Il problema è la presa della parola degli ultras, da cui tutto deriva.
La parola è il male del calcio.
E deve uscire dagli stadi; il tifoso non deve esprimere concetti, idee, posizioni.
Chi tifa deve soffrire, viaggiare, divertirsi, stare male e, quando capita, se capita, godere come una scimmia.
Nel tifo c'è poco da parlare e tutto da vivere.
Ma soprattutto deve restare abbracciato gelosamente al sè bambino, se manca questo manca tutto. Il tifosone serio, tuttologo, artefice e martire della società della comunicazione, che si studia i bilanci delle correlate e rimpiange lo sponsor è un infelice che fa tristezza.
E poi gli striscioni...ma quante altre Polverini, albe dorate, gruppi palozzi, auschwitz, foibe, madri oltraggiate e insulti a Vincenzo dobbiamo vedere prima di capire dove siamo finiti col tifo organizzato e i suoi striscioni.
Tutto ciò che con la squadra non c'entra stia fuori, pure le raccolte di soldi per le cause umanitarie e i saluti alla nuova nata.