ho appena finito di leggere il libro di gigi proietti (scaricato post acquisto natalizio del cartaceo per mio fratello)
del libro, casomai, ne parliamo su "libri" (non è male: ci sono dei picchi e ci sono anche molte valli)
qui vorrei soffermarmi su una cosa, raccontata da proietti, che m'ha riportato alla mia infanzia, malgrado la
grandissima differenza d'età 
con l'attore
un aspetto che tantissimi, qui dentro, non conoscono dell'essere stati romani fra gli anni 50 e gli anni 70, che negli 80 iniziò a svanire per morire definitivamente negli anni 90
quello dei
fagottari, ovvero tutta quella gente che d'estate, in una roma semivuota (anzi, vuota proprio) cercava refrigerio e svago andando ai castelli e cercando le
fraschette, portandosi da mangiare da casa
le
fraschette erano, in genere, delle cantine o dei locali con annessa parte all'aperto, in genere pergolata appunto con le
frasche, di proprietà di un produttore di vino (bianco, ovvio) dei castelli, messe a disposizione per chi volesse accontentarsi di un tavolone coperto di carta e due panche, vino sfuso a quarti, mezzi o litro, vino e gazzosa (la
palletta, ma ai tempi miei già non c'era più questo sistema ingegnoso di attappare le bottiglie in quel modo)
fuori, ricorda proietti, c'erano cartelli come
accettanzi cibbi propi ed altre variazioni (s)grammaticali sul tema
9 volte su 10, beccavi anche lo stornellatore che,
chitarramunito, te se piazzava lì e attaccava
ciumachella de trestevere o
quanto sei bella roma (la città)
in genere si partiva verso le sei di pomeriggio, col fresco, s'imbottivano le macchine di bi
Nbi e nonne, si mettevano nel portabagagli le teglie (tielle) o gli involti con i piatti preparati a casa e ci si fermava lungo la strada (all'andata) per comprare solo il pane
rigorosamente genzano e la porchetta, toh, il prosciutto al limite, e per l'acqua (al ritorno) a squarciarelli, dove stanno le fontane (e l'acqua si prendeva con le taniche)
i bi
Nbi scorrazzavano liberi, le mamme avevano un po' di svago, le nonne erano contente del fresco e gli uomini potevano parlare fra loro di calcio e politica, rallegrati dal vinello fresco, magari allungato da 'na gazzosa neri o appia
se ci avevi il cane lo legavi al tavolaccio e qualcosa rimediava, oltre ai tormenti dei regazzini
si instaurava, poi, una specie di scambio di vivande inter-tavolacci
"
signo', assaggi 'ste polpette...c'ho messo la nocemoscata"
"
prenda prenda...senta che zucchero 'sti peperoni"
"
che je lo posso ruba' 'n pommidoro ar riso?"
"
bono 'sto preciutto...'ndo lo pija, signo'?"
ce n'erano in ogni paese dei castelli ed ogni famiglia aveva le sue preferite
noi andavamo a
rocca di papa (il paese di mia nonna materna) e ce n'era una proprio sulla strada che passava sotto la stazione della funicolare per montecavo
oppure a
marino, sul curvone sotto al castello (ma questa c'aveva solo il posto dentro, bello fresco, nelle cantine)
a
grottaferrata ce n'erano 3 o 4 di quelle fidate
altrimenti sotto rocca di papa, sulla strada per
velletri, immerso nella foresta di castagneti, ce n'era uno che aveva addirittura le porte per fare due tiri
adesso, le fraschette sono una cosa ridicola
ce ne sono (dove si mangia anche bene) ad ariccia, sotto al ponte, anche gestite da Laziali, a genzano, a frascati, a marino, ma si è completamente perso quello spirito dei
cibbi propi: adesso, ti metti seduto dopo aver fatto un giro al bancone ed aver pagato uno sfrego per carciofini e coppiette
sono delle trattorie, senza servizio e con pochissimi piatti caldi
ce n'è una, alla quale sono molto affezionato, che ho riscoperto da qualche anno, a frascati
ed è esattamente come sarebbe stata nel 1974 e come me la ricordo: tavoli de legno, carta per tovaglie, vino, acqua, gazzosa (la cocacola te la vai a beve al mac)
tu porti quello che vuoi, pane compreso, e ti godi la vista su roma, il fresco e l'immancabile vecchietto co' la chitarra
bene
mettiamo il caso che dovessimo aprire una fraschetta lazionettica con scritto fuori
accettanzi cibbi propi e
vietato l'ingresso ai fusi nel 1927, quale piatto portereste? che pietanza cucinereste? cosa ci fareste assaggiare? diteci come lo fareste
aho', solo cibbi che se possono portà a 'na fraschetta, eh
mica
consomme' de tinca al tartufo de fossombrone o
sformatino di riso selvatico allo zenzero candito, tofu e mirtillifamo che magnamo cose serie, romane, toh, anche laziali, campane, pugliesi o umbromarchiciane, ma gestibili, nel senso che se dovrebbero fa' 20 km nel portabagagli, nella tiella o nella stagnola (notiziona: i tupperware non esistevano) e facilmente spartibili fra i commensali
io vado sul classico (uno dei miei piatti preferiti):
i pommidori ar risocome li fo?
facile (ne faccio 10, va, ma li preparo il giorno prima):
- prendo i pommidori da riso, quelli belli tondi, un po' piatti sopra, grandi come una palla da tennis, al max da baseball, col pizzutello verde che pare che l'hai tolti dalla pianta adesso adesso
- taglio il coperchio, lo metto da parte (se siete abbastanza Furio come me, assegnate ad ogni pommidoro il suo coperchio)
- li svuoto in una cuccuma, utilizzando un cucchiaio, eliminando la parte centrale più legnosa
- quando li ho svuotati tutti li salo all'interno e li metto sottosopra a sgocciolare
- sminuzzo bene la parte più solida dell'interno (qualcheduno li passa al setaccio...mah, mi' nonna faceva tutto a mano) e la condisco con olio, sale, pepe, prezzemolo e basilico sminuzzati finifinifini, un goccetto di aceto - se deve senti', ma non sopravanzare - e ce metto due begli spicchi d'aglio, senza camicia...quarcheduno ce mette anche un cucchiaio di parmigiano o pecorino...mah, per me non c'entra un cazzo
- dopodichè, il riso (io uso l'originario o, al max, il roma): a secondo della grandezza del pomodoro considerate da 3 a 5 cucchiai a pommidoro, e li unite al succo condito dei suddetti e mescolate bene
- adesso viene il bello: dovete lasciare il pappone in ammollo per una notte...no un'ora, du' ore, maddeche': tutta la notte (se fa molto caldo, tenetelo in frigo)...c'è qualcuno che il riso lo lessa, prima di condirlo: AAAAAGH sacrilegio!!! il riso si deve imbibire (eh?! che finezza) del sugo dei pomodori e del loro condimento e lo deve fare da crudo, punto...ah, mescolate, ogni tanto
- dopo la nottata, togliete l'aglio, scolate dal liquido in eccesso (nu lo buttate, eh, ve servirà) e riempite certosinamente i pommodori vuoti che, grazie al sale ed al fatto di essere stati capovolti, hanno perso anch'essi il liquido in eccesso
- disponete i pommodori ripieni di riso in una tiella abbastanza capiente (considerate che ce dovete mette le patate)
- a questo punto, lavate, sbucciate, risciacquate le patate e tagliatele per il lato lungo a spicchi (no a tocchetti, eh: non state a fa' er pollo)...mentre le preparate, mettetele in una cuccuma nella quale avrete raccolto il liquido dei pommidori che avete scolato dal riso
- a questo punto, fatecele stare una mezzoretta
- poi scolate il tutto, conditele (olio sale e pepe) e mettetele nella tiella, inzeppando tutti i buchi che restano fra la medesima ed i pomodori
- ale', quasi fatto: un filo d'olio (nu scrivo EVO, perché, insomma, vabbè, che c'è ancora qualcuno che NON USA l'olioextravergine in italia?) su ogni pomodoro, e via in forno: 35/40 minuti a 180°C, gli ultimi 5 minuti dateje 'na botta de grill
- a me NON piacciono caldi de forno: mejo tiepidi, il max è freddi de frigo 
daje, tocca a voi
portame mezzo litro e 'na gazzosa