovane età e spaventati dall'inizio di un nuovo lungo atto, perchè consapevoli della propria inettitudine ad affrontare, improvvisando senza canovaccio, ció che il destino ha in serbo per loro.

Così il vecchio pupone, quando lo vedo affannarsi sul campo simulando la freschezza dei più testosteronici colleghi, per poi immancabilmente lasciarsi cadere a terra come una matrona appena gli sfilano la palla, mi ricorda quei sessantini radi e tinti in discoteca, con la pancia gonfia stipata a fatica nei jeans e la dentiera scintillante, incapaci di accettare l'uscita da quella scena e con essa l'inizio di una nuova era, diversa e sconosciuta.

Normalmente, nella vita di tutti noi, è sufficiente il ghigno beffardo dei concorrenti più giovani e gli irriverenti sberleffi delle loro coetanee a far comprendere anche al più ottuso viveur d'antan che è arrivata l'ora di andare a casa. E di restarci per dedicarsi ad attività più commendevoli. In fondo, arriva per tutti la desolante ora del buen retiro dalle scene rutilanti della vita.

Nel caso del pupone, tuttavia, nonostante le risatine che si alzano ogni maledetta domenica dagli spalti e le gomitate che gli spettatori si scambiano le mille volte in cui, appena viene pressato, perde la palla, cade e l'avversario parte in veloce contropiede, mentre lui reclama il solito fallo inesistente sui cui ha costruito la sua mediocre carriera, nonostante ormai abbia irrimediabilmente perduto il favor arbitrorum, nonostante abbia spillato, nel corso di venti anni, oltre cento milioni di euro di ingaggi alla ex romulea, trasformata ormai in tottese da (inde)fessi agiografi a cottimo, nonostante si sia strafogato alla cornucopia della pubblicità, abbia realizzato il sogno di possedere un superattico al Torrino e abbia comprato il visone selvaggio a mamma fiorella, egli non desiste, non è sazio, e, anzichè godersi quella paccata di miliardi con moglie e figli ai caraibi, rimane aggrappato con le unghie e i denti al sipario che sulla sua vita d'atleta inesorabilmente si è chiuso da un pezzo.
Mi ricorda un vecchio pregiudicato per frode fiscale, ma non il caso di soffermarsi su tale analogia.

L'osservatore neutro si chiede: perchè?

Perchè se fosse davvero per migliorare il celeberrimo record dei colpi di tacco verso la mano tesa della madonna dorata di monte Mario, e se davvero tenesse alla maglia piscioruggine, con tutti i soldi che ha in banca, firmerebbe il rinnovo in bianco, pur di continuare a vestirla e inseguire così nei sogni notturni l'irraggiungibile chimera del laziale Silvio Piola.
E invece, pur con un grottesco quinquennale da dirigente in tasca, appena gli avvicinano un microfono recita (a monosillabi, s'intende) la parte della fidanzatina tradita, fa l'offeso in pubblico e tiene il musetto, si finge - lui sì - romoletto vero e così stringe all'angolo e con una mano tiene per le palle la proprietà yankee, sobillando il gregge dei minus habentes; insomma, fa capire chi comanda nella tottese e intanto lascia trapelare, attraverso la nutrita corte di miracolati che lo circonda e che foraggia, che, nonostante sia ancora il migliore, accetterebbe un biennale da calciatore senza manco chiedere un adeguamento dell'attuale ingaggio.

Ma perchè ridursi così?

Ma per denaro, ovviamente, il saporito sterco del diavolo: il movente principe delle azioni scellerate del genere umano, seguito a ruota dalla figa, una esclusiva peró del genere maschile.
Come il più miserabile degli attori in declino, usa la fama che ha accumulato all'apice della carriera per succhiare, ancora a distanza di dieci anni, l'ultimo faraonico ingaggio dalla zinna alla quale si è pasciuto per 20 anni, vincendo poco e perdendo moltissimo, tra cui (il 26 maggio) la faccia.

Una zinna sempre gonfia come le tasche del magnifico bobolo, che svuota da vent'anni vendendo ai poveretti il sogno patinato della sua immagine di tronista (il boro analfabeta che ce l'ha fatta, che ha sfondato lo sciobissiness) con cui riempire gli interstizi di una moltitudine di vite di merda.

Stavolta peró temo davvero che sia arrivato al capolinea, che il rinnovo fino agli anta non arrivi e che (anche lui!) finirà mesto i suoi giorni a palleggiare con Rivelinho in un circo a Doha.

È per questo che voglio con un lungo topic epitaffio celebrare la sua imperitura carriera, in attesa del prossimo biennale e poi magari ancora uno a gettone (purchè d'oro, come nei quiz di Mike), perchè no.
E voglio sfatare l'innominabile tabù: svincolato in scadenza di contratto.
Sarebbe la fine del pupone. Per sempre.

Mi mancherebbe. In fondo, con lui sono cresciuto, ho esultato come e quanto prima non avevo mai fatto.

Sarà una coincidenza ma, da quando sul palco c'è lui, alla Lazio è andata di lusso come mai nei 95 anni precedenti.

Che dio ce lo preservi ancora a lungo.

Dunque, lunga vita calcistica a frangiesco titty, il miglior avversario della nostra storia ultracentenaria.

Il migliore forse no, ma di sicuro il più perdente che io ricordi.



carib

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Honore alla tua penna.
Ma quel titolo per un pezzo sul capitone è una fitta al cuore.

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Qui si impone l'applauso di Orson. Letto tutto d'un fiato. Sublime.


Rivolazionario

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A marce', m'hai commosso!! Lunga vita a Frangiesco, il più grande perdente che la storia del calcio ricordi

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robylele

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m.m., su alcuni passaggi hai sicuramente esagerato (volutamente?) però scrivi come pochi..   :clap:

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jp1900

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Citazione di: volerevolare il 04 Ago 2013, 06:40
A marce', m'hai commosso!! Lunga vita a Frangiesco, il più grande perdente che la storia del calcio ricordi

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offside

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Citazione di: m.m. il 04 Ago 2013, 00:24
Apro questo topic un po' perchè in vacanza mi rompo il cazzo,
...

figuriamoci cosa puoi fare quando non ti annoi ;)

complimenti.


Cliath

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il sogno patinato della sua immagine di tronista (il boro analfabeta che ce l'ha fatta, che ha sfondato lo sciobissiness) con cui riempire gli interstizi di una moltitudine di vite di merda.


:hail:

ciceruacchio

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Citazione di: robylele il 04 Ago 2013, 08:41
m.m., su alcuni passaggi hai sicuramente esagerato (volutamente?) però scrivi come pochi..   :clap:

non ci credo. mo vabbè l'odio e tutto il resto. però a dipingerlo come un "di gennaro" qualsiasi...lo fa apposta. sicuro.  ;)

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Davy_Jones

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totti ora e' bene o male un calciatore. finito di fare il calciatore, diventa una macchietta. lui e ilary. personaggi da reality stile kardashian o uomini e donne, pero' con aderenze fra i bassi intellettuali alla costanzo (che, guarda caso, e' il vero dominus dei programmi alla uomini e donne).

io pero' non penso che continui a giocare per denaro, ha superato abbondantemente la soglia. per me lui continua a giocare perche' il bobbolo glielo chiede. perche' lo implorano. perche' lo trattano come un dio. il che rende anche impossibile (secondo me) alla societa' pianificarne l'addio. lui ne approfitta, secondo me, ma da questo punto di vista fa bene. io conosco tifosi della rouma che sono prima tifosi di totti e poi della squadra. vagli a di' che deve pensare al bene della societa'. quale societa'? se totti conta piu' di tutto...

eaglemiky

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Citazione di: m.m. il 04 Ago 2013, 00:24
Apro questo topic un po' perchè in vacanza mi rompo il cazzo, un po' perchè - essendo un assiduo osservatore di quello straordinario spaccato antropologico che sono le aradio romolette, che grazie allo streaming arrivano fin qui- comincio a sentire con sospetta insistenza qualche telefonata assennata e, dunque, dissonante rispetto alla mandria di coriferi, il cui autore romoletto pone criticamente (scusate l'ossimoro) il problema della opportunità del rinnovo del contratto del pupone fino a 40 anni a qualche milione l'anno.

E ho iniziato a preoccuparmi. Seriamente stavolta.

Mi preoccupo perchè questo straordinario recordman de noantri, dall'inarrivabile palmares personale nei derby cittadini, che da anni sembra arrivato al limitar del crepuscolo e che, come l'araba fenice, risorge sempre dalle sue ceneri, anche se ogni volta resuscita un po' più curvo, più lento, più finto nel simulare e (so che sembra impossibile) più piagnone, ormai da qualche anno è, agli occhi di tutti, diventato la parodia di se stesso, del discreto (e nulla più) calciatore che fu, pompato a manetta dai media romani, bisognosi di vendere copie e spazi pubblicitari destinati al grasso popolo bovino, come l'attinia che esalta le qualità del paguro su cui è seduta.

Un mio saggio amico diceva che il segreto della felicità è capire, il prima possibile, che la vita è una sequenza di atti, come una piece teatrale, e che il grande attore, che sa calcare il palcoscenico della commedia umana, capisce in anticipo il momento in cui il sipario si sta chiudendo e, con una piroetta, anticipando l'applauso e lasciando l'acquolina nello spettatore, infila l'uscita e si prepara a vestire i costumi della prossima scena - talvolta una commedia o una farsa, ma spesso solamente più drammatica della precedente -che la vita gli ha riservato.

Aggiungeva il mio amico che solo gli stolti rimangono fino al calar del sipario, al fine rendendosi ridicoli, perchè increduli del successo ottenuto in quel rapido e folgorante intermezzo che è la giovane età e spaventati dall'inizio di un nuovo lungo atto, perchè consapevoli della propria inettitudine ad affrontare, improvvisando senza canovaccio, ció che il destino ha in serbo per loro.

Così il vecchio pupone, quando lo vedo affannarsi sul campo simulando la freschezza dei più testosteronici colleghi, per poi immancabilmente lasciarsi cadere a terra come una matrona appena gli sfilano la palla, mi ricorda quei sessantini radi e tinti in discoteca, con la pancia gonfia stipata a fatica nei jeans e la dentiera scintillante, incapaci di accettare l'uscita da quella scena e con essa l'inizio di una nuova era, diversa e sconosciuta.

Normalmente, nella vita di tutti noi, è sufficiente il ghigno beffardo dei concorrenti più giovani e gli irriverenti sberleffi delle loro coetanee a far comprendere anche al più ottuso viveur d'antan che è arrivata l'ora di andare a casa. E di restarci per dedicarsi ad attività più commendevoli. In fondo, arriva per tutti la desolante ora del buen retiro dalle scene rutilanti della vita.

Nel caso del pupone, tuttavia, nonostante le risatine che si alzano ogni maledetta domenica dagli spalti e le gomitate che gli spettatori si scambiano le mille volte in cui, appena viene pressato, perde la palla, cade e l'avversario parte in veloce contropiede, mentre lui reclama il solito fallo inesistente sui cui ha costruito la sua mediocre carriera, nonostante ormai abbia irrimediabilmente perduto il favor arbitrorum, nonostante abbia spillato, nel corso di venti anni, oltre cento milioni di euro di ingaggi alla ex romulea, trasformata ormai in tottese da (inde)fessi agiografi a cottimo, nonostante si sia strafogato alla cornucopia della pubblicità, abbia realizzato il sogno di possedere un superattico al Torrino e abbia comprato il visone selvaggio a mamma fiorella, egli non desiste, non è sazio, e, anzichè godersi quella paccata di miliardi con moglie e figli ai caraibi, rimane aggrappato con le unghie e i denti al sipario che sulla sua vita d'atleta inesorabilmente si è chiuso da un pezzo.
Mi ricorda un vecchio pregiudicato per frode fiscale, ma non il caso di soffermarsi su tale analogia.

L'osservatore neutro si chiede: perchè?

Perchè se fosse davvero per migliorare il celeberrimo record dei colpi di tacco verso la mano tesa della madonna dorata di monte Mario, e se davvero tenesse alla maglia piscioruggine, con tutti i soldi che ha in banca, firmerebbe il rinnovo in bianco, pur di continuare a vestirla e inseguire così nei sogni notturni l'irraggiungibile chimera del laziale Silvio Piola.
E invece, pur con un grottesco quinquennale da dirigente in tasca, appena gli avvicinano un microfono recita (a monosillabi, s'intende) la parte della fidanzatina tradita, fa l'offeso in pubblico e tiene il musetto, si finge - lui sì - romoletto vero e così stringe all'angolo e con una mano tiene per le palle la proprietà yankee, sobillando il gregge dei minus habentes; insomma, fa capire chi comanda nella tottese e intanto lascia trapelare, attraverso la nutrita corte di miracolati che lo circonda e che foraggia, che, nonostante sia ancora il migliore, accetterebbe un biennale da calciatore senza manco chiedere un adeguamento dell'attuale ingaggio.

Ma perchè ridursi così?

Ma per denaro, ovviamente, il saporito sterco del diavolo: il movente principe delle azioni scellerate del genere umano, seguito a ruota dalla figa, una esclusiva peró del genere maschile.
Come il più miserabile degli attori in declino, usa la fama che ha accumulato all'apice della carriera per succhiare, ancora a distanza di dieci anni, l'ultimo faraonico ingaggio dalla zinna alla quale si è pasciuto per 20 anni, vincendo poco e perdendo moltissimo, tra cui (il 26 maggio) la faccia.

Una zinna sempre gonfia come le tasche del magnifico bobolo, che svuota da vent'anni vendendo ai poveretti il sogno patinato della sua immagine di tronista (il boro analfabeta che ce l'ha fatta, che ha sfondato lo sciobissiness) con cui riempire gli interstizi di una moltitudine di vite di merda.

Stavolta peró temo davvero che sia arrivato al capolinea, che il rinnovo fino agli anta non arrivi e che (anche lui!) finirà mesto i suoi giorni a palleggiare con Rivelinho in un circo a Doha.

È per questo che voglio con un lungo topic epitaffio celebrare la sua imperitura carriera, in attesa del prossimo biennale e poi magari ancora uno a gettone (purchè d'oro, come nei quiz di Mike), perchè no.
E voglio sfatare l'innominabile tabù: svincolato in scadenza di contratto.
Sarebbe la fine del pupone. Per sempre.

Mi mancherebbe. In fondo, con lui sono cresciuto, ho esultato come e quanto prima non avevo mai fatto.

Sarà una coincidenza ma, da quando sul palco c'è lui, alla Lazio è andata di lusso come mai nei 95 anni precedenti.

Che dio ce lo preservi ancora a lungo.

Dunque, lunga vita calcistica a frangiesco titty, il miglior avversario della nostra storia ultracentenaria.

Il migliore forse no, ma di sicuro il più perdente che io ricordi.

Per sbaglio stavo per premere "Segnala al moderatore"...in caso gli avrei detto che..........meriti il premio Pulitzer!
:beer:

Nanni

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Citazione di: m.m. il 04 Ago 2013, 00:24


...

... rimane aggrappato con le unghie e i denti al sipario che sulla sua vita d'atleta inesorabilmente si è chiuso da un pezzo.
Mi ricorda un vecchio pregiudicato per frode fiscale, ma non il caso di soffermarsi su tale analogia.


...



E invece no, M.M. soffermiamoci.
Perchè le analogie, anche se non sembrerebbe, sono molte più di qualcuna.
I soldi?
No, né per l'uno né per l'altro. O meglio... no, un cavolo! i soldi sì per tutti e due ma non in dosi "di motivazione" così eccessive.
Sono abituati, del resto ai soldi. Io non so se ci si abitua ad averne tanti, forse sì, o forse come dicono se ne bramano sempre di più, senza tregua, senza fine.
Non saprei.
Ma la motivazione esclusiva "soldi" non lo so, non mi convince.

Per me c'è dietro un discorso più ampio.
Non so nulla di psicologia, ma mi viene da pensare che non possano esere i soldi la motivazione-principe. No, devi essere fatto in un certo modo. Devi "sentire" quella condizione che in una sola parola, con un po' di faciloneria, potrei chiamare POTERE.

Il Potere che ancora inebria l'uomo più ricco d'Italia (e di buona parte d'Europa), lo fa sognare, lo fa sragionare, gli fa immaginare legioni di vergini al suo seguito, folle oceaniche osannanti, immunità, eccellenza, in un delirio di sogno senza freni. Anche lui di corifei, di lecchini e di bugiardi non ha che da scegliere, ne ha a frotte, a mucchi che ancora, dopo vent'anni e più, sgomitano fra loro per mettersi in mostra.
Il Potere, solo e soltanto il Potere.

Furono i soldi a far tornare Schumacher, dopo due anni e dopo sette Titoli Mondiali?
Furono i soldi a "costringerlo" a quelle figure barbine nei confronti del giovane e vigoroso compagno di squadra Rosberg, a fare quelle manovre disperate e carognone di volta in volta con gli ultimi del gruppo, Vitali Petrov, Buemi, Vergne, ricordate che indecenza vedere uno che non si rassegnava all'ultima sua grande scena, e ancora si aggrappava a quel palcoscenico?
Dove il popolo bue già gli aveva tirato il gatto morto, peraltro.

No, non furono i soldi, neanche per lui. O meglio, non solo.

E così, per l'immarscescibile Capatano. No, non solo i soldi.
C'è altro. C'è anche di peggio.
C'è la disperata consapevolezza che quella vita è l'unica che conosce, che lui in quella sua vita parallela non perde mai, perchè è sempre colpa di qualcuno, non è mai colpa sua, lui la vittoria la merita sempre e se financo pareggia, tanto gli fanno i titoloni come se avesse vinto.
C'è dietro, forse, un vuoto che non si riempie solo coi milioni senza fine dei Sensi, raccolti negli anni, e coi soldi un po' più "difficili" della proprietà sgamuffa di oggi.
Tanto lui sarà sempre il loro adorato numme-tocca'-er-Capatano.

Condivido: Lunga vita a Frangiesco, il più grande perdente che la storia del calcio ricordi.
Con lui le vittorie hanno avuto, parere personalissimo, un gusto sublime. Perché a me, lui in campo, metteva rispetto. Non timore, non paura, ma lui non era uno qualsiasi. E pure a pezzi, pure solo a cercare i falli, pure così ridicolo con quei calzoni da bagonchi... la palletta sotto la traversa il 26 Maggio lui l'ha comunque piazzata. E non fosse stato per il polso di Federico Marchetti, eravamo qui a parlare di un'altra storia.

Però, Triste Solitario y Final, no. Te prego, cambia il titolo del thread.




iDresda

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Citazione di: m.m. il 04 Ago 2013, 00:24

...



Citazione di: Nanni il 05 Ago 2013, 15:27

...



Madonna regà, ma chi siete?
Mi piacerebbe tanto saper scrivere come voi...

:clap:

m.m.

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Nanni, trattandosi di un epitaffio virtuale sul sepolcro sportivo del pupone, non voglio andare tropp off trattando delle analogie tra i due, che, imho, sono pochine.
Tanto puparo l'uno, quanto pupazzo l'altro.
Per B. potere e denaro non sono in rapporto di causa-efffetto. Sono proprio la stessa cosa, due facce della stessa moneta.
L'inizio della sua carriera imprenditoriale, più che quella politica, ne è prova.
Ma non voglio annacquare la discussione.
Un fatto è certo: oggi il suo è (era?) potere vero, di determinare a proprio vantaggio il destino di un popolo, conducendolo alla rovina, se necessario per salvare se stesso, piegando le regole fino a spezzarle.

Fuori dal campo, dove ormai palleggia compassato come una foca, il potere del pupone si sostanzia nel pagare il conto del ristorante con una foto autografata.
E le vecchie glorie in pensione il conto lo pagano, magari scontato, ma lo pagano.

Lo scopo del topic, nelle intenzioni dell'autore (che sarei me medesimo, appunto m.m.) è offrire ai molti visitors della sezione Calcio una aggiornata finestra di consultazione sullo stato di avanzamento del rinnovo contrattuale del fu bimbominchia de oro e vuole, nelle dette intenzioni, accompagnarne, celebrandolo, questo crepuscolare scampolo di carriera, anche per vedere come va a finire questo lungo e indissolubile matrimonio d'interesse.

Chiudo col titolo: evoca Chandler, the long goodbye, che mi sembrava appropriato al tramonto sui tetti di Roma.
"Non vi dico addio. Vi dissi addio quando significava qualcosa. Vi dissi addio quando ero triste, in un momento di solitudine e quando sembrava definitivo".
E Soriano, che della citazione fa un romanzo, quando si discute di calcio è sempre fra noi.
Dunque, perchè non ricordarlo?

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Nanni

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Lazionetter
* 6.710
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Ma certo, perchè non ricordarlo.
E poi è un titolo così straordinario (neanche alla casa editrice italiana si azzardarono a tradurlo)
Ma associare, sia pure solo via-titolo, un colosso come Soriano al soggetto infimo del topic, mi pareva inappropriato. Tutto qua.
:))

radar

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Mi stavo perdendo questo fantastico topic!!!!  :o :o :o

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