"Prendi il zucchero".
E devo dire che son rimasto talmente affascinato da quell'errore da averne coltivato il ricordo e l'uso.
Tuttora mi piace dire il zucchero.
"I carbinieri", altro classico.
Mia nonna, friulana con bandana e senza peli sulla lingua, era una macchina da guerra. Dava il meglio nelle lunghe estati passate al paese, quando i miei mi scaricavano per tre mesi all'ombra del Terminillo.
All'ora di cena passava a recuperarmi mentre ero intento a giuocare con coetanei e coetanee, si era pre-adolescenti: "Vieni a casa che queste (riferendosi ovviamente alle coetanee) te lo vogliono prendere in bocca e mangiare! Sbrigati, vieni a cena sennò ti mangiano tutto l'uccello!".
Ovviamente ero confuso; da una parte sentivo il vago pericolo, con conseguente abbandono al richiamo domestico (il focolare al tramonto), dall'altra intuivo, avevo il sentore, non so come spiegarlo, che dietro quell'atto di parziale antropofagismo si celasse qualcosa di estremamente piacevole.
Anche e soprattutto per me, che avrei fatto la parte del parzialmente mangiato.