Semrpe da
Gazzetta.it, oggi perle su perle. In fondo la vita di tutti noi è scandita dalle prodezze del pupone, o no? Mi ricorda un certo giornale ormai defunto...
"Francesco Totti bandito dall'arcangelo Spalletti dal paradiso di Trigoria di cui era dio. Certo, esagera un filo chi paragona l'evento all'ipotesi di un Papa cacciato dal Vaticano, ma il popolo romanista che ha vissuto per oltre 20 anni l'unicità di un rapporto d'amore senza paragoni vive ore traumatiche. Un altro Sacco di Roma. Il Capitano che lascia Trigoria vale i Lanzichenecchi che entrano nell'Urbe. Per tanti innamorati,
rinunciare a Totti vorrebbe dire spegnere di colpo la colonna sonora della propria vita, datata con le prodezze del Pupone: il primo figlio all'epoca del cucchiaio di San Siro, l'auto nuova quando segnò al Bernabeu, l'aumento quando mostrò le 4 dita a Tudor... Vorrebbe dire invecchiare di colpo, perché finché Francesco è in campo è tutto come 20 anni fa.
Al culmine della gloria, campione del mondo nel 2006, Totti si mise un cappello giallorosso in testa e ribadì che una vittoria con la Roma lo avrebbe emozionato di più. Un'inattaccabile priorità di valori consacrata da una monogamia calcistica che ha sempre anteposto il bene della Roma agli interessi personali di carriera, Pallone d'Oro compreso. In cambio di tanta fede, Roma ha fatto di Totti un re, di più, un imperatore divinizzato, superiore alla legge degli uomini, infallibile e indiscutibile. Il paragone con Maldini e Del Piero qui non regge più. Un dio non si contesta né si rottama in un Cda. Pallotta non avrebbe mai potuto permettersi la perentorietà di Agnelli. La decisione di Spalletti di umanizzarlo di colpo, trattandolo al pari degli altri, è stata colta come atto blasfemo".
P.