Buongiorno.
Premesso che questo è il topic dell'off topic cercherò di non discostarmi troppo dall'argomento del topic.
Guardiamo al mercato 2015 come una opportunità di creare, o meglio mantenere, quella emozione che aveva portato un par de mila Laziali a Formello alle 3 del mattino da festeggiare la vittoria della Lazio a Napoli. Va sottolineato come quella notte non fosse né un episodio (semifinale, ancora a Napoli) né in discontinuità con quanto avvenuto appena alcune decine di ore prima. Al momento della partenza da Termini per Napoli, pur col groppo in gola per una sconfitta con le merde, molti si erano recati in piazza dei mille per "accompagnare fino al binario" i ragazzi. C'era emozione, affetto e fiducia.
Oggi tutto questo dove è finito? Non mi va di fare il ragioniere oppure di sostituirmi agli esperti di strategie di business (e credo che, per esperienza professionale, qualcosina la potrei anche dire) o di comunicazione (anche qui qualcosa ... magari la saprei). Tuttavia mi sembra evidente che quel capitale di emozioni se non è svanito rischia di essere sbattuto nel cassetto dei ricordi, la cartolina sbiadita del golfo di Napoli con il pino-che-non-ci-sta-più e anche questa è andata. Magari uno dei nostri figli, Michele, Tommaso, Marta o chissà chi, tra venti anni ci aprirà un topic su
lazio.net dal titolo "Napoli Lazio 2-4, vent'anni dopo, grazie ragazzi, papà era tanto contento". Ma perché? Perché devono ammosciare l'entusiasmo della massa dei tifosi che, diversamente, riuscirebbero a tenere attaccata alla squadra più e meglio di una cozza allo scoglio? Tutti noi sappiamo che alla prima magata di FA o al primo gol di Candreva, alla prima zuccata di Miro o di Djo, salteremo in piedi e, nei DNE, si potrà assistere alla gang bang tra Balivox, Zoppo, Skizzo e Fabrizio (analogo schifo potrebbe verificarsi in DSE tra anziani ultras del pannolone anti incontinenza). Ma quei 40.000 che erano sistematicamente all'olimpico nella seconda metà del girone di ritorno, ci saranno o saranno rimasti a casa ...
... temo che il tentativo di riportare la massa dei tifosi possa subire raffreddamenti. Noi non chiediamo la luna, ci è sufficiente un mercato senza patemi e senza delusioni, con qualche obiettivo dichiarato e raggiunto (tanto per mostrare credibilità), con una chiara definizione dei nostri limiti e della strategia che ci dovrebbe permettere, nonostante questi limiti, di avere risultati superiori ... oltre i limiti. Potrebbe, addirittura, essere una strategia di creazione di consenso e senso di appartenenza: obiettivi oltre i limiti, senza tradire la fiducia, la speranza e la voglia di vincere dei tifosi.
A mio parere nulla è scontato ma si può dire con grande probabilità di non sbagliare che la Lazio, intesa come organizzazione e non come squadra, non è interessata a scaldare il cuore dei suoi tifosi o, quantomeno, non pone l'emozione dei suoi tifosi, come obiettivo primario. Ad un amico, anche lui Laziale, ipercritico una volta ho suggerito di smetterla di "rompere er cazzo e fasse 'na scopata" ... ecco ... la mia paura è che tanta gente scelga, alla domenica, di fare sesso (cosa mai sbagliata) nell'orario delle partite della Lazio (e qui si potrebbero scegliere orari diversi).