Ansia a pacchi (dilemma quasi-lavorativo)

Aperto da FedericaB, 18 Apr 2014, 18:52

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FedericaB

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Visto che siete specializzati in dilemmi e casi umani di qualsiasi genere vi sottopongo la mia situazione, per avere un parere oggettivo da voi saggissimi lazionetter.

Curriculum vitae della sottoscritta FedericaB:
-5 anni fa mi laureo in una cosa che ho odiato con tutte le mie forze per l'intera durata dei 5 anni del corso di laurea
- in seguito alla laurea (per la precisione data 1 aprile 2009, uno dei giorni più felici della mia vita) scopro di avere la possibilità di collaborare all'università col professore con cui mi ero laureata, titolare dell'unica materia (molto eccentrica rispetto alle altre) che mi era interessata nei precedenti 5 anni, nonché - cosa per me importante - gran bella persona
- su suggerimento del Prof intraprendo ulteriori studi, molto di nicchia e molto lunghi, dei quali sono quasi arrivata alla fine del primo step. Scopo di questo era collaborare con lui anche sul piano professionale. Appena ho avuto la possibilità di farlo però ho fatto un tale casino fantozziano da indurlo almeno per il momento ad impostare con me la collaborazione solo sul piano accademico. Non so se è possibile tornare indietro da questa situazione.
- nel frattempo inizio e finisco un dottorato, sempre con lui, che per quanto sia stato avventuroso e anche abbastanza scalcagnato, è per me una bellissima esperienza. Ottengo anche dei risultati mi sembra buoni e sembra che lui sotto questo profilo creda in me e sia disposto ad appoggiarmi per il futuro

A data odierna: ho finito il dottorato, la situazione accademica almeno per ora risulta completamente bloccata, perché lui, pur essendo potenzialmente in una posizione di potere, si trova sospeso tra un'università e l'altra in attesa di un fantomatico trasferimento che potrebbe non arrivare mai. Io mi rendo conto che la situazione fantastica che avevo prima (cioè fare finalmente una cosa che mi piaceva, con persone che mi piacevano - anche i colleghi - e che contribuiva a farmi crescere come persona) è finita. Ho molta ansia perché mi sembra di essere l'unica tra i miei amici (tra quelli bravi che si sono fatti il culo da subito e quelli paraculi con studio di papà e condizioni agevolate) che di fatto non lavora e non ha mai esattamente lavorato. Ho sempre avuto molta passione per quello che ho fatto in questi anni ma ora sono in crisi di senso, e anche se in realtà da quando ho finito ad oggi mi sono comunque tenuta impegnata in una serie di cose tipo convegni e pubblicazione di articoli (che sono comunque andati bene) non riesco a gustarmi più niente (cose che prima mi avrebbero fatto fare le capriole per la gioia) per l'ansia e la preoccupazione.
Allo stato attuale le cose sono queste: dovrei cercare di sistemare la tesi per un'eventuale pubblicazione, dovrei finire il corso di studi di cui sopra, che non è sicuro che avrà mai una sua utilità; presumibilmente, se tutto va bene, avrò un mini contratto del valore credo di 1500 euro all'anno con un'università privata per tenere una ventina di lezioni in autunno.
Come la vedete? Cercare un lavoro part time e tenersi l'università? Cercare un lavoro vero e rinunciare all'università (a rischio di rimpiangerlo per tutta la vita)? Tenere duro in attesa di tempi migliori (a rischio che non arriveranno mai)? Scappare in Papuasia?
Economicamente la situazione non è ancora disperata perché vivo coi miei e ho messo da parte i soldi della borsa. La dipendenza dalla mia famiglia però è una cosa che, mi rendo conto, non mi fa affatto bene.

Alexia68

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Scelta difficile, potresti cominciare cercando un lavoro part-time e tenerti la porta aperta all'università. Se poi vedi che le cose vanno per le lunghe, dai un taglio netto  e scegli la tua  strada fuori dall'università.


AquilaLidense

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Non saprei che dirti.
In teoria sei giovane e puoi aspettare, però ho l'impressione che il tuo futuro sia vincolato al futuro di una altra persona e non specificatamente alle tue competenze/capacità.
É la classica situazione in cui si rischia di trovarsi con una mano dietro ed una davanti.

V.

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tenere sempre un piede dentro, perché sul biglietto da visita ci rimane. l'università resta sempre  molto ambita, fa comodo e crea contatti, fa potere, a qualsiasi livello.
questo a prescindere dalla qualità del tuo lavoro ovviamente.
ah, cercare lavoro dà un'ansia che non immagini.

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MadBob79

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Io mi sono trovato nella tua stessa situazione 5 anni fa. Boh, non so che dirti, alla fine il consiglio più utile è quello più banale: non cercare di sapere dagli altri quello che è meglio per te, nella migliore delle ipotesi non ne sanno (sapemo) un catso. Prenditi del tempo per farti un esame di coscienza e vedere che vuoi fare nella vita, quali sono le tue priorità (fatte una famiglia? Realizzarti economicamente e/o professionalmente? Trovare/fare il lavoro che ti piace?). Veramente, boh, piglia e fatti un viaggio da sola, stacca da tutto e tutti, e fatti un'esame accurato di coscienza. Ti schiarirai le idee (per me all'epoca funzionò).

FedericaB

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E che hai scelto alla fine Bob? (in effetti abbiamo esattamente 5 anni di differenza  :) )

Grazie anche delle altre risposte ragazzi.

MadBob79

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Sul discorso dell'università, vista da dentro (pure io PhD, pure io mille promesse) la penso in maniera differente da V, ma non è il caso di stare ad approfondire perché anche in questo caso le situazioni possono avere migliaia di sfumature differenti.

MadBob79

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Citazione di: FedericaB il 18 Apr 2014, 19:14
E che hai scelto alla fine Bob? (in effetti abbiamo esattamente 5 anni di differenza  :) )

Grazie anche delle altre risposte ragazzi.

Ok, provo ad essere coinciso ed esaustivo.

Io amavo l'insegnamento, è sempre stato così. Fin dalle scuole elementari, le maestre mi mettevano dietro ai bambini meno recettivi per aiutarli e io mi divertivo da matti a farli migliorare. Alle superiori era lo stesso. All'università, mi sono iscritto ad ingegneria solo per tenere un piede nel mondo della professione (e, tra tutti gli indirizzi, ho scelto quello che all'epoca, con i pregiudizi che avevo e la scarsa conoscenza della materia, mi sembrava darmi meno difficoltà, pensa che sce.mo). Il professore con cui feci la tesi (un ciarlatano che sapeva vendersi benissimo) mi propose il dottorato con mille promesse, tra le quali un post-doc negli States, a Berkley, nel tempio della meccanica computazionale. Della ricerca nel mio campo me ne fregava relativamente ma la didattica, che nel dipartimento mi appioppavano a rotta di collo, mi piaceva da pazzi. Mi piaceva il contatto con gli studenti, trasmettere conoscenza, spiegare una cosa in 10 modi diversi fino a quando tutti quelli che erano interessati non avevano capito, mi piaceva arrivare esausto a fine lezione, perché avevo dato tutto e di più. Durante il dottorato, il mio tutor vinse una cattedra in Molise. Dovetti fare didattica anche lì, in un contesto veramente disastrato (studenti con formazione di base praticamente nulla, professori che prendevano l'università come un dopolavoro, dottorandi schiavizzati) ma anche lì presi l'împegno della didattica con furore. Autobus, traversate degli Appennini, non me ne fregava una mazza, l'ho fatto finché ho potuto con abnegazione e ripagato dalla stima e dalla riconoscenza di quei ragazzi.

Poi arriva un momento in cui non ce la fai più a tirare avanti materialmente. Io non avevo i genitori. Mio fratello minore studiava ancora. La casa gravava su di me. Ogni mese il conto segnava solo uscite. Dall'altra parte, arriva anche la necessità di entrare in qualche modo nel mondo del lavoro. Discussi il PhD. La commissione si sperticò in lodi, volevano farmi prendere un premio internazionale per la tesi (ovvio che quando me ne sono andato non se ne è più parlato). Ho pubblicato su rivista internazionale (la tesi scritta in inglese era l'unione degli articoli preparati). Pensavo almeno di poter aver diritto di fare un concorso da ricercatore. Il resto te lo risparmio (incluso il responsabile del dottorato che mi "consiglia" di non partecipare ad un concorso già assegnato). Passò la riforma (quella che aboliva i ricercatori a tempo indeterminato) e gli ultimi posti erano destinati a favoriti, figli di, etc...a nulla era valso l'exploit della tesi (fino a quel momento, il responsabile di dottorato non sapeva nemmeno che esistessi e il mio tutor mi trattava come il suo punchball personale quando arrivava in ufficio con qulo girato, gli insulti gratuiti che mi sono preso in 3 anni di PhD e uno di post si sprecano), ovviamente del post-doc a Berkley non se ne è fatto più nulla (il tutor mi disse testuale: "figurati, se avevo soldi da spendere me ne andavo io tre mesi lì invece di mandare un anno te a divertirti...").

Ero arrivato:

1) a pensare di me stesso che fossi l'anello di congiunzione tra la m.erda e le protoscimmie

2) a vergognarmi di dire in giro cosa andassi a fare tutto il giorno (invidiavo tutti, pure quelli che vivevano situazioni di sfruttamento immonde nel precariato)

3) a non vedere un futuro e, cosa più grave, che io non fossi affatto arbitro del mio destino.

Alla fine capii che non potevo continuare così e, di nascosto (tanto ero plagiato da sta gente), feci i primi colloqui. Venni preso all'istante da uno studio di progettazione dove sono rimasto per due anni e mezzo. Ho avuto l'occasione di imparare una professione della quale non sapevo nulla, di SBAGLIARE (la cosa che tu hai riferito, ossia che per un tuo errore tu sia stata allontanata da una mansione, dovrebbe farti riflettere, l'ERRORE è NORMALE), di vivere un anno all'estero (ok, non sono stato nella baia di S. Francisco, ma quello che ho imparato in Ecuador, compresa una lingua nuova, è umanamente mille volte meglio, non entro qui nei dettagli). Alla fine ho cominciato a costruire un CV che mi ha permesso di provare a fare un esperienza lavorativa all'estero. Sono da 3 anni in Svizzera, viaggio nel mondo, entro in contatto con culture diverse, risolvo problemi sempre nuovi (come mi capitava durante il PhD ed effettivamente mi trovo ad applicare molte cose apprese durante quegli anni) ed è vero che a volte il lavoro è duro e non so dove andare a sbattere la capoccia ma oggi mi sento veramente arbitro del mio futuro, le insicurezze sono passate, rispondo ai miei superiori quando mi sento nel giusto (immagina all'università)...

Questa è la mia esperienza, altri sono stati più fortunati all'università, altri avevano altre priorità, per questo ti ho detto che la soluzione al tuo problema non la sa nessuno se non te. Ti ho raccontato la mia esperienza perché me lo hai chiesto ma alla fine devi vedere tu quali sono le tue priorità, cosa cerchi dalla vita, dove vuoi migliorare. Io mi ritengo un miracolato perché alla fine sono riuscito ad intervenire dove avevo individuato un problema nella mia vita e le condizioni al contorno (gli affetti che mi hanno supportato e incoraggiato) hanno reso possibile tutto ciò.

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Splash

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Io non ne ho idea, non ho mai pensato di proseguire gli studi per il PhD (mi mancano 3 esami + la tesi per il MSc), cmq mi pare che il post di MadBob sia abbastanza ragionato e ragionevole.
Pure il post di prima in cui ti dice che devi essere te a decidere per te stessa, anche se sembra una frase fatta (e manco io ho deciso cosa farne della mia vita, non ho ancora deciso cosa mi piacerebbe fare nel mio futuro prossimo ,come lavoro).
In ogni caso buona fortuna e spero che riuscirai a trovare presto la strada migliore per te e magari tra qualche anno mi darai qualche consiglio pure a me.

V.

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Adler Nest

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I prof è sposato ?
Scherzi a parte, tieniti il posto che ti offrono all ' università, vedi se ti piace e nel frattempo guardati intorno, fai Cime Mad.
un'esperienza all'estero vale oro.
un abbraccio e in becco all' aquila.

porgascogne

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Stai stravaccato sul letto col tablet in mano, mentre Fede allatta e ti capita di leggere sto topic, così,  di sguincio, nel quale leggi i dubbi di federicabi (ai quali non sai rispondere) ed un post bellissimo come quello di quel carciofo puffettoso di madbob

grazie

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purple zack

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comunque federica sarebbe utile sapere in cosa ti sei laureata e di che ti occupi, perché non è per tutte le materie assolutamente uguale.

Panzabianca

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Citazione di: FedericaB il 18 Apr 2014, 18:52
Visto che siete specializzati in dilemmi e casi umani di qualsiasi genere vi sottopongo la mia situazione, per avere un parere oggettivo da voi saggissimi lazionetter.

Curriculum vitae della sottoscritta FedericaB:
-5 anni fa mi laureo in una cosa che ho odiato con tutte le mie forze per l'intera durata dei 5 anni del corso di laurea
- in seguito alla laurea (per la precisione data 1 aprile 2009, uno dei giorni più felici della mia vita) scopro di avere la possibilità di collaborare all'università col professore con cui mi ero laureata, titolare dell'unica materia (molto eccentrica rispetto alle altre) che mi era interessata nei precedenti 5 anni, nonché - cosa per me importante - gran bella persona
- su suggerimento del Prof intraprendo ulteriori studi, molto di nicchia e molto lunghi, dei quali sono quasi arrivata alla fine del primo step. Scopo di questo era collaborare con lui anche sul piano professionale. Appena ho avuto la possibilità di farlo però ho fatto un tale casino fantozziano da indurlo almeno per il momento ad impostare con me la collaborazione solo sul piano accademico. Non so se è possibile tornare indietro da questa situazione.
- nel frattempo inizio e finisco un dottorato, sempre con lui, che per quanto sia stato avventuroso e anche abbastanza scalcagnato, è per me una bellissima esperienza. Ottengo anche dei risultati mi sembra buoni e sembra che lui sotto questo profilo creda in me e sia disposto ad appoggiarmi per il futuro

A data odierna: ho finito il dottorato, la situazione accademica almeno per ora risulta completamente bloccata, perché lui, pur essendo potenzialmente in una posizione di potere, si trova sospeso tra un'università e l'altra in attesa di un fantomatico trasferimento che potrebbe non arrivare mai. Io mi rendo conto che la situazione fantastica che avevo prima (cioè fare finalmente una cosa che mi piaceva, con persone che mi piacevano - anche i colleghi - e che contribuiva a farmi crescere come persona) è finita. Ho molta ansia perché mi sembra di essere l'unica tra i miei amici (tra quelli bravi che si sono fatti il culo da subito e quelli paraculi con studio di papà e condizioni agevolate) che di fatto non lavora e non ha mai esattamente lavorato. Ho sempre avuto molta passione per quello che ho fatto in questi anni ma ora sono in crisi di senso, e anche se in realtà da quando ho finito ad oggi mi sono comunque tenuta impegnata in una serie di cose tipo convegni e pubblicazione di articoli (che sono comunque andati bene) non riesco a gustarmi più niente (cose che prima mi avrebbero fatto fare le capriole per la gioia) per l'ansia e la preoccupazione.
Allo stato attuale le cose sono queste: dovrei cercare di sistemare la tesi per un'eventuale pubblicazione, dovrei finire il corso di studi di cui sopra, che non è sicuro che avrà mai una sua utilità; presumibilmente, se tutto va bene, avrò un mini contratto del valore credo di 1500 euro all'anno con un'università privata per tenere una ventina di lezioni in autunno.
Come la vedete? Cercare un lavoro part time e tenersi l'università? Cercare un lavoro vero e rinunciare all'università (a rischio di rimpiangerlo per tutta la vita)? Tenere duro in attesa di tempi migliori (a rischio che non arriveranno mai)? Scappare in Papuasia?
Economicamente la situazione non è ancora disperata perché vivo coi miei e ho messo da parte i soldi della borsa. La dipendenza dalla mia famiglia però è una cosa che, mi rendo conto, non mi fa affatto bene.
Fede, la domanda potrebbe sembrarti sciocca... ma le ripetizioni? C'è gente che ce campa e tu, se tanto mi da tanto, sei pure molto brava...(te leggo sempre con attenzione  :))
Ecco, tieniti l'università e i sogni + le ripetizioni... Nse po' fa?

Panzabianca

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Citazione di: MadBob79 il 18 Apr 2014, 19:49
Ok, provo ad essere coinciso ed esaustivo.

Io amavo l'insegnamento, è sempre stato così. Fin dalle scuole elementari, le maestre mi mettevano dietro ai bambini meno recettivi per aiutarli e io mi divertivo da matti a farli migliorare. Alle superiori era lo stesso. All'università, mi sono iscritto ad ingegneria solo per tenere un piede nel mondo della professione (e, tra tutti gli indirizzi, ho scelto quello che all'epoca, con i pregiudizi che avevo e la scarsa conoscenza della materia, mi sembrava darmi meno difficoltà, pensa che sce.mo). Il professore con cui feci la tesi (un ciarlatano che sapeva vendersi benissimo) mi propose il dottorato con mille promesse, tra le quali un post-doc negli States, a Berkley, nel tempio della meccanica computazionale. Della ricerca nel mio campo me ne fregava relativamente ma la didattica, che nel dipartimento mi appioppavano a rotta di collo, mi piaceva da pazzi. Mi piaceva il contatto con gli studenti, trasmettere conoscenza, spiegare una cosa in 10 modi diversi fino a quando tutti quelli che erano interessati non avevano capito, mi piaceva arrivare esausto a fine lezione, perché avevo dato tutto e di più. Durante il dottorato, il mio tutor vinse una cattedra in Molise. Dovetti fare didattica anche lì, in un contesto veramente disastrato (studenti con formazione di base praticamente nulla, professori che prendevano l'università come un dopolavoro, dottorandi schiavizzati) ma anche lì presi l'împegno della didattica con furore. Autobus, traversate degli Appennini, non me ne fregava una mazza, l'ho fatto finché ho potuto con abnegazione e ripagato dalla stima e dalla riconoscenza di quei ragazzi.

Poi arriva un momento in cui non ce la fai più a tirare avanti materialmente. Io non avevo i genitori. Mio fratello minore studiava ancora. La casa gravava su di me. Ogni mese il conto segnava solo uscite. Dall'altra parte, arriva anche la necessità di entrare in qualche modo nel mondo del lavoro. Discussi il PhD. La commissione si sperticò in lodi, volevano farmi prendere un premio internazionale per la tesi (ovvio che quando me ne sono andato non se ne è più parlato). Ho pubblicato su rivista internazionale (la tesi scritta in inglese era l'unione degli articoli preparati). Pensavo almeno di poter aver diritto di fare un concorso da ricercatore. Il resto te lo risparmio (incluso il responsabile del dottorato che mi "consiglia" di non partecipare ad un concorso già assegnato). Passò la riforma (quella che aboliva i ricercatori a tempo indeterminato) e gli ultimi posti erano destinati a favoriti, figli di, etc...a nulla era valso l'exploit della tesi (fino a quel momento, il responsabile di dottorato non sapeva nemmeno che esistessi e il mio tutor mi trattava come il suo punchball personale quando arrivava in ufficio con qulo girato, gli insulti gratuiti che mi sono preso in 3 anni di PhD e uno di post si sprecano), ovviamente del post-doc a Berkley non se ne è fatto più nulla (il tutor mi disse testuale: "figurati, se avevo soldi da spendere me ne andavo io tre mesi lì invece di mandare un anno te a divertirti...").

Ero arrivato:

1) a pensare di me stesso che fossi l'anello di congiunzione tra la m.erda e le protoscimmie

2) a vergognarmi di dire in giro cosa andassi a fare tutto il giorno (invidiavo tutti, pure quelli che vivevano situazioni di sfruttamento immonde nel precariato)

3) a non vedere un futuro e, cosa più grave, che io non fossi affatto arbitro del mio destino.

Alla fine capii che non potevo continuare così e, di nascosto (tanto ero plagiato da sta gente), feci i primi colloqui. Venni preso all'istante da uno studio di progettazione dove sono rimasto per due anni e mezzo. Ho avuto l'occasione di imparare una professione della quale non sapevo nulla, di SBAGLIARE (la cosa che tu hai riferito, ossia che per un tuo errore tu sia stata allontanata da una mansione, dovrebbe farti riflettere, l'ERRORE è NORMALE), di vivere un anno all'estero (ok, non sono stato nella baia di S. Francisco, ma quello che ho imparato in Ecuador, compresa una lingua nuova, è umanamente mille volte meglio, non entro qui nei dettagli). Alla fine ho cominciato a costruire un CV che mi ha permesso di provare a fare un esperienza lavorativa all'estero. Sono da 3 anni in Svizzera, viaggio nel mondo, entro in contatto con culture diverse, risolvo problemi sempre nuovi (come mi capitava durante il PhD ed effettivamente mi trovo ad applicare molte cose apprese durante quegli anni) ed è vero che a volte il lavoro è duro e non so dove andare a sbattere la capoccia ma oggi mi sento veramente arbitro del mio futuro, le insicurezze sono passate, rispondo ai miei superiori quando mi sento nel giusto (immagina all'università)...

Questa è la mia esperienza, altri sono stati più fortunati all'università, altri avevano altre priorità, per questo ti ho detto che la soluzione al tuo problema non la sa nessuno se non te. Ti ho raccontato la mia esperienza perché me lo hai chiesto ma alla fine devi vedere tu quali sono le tue priorità, cosa cerchi dalla vita, dove vuoi migliorare. Io mi ritengo un miracolato perché alla fine sono riuscito ad intervenire dove avevo individuato un problema nella mia vita e le condizioni al contorno (gli affetti che mi hanno supportato e incoraggiato) hanno reso possibile tutto ciò.
Mad, dì un po', er calcio in culo ar tutor l'hai omesso vero?  :)
Mad, signore tripallato.

Luca Signifer

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Citazione di: Alexia68 il 18 Apr 2014, 19:04
Scelta difficile, potresti cominciare cercando un lavoro part-time e tenerti la porta aperta all'università. Se poi vedi che le cose vanno per le lunghe, dai un taglio netto  e scegli la tua  strada fuori dall'università.

MadBob79

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Citazione di: Panzabianca il 22 Apr 2014, 09:30
Mad, dì un po', er calcio in culo ar tutor l'hai omesso vero?  :)
Mad, signore tripallato.

No, quando me ne so' andato ero ancora bello "schiacciato" (mi ci sono voluti anni per cominciare a togliermi questo atteggiamento di fondo) e me so' tenuto dentro un sacco de cose che avevo da dire. Forse questo è STATO uno dei rimpianti che ho avuto: essermene andato in maniera troppo silenziosa, ma tanto non avrebbe fatto una grande differenza. Oggi, comunque, dovessi ritrovarmi davanti questa gente (soprattutto il mio tutor, il coordinatore di dottorato, ma anche il figlio del professore amico di famiglia del coordinatore che "vinse" praticamente l'ultimo concorso da ricercatore a tempo indeterminato e che ci tenne da matti a farmelo sapere dopo anni che non ci sentivamo), non avrei alcun tipo di reazione, perché appunto il trauma è ormai in fase di guarigione avanzata.

Comunque, non è che volevo invitare Federica ad abbandonare l'università, eh...Spero che questo sia chiaro e che lo sia anche il messaggio di fondo.

Panzabianca

*
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* 11.000
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Citazione di: MadBob79 il 22 Apr 2014, 10:44
No, quando me ne so' andato ero ancora bello "schiacciato" (mi ci sono voluti anni per cominciare a togliermi questo atteggiamento di fondo) e me so' tenuto dentro un sacco de cose che avevo da dire. Forse questo è STATO uno dei rimpianti che ho avuto: essermene andato in maniera troppo silenziosa, ma tanto non avrebbe fatto una grande differenza. Oggi, comunque, dovessi ritrovarmi davanti questa gente (soprattutto il mio tutor, il coordinatore di dottorato, ma anche il figlio del professore amico di famiglia del coordinatore che "vinse" praticamente l'ultimo concorso da ricercatore a tempo indeterminato e che ci tenne da matti a farmelo sapere dopo anni che non ci sentivamo), non avrei alcun tipo di reazione, perché appunto il trauma è ormai in fase di guarigione avanzata.

Comunque, non è che volevo invitare Federica ad abbandonare l'università, eh...Spero che questo sia chiaro e che lo sia anche il messaggio di fondo.
chiarissimo Mad.
Quando te incontro t'abbraccio. (il tuo è un manifesto)  :beer:

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