Io ho millanta storie circa il peperoncino.
Un pò perchè i miei nonni materni erano calabresi, un pò perchè mia nonna paterna, di Ceccano, i peperoncini, fin quando lo stomaco glielo ha permesso, li ha mangiati anche lei a morsi, col pane.
La prima esperienza risale a quando, dodicenne proprio a Ceccano, mi ritrovai con mia nonna, a pranzo dal fratello Pasquale (che è sposato con una dolce signora che si chiama Colomba, ma questa e' un'altra storia, e poi ve la raccontero', conscio che non aspettate altro.) e sul tavolo palesossi una delle cose che da bambino mi faceva piu' impazzire.
Il pollo coi peperoni.
Ora, sulla qualità del pollo e su quella dei peperoni, avrei potuto scommettervi abbigliato alla maniera di Muzio Scevola, dato che zio Pasquale è proprietario di una fattoria e di un orto di dimensioni pantagrueliche, ergo, il pollo era il suo, e i peperoni, pure.
Inizio a mangiare in maniera famelica.
Senonchè individuo, solitario e sperduto nella teglia, un peperone verde.
Ci scambiamo sguardi d'amore per una decina di secondi, e poi decido che il peperone va preso e non compreso, e lo getto con avidità nel mio piatto.
Lo mordo.
Da quel momento in poi, il panico.
Lo psicodramma.
Le allucinazioni competitive fantozziane.
Il primo passo verso quello che ero pronto a prendere atto, sarebbe stato il mio decesso, è la perdita completa della sensibilità del cavo orale.
Sono non solo impossibilitato a deglutire, finanche ad emettere suoni per chiedere un qualsivoglia aiuto.
Mi viene in soccorso un sudore freddissimo ed un colorito che aveva già fatto arrivare, a casa di Colomba e Pasquale, telefonate dell'Anas dell'Aescat e della Società Autostrade, per essere assunto a tempo indeterminato come semaforo rosso.
Riesco, muovendo gli occhi a richiamare l'attenzione di nonna e degli zii, che intanto si lasciavano andare ad ipotesi circa la merenda di noi nipoti.
"A sti utteri facciamogli no loncetto co lo prosciutto".
Capirete che per quanto estasiato dalla prospettiva di ingurgitare il prodotto maialifero, io necessitavo di riacquistare le capacità favellative e il controllo di me stesso.
Mia nonna mi vede, sudato e paonazzo partire nel lungo corridoio bestemmiando segretamente.
Zia Colomba a tradimento mi getta dell'acqua nella bocca, peggiorando, povera, la situazione.
Il barlume di lucidità arriva da Zio Pasquale (non a caso, tifosissimo laziale), che dopo avermi fermato, mi getta in bocca un pezzo di mollica di pane.
Piano piano riprendo colore, inizio a capire che il mondo non sarebbe finito e che per morire tutti avrei dovuto attendere Lotito e l'estate in cui non sarebbe arrivato il secondo centrale.
Mia nonna mi fa: e che e' successo ?
Assaggia quel che restava dell'orrendo alimento e conclude: "Ah vabbe' ti ha detto male, era un peperoncino gigante."
E lo ha mangiato tutto.
Nonna gode di ottima salute.
Io ho la fobia dei peperoni verdi.